Il progetto, avviato nell’agosto 2020, nasce da un’idea del Comune di Castiglione in Teverina. Il contatto con il CAI – Sezione Viterbo è stata la logica conseguenza: una realtà stabile e importante su tutto il territorio italiano, che dal 1863 costituisce e tutela la maggior parte della sentieristica sul suolo della penisola. Si è deciso fin da subito di collaborare con la locale ProLoco, pilastro della valorizzazione territoriale, e con l’allora neonata Associazione Vitis Sapientiae, composta da esperti (archeologi, topografi, esperti della gestione del patrimonio …) per un progetto che si inserisse nei fenomeni turistico –culturali che stavano in quel momento diventando importanti. Il COVID-19, evento disastroso e che ancora oggi non ci ha abbandonato, ci ha fatto però riscoprire dei piaceri perduti, la lentezza, la bellezza, la ricerca di esperienze genuine e di qualità, l’aria aperta. In una lingua tecnica tutto ciò si traduce in turismo slow, esperienziale, diffuso, sostenibile ed eco-sostenibile, i trend degli anni ’20 di questo millennio.
Castiglione in Teverina è un luogo perfetto perché tutto ciò diventi realtà. Un paesino immerso nella natura, con una storia che parte dal paleolitico, arriva ad Etruschi, Romani, attraversa il medioevo, il rinascimento, il risorgimento, ricorda le guerre mondiali ed arriva fino ad oggi. Di tutto questo le tracce artistiche sono numerose. Il settore enogastronomico non ha minor peso: la tradizione culinaria, tesoro che si tramanda di generazione in generazione, l’arte norcina, l’olio e soprattutto il vino, che trova la sua “celebrazione” nel MUVIS, Museo del Vino e delle Scienze Agroalimentari e nei produttori che ogni anno vincono premi e riconoscimenti. Da non dimenticare infine il patrimonio immateriale, che fortunatamente fa ancora parte della vita dei paesani.
L’associazione Viti Sapientiae ha avuto un ruolo importante in tutto questo. Un sentiero infatti si costruisce a partire da delle domande. A cosa serve questo sentiero? Dove vogliamo andare? Cosa vogliamo vedere? Chi vogliamo richiamare? L’idea è stata chiara fin da subito: richiamare un turismo di qualità, che sapesse apprezzare la realtà di un piccolo centro, ma non solo. Si vuole restituire al pubblico e ai cittadini il proprio patrimonio, in alcuni casi da riscoprire. Una bella sfida per il Comune soprattutto, che si impegna in questo modo a rendere fruibile luoghi, monumenti, testimonianze, alcune anche molto poco conservate, un compito che tuttavia non fa paura. Chiaro l’intento del giovane sindaco Leonardo Zannini, sensibile e interessato alla cultura, che ha dato una semplice e importante linea guida: il sentiero deve congiungere Sermugnano e località Pianello, dove sorgono le maggiori evidenze archeologiche del paese.
Un sogno ad occhi aperti, in un settore in cui spesso il sindaco è la figura con cui ci si scontra per portare avanti progetti archeologici e simili. Castiglione in Teverina è differente, la visione è lungimirante e le speranze sono tante. Per questo l’Associazione Vitis Sapientiae ha messo a disposizione tutte le proprie competenze e la profonda conoscenza del territorio per estrapolare una proposta che fondesse insieme più aspetti, che possono portare a percorsi differenziati e ad una fruizione più ampia e che diventi linea guida per gli interventi di valorizzazione, o almeno che sia un inizio.
Durante il sentiero 192 sono presenti:
- Sermugnano: frazione di Castiglione. Qui si registra un’occupazione a partire dal neolitico, che diventa sempre più massiccia, culminando nell’età del ferro e la successiva orientalizzante – primo arcaico. In questo momento si vede fiorire un abitato, che con molta probabilità è da considerare il maggiore dei centri minori del territorio. Il controllo sul Tevere e la visuale diedero modo a Sermugnano di svilupparsi, divenendo anche sede di aristocrazie, probabilmente locali. Dopo una cesura, forse solo apparente, Sermugnano torna a vivere in fase ellenistica, a cui si collega un insediamento, probabilmente agricolo, ancora in fase di studio. Molto interessante il passaggio alla romanità, forse avvenuto con violenza, ma sicuramente episodica, vista la presenza di una certa continuità. Le testimonianze relative all’agricoltura sono numerose, in particolar modo nel territorio. Il medioevo lascia il bellissimo castello, che la leggenda collegherebbe alla venuta degli antenati dei Monaldeschi nella persona di un certo Ser Mungen, longobardo che avrebbe dato anche il nome al paese, ma che gli studi considerano un fatto assai improbabile. Sicuramente però si trattava di un castello difensivo importante, se viene elencato tra le rocche presenti tra ‘200 e ‘300.
