Nello storico palazzo della Cancelleria di Roma la mostra: Giordania, Alba del Cristianesimo.

La mostra dal titolo “Giordania: Alba del Cristianesimo” è stata ospitata, con ingresso gratuito su prenotazione dal 31 gennaio e conclusa il 28 febbraio 2025, al primo piano del Palazzo della Cancelleria, maestoso edificio, posto tra Campo de’ Fiori e corso Vittorio Emanuele II

Venne eretto su commissione del cardinale Raffaele Riario, nipote di Sisto IV  Della Rovere, che volle realizzare una raffinata dimora rinascimentale. L’opera architettonica, iniziata nel 1485, si concluse sotto il pontificato di Giulio II Della Rovere il quale ordinò, al fine di portare a compimento i lavori, l’abbattimento della chiesa di San Lorenzo in Damaso, poi ricostruita e inglobata entro il nuovo edificio.

L’esposizione presenta al pubblico 90 manufatti originali provenienti dalla Giordania attraverso i quali è possibile intraprendere un viaggio nella storia del Cristianesimo, dagli albori  sino ai giorni nostri. 

Il percorso si snoda lungo cinque  Siti Sacri riconosciuti dalla Santa Sede: Tel Mar Elias, luogo di nascita del profeta Elia, Nostra Signora della Montagna, santuario intitolato alla Vergine Maria, il Monte Nebo ove trovò riposo il profeta Mosè, Macheronte dove patì il martirio Giovanni Battista e, infine, Maghtas, luogo situato lungo il fiume Giordano in cui avvenne il Battesimo di Cristo ad opera del Battista.

I preziosi reperti archeologici sono datati tra il I e il VII secolo d.C. e testimoniano il patrimonio cristiano del Regno Hashemita; questo patrimonio artistico rappresenta secoli di pace, prosperità e fede. 

I magnifici pezzi provengono da 34 siti archeologici presenti in Giordania e sono esposti al pubblico per la prima volta in assoluto. Attraverso la mostra si è voluto testimoniare come l’eredità della Giordania funga da modello di armonia religiosa, sostenuto con vigore da Sua Maestà il Re Abdullah II. 

Questo importante evento si pone come celebrazione dei 30 anni di relazioni diplomatiche intercorse tra Santa Sede e Giordania e nasce parallelamente all’anno Giubilare del Vaticano che ha come tema il “Pellegrinaggio della Speranza”.  Coincide, inoltre, con il 60° anniversario della visita di Paolo VI in Giordania, avvenuta nel 1960.

La mostra prende avvio con l’esposizione di una serie di pezzi riferibili ad architetture religiose, provenienti da diversi siti giordani; queste testimonianze ben rappresentano l’evoluzione dalle strutture modeste del primo Cristianesimo alle grandi basiliche. Tra i reperti spiccano cinque frammenti di marmo scolpito datati al VI secolo d.C., scoperti nella chiesa dei Leoni a Umm Al – Rasas e due colonne in marmo sempre realizzate nel VI secolo. Si tratta di pilastri,  in marmo Proconnesio, del presbiterio di una chiesa bizantina che stanno a simboleggiare la separazione tra la congrega dei fedeli e l’altare, emblema, dunque, della religiosità e dell’arte di quel tempo.

Altre straordinarie testimonianze sono due colonne e due lastre realizzate in bitume (pietra di Mosè) risalenti al VI secolo d.C e scoperte a Rujum Al Kursi. 

 Questa pietra, utilizzata generalmente per fabbricare le barriere delle chiese grazie alla semplicità di modellazione, è originaria dell’area intorno al Monte Nebo, vicino a Madaba; il suo nome, che localmente è Hajar Musa, deriva da una tradizione popolare secondo la quale essa aveva la prerogativa di infiammarsi al passaggio di Mosè nella regione di Madaba.

 Le lastre sono decorate attraverso croci scolpite in bassorilievo, poste entro cerchi intrecciati tra di loro; le colonne sono costituite da un fusto quasi cubico e risultano concluse con una sommità conica, a forma di pigna. Lungo due lati del corpo corre una scanalatura a cui era, probabilmente, fissato un pannello di protezione. Queste colonne appartenevano alla balaustra del presbiterio che aveva la funzione di dividere l’area sacra, gravitante intorno all’altare, dal resto dell’edificio religioso.

Segue un insieme di oggetti relativi a pratiche della Vita Quotidiana, importanti per capire le tradizioni legate, soprattutto, al pellegrinaggio e alla venerazione dei luoghi sacri; sono esposte alcune croci tra le quali spicca una grande Croce Metallica in bronzo, oggetto portato durante le processioni, risalente al VI secolo d.C.. 

La croce fu scoperta nella chiesa del Vescovo Milachios, all’interno del sito archeologico di Macheronte e si pensa che fu utilizzata dai monaci durante un rituale religioso svolto sul Monte Machaerus a Madaba, in onore della memoria del Battista. 

Sono presenti in esposizione anche un Timbro per il pane in argilla (VI sec. d.C.) con motivo a croci, una Fiasca da pellegrino del VII secolo d.C., utilizzata dai viandanti per portare acqua o olio santo e rinvenuta nel sito del Battesimo a Al Maghtas.

