Questo progetto si è sviluppato grazie alla collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise, i cui intenti si sono uniti in conseguenza del rinvenimento di due splendidi ritratti in marmo del primo imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, uno avvenuto nello scavo di Via Alessandrina ai Fori e l’altro a Isernia, piccolo centro dell’Italia Centrale, in occasione dei lavori realizzati per rimediare ai danni causati da un forte temporale avvenuto nel 2013, che aveva danneggiato una parte di cortina delle mura urbiche.
Valore aggiunto di questa mostra è l’alto grado di accessibilità riservato a chi vi partecipa: non c’è nessun tipo di barriera architettonica, le persone con disabilità visiva sono accompagnate, nel percorso espositivo, da una mappa tattile e dalla riproduzione dei due ritratti che, dunque, possono essere toccati e compresi appieno e, per coloro che hanno una disabilità uditiva, i pannelli didattici e il dialogo teatralizzato tra i due marmi, che si svolge all’interno di una sala dedicata, sono stati tradotti in linguaggio LIS.
Il Museo, inaugurato nel 2007, si trova presso i Mercati di Traiano, complesso costruito nel primo decennio del II secolo d.C. dall’architetto Apollodoro di Damasco, per mascherare il taglio realizzato sulle pendici del Quirinale, resosi necessario per l’edificazione del Foro di Traiano.
Il monumento è formato dal Grande Emiciclo, suddiviso in tre piani e dotato di due Aule di testata alle estremità, e il Piccolo Emiciclo sempre su tre piani, che si sviluppa in modo semicircolare alle spalle dell’Aula di testata nord.
Il Museo è legato, da un punto di vista concettale e topografico, allo spettacolare sistema urbanistico rappresentato dai Fori Imperiali: il Foro di Cesare (46 a.C.), il Foro di Augusto (2 a.C.), il Tempio della Pace (75 d.C.), il Foro di Nerva (97 d.C.) e il Foro di Traiano (112 e 113 d.C.). All’interno degli spazi espositivi sono presentate, agli occhi dei visitatori, ricomposizioni ottenute con frammenti originali, calchi e integrazioni della decorazione scultorea e architettonica che caratterizzava i Fori e che costituiva elemento essenziale della propaganda imperiale.
La mostra IMAGO AUGUSTI, ospitata all’interno del Museo dei Fori Imperiali, è stata allestita per presentare al pubblico due rinvenimenti archeologici molto importanti, rappresentati da teste ritratto dell’imperatore Augusto, la prima rinvenuta a Roma il 27 settembre del 2019 durante la campagna di scavi effettuata lungo la via Alessandrina, nel rione Monti, una delle passeggiate archeologiche più suggestive di Roma, la seconda emersa a Isernia il 29 aprile del 2021, lungo le mura medioevali situate in via Occidentale.
Il volto di Augusto, scolpito nel marmo, si presenta più giovane nel ritratto di Roma e più maturo in quello di Isernia: lo spettatore viene coinvolto, all’interno di una sala appositamente allestita, in una sorta di rappresentazione teatrale che vede come protagonisti i due volti del primo imperatore di Roma che si affrontano attraverso un entusiasmante dialogo.
La testa rinvenuta a Roma ci offre l’immagine di Ottaviano colto perfettamente nelle sue qualità morali di giovane idealista, ancora non corrotto dal potere, ma deciso ad affermarsi nella politica della Roma della tarda repubblica; la testa ritrovata, invece, ad Isernia, rappresenta con precisione il maturo Augusto, fondatore dell’Impero Romano, con tutte le caratteristiche dell’affermato uomo di potere, abile politico, unicamente guidato dall’ambizione.
Per quello che concerne la scoperta del ritratto avvenuta nello scavo di Via Alessandrina, è opportuno approfondire la storia legata a questa zona di Roma; il Quartiere Alessandrino, la cui arteria principale era appunto via Alessandrina, che partiva dalla Colonna Traiana per arrivare all’altezza della Basilica di Massenzio, era un abitato sorto intorno al 1570 per volere del cardinale Michele Bonelli, originario della provincia di Alessandria. Sua intenzione fu bonificare l’intera area dei Fori che, con l’avanzare del Medioevo, si era trasformata in una grande area rurale, formata da vigne, piccole abitazioni di campagna e sporadici insediamenti monastici.
Quelle che un tempo erano state le splendide vestigia del passato, costituite da templi, colonne e sculture, caddero lentamente in rovina, andando, spesso, ad essere utilizzate come materiale di reimpiego per chiese ed edifici di ogni sorta. Il cardinal Bonelli, di fronte a questa situazione, decise di urbanizzare la zona, realizzando un quartiere tra le pendici del Campidoglio, la Suburra e il Foro Romano. Una prima bonifica dell’area fu attuata tra X e XI secolo, grazie all’utilizzo di banchi di sabbia misti a materiale ceramico finemente sminuzzato, necessari a drenare il terreno divenuto paludoso a causa della mancata manutenzione dell’antico impianto fognario. Nella piazza del Foro di Traiano, già a partire dal X secolo, cominciarono a formarsi i primi nuclei abitativi lungo gli acciottolati costituiti da pietre e materiali di ceramica.
Durante il corso del XII secolo si assistette ad uno sviluppo importante di questi sistemi edilizi sorti lungo i percorsi poi occupati da Via Alessandrina e da via di San Lorenzo ai Monti; tale situazione, nel XIII secolo, subì trasformazioni e aggiunte che andarono a interessare, soprattutto, gli edifici prospicienti via San Lorenzo ai Monti.
