Torna Il Natale di Roma, torna il Gruppo Storico Romano, e torna la grande rievocazione storica.

19 aprile ore 11.30 presso l’Auditorium in uno degli ambienti più suggestivi storicamente parlando quale l’Ara Pacis.

Venerdì 21 Aprile 2023, Roma compie ufficialmente 2776 anni, essendo nata secondo la tradizione, il 21 Aprile del 753 a.C. 

Numerosi eventi sono in programma per festeggiare una data così importante, tra i quali mostre, visite guidate, spettacoli che avranno come sfondo diverse aree della città.

 Le celebrazioni prenderanno il loro avvio con il Sindaco Roberto Gualtieri, il quale deporrà una corona di alloro presso l’Altare della Patria; all’interno della mostra VRBS ROMA, ai Musei Capitolini, sarà possibile ammirare per la prima volta, e sino al primo Ottobre 2023, il vetro dorato con la personificazione della città di Roma. 

L’immagine, unica nel suo genere, è stata rinvenuta durante gli scavi effettuati a Porta Metronia  per la realizzazione della metro C; fu realizzata in vetro e foglia d’oro nel IV secolo d.C., dunque in piena età imperiale, e riproduce l’immagine dell’Urbs con le sembianze di una donna armata di elmo e lancia, ricalcando una iconografia diffusa al tempo.

 

In occasione della cerimonia celebrativa del  2776° Natale di Roma verrà presentata nell’Aula di Giulio Cesare in Campidoglio, la medaglia commemorativa in bronzo, coniata, per l’occasione,  dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato; la medaglia utilizza come effigie proprio l’immagine della personificazione della città  e sul rovescio riproduce il Palazzo Senatorio in Campidoglio. 

Un ulteriore, importante, appuntamento sarà la restituzione, al pubblico, della Fontana della Dea Roma, collocata nella facciata del Palazzo Senatorio, dopo un accurato intervento di restauro diretto dalla Sovrintendenza Capitolina e operato grazie alla munificenza della maison Laura Biagiotti insieme ad Intesa San Paolo. 

La splendida fontana, posta alla base dello scalone progettato nel Cinquecento da Michelangelo, è stata riportata alla piena fruibilità attraverso un intervento che ha interessato il basamento e la statua, di epoca romana, della dea Roma. Il piano conservativo ha anche riguardato le superfici in  travertino del prospetto e quelle marmoree delle vasche, con una revisione completa di tutto l’impianto idrico.


Numerose, anche, le visite guidate organizzate in occasione delle celebrazioni della nascita di Roma: all’Ara Pacis, al Parco di Castel Fusano, al Museo di Roma in Trastevere, alla Tomba degli Scipioni, al Teatro dell’Opera di Roma. 

Per questa occasione è stato previsto, poi, l’ingresso gratuito a tutte le mostre e alle collezioni permanenti del Sistema Musei di Roma Capitale. Ricordo, ai Musei Capitolini, le mostre: “La Roma della Repubblica”, “Cursus Honorum”, “l’Eredità di Cesare” e “Colori dell’Antico”, al Casino dei Principi di Villa Torlonia la mostra su Primarosa Cesarini Sforza, solo per citare alcune tra le varie proposte messe a disposizione di appassionati e curiosi.

Questa festa affonda le sue origini in un antichissimo passato, che scorre indietro nel tempo fino a, circa, ventisette secoli e mezzo fa, fino al 21 Aprile del 753 a. C., data sotto la quale è scritto nei calendari epigrafici, Roma condita, che letteralmente vuol dire nascosta, ma che, in questo caso, significa Roma fondata, fondata come città e come cosa pubblica.

Aprile era, nel calendario romano, il secondo mese dell’anno, in quanto esso cominciava a marzo, con l’avvento della primavera, e terminava a Dicembre, mancavano, dunque, Gennaio e Febbraio; già prima della nascita di Roma il 21 Aprile era una festa, una data in cui avevano luogo diversi riti attraverso i quali si purificavano uomini, greggi ed ovili. 

