Parlavano l'arabo o meglio un dialetto arabo-magrebino della loro zona d'origine ma, per differenziarsi dagli arabo-musulmani, lo trascrivevano in caratteri ebraici; parlavano anche il siciliano (in questo caso il dialetto di Caltabellotta di quel tempo) e i loro cognomi nell'ultimo periodo venivano trascritti sicilianizzati. Imparentati con quelli di Sciacca, con i quali costituivano un "unicum", gli Ebrei di Caltabellotta, una comunità di quattrocento/cinquecento individui, erano intellettuali, medici, aromatari (farmacisti), maestri di scuola, banchieri, artigiani, proprietari di terre, contadini, allevatori, conciatori e commercianti dei prodotti della terra e dell'allevamento; a dorso di animali da soma trasportavano le suddette derrate nei porti di Contrada Verdura e di Sciacca e da qui con bastimenti le diffondevano in ogni località della Sicilia, del Mediterraneo e oltre fino alle Fiandre e a Londra in Inghilterra.
Vivevano nella Giudecca, un quartiere intorno ad una Sinagoga con Matroneo (unico ritrovato nei documenti finora in Sicilia) e con annessa scuola; non erano, però, isolati poiché avevano buoni rapporti con il resto della popolazione e con le autorità politiche ed ecclesiastiche che spesso utilizzavano manodopera ebraica.
E' documentato che Busacca de Sagictono era il medico di fiducia del Conte Antonio de Luna e due ebrei e due cristiani gestivano insieme il macello della città, adiacente all'attuale Chiesa Cristiana del Carmine e funzionante fino a qualche decennio fa.
Dopo l'espulsione la stragrande maggioranza partì per altre destinazioni più sicure, alcuni si convertirono al Cattolicesimo e restarono al paese. Del loro passaggio ci rimangono alcuni cognomi e nciurii (soprannomi): Abbate, Anello, Castrogiovanni, Crispi, Daino, Geremia, Macaluso, Nocilla, Perna, Ragusa, Ribecca, Siracusa, Taormina, Tripoli, Cunzirioti, Ncantaredda, Nfintusi, Salamuni e Zzazzara; Canisi, Nucidda e Tarummina sono i nomi di tre contrade. Come testimonianza archeologica invece: una lapide sepolcrale in ebraico, il luogo dov'era ubicato il cimitero, il quartiere dove vivevano, i resti della Sinagoga con Pozzo-Cisterna per le Abluzioni, l'Edificio delle Scuole situato nell'odierna Via delle Scuole; inoltre una nutrita documentazione notarile che parla della loro vita e la famosa Ketubbah di Caltabellotta, un contratto matrimoniale redatto nel 1457 in quattro lingue: ebraico, aramaico, giudeo-arabo e siciliano. La vitalità degli Ebrei di Caltabellotta, una moderna comunità economicamente e culturalmente tra le più sviluppate della Sicilia, si interrompe violentemente e per paradosso nel 1492, data dell'arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo e che per l'Occidente segna l'inizio dell'Età Moderna.
SAMUEL ABU' FARAG
alias GUGLIELMO RAIMONDO MONCADA
seu FLAVIO MITRIDATE
Samuel Bulfarachio ( nome sicilianizzato) nasce a Caltabellotta intorno al 1445 in una famiglia rabbinica ebraica. Dal padre Nissim, rabbino e famoso copista del XV secolo, nelle Scuole Ebraiche (ubicate nell'odierna Via delle Scuole) e nelle fornite biblioteche dei prominenti del paese, apprende le lingue e il sapere orientali. Verso il 1466 si converte e cambia il suo nome in Guglielmo Raimondo Moncada. Studia a Sciacca e poi a Catania e a Messina, viaggia e, a Roma nel 1474 entra nell'orbita della Curia e in particolare del cardinale Giovan Battista Cybo, diventando uno dei più influenti consigliere di papa Sisto IV che ne fa un suo pupillo. Per una questione di eredità, ritorna a Caltabellotta, sua città natale, verso la fine del 1477: era morto nel frattempo il grande erudito Borach de lxey e, poiché i Bulfarachio e i de Ixey erano imparentati, è del tutto lecito pensare che il Moncada fosse interessato ai libri ebraici e moreschi del Patriarca Borach de Ixey.
Infatti, in un giorno di sabato (gli Ebrei il sabato cessano ogni attività ) del mese di aprile del 1478, fuori dal controllo dei de Ixey e dei Patuano (altri parenti interessati all'eredità), il Moncada procede all'inventario dei beni per cui, molto probabilmente, è quello il giorno in cui si impossessa dei libri. Rimane in Sicilia fino al 1479 e poi lo ritroviamo a Roma e nel 1480-81 alla corte di Federico da Montefeltro a Urbino.
Il 20 aprile 1481, Venerdì Santo, in un solenne Concistoro Cardinalizio, presieduto da Papa Sisto IV, tiene il suo Sermo de Passione Domini, in cui sostiene tra l'altro la necessità della conoscenza delle lingue orientali per la comprensione della Sacra Scrittura. Ma nel 1483, accusato di un misterioso delitto, lascia l'Urbe di gran fretta e, col nome di Flavio Mitridate, viaggia per qualche anno tra le Università Tedesche.
Nel 1486 viene a contatto con il filosofo Giovanni Pico della Mirandola che aveva bisogno del suo sapere e delle sue traduzioni per comporre le 900 tesi filosofiche da proporre a sapienti di ogni Paese. Mitridate scrive e traduce per Pico tantissimo, ma la discussione pubblica non avviene mai perché le autorità ecclesiastiche accusano l'autore di divulgare pericolose dottrine magiche e giudaizzanti per cui sono costretti a scappare in Francia. Ritorna in Italia, ma viene incarcerato a Viterbo nel marzo del 1489 e gli vengono confiscati alcuni libri rari che possedeva. Da questo momento di lui non sappiamo quasi più nulla.
Solo recentemente la storica di Sciacca, Angela Scandaliato, massima esperta dell'Ebraismo Siciliano, scopre che nel 1491 Stella Bulfarachio, vedova di Nissim, nel suo testamento menziona con un lascito il figlio convertito Moncada e che quindi Samuel Bulfarachio, Guglielmo Raimondo Moncada e Flavio Mitridate sono la stessa persona; la Scandaliato evince, di conseguenza, che lo stesso in quell'anno doveva essere ancora vivo. Uomo dalla poliedrica personalità, caso esemplare di interculturalità tra Ebraismo, Cristianesimo e Islam, poliglotta unico, era traduttore infaticabile, parlava il Siciliano (quindi anche il dialetto caltabellottese di allora), l'Arabo, il Giudeo-Arabo e l'Italiano; conosceva il Greco, il Latino; l'Aramaico, l'Ebraico, il Siriaco, il Caldeo, il Turco e alcune lingue europee; era esperto di Qabbalah, Astronomia, Astrologia Giudiziaria, Poesia e Filosofia; ha segnato la Storia della Filosofia e kabbalah Ebraiche e fu uno degli iniziatori della Kabbalah Cristiana. Di lui non sappiamo ancora molto (solo una minima parte delle sue opere e delle sue traduzioni sono state analizzate - circa 3500), però è già considerato dagli studiosi di tutto il mondo uno dei massimi eruditi del XV secolo italiano ed europeo paragonabile a Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti.
UN'IPOTESI REALISTICA
Cosa può essere successo agli Ebrei di Caltabellotta dopo la diaspora del 1492? Molti vendettero le terre, gli allevamenti, le case, le botteghe e con gli oggetti facilmente trasportabili - paramenti, arredi religiosi, libri, vettovaglie e attrezzi di lavoro - a dorso di animali da soma e con bastimenti (l'allora Fiume Caltabellotta, oggi Verdura, era navigabile da 4 km sotto l'abitato) si trasferirono verso luoghi più accoglienti: Calabria, Italia Peninsulare e forse anche in Nordafrica, a Djerba in Tunisia, dove parlavano la stessa lingua, il giudeo-arabo. I rimanenti, probabilmente i meno abbienti, restarono, convertendosi al Cattolicesimo. Fu una vera conversione? Sicuramente no.