Vennero utilizzati, nelle strutture, come materiali costruttivi, tufi e frammenti di marmo antichi: alla base di una di queste costruzioni, a contatto con uno dei livelli di interro risalente all’XI secolo, è stata rinvenuta, nel 2019, la testa ritratto di Ottaviano Augusto, insieme ad altre pregevoli testimonianze del passato, tra cui una testa di Dioniso di età imperiale e una serie di sessanta frammenti costituenti un fregio d’armi.
Per quanto concerne il ritrovamento di Isernia è opportuno specificare che nel marzo del 2013 una forte pioggia provocò la perdita di una parte della cinta muraria della città molisana, localizzata in via Occidentale; prima dei lavori di ripristino della cortina vennero realizzati degli scavi archeologici che consentirono di datare, quella porzione di mura, al XV secolo.
Alla base erano presenti diversi frammenti architettonici di epoca romana e alcuni blocchi riferibili all’originaria cinta muraria del III secolo a.C.; resti di edifici di epoca longobarda (VII- IX secolo) furono ritrovati alle spalle delle mura quattrocentesche.
Per realizzare tali costruzioni fu creato un terrapieno sorretto da un imponente muro di terrazzamento che andò a nascondere le stratificazioni di epoca romana; in questo modo varie strutture di età imperiale furono occultate con materiale proveniente dalle vicinanze.
All’interno di questo materiale si trovavano elementi architettonici appartenenti ad edifici pubblici dell’antica Aesernia: in tale ambito, il 29 aprile 2021, è stata rinvenuta la testa – ritratto di Augusto.
La testa del giovane Ottaviano Augusto, eccezionale scoperta avvenuta durante le campagne di scavo in via Alessandrina, a Roma, ricalca, quasi perfettamente, le caratteristiche della ritrattistica ufficiale di Ottaviano realizzata tra il 44 a.C., anno della morte di Cesare, e il 27 a.C., data in cui Ottaviano assunse il nome di Augustus.
Nell’opera, scolpita in marmo di Thasos (dalle cave di Cape Vathy nell’isola greca di Thasos), al realismo della ritrattistica di età repubblicana, si fondono le forme di tradizione classica, enfatizzate dal patetismo tipico dei modelli ellenistici, allora di moda a Roma. Interessante è la capigliatura, elemento fondamentale per distinguere il princeps dal popolo: sul lato destro le ciocche della frangia mostrano un motivo a tenaglia, sul sinistro, sono a coda di rondine.
Lo sguardo è molto intenso, gli zigomi sono sporgenti ed il viso risulta allungato e più stretto verso il mento; questo modello fu elaborato, con ogni probabilità, per evidenziare la forza e il potere decisionale del degno successore di Cesare.
Nel ritratto di Augusto di via Occidentale, ad Isernia, i tratti del viso sono stati elaborati con grande precisione ed accuratezza; nella capigliatura le ciocche centrali della frangia sono realizzate seguendo il motivo a coda di rondine e sul lato destro riproducono il motivo a tenaglia. In questa opera, scolpita in marmo di Luni (dal nome dell’antica Luni, presso Carrara) questo tipo di ciocche non sono separate da altre intermedie, al contrario di quanto accade nella testa rinvenuta in via Alessandrina.
Il ritratto di Isernia è accostabile al tipo “Prima Porta”, in riferimento alla imponente statua rinvenuta nella villa di Livia a Prima Porta; questo prototipo si diffuse dopo il 27 a.C., quando il Senato decise di attribuire a Ottaviano il titolo di Augustus.
L’imperatore è qui rappresentato senza essere connotato da un’età precisa, pur conservando tratti realistici della tradizione repubblicana, come le orecchie pronunciate e la fossetta sul mento. Sulla testa, nella parte retrostante, è presente un restauro antico eseguito con la tecnica del caput desectum che consiste nella lavorazione separata di pezzi di scultura, successivamente assemblati tramite perni.
Tale restauro fu eseguito, probabilmente, per porre rimedio ad una frattura del marmo, infatti sul retro si trova un incavo a spicchio con una delle due superfici lavorata ad anatirosi, con parte centrale scabra e il margine liscio.
Non è stato possibile riferire le due teste ad una particolare statua o busto, a causa delle fratture presenti su entrambe, alla base del collo. Si è procedute ad un accurato lavoro di restauro, durante il quale sono stati rimossi i depositi terrosi e le concrezioni di calcare adese alle superfici; successivamente sono state attuate operazioni di consolidamento, necessarie in presenza di decoesioni o esfoliazioni.
I diversi marmi utilizzati per scolpire i ritratti sono stati individuati con l’ausilio di esami isotopici e indagini petrografiche; l’Augusto di Isernia ha rivelato tracce di un pigmento rosso a base di ocra, su sopracciglia e capelli, mentre l’opera rinvenuta a Roma è stata trattata sulla metà destra del volto, a causa di alterazioni cromatiche provocate da attacchi biologici.
Nel pieno rispetto dell’integrità delle opere esposte, e del loro materiale costitutivo, non sono stati praticati fori per l’imperniatura su un supporto.
La storia affascinante di questi due eccezionali manufatti di elevata qualità artistica, viene presentata, agli occhi del visitatore, non solo a Roma fino al 26 novembre 2023 ma anche a Isernia, dal dicembre 2023, nel Museo Archeologico di Santa Maria delle Monache.
La figura del primo imperatore di Roma, il suo valore politico, la scoperta dei due ritratti e il loro riutilizzo in epoca medioevale come semplice “materiale edilizio”, sono temi proposti attraverso, anche, la realtà immersiva che permette di entrare nel vivo degli scavi realizzati in via Alessandrina e di viaggiare sino ad Isernia, per rivivere pienamente lo stupore delle due inaspettate scoperte.