Archeologia e Mistero: l'itinerario del Mistero a Supino

Uno straordinario successo l’Itinerario del Mistero tenutosi a Supino (FR), lo scorso sabato 30 aprile 2022, nell’ambito della 50° Mostra delle Azalee.

Sempre più gente si avvicina al mistero alla simbologia, e sempre più il desiderio di verità a volte offuscata. 
Questo probabilmente è il motivo del grande successo dell’evento "Itinerario del Mistero” e dei suoi organizzatori. Circa 200 persone hanno affollato piazza Umberto I°, luogo del ritrovo per l’inizio della “passeggiata” alla scoperta degli angoli più nascosti e suggestivi del centro storico e delle enigmatiche simbologie ivi conservate. 

Protagonista il ricercatore storico e scrittore Giancarlo Pavat che da tempo sta svolgendo ricerche sul paesino arroccato sui Monti Lepini. Ma non solo. Pavat, assieme al Presidente della Pro Loco supinese, Massimo Palazzi, che è stato l’organizzatore materiale dell’evento, sta scrivendo un libro proprio su questi misteriosi simboli.

Presenti all’evento il sindaco Gianfranco Barletta, l’assessore alla cultura Stefano Bompiani e altri componenti dell’amministrazione nonché diversi esponenti del mondo della cultura ciociara, come ad esempio l’archeologa Teresa Ceccacci direttore del "Museo Archeologico “Amedeo Maiuri” di Ceprano (FR) o l’artista ceccanese Marisa D’Annibale. Un altro aspetto da sottolineare, e che conferma il successo dell’evento organizzato dalla Pro Loco in collaborazione con Itinarrando (a Supino era presente il vicepresidente Francesca Mattiello) e il nostro sito, è il fatto che tantissimi partecipanti provenivano da diversi centri della provincia o dalla capitale. E tutti sono rimasti colpiti dalle curiosità e misteri presenti a Supino, dalle atmosfere suscitate del pittoresco centro storico e dal modo in cui è tenuto e curato. 

Relativamente all’Itinerario vero e proprio, Giancarlo Pavat, in gran forma, ha affascinato i convenuti, accompagnandoli per oltre due ore per le stradine, viuzze, piazzette del centro storico, illustrando in maniera divulgativa, ma precisa e appropriata, le diverse simbologie, presentando anche recenti piccole scoperte e soprattutto rimarcando l’importanza di quel vero e proprio “monumento esoterico e ermetico” che è il “Portale massonico“ di Palazzo Bavari.

In sintesi, la manifestazione è servita per rimarcare una volta di più, quanti tesori più o meno nascosti offre il territorio della provincia di Frosinone, e come 
L’idea di un turismo diverso da quello tradizionale, il cosiddetto “Turismo del Mistero” abbia tutte le carte in regola per attrarre visitatori e per poter creare anche una sana economia sul territorio

Qui sotto vi vogliamo proporre anche una breve spiegazione del palazzo Bavari e del suo Portale Massonico:

 

di Giancarlo Pavarat

IL PORTALE MASSONICO DI PALAZZO BAVARI 

A Supino (FR), in piazza Umberto I° sorge un antico palazzo risalente al XVII secolo, appartenuto alla ricca Famiglia Bavari. L’edificio ha perso da tempo la sua funzione e l’interno è stato completamente trasformato, frazionandolo in diversi appartamenti. 
Ma l’elemento più interessante ed enigmatico è fortunatamente sopravvissuto ed è ancora visibile sulla piazza. Si tratta di un magnifico portale in pietra bianca tipica dei Monti Lepini risalente alla fine del XVIII secolo, che reca scolpite a bassorilievo diverse simbologie esoteriche e massoniche. 

Ai lati della chiave di volta su cui troneggia l’antico blasone della Famiglia Bavari, si vedono una squadra a braccia uguali posta in alto, incrociata con un compasso aperto a 90° posto in basso. 

