Bronzo & Oro Roma, papa Innocenzo III: Racconto immersivo di un capolavoro

Nello spazio espositivo della Sala Zanardelli, al Vittoriano, giovedì 1 giugno ha avuto inizio la mostra dal titolo: Bronzo & Oro. Roma, Papa Innocenzo III: racconto immersivo di un capolavoro. 

Ho personalmente visitato questa mostra, il cui fulcro è rappresentato dall’esposizione di un eccezionale manufatto di oreficeria medievale realizzato in bronzo dorato per volontà di papa Innocenzo III (1198 -  1216). 

Il percorso espositivo è stato curato, sotto il profilo scientifico, da Alessandro Tomei, insigne studioso della pittura centro italiana  del Duecento e del Trecento, oltre che professore di Storia dell’arte medioevale presso l’Università di Chieti. 

La mostra rappresenta soltanto il primo di una serie di progetti ed eventi ideati ed organizzati da Edith Gabrielli, direttrice del VIVE  - Vittoriano e Palazzo Venezia, Istituto nato nel 2020 con l’intento di valorizzare l’enorme patrimonio delle sue collezioni, che, solo per quanto riguarda Palazzo Venezia, contano oltre 14000 opere tra dipinti, sculture e oggetti d’oreficeria ed arredo.

 Il VIVE  è già proiettato a divenire un polo espositivo di livello internazionale, come dimostrato dal successo dell’ultima mostra tenutasi proprio nella Sala Zanardelli, da poco restaurata, dal titolo “Roma Silenziosa Bellezza” che ha richiamato un grandissimo numero di spettatori, tanto da rendere il complesso uno dei luoghi maggiormente visitati d’Italia. 

L’Istituto si propone, tra i suoi obiettivi, anche la rivalutazione di piazza Venezia, area ricca di stratificazioni storiche e archeologiche di grande importanza, per farla divenire centro di incontro e di attività culturali e, dunque, polo di attrazione per l’intera cittadinanza e per un pubblico proveniente da tutto il mondo.

La mostra “Bronzo & Oro”, che sarà aperta, gratuitamente, sino a domenica 1 ottobre 2023, si prefigge il compito di presentare, agli occhi di una platea sempre più esigente, una proposta davvero innovativa, rappresentata dal perfetto equilibrio tra il rigore delle ricerche scientifiche e un fine che è anche divulgativo; per porre in atto quest’ultimo punto sono state utilizzate tecnologie digitali di avanguardia, che hanno permesso un’esperienza immersiva di grande fascino, fatta di suoni, colori e animazioni di cui parlerò più avanti.

Attraverso un ricco ed elaborato apparato, costituito da immagini e testi divulgativi di alto profilo, lo spettatore viene introdotto e, quasi accompagnato, alla visione del capolavoro, fulcro della mostra, che è la Lunetta della Nicchia dei Palli, opera in bronzo dorato, con incisioni e inserti in smalto, connessa al suo committente, Innocenzo III, fine teologo, elegante oratore ma, soprattutto, pontefice protagonista dell’intero Medioevo: con lui la chiesa raggiunse l’apice del suo potere temporale. La narrazione inizia proprio da un approfondimento di questa figura, poco conosciuta al grande pubblico ma fondamentale nella storia della cristianità occidentale.

Dopo aver approfondito gli studi teologici e le arti liberali a Parigi, presso la prestigiosa scuola del monastero di San Vittore, e a Bologna  gli studi giuridici sotto la guida di Uguccione da Pisa, nel 1190 rientrò a Roma, città in cui venne nominato cardinale diacono della chiesa, oggi scomparsa, dei Santi Sergio e Bacco al Foro romano. 