L'inquisizione in Sicilia era stata formalmente introdotta prima del 1224 dall'imperatore Federico II, ma era rivolta fondamentalmente verso i Musulmani, rimasti dopo l'espulsione e la deportazione in Puglia. Gli Ebrei erano più tollerati, ma dopo l'editto del 1492, i primi a operare "de facto" con un tribunale come giudici furono i Padri Domenicani e nel 1513 il compito fu affidato ai religiosi regolari.
Però Merdochay de Ixey, figlio del patriarca Borach, alias Giovan Battista Falcone, neofita, fu condannato a morte dall'Inquisizione nel 1549. E probabilmente non fu l'unico. Questo dimostra che per decenni ancora, forse qualche secolo, gli Ebrei continuarono a professare la loro religione in clandestinità. Alcuni segni tangibili ce lo fanno credere: la chiusura del cortile della Sinagoga con un portale, stile fine '500 inizio '600, avulso dal resto dell'edificio e assemblato con conci in arenaria e chiave dell'arco in pietra calcarea, non opera di artisti locali, rimosso da qualche altra parte e assemblato in questa facciata.
Inoltre sullo stipite destro dello stesso portale, ad altezza d'uomo, c'è una coppella, riconosciuta recentemente da due Ebrei Sefarditi come segno di una simbolica Mezuzah per la preghiera a chi era ancora ebreo in clandestinità.
Infine nell'attuale Chiesa del Carmine troneggia sopra l'entrata un quadro del XVIII secolo, che raffigura il sommo sacerdote ebreo e capo del sinedrio Caifa nella parte più alta con il Cristo supino nella parte più bassa. Questo quadro, tenuto in casa 'ab immemorabile' da una famiglia rabbinica neofita di Caltabellotta, è stato donato alla parrocchia in tempi relativamente recenti. È chiaro che il quadro può essere interpretato da due punti di vista.
Caltabellotta, 2022
BIBLIOGRAFIA
AA.VV. - Vocabolario del dialetto di Caltabellotta, 2005
M. Amari - Storia dei Musulmani di Sicilia, Ed. Dafni 1982
M. Amari - Biblioteca arabo-sicula, Ed. Dafni 1982
I. Scaturro - Storia della Città di Sciacca e della contrada fra il Belìce e il Platani - ED.RI.SI. 1983
A. Scandaliato - Judaica minora sicula - Giuntina 2006
Flavio Mitridate, un ebreo converso - Atti dei convegni internazionali - Caltabellotta 2004 e 2008
Letture di approfondimento. proposte da IBS
Consigliamo:
Italia judaica. «Gli ebrei in Sicilia sino all'espulsione del 1492». Atti del 5º Convegno internazionale (Palermo, 15-19 giugno 1992)
da Ministero Beni Culturali 1995.
Arabi per lingua, ebrei per religione. L'evoluzione dell'ebraismo siciliano in ambiente latino dal XII al XV secolo Condividi
di Henri Bresc (Autore)
Mesogea, 2001
Judaica minor sicula. Indagini sugli ebrei di Sicilia nel Medioevo e quattro studi in collaborazione con Maria Gerardi Condividi
di Angela Scandaliato (Autore)
Giuntina, 2006
La Sicilia è uno scrigno pieno di tesori artistici, gastronomici, archeologici e paesaggistici, tutti da scoprire.
I tantissimi luoghi sono visitabili durante tutto l'anno:
Tour enogastronomico di Catania
Giro in barca dell'sola di Ortigia
Qui ci sono soltanto alcune proposte per conoscere la Sicilia e per rimanerne innamorati.