Il riconoscibilissimo simbolo massonico è posto in opera vicino ad altri conci recanti, nell’ordine, il simbolo del “Sole zodiacale” o “alchemico” e un Fiore.
Il “Sole zodiacale” o “Sole alchemico” viene, appunto, reso graficamente con un cerchio con un punto al centro. Simbolicamente rimanda all’Occhio e alla capacità di vedere oltre alle mere apparenze. Ma rappresenta anche la visione della Coscienza e il nucleo individuale dell'Io. Il punto attorniato dal cerchio simboleggia le valenze dell'Uno che si espande nelle 12 qualità del Cosmo; ovvero il Microcosmo si unisce al Macrocosmo. Il mondo terreno a quello soprannaturale. Dei 4 Elementi, al “Sole astrologico” corrisponde il “Fuoco”, e delle parti del corpo umano; il “Cuore”. E ancora… il punto centrale rimanda allegoricamente all'energia maschile circondata e quindi racchiusa nella circonferenza che rappresenta l'”Uovo femminile cosmico”.
 

Il Fiore, invece, secondo alcuni sarebbe la “Rosellina Templare”. In realtà si tratta di due fiori a quattro petali ciascuno che, sovrapposti e ruotati di 45°, diventano un Fiore a 8 petali. In questo modo assume tutte le valenze dei simboli e delle figure (sia piane che solide) della geometria euclidea collegate al numero 8, riconducibili al cosiddetto “Principio Ottonario”. L’8 (e la figura geometrica dell’Ottagono) rappresenta ciò che sta a livello intermedio, tra il mondo materiale, la Terra (generalmente indicata con un quadrato o figure ad esso riconducibili) ed il mondo spirituale, il Cielo (rappresentato da figure circolari o sferiche). Tutto ciò che ha a che fare con il numero 8 riassume il concetto di perfetto equilibrio tra le energie telluriche e quelle cosmiche. Ma rappresenta pure il concetto di Rigenerazione, di Rinascita. E, pertanto, rappresenta Cristo stesso, Dio fattosi Uomo. Risultato quindi del Divino (la sfera, il cerchio) e l’Umano (il cubo, il quadrato).


Inoltre, al numero 8 viene attribuito il significato simbolico non solo di “Equilibrio”, ma anche di “Giustizia”. 
L’Ottavo giorno, il "Dies Domini", è quello in cui Cristo è risorto sconfiggendo la Morte per sempre.

Quindi non è un caso che il "principio Ottonario” venga utilizzato nell’erigere costruzioni sacre. Come la Moschea di Al-Aqsa, costruita dagli Arabi sui resti del Tempio di Salomone dopo la conquista di Gerusalemme nell’ottavo secolo d.C.. La quale diverrà la “Casa Madre” dell’Ordine dei Cavalieri Templari, sino alla caduta della Città Santa in mano a Saladino nel 1187. Pure ottagonale è la pianta della Cappella Palatina (VIII-IX secolo) della carolingia Cattedrale di Aquisgrana, dove si conservano il sarcofago ed il trono del Primo Sacro Romano Imperatore; Carlo Magno. Anche moltissimi Battisteri Cristiani si basano sul “Principio Ottonario”. Come quello di Pistoia, del XIV secolo, ottagonale, progettato da Andrea Pisano. Il significato allegorico è evidente. Con il Battesimo, l’Uomo rinasce a nuova vita mondato dal Peccato Originale. 


E non poteva non basarsi sul “Principio Ottonario” l’edifico (laico) esoterico per eccellenza. Castel del Monte in Puglia. La Corona (la “ReichKrone”) degli Hohenstaufen. Rimane un mistero quale sia stata la reale funzione di quell’Ottagono perfetto che svetta su una collina delle Murge. Certamente non venne costruito per scopi militari. Castel del Monte è il simbolo sacro della Maestà Sveva. Dopotutto, il grande imperatore Federico II, lo "Stupor Mundi", mirava a compendiare nella propria persona il "Regnum" ed il "Sacerdotium". Il Re-sacerdote, come il biblico Melkisedec. Unico intermediario tra il Popolo, la "Cristianitas" e Dio.
Non conosciamo il nome di chi progettò l’Ottagono delle Puglie. Forse lo stesso Federico II, forse qualche sapiente vicino all’Ordine Cistercense, oppure un erudito imbevuto di cultura greca e araba. In ogni caso doveva essere una persona dotata di una cultura eccezionale. Versato in tutte le scienze del suo Tempo e, probabilmente, ed a conoscenza di antichi segreