L’arte del ricamo a Castiglione di Sicilia

Castiglione di Sicilia, splendido Comune che sorge su una collina posizionata nel mezzo della Valle dell’Alcantara e del Parco dell’Etna, circondato dal verde dei noccioleti e dei boschi di castagno, ospiterà una Via dei Ricami grazie ad un progetto finanziato dalla Regione Siciliana – Assessorato Regionale delle Attività Produttive

Si è voluta promuovere, in tal modo, la diffusione e la conoscenza dei ricami realizzati con la tecnica del “Punto ad Ago”, chiamato in dialetto “Puntu ‘Nglisi”, in onore di colei che diffuse in tutto il mondo i preziosi prodotti artigianali confezionati con questa particolare tecnica, e cioè Miss Mabel Hill (1866 – 1940).

Da Maggio 2023 sono state allestite due mostre dedicate alla filantropa inglese che si trasferì in Sicilia e creò ben due Scuole di Ricamo, una a Taormina e l’altra a Castiglione di Sicilia. 

L’iniziativa, conclusasi domenica 29 Ottobre, ha visto alternarsi diversi eventi soprattutto nel centro storico di Castiglione dove, fino agli anni 1980 – 90, l’artica arte del Punto ad Ago era diffusissima e rappresentava una delle più importanti fonti di reddito per le famiglie del borgo.

Denominato “il Quastallum”, il castello, dal geografo arabo Edrisi nel 1150, Castiglione di Sicilia, inserito nella lista dei “Borghi più Belli d’Italia”, si erge tra agrumeti, frutteti, colate laviche che donano al paesaggio circostante scorci di straordinaria bellezza.

 L’abitato è posto su di una collina che affaccia sulla sponda destra del fiume Alcantara e rappresenta un tipico centro d’altura, con le case disseminate lungo un ripido pendio. Diverse le dominazioni subite nel corso dei secoli, a partire da quella araba, per poi proseguire con quella normanna e sveva. 
Il toponimo di Castrileonis risale al 1092 ed è citato all’interno di un documento di Ruggero I. Il significato è “castello grande”; al latino medioevale castellum è stato, dunque, aggiunto il suffisso accrescitivo ad indicare regalità. Ciò è testimoniato anche nello stemma comunale che rappresenta un castello e due leoni accovacciati a terra.

Nel 1283 divenne feudo dei Lauria, nella persona di Ruggero grande ammiraglio al servizio degli aragonesi che nella guerra dei Vespri, iniziata nel 1282, si era adoperato nella cacciata degli angioini dall’isola. In questo territorio, tra la neve dell’Etna e le acque dell’Alcantara, si cela il cuore medioevale di Castiglione; il quartiere di Sant’Antonio ci regala un’immagine di Sicilia ormai passato, di rara bellezza.

 Attraverso ripide e tortuose stradine si giunge alle fortezze bizantine o normanne, e alle chiese, come la splendida Madonna della Catena di impronta barocca, la cui facciata, realizzata da Baldassarre Greco, ci sorprende come un’apparizione in cima ad una scalinata.

 Il periodo bizantino è rappresentato in tutta la sua forza ad ovest, in aperta campagna, nella Cuba di Santa Domenica, una delle più importanti testimonianze dell’architettura bizantina siciliana. Le Cube erano le cappelle edificate dai monaci basiliani tra VII e IX secolo. Quella di Castiglione risale al VII secolo, è a croce greca con abside rivolta ad oriente.

Il castello di Castiglione nacque come fortezza difensiva in quanto edificato saldamente sulla roccia di arenaria, circondato da possenti mura e costituito da tre fortificazioni: il Castello, il Castelluzzo e il Castel Grande. Sino al XV secolo fu una vera e propria fortezza militare, collocata a difesa dell’intero territorio, sia dell’entroterra etneo, sia della Valle dell’Alcantara.

Del Castelluzzo attualmente rimangono i resti della cortina muraria e di una torre, del Castel Grande resta traccia solo nella torre campanaria della Chiesa Madre. Quello che oggi ammiriamo con il nome di Castello di Lauria, collocato in posizione dominante rispetto al centro dell’abitato, è stato edificato nelle rocce di arenaria poste più in basso rispetto al Castelluzzo; quasi certa l’origine normanno – sveva (XII secolo). L’edificio più grande costituisce il palazzo residenziale, ingentilito da una serie di bifore.

In alcuni ambienti del Castello di Lauria si è svolta una interessante mostra mercato, realizzata proprio in occasione degli eventi legati alla storia del “Puntu ‘Nglisi”, che ho avuto modo di visitare personalmente e dove ho potuto parlare con alcune delle ricamatrici, vere protagoniste della rassegna: Angela Delpopolo, Fina Giambacurta e Franca Mercia, appartenenti al gruppo delle Ricamatrici del Borgo. Grazie al loro lavoro e alla loro arte sono stati creati capi d’abbigliamento e di biancheria impreziositi da magnifici ricami, e si sono tenuti laboratori riservati alle scuole.
Il Punto ad Ago, abitualmente utilizzato per realizzare svariati oggetti decorativi e corredi, è un tipico ricamo dei territori della Valle d’Alcantara situata nella Sicilia nord – orientale e contraddistinta da una serie di borghi collinari e da una straordinaria bellezza paesaggistica che si dispiega lungo il parco fluviale dell’Alcantara.