Una parte del percorso espositivo è dedicata alle Lanterne, oggetti di profondo significato, sia pratico che simbolico, all’interno della liturgia cristiana in quanto simbolo della luce e, dunque, della presenza di Dio interpretato come guida sicura. 

Tra i manufatti esposti in questa sezione è presente  un Bruciatore d’Incenso in rame del VII secolo d.C. di cui usufruivano i sacerdoti durante la messa,  rinvenuto a Umm Zwiteah e un PortaLampada,  realizzato in bronzo e risalente al VI –VII secolo d.C. Quest’ultimo venne riportato alla luce nella sala nord della chiesa di San Procopio a Rihab dove veniva utilizzato durante i riti religiosi per sorreggere lampade ad olio.

Possiamo poi ammirare un Candeliere cilindrico in argilla scoperto a Tabaqat Fahl (Pella) e datato al VI –VII secolo d.C. e un reliquiario in pietra, rinvenuto a Machaerus, decorato da una croce e costituito da una cassa riccamente lavorata e utilizzata per contenere le reliquie da venerare. 

Una sezione della mostra è riservata ai Mosaici la cui produzione si diffuse in diverse chiese della Giordania, adornandone pavimenti e pareti con rappresentazioni di santi e simboli del Cristianesimo.

 Splendido è il mosaico proveniente dalla chiesa di San Stefano a Umm er – Rasas, riferibile al VII secolo d.C.; sono rappresentate, con iscrizioni  in greco, sette città poste ad est del fiume Giordano: Kastron Mefaa (Umm er – Rasas), Philadelphia (Amman), Madaba, Esbounta (Hesban), Charach Mouba (Kerak), Areopolis (Rabbah) e Belemounta (Ma’in). Sono poi presentati al pubblico vari pannelli a mosaico che raffigurano scene con grande valore cristiano; ricordo, a tal proposito, un mosaico in cui è rappresentato un Pesce, uno tra i più importanti simboli del Cristianesimo, scoperto nella Cattedrale di Madaba e datato al VI secolo d.C. 

Un altro pannello reca un’iscrizione in aramaico, in cui vengono celebrate le buone azioni compiute da San Cyrianus; tale mosaico venne rinvenuto presso la chiesa inferiore del Monastero di San Cyrianus (area Monte Nebo). 

 Molto vasto è il pannello a mosaico che un tempo decorava il pavimento della chiesa di San Giorgio a Mukhayyat, realizzato nel 526 d.C.; vi sono rappresentate una coppia di colombe ai lati di una palma e due gazzelle. Saoula è il nome del benefattore scritto in greco e, con ogni probabilità, viene ripetuto sul lato opposto in dialetto aramaico – cristiano – palestinese, forse interpretabile con la parola “Pace” in scrittura araba. 

Nella mostra vengono presentati ai visitatori diversi Arredi Funebri;  bisogna ricordare  che le prime tombe cristiane venivano, a volte,  arricchite da elementi artistici che sono, ai giorni nostri, fonti importanti per la comprensione delle credenze cristiane, quali l’interpretazione delle Sacre Scritture e le speranze sul destino finale degli uomini. 

In questa sezione sono presenti varie lapidi; una di questa, in calcare,  reca una Croce ed è databile tra VI e VII secolo d.C. Essa fu scoperta a Petra e costituisce un’interessante testimonianza dell’importanza simbolica della croce in epoca bizantina.

Un’altra lapide, realizzata in pietra nel 453 d.C., ricorda il Maestro (Insegnante) Okizan, figlio di Saad  Allah, morto di lunedì nell’anno 453 d.C, all’età di 22 anni; è presente, poi, una lapide in cui è raffigurata una Figura femminile drappeggiata in abiti rituali, con grappoli d’uva scolpiti su ambo i lati. 

Quest’opera è connotata da importanti simboli del Cristianesimo e da un’iscrizione in greco; sono qui illustrate pratiche spirituali del periodo bizantino in Giordania.

E’ esposta poi una replica della famosa Mappa mosaico della Terra Santa (V sec. d.C.), la più antica mappa pittorica di quel territorio;  in origine decorava il pavimento della chiesa greco - ortodossa di San Giorgio a Madaba. 

Viene rappresentato il Mediterraneo orientale  con al centro  Gerusalemme e i siti di Palestina, Giordania, Egitto e Siria. Conclude la mostra una serie di fotografie scattate intorno al 1860 che hanno come protagonisti i Giordani di religione Cristiana, nelle parrocchie del Patriarcato Latino.

 

La mostra sicuramente contribuisce a far valorizzare il rapporto che c'è tra Italia e Giordania e le varie cooperazioni che si sono realizzate nel campo socio-politico ma soprattutto turistico.

Per questo, se desiderate visitare la Giordania con i suoi luoghi sacri legati alla Cristianità ed in particolare città come l'antica Philadelphia (l'attuale Amman), la citta antica di Madaba, il Monte Nebo con i suoi preziosi mosaici, vi proponiamo alcune iniziative e pacchetti che potete valutare, conoscere e prenotare.

 

Circuito completo di 8 giorni in Giordania.
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