La comunità di pastori che nell’VIII secolo a. C. abitava sulla cima del Palatino, ogni 21 Aprile celebrava cerimonie in onore di Pales, una divinità di genere né maschile, né femminile, molto particolare, a cui si sacrificava un cavallo, per poi bruciarne  il sangue e diffonderne i fumi, e si bruciavano agnelli spargendone le ceneri. 

La festa era chiamata Parilia, da parere, ovvero partorire, in quanto in quel periodo dell’anno le capre mettevano alla luce i lori piccoli; la nascita dei capretti era un momento di grande gioia per i pastori, che lo celebravano quasi come un capodanno; dunque per fondare Roma venne scelto il capodanno più antico.

Il 753 a.C. era ritenuto dagli antichi l’anno di fondazione di Roma: ciò trova conferma nei dati raccolti dagli archeologi, soprattutto dal lavoro portato avanti, in oltre venti anni di attività, negli scavi tra Foro e Palatino, dal professore Andrea Carandini, artefice di eccezionali scoperte riguardo la nascita della città. 

A lui e alla sua squadra si deve il ritrovamento di un tratto di mura del Palatino databile all’VIII secolo, e riferibile all’atto di esordio della storia cittadina;  al di là dei dati materiali raccolti in anni di ricerche, come oggetti e resti di edifici, che uniti alle notizie fornite dagli autori antichi, hanno permesso una ricostruzione storica, egli è fermamente convinto che la leggenda legata a Romolo e alla fondazione di Roma non sia una favola, ma, piuttosto, una tradizione dove realtà e finzione sono presenti e fortemente correlate. 

Le favole nella protostoria contenevano una energia fortissima, coinvolgente, che noi moderni, così razionali, tendiamo a negare, senza capire che proprio quelle magiche credenze sono state le vere cause delle azioni degli uomini vissuti in quei tempi remoti. Citando le parole di Carandini: “In queste circostanze il mito è la realtà  e la storia non è che la sua metafora".

Prima di arrivare a Romolo, bisogna capire cosa c’era in quel luogo che sarebbe, poi, divenuto Roma. Ci aiutano in questa impresa non facile, gli autori antichi come Cicerone, Dionigi di Alicarnasso, Plutarco, Varrone e, ancora una volta, gli scavi archeologici, quelli, cioè, realizzati nel Foro di Cesare, dove, a una decina di metri profondità, sono state  ritrovate le tombe appartenenti ad uno degli insediamenti pre - urbani presenti prima di Roma.

Tre dei popoli Albani, (i popoli Albani, secondo quanto tramandato da Plinio il Vecchio, erano 30), si stanziarono in questo territorio: i Latiniensi, i Veliensi e i Querquetulani. Provenivano da Albalonga,  città collocata sull’orlo di un vulcano che conteneva un lago (l’odierno Lago di Albano) ai piedi del Monte Albano (oggi Monte Cavo) e avevano cominciato ad abitare quei luoghi per il clima e per la particolare conformazione, contraddistinta da alture pianeggianti vicine al Tevere. 

Il luogo era tanto ambito anche, e soprattutto, perché sin dall’antichità vi passava la via del sale; il sale era un elemento importantissimo per conservare i cibi, innanzitutto la carne, e sul guado del Tevere posto vicino alla futura Roma, una parte del sale giungeva, per essere raccolta sulla sponda sinistra del fiume,  all’interno delle Saline, a protezione delle quali era stato eretto un altare dedicato a Ercole. 

Tutto questo accadeva alle estreme pendici dell’Aventino, lungo l’attuale Lungotevere Aventino, vicino 

al Circo Massimo.

Successivamente i villaggi che costituivano l’iniziale insediamento pre – urbano, si trasformarono in un unico grande centro proto – urbano, suddiviso in vari rioni. 

