Di cosa si trattano questi reperti?
Beh abbiamo veramente una ampia carrellata di oggetti datati tra il III ed VIII sec. a.C ed il XIII e il XVI sec. D.C., tutti provenienti dalle regioni che conosciamo per motivi turistici: Maya, Teotihuacan, Totonaca, cioè regioni che occupano il territorio dell’Altopiano centrale e la costa del Golfo del Messico.
Si tratta di collane, calici e vasi ad impasto argilloso, tutti purtroppo rimossi dai siti archeologici originali, e per questo non identificabili ad un ordine cronologico storico.
Molti degli oggetti archeologici vengono prelevati dai siti originali e da lì messi al mercato nero per poi essere acquistati da grandi trafficanti o comunque persone anche di un certo livello socio economico. Il singolo reperto viene inserito nel mercato con prezzi molto elevati.
Alejandra Frausto, ministro della cultura del Messico si definisce molto soddisfatta del lavoro compiuto dalla collaborazione tra Carabinieri TPC ed lo stato latinoamericano perché ha permesso non solo di far riemergere l’identità di una nazione ma anche di poter ricostruire i tasselli mancanti della storia di un popolo, quello Messicano.
Nonostante molti di questi reperti datati addirittura 2500 anni fa, siano per tornare ai legittimi proprietari, il problema di una collocazione storica e delle informazioni relative ai dati archeologici rimane; il ministro messicano evidenzia infatti che “il prelevare” gli oggetti attraverso uno scavo clandestino può compromettere e distruggere il contesto storico dove collocare gli oggetti.
Ciò nonostante il materiale di cui sono per la maggior parte composti i reperti possono raccontarci dei luoghi, le funzioni religiose e vari utilizzi.
I vasi, le teste e gioielli sono state realizzate con impasti di argilla e fango e ci permettono di capire la loro provenienza quali Mezcala, , la Purépecha (centro-occidente) e la Maya (sud-est), nonché da regioni contigue all’attuale confine con gli Stati Uniti. Vi consigliamo di visitare.
In cosa consiste il traffico di reperti archeologici che, ahimè non risparmiano neppure le opere italiane.
Dagli scavi clandestini (come ci spiega anche Vincenzo Molinese del comando dei Carabinieri TPC), si recuperano gli oggetti che vengono rubati e venduti a livello internazionale a tutti i mercanti operanti in tutto il mondo; gli oggetti vengono a seguito venduti ai vari collezionisti che vogliono appunto arricchire le loro collezioni.
La bella notizia è comunque che i 43 oggetti torneranno in Messico accompagnati personalmente dalla dott.ssa Frausto e dal sottosegretario italiano agli Affari Esteri Giorgio Silli, inaugurando anche la nuova Rotta Italia-Messico tramite Aeromexico.
Cultura e provenienza dei reperti
Una delle provenienze che abbiamo sopra elencato è quello del Mezcala.
Si tratta della cultura del Mezcala o (come indicano molti studiosi e archeologi) cultura Balsas le cui origini prendono nello stato di Guerrero nel sud-ovest nel periodo tra il 700 ed il 200 a.C ma si diffondono anche successivamente tra il 200 e 600 d.C..
Il materiale recuperato fa fronte soprattutto a questo ultimo periodo e, se pur difficile ancora da studiare, lo collochiamo al periodo Classico rispetto al periodo mesoamericano antecedente.
La maggior parte degli oggetti con prevalenza ceramica, erano stati trovati in zone sacre e legate alle “Offerte nel complesso di Tenohtitlan”.
Molti dei ritrovamenti in questa zona ed in particolare nella regione culturale di Mezcala, oggetto di saccheggiamenti, rispecchiano lo stile scultoreo della cultura citata e che fa riferimento a manufatti di andesite e serpentino. Uno stile ampiamente riconosciuto dai saccheggiatori perché desiderabile sul mercato dell’arte.
Le foto che vi proponiamo e che fanno riferimento ai 43 reperti recuperati dai Carabinieri,( per il materiale fotografico vogliamo ringraziare i Carabinieri di Tutela Patrimonio Culturale e la dott.ssa Giulia Perna) rispecchiano lo stile culturale, iconografico e stilistico della zona che va dal 700 a.C fino al 600 d.C.
Teste, vasi di linea antropomorfa, statuette antropomorfe e zoomorfe, ma anche maschere sono tutti pezzi che torneranno presto in patria di origine e che raccontano la vita, la società e la storia di popoli insediati tra Guerrero nel sud-ovest del Messico e il Fiume Balsa che divide la parte del territorio Maya.
Tra le varie opere sculture recuperate, molte erano provenienti dall’Altopiano centrale del Messico e raffigurano maschere anche di piccole dimensioni; altri invece sono delle vere e proprie bambole che associamo alla cultura dell’Olmecha, la prima grande civiltà mesoamericana conosciuta che risale a 1500-1200 a.C. e che si colloca nell’area sud orientale del Messico.
Lo stato del Messico si sta rivelando sempre più interessante dal punto di vista storico, archeologico ed antropologico e per conoscere veramente questo aspetto vi consigliamo di vistare uno dei musei più grandi ed interessanti, situati a Roma; si tratta del Museo delle Civiltà Luigi Pigorini all’Eur.
Vi riproponiamo per questo un’ articolo della nostra preziosa Giuseppina Colosi dove ci racconta delle nuove sale espositive e del nuovo materiale.
Qualora poi avesse intenzione di dedicare la propria vita ad un viaggio emozionante che vi fa rivivere il Messico sotto altra luce, potete valutare alcuni viaggi interessanti con delle escursioni che toccano proprio le tappe da noi segnalate.
Nota bene: all'interno delle note troverete proposte di viaggio ed escursioni dalle agenzie di affiliazione
Dati e info concesse dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma.
Riferimenti: https://en.wikipedia.org/
• Reyna Robles, Rosa Maria (2003). La Organera-Xochipala: Un sitio del Epiclásico en la Región Mezcala de Guerrero (in spagnolo). Città del Messico, Messico: Instituto Nacional de Antropología e Historia. ISBN 9789703503339.
• Reyna Robles, Rosa María (novembre-dicembre 2006). "La Organera-Xochipala, Guerrero" . Arqueología Mexicana (in spagnolo). Città del Messico, Messico: Editorial Raíces. XIV (82). Archiviata dall'originale il 14-04-2015.