Da Sermugnano si scende verso Case Nuove, frazione del vicino comune di Civitella d’Agliano. Qui il passaggio dei Romani è chiaro, con ritrovamenti vari ed il più interessante è il tratto di strada basolata rinvenuto in territorio di Lubriano, che presumibilmente collegava il fiume Tevere al lago di Bolsena e forse direttamente alla Cassia. Castiglione in Teverina è terra di confine e quindi l’incontro con gli altri paesi è inevitabile. Sempre nel comune di Lubriano si incontra infatti la chiesetta rurale di Santa Caterina e si vedono da lontano la Torre del Sole e il Castello di Seppie, altro elemento riferibile alla famiglia Monaldeschi della Cervara, che qui ebbe il primato per tutto il medioevo ed il rinascimento. E tra le vestigia del passato ecco che si apre davanti a noi la stupenda Valle dei Calanchi, forse uno dei punti migliori per osservarla.
-- Arrivati a Case Nuove si scende per la cosiddetta strada del “Porcino”, elemento toponomastico eloquente, visto che si incontrano piccoli giacimenti di argilla blu pleocenica, che in antico fu una vera e propria risorsa per l’economia. Arriviamo quindi a Castiglione, nella valle “di Sermugnano”, dove gli scorci sono bellissimi. Risalendo il casale di Santa Lucia, l’omonimo fontanile e la cripta ci riportano di nuovo indietro nel tempo. Purtroppo al momento la cripta non è visibile e sarà molto difficile che lo diventi nel breve periodo, visto che è stata inglobata da una casa colonica. È tuttavia una testimonianza molto importante della presenza benedettina sul territorio.
- A questo punto inizia il tratto urbano e ad accoglierci c’è il MUVIS, Museo del Vino e delle Scienze Agroalimentari. Ex cantina Vaselli, negli anni ’90 iniziarono i progetti per il suo recupero fino alla sua trasformazione nel museo del vino più grande d’Europa. Al suo interno la storia della cantina e della produzione enologica, con tante delle macchine che venivano utilizzate in passato che sono state allestite in situ.
Lasciando il museo la tappa successiva sono la piazza ed il borgo. Nella piazza nuovi accenni di storia: il ricordo dei caduti castiglionesi delle guerre, la casa comunale e la Rocca Monaldeschi. Centrale è sicuramente la collegiata dei SS. Filippo e Giacomo, a cui forse lavorò persino l’Ippolito Scalza. Contiene alcune pregevoli opere d’arte, prima fra tutti la pala detta “Madonna della Cintola” del Maestro di Castiglione, considerata uno dei capolavori del ‘400 viterbese, il battistero realizzato probabilmente in occasione del matrimonio tra un membro dei Monaldeschi della Cervara e uno degli Orsini e soprattutto il SS. Crocefisso. Statua lignea quattrocentesca è il protettore dei castiglionesi, che potete vedere solo il 2 ed il 3 maggio. Il resto dell’anno è custodito in una teca e coperto da una tenda purpurea.
-- Il borgo medioevale è il primo nucleo abitativo sul poggio travertinoso che ospita il moderno paese. Fu popolato per volere di Orvieto che ordinò a 4 famiglie per ogni quartiere di trasferirvisi per 20 anni. L’impianto è chiaramente difensivo e pare che in antico i tetti delle case fossero tutti collegati per il passaggio veloce fino a Piazza Maggiore in occasione di battaglie. Al suo interno lo snodo principale è Piazza San Giovanni, dove si trovano due chiese omonime di epoca quattrocentesca, entrambe oggi ridotte a rudere ed inglobate nelle strutture successive. La più recente è anche la più visibile e lascia traccia dell’antico campanile, ancor prima usato come torre di guardia delle mura oggi scomparse. Sotto la porta urbica a pianta quadrata e sulla volta si nota dell’incannucciato ancora in loco.