Il giovane Lotario, in questo periodo, si dedicò alla redazione di diversi testi teologici di grande interesse, focalizzati sui valori fondanti del Cristianesimo e sul ruolo di guida assunto dalla curia romana; il De missarum misteriis, uno dei suoi scritti, rappresenta una approfondita interpretazione dei gesti, dei rituali e dei significati teologici legati allo svolgimento della messa papale. Particolare è il De quadripartita specie nuptiarum, che tratta della natura spirituale e teologica del matrimonio, ed offre, inoltre, uno spaccato dei riti matrimoniali dell’epoca.

Divenuto papa nel 1198 a soli 38 anni, egli pose, sin da subito, la Chiesa di Roma e il potere supremo del papato quali assi portanti del suo pontificato. Durante il IV Concilio Lateranense ribadì, con fermezza, la supremazia del potere spirituale su ogni altra forma di potere, anche quello degli imperatori, affermando  che l’autorità dei pontefici derivava direttamente da Dio:  in questo modo la Chiesa di Roma fu elevata a Chiesa universale e a centro della cristianità.  

Egli viene ricordato anche e, soprattutto, per aver approvato, nel 1209, la prima regola di San Francesco, uno tra gli accadimenti  più importanti della spiritualità medioevale.  

L’opera attuata dal pontefice non si limitò al solo campo teologico, infatti egli fu intensamente impegnato anche sul piano politico; il papa entrò ben presto in contrasto con Ottone IV di Brunswick, arrivando a scomunicarlo nel 1210, e favorendo contro di lui il giovane Federico, figlio di Costanza d’Altavilla e ultimo erede dei re Normanni di Sicilia. Innocenzo ne era stato il tutore a partire dal 1198, quando il bambino aveva solo 4 anni, e lo aveva appoggiato fino a favorirne l’elezione a re di Germania nel 1212; sotto Onorio III,  successore di Innocenzo III, sarebbe divenuto imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Federico II.

Ruolo centrale, nel pontificato Innocenziano, assunsero le committenze artistiche sia fuori che dentro Roma; basterà ricordare la significativa trasformazione del Sacro Speco di Subiaco,  ancora oggi meta di culto veneratissima, la fondazione nel 1204 dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia a Roma, ma in particolar modo, gli interventi operati in San Pietro. 

La monumentale Basilica Costantiniana, costruita tra il 319 e il 329 d.C. in corrispondenza del luogo ritenuto essere la sepoltura di San Pietro, venne arricchita, in epoca medioevale, da straordinarie opere artistiche rappresentate da arredi liturgici, affreschi, cappelle, sculture; tra queste, un intervento di elevato valore simbolico, fu il nuovo mosaico absidale realizzato per volontà di Innocenzo III, che andò a sostituire quello eseguito nella prima metà del IV secolo, durante l’impero di Costantino. 

Il mosaico, smantellato nel XVI secolo, è noto grazie ad una serie di frammenti superstiti e di disegni, attraverso i quali è possibile comprendere la novità della decorazione realizzata, rispetto alla tradizione romana. Al centro della composizione musiva era rappresentato  Cristo in trono, con ai lati San Pietro e San Paolo, e nella fascia inferiore si trovava Innocenzo III e la Ecclesia Romana adorna di una corona a rimarcarne il primato e ad affermare, con forza, la visione teocratica da sempre sostenuta dal pontefice.

A questo punto, dopo una interessante disamina delle idee e dei fatti accaduti durante il regno di Innocenzo III, la mostra entra nel vivo grazie alla presentazione del capolavoro prodotto durante l’età Innocenziana, fulcro dell’intera esposizione, e cioè la Lunetta in bronzo dorato, appartenente alle  collezioni di Palazzo Venezia, ma presentata al pubblico, per l’occasione, nella sala Zanardelli al Vittoriano. 

Non si conosce esattamente la collocazione originaria e la funzione della Lunetta, ma si è ipotizzato che si potesse trovare al di sopra della tomba di San Pietro, nella Basilica Vaticana, all’interno di un piccolo spazio chiamato Nicchia dei Palli; i palli erano le fasce bianche decorate da croci che venivano consegnate ai vescovi per la celebrazione del giorno successivo e traevano il loro nome del pallium della Roma classica, cioè un mantello di forma rettangolare.

La splendida opera eseguita in bronzo dorato, inciso e smaltato, è decorata sia sul fronte che sul retro; l’ornato della parte anteriore è costituito dai dodici apostoli nell’arco della lunetta e dai dodici profeti nella corda dell’arco, mentre al centro Cristo appare nelle sembianze dell’Agnello di Dio, circondato dai simboli degli evangelisti. 

Entro un clipeo, posto nella parte sommitale, si trova l’Etimasia, dunque un trono vuoto su cui è poggiata la mitra vescovile, a simboleggiare la seconda venuta del Salvatore, dopo il Giudizio Universale. Posteriormente, la Lunetta presenta un’assemblea di ventidue vescovi e nel tondo centrale è raffigurato un pontefice, con mitra e pallio, probabilmente lo stesso Innocenzo III.

L’intero programma iconografico alla base della Lunetta della Nicchia dei Palli ruota intorno alla rivendicazione dell’autorità del papa – vescovo di Roma, idea cardine della dottrina affermata da Innocenzo III durante il suo pontificato. Il manufatto fu realizzato da artisti di provenienza settentrionale, formatisi a Limoges in Francia, centro molto attivo, tra XII e XIV secolo, nella produzione di smalti. 

Lo stile, in particolare quello utilizzato nel fondo della faccia anteriore, rimanda a questa tradizione; è qui presente, infatti, il motivo decorativo del vermiculé che consiste in intrecci serpentiformi con all’interno elementi vegetali. La Lunetta si trovava, originariamente, al centro del nuovo frontale in rame e smalti di Limoges, fatto realizzare dal pontefice; era completato da piccole statue in rame dorato e smaltato rappresentanti Cristo e gli Apostoli. 

Le statuette che riuscirono a salvarsi dal Sacco di Roma del 1527, sono attualmente conservate ai Musei Vaticani.

La mostra, presenta, dunque,  al pubblico, dal vivo, la più importante delle  opere d’arte prodotte durante l’epoca di Innocenzo III, la Lunetta della Nicchia dei Palli, sopravvissuta alle demolizioni della Basilica medioevale che portarono alla San Pietro che conosciamo oggi. 

L’antica Basilica Costantiniana era un edificio suddiviso in cinque navate separate da file di colonne, e, si concludeva con un grande transetto; il corpo di fabbrica era preceduto da un ampio quadriportico. 

Questo impianto venne demolito in epoca rinascimentale per creare il nuovo edificio ideato da Bramante e Raffaello e, con ogni probabilità, la Lunetta in quell’occasione venne portata in salvo presso il Santuario di Santa Maria in Vulturella, nota come Mentorella, situata tra Tivoli e Palestrina. Forse del trasferimento si occupò un membro della famiglia di Innocenzo III, appartenente ai Conti, salvandola dalla definitiva scomparsa. 

Negli anni Settanta  del Novecento l’opera è giunta a Palazzo Venezia, dove si trova ancora oggi, come parte delle collezioni del VIVE.

La mostra si conclude con la possibilità di immergersi in un’esperienza di grande fascino. Utilizzando tecnologie di modellazione digitale 3D il visitatore viene, infatti, catapultato in un mondo fatto di colori e di suoni, dove si materializza, su pareti e pavimento, l’antica Basilica di San Pietro così come appariva anche agli occhi di Innocenzo III, arricchita naturalmente del mosaico absidale fatto realizzare da lui stesso, e, ricostruita attraverso l’attenta analisi di antiche fonti iconografiche. 

E’ davvero emozionante trovarsi al centro della sala immersiva e vivere un lontano passato, evocato da bellissime immagini, che diviene, davanti agli occhi, realtà.

 

 

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