E’ Varrone a tramandarcene il nome, e cioè “Septimontium”, ovvero il Settimonzio, centro esteso su sette monti, i sette Colli; la creazione del Septimontium fu un’operazione resa difficile dalla particolare conformazione del territorio, inadatto ad ospitare un insediamento unitario. Vi erano, infatti, profonde valli percorse da ruscelli, spesso inondate dal Tevere, o paludose, così da isolare i Colli e rendere ardua la continuità dell’abitato. 

Ma i pastori perseguirono il loro intento di insediarsi in un luogo ostile, con volontà e lavoro straordinari, cercando di superare quei limiti naturali; riuscirono, in questo modo, a costituire una comunità unitaria, formata da 27 rioni o Curiae, composte, queste ultime, da associazioni di uomini legati tra di loro da vincoli di parentela. 

Le primitive case vennero  realizzate in legno, su pali, con uno scheletro in argilla e paglia, e furono abitate dai Quiriti.

A questo punto della storia, una storia confermata sia dalla tradizione scritta che dagli scavi, si inserisce la figura di Romolo, a cui, nel VI secolo a.C., vengono assegnate nobili origini (suo antenato diventa Enea), che permettono alla Roma repubblicana di emergere nel Mediterraneo. 

La nascita dei gemelli Remo (primogenito) e Romolo (secondogenito), è conseguenza dell’unione di Marte e di Rea Silvia, figlia di Numitore, fratello di Amulio, che la costringe a diventare vestale. I gemelli vengono poi abbandonati in una cesta lungo il Tevere e arrivano nella grotta del dio Fauno Luperco (il Lupercale), dove sono allattati da una lupa; il pastore Faustolo, in seguito, ottiene dalla comunità, il permesso di crescerli. Romolo, ben presto, scopre le sue origini regali, e ottiene dal nonno Numitore, di fondare un insediamento lungo le rive del Tevere. 

Prima era, però, necessaria una sorta di benedizione divina: bisognava interrogare gli uccelli per ottenere il potere. 

Romolo, posto sull’Aventino maggiore e Remo su quello minore, allestirono una sede augurale, ovvero un recinto- osservatorio, chiamato Templum, di forma rettangolare e cominciarono a osservare il volo degli uccelli. Remo vide 6 avvoltoi, per primo, e Romolo 12, per secondo, vincendo la contesa; fu così che Romolo, divenuto primo re, si diresse verso il Palatino, tracciando i confini del leggendario Pomerio, sancendo in questo modo la nascita di Roma. 


Nell’VIII secolo sorge una città – stato con un re la cui autorità emerge rispetto ai tanti poteri precedenti;  sono queste vicende, le quali cambieranno per sempre il volto della storia, che da oggi 21 Aprile sino a domenica 23, si vogliono commemorare e celebrare. Invito tutti, romani e non, ad assistere alle cerimonie e alle esibizioni curate con grande passione dal Gruppo Storico Romano,  che si svolgeranno in questi giorni e che culmineranno domenica 23, al Circo Massimo, con il grande corteo storico, per concludersi con la rievocazione delle “Guerre Marcomanniche”.

Mercoledì 19 aprile, in occasione della presentazione della XXIII edizione del Natale di Roma presso la Sala Meeting dell’Ara Pacis, correlato al tema del Natale di Roma si è tenuto un convegno, organizzato con l’Ordine degli Ingegneri di Roma, dal titolo “Roma Regina Aqvarum – L’Acqua come espressione di civiltà: le perdite oggi come ieri”, con l’obiettivo non solo di celebrare i fasti degli antichi acquedotti romani, ma anche di cogliere l’occasione per tracciare un bilancio in merito all’evoluzione tecnologica del sistema acquedottistico, evidenziando le criticità e le grandi problematiche che stanno mettendo in seria difficoltà, oggi, l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua nei piccoli e grandi centri urbani. Il convegno è stato moderato da uno dei mattatori del Gruppo Storico Romano, il vicepresidente Giancarlo Carlone, detto “Frontino”, uno che di risorse idriche, evidentemente, se ne intende.

 

Per partecipare al grande evento e richiedere informazioni  contattare il Contact Center 060608 (attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 19.00). 

 

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