- Scendendo ancora si incontrano le due chiese rurali di San Rocco e Santa Maria della Neve. La prima era anticamente legata ad un lazzaretto e conserva un pregevole affresco attribuito da Vittorio Sgarbi ed altri a Piermatteo D’Amelia, celebre artista quattrocentesco che operò soprattutto nel centro Italia. L’affresco riproduce la Madonna con Bambino accompagnata da San Giovanni Battista, San Rocco, San Sebastiano e San Bernardino. Temi simili si ritrovano a Santa Maria della Neve, dove però Maria è la protagonista assoluta. Gli affreschi riportano vari momenti della sua vita. L’opera più importante è la raffigurazione di una Madonna del Latte. È lei la Madonna della Neve, patrona dei castiglionesi, festeggiata il 5 agosto, proprio come a Roma. È indicativo che la chiesa si trovi su un itinerario che porta effettivamente alla capitale e molti studiosi riconoscono come percorso mariano.
- L’ultima tappa è il sito archeologico in loc. Pianello. Scoperto nel 1984 durante dei lavori per la costruzione di una vasca irrigua, ha un valore scientifico e sociale molto importante. Le 8 campagne di scavo che si susseguirono tra anni ’80 e ’90, misero in luce un grande insediamento che parte dal VI secolo aC, ha un’importante fase etrusco –ellenistica e termina con una villa rustica romana che ha come termine finale una moneta con la raffigurazione di Geta (III secolo dC). Alla sua vocazione specificatamente rurale e produttiva si affiancano ritrovamenti che inequivocabilmente rimandano al mondo dei ceti “borghesi” e nobili che, nel momento di massima espansione della “capitale” Velzna –Volsinii –Orvieto, si dedicavano ai loro fondi. Stiamo parlando di materiali come i corredi da banchetto e classi ceramiche pregiate. La sua importanza è legata probabilmente al Tevere che si trova ad 1,5 km. Nei pressi è un guado, che secondo gli studiosi fu un elemento di passaggio fondamentale fin dalle epoche più antiche. La stratigrafia riporta infatti anche uno strato in posizione secondaria, dovuta ad un distaccamento dal sovrastante poggio di Paterno, che ha portato a valle reperti di epoca epigravettiana (paleolitico), testimone di una presenza atavica. Il lato sociale di cui abbiamo parlato si collega all’opera di sensibilizzazione dell’allora Gruppo Archeologico della Teverina, che iniziarono con lezioni a scuola per poi portare i ragazzi sullo scavo. All’epoca un vero e proprio esperimento, che ha reso questo luogo un elemento identitario. Al momento il sito di Pianello è coperto, ma sono in atto progetti di ripresa degli studi e di valorizzazione, di cui vi parleremo volentieri in futuro.
Da tutto ciò nasce il Sentiero CAI 192, dalla voglia di mettere a sistema questa importante eredità, di svilupparla qualitativamente, come volàno per flussi turistici ben lontani dal concetto di “mordi e fuggi” e come possibilità di collegamento con le realtà vicine e chissà, anche più lontane.
Il primo passo è l’inaugurazione, un evento vero e proprio, che inizierà alle 10.00 con l’escursione che lega Castiglione in Teverina, loc. Pianello con la frazione di Sermugnano, i due poli archeologici più importanti del centro. Seguirà per chi vuole il pranzo presso la tensostruttura in Piazza Maggiore, curato dal Comitato Festeggiamenti 1973 -1993
(PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA a:
Durante il percorso l’Associazione Vitis Sapientiae sarà a disposizione per brevi spiegazioni sui poli d’interesse e sarà anche possibile visitare luoghi solitamente non accessibili.
Iniziamo e andiamo avanti passo dopo passo, felici per questo piccolo traguardo, fiduciosi che sarà una nuova e importante risorta per il nostro bellissimo paese.