 Araba è l’etimologia del nome Alcantara che si legge al-Qantarah e significa “il ponte”, perchè all’altezza dell’antica colonia greca di Naxos vi era un ponte ad arco, in pietra lavica, che sorgeva nei pressi dell’attuale Calatabiano, anticamente ammirato dai conquistatori arabi. 

Come accennato precedentemente il Punto ad Ago venne ribattezzato “Puntu ‘Nglisi” grazie a Miss Mabel Hill, nobildonna inglese che agli inizi del XX secolo fondò a Taormina una Scuola di Ricamo attingendo alle maestranze castiglionesi, incrementando la produzione ed esportando i manufatti. Questa donna contribuì in maniera rilevante allo sviluppo socio – economico dell’intera zona gravitante intorno alla valle dell’Alcantara e dell’Agrò agli inizi del ‘900.

Gli Hill si distinsero in Gran Bretagna come famiglia di armatori; si trasferirono dalla Scozia in Sicilia, trovando a Taormina un ambiente ideale, all’interno di una comunità formata da diverse altre famiglie di origine anglosassone; erano presenti quasi 260 nuclei familiari composti da persone di grande levatura che si erano distinte sia in campo artistico, sia nell’imprenditoria. 

Scelsero come residenza il monastero dei Francescani minori osservanti di Santa Maria del Gesù, da loro ribattezzato Castel Santa Caterina; il complesso venne interamente restaurato e fu realizzato un grande giardino di estrema bellezza.
La giovane Mabel, dotata di una profonda cultura, si era da sempre occupata di emancipazione femminile e della difesa delle categorie più deboli; le Scuole di Ricamo nacquero, quindi, con l’intento di promuovere un nuovo modello di integrazione e sviluppo, oltre che rappresentare una lotta allo sfruttamento del lavoro delle donne e dei minori. 

Il Punto Inglese coinvolse oltre 2000 maestranze che produssero, sapientemente dirette nel loro lavoro, manufatti preziosi ed unici nel loro genere, esportati in tutto il mondo. Ma il Punto Inglese non costituì soltanto una interessante occasione di lavoro per queste donne, ma, anche e soprattutto, lo spunto per giungere ad una nuova emancipazione e autodeterminazione.

L’idea di recuperare la storia e la memoria della nobildonna inglese e di utilizzare il “Puntu ‘Nglisi” per confezionare nuovi abiti e calzature nasce dall’iniziativa della signora Lucia Stagnitti, che sottopose alcuni campioni di ricamo allo sguardo di Concetta Prestipino, Designer ed Artigiana del settore pelletteria, titolare del marchio BottegaMida e a Simona Gullotta, stilista di Alta Moda, con il fine di dar vita a delle creazioni uniche nel loro genere.

Lungo il percorso espositivo, ospitato negli ambienti del Castello di Lauria, ho potuto ammirare pezzi unici, in cui era perfettamente realizzato un felice connubio tra passato e presente attraverso l’accostamento di decori liberamente ispirati alla tradizione del “Punto ad Ago” siciliano, con idee e materiali di impronta moderna.

 Tra gli oggetti spiccava, ad esempio, un bauletto interamente progettato a mano, con inserti di ricamo a “Punto ad Ago” reinterpretati in maniera non tradizionale, realizzati su cuoio con filo Burberry (gli inserti sono opera della ricamatrice Dorinda Ragonesi di Castiglione di Sicilia).

Altra opera d’arte era sempre un bauletto, anche questo pezzo unico confezionato in maniera completamente artigianale utilizzando un tessuto in lino grezzo filato a mano e tessuto su telaio nei primi del ‘900 e pelle di montone. L’interno era in damasco con applicazioni a ricamo a “Punto ad Ago”, realizzate dalla ricamatrice Alessandra Giannetta.

Quello che però mi ha più colpita è stato il parlare con tre ricamatrici, presenti al Castello di Lauria, i cui nomi ho citato precedentemente; mi hanno raccontato la dedizione che mettono in ogni singola opera prodotta, dalle tovaglie alle splendide lenzuola che arricchiscono con straordinarie applicazioni in ricamo.

 Ognuna mi ha mostrato la parte del lavoro svolto che si divide in tre fasi distinte, realizzate in maniera individuale, ma che sono poi concatenate l’una all’altra: si parte con un disegno impresso sulla carta da lavoro che, poi traforata, viene applicata sulle tele che servono da supporto e il disegno viene contornata da un filo di traccia.

 Dalla traccia si comincia a lavorare il disegno in alcune parti in modo più consistente, in altre con punti più aperti, ma sempre usando un comune punto ad occhiello. I disegni vengono poi uniti tra di loro da piccole barrette di raccordo e, infine, il ricamo viene staccato dal supporto, sono fermati i fili e si uniscono le diverse parti in maniera impercettibile. 

Un lavoro, dunque, di grande pazienza, attenzione e maestria che viene tramandato, con amore e passione, da madre in figlia e che rappresenta perfettamente lo spirito e l’orgoglio delle grandi tradizioni italiane.

 

E allora dopo aver ritrovato un antico mestiere e arte dell'artigianato, perchè non proporre qualche tour interessante all'insegna della matrice Siciliana?

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