In pochi sanno che in epoca romana, Bibione era una località specializzata e dedicata alla pesca e, conseguenzialmente, al mercato del pesce.
La località in se per se ha grandi interessi archeologici che rivelano ville romane in rappresentanza di sede residenziale con attribuite settori legati al commercio del pesce e di altri prodotti.
Sono infatti emersi, durante la campagna di scavo guidata dal prof. Dirk Steuernage nuove strutture romane datate I sec. d.C. su 40 metri quadri e diversi ambienti legati ad una villa romana, già conosciuta e posizionata su una duna di sabbia.
Le indagini di scavo sono durate circa tre settimane nella primavera del corrente anno, e hanno visto partecipare l’Istituto di Archeologia dell’Università di Ratisbona con la collaborazione dell’Università di Padova e, ovviamente l’intervento anche del Ministero della Cultura.
Proprio quest’ultima (insieme la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Venezia) ha dato la comunicazione della scoperta sensazionale della struttura antica. Gli scavi hanno permesso di far capire che la grandezza della villa fu creata come realtà residenziale e che poi fu in seguito ingrandita con lo scopo di aggiungere una parte dedicata ai magazzini.
La villa infatti prosperò grazie alle risorse del mare e della pesca con allevamento, avendo anche una posizione ottimale quale il litorale.
Lo possiamo accertare attraverso il ritrovamento di pesi in terracotta per le reti. Inoltre la struttura muraria, il prezioso arredo, gli affreschi e mosaici che impreziosiscono le stanze confermano l’appartenenza ad
un’alta posizione economica del proprietario.
Le prime scoperte del sito archeologico furono fatte nel settecento, con la raccolta di alcuni documenti; seguirono poi altre campagne di scavo che portarono l’emergere dalla terra la struttura identificando il luogo come un importante e florido ambiente di ricchezza economica.
Già a partire del 2018 si è cominciati a rilanciare le ricerche sulla villa marittima approfondendo quelle che erano già le informazioni rilevate in passato e, sviluppando nuovi dati attraverso indagini preliminari con primi saggi di scavo e coinvolgendo diversi professionisti al fine di avere un’ampia panoramica del sito e della situazione; pertanto sono intervenuti esperti di geologia, geografia e scienze naturali con lo scopo di avere dati più ricchi.
E ovvio che si ha tutta la buona intenzione (alla fine della campagna di scavo che è ancora in atto) di mettere in risalto il sito e, successivamente mettere in valorizzazione la villa su piano anche naturalistico.
Attraverso altre ricognizioni effettuate nel novembre del 2021, nell’entroterra del comune di San Michele in Tagliamento, la prof. Maria Stella Busana ha trovato anche altre strutture nei paraggi della villa; questa notizia è molto importante perché ci fa capire che esistevano diversi complessi comunicanti tra di loro al fine di poter svolgere un’ampia attività di pesca.
Sono state fatte inoltre ulteriori prospezioni geoelettriche (condotte da prof Rita Deiana) per mettere in evidenza le aree più interessate dallo scavo.
Gli scavi non si fermeranno e saranno gli addetti ed archeologi di Ratisbona a fare ulteriore richiesta di finanziamento direttamente all’Istituzione tedesca.
Attendiamo novità al riguardo ma soprattutto attendiamo di poter visitare un nuovo sito archeologico nell’area nord-orientale adriatica dell’Italia.
Fonte: www.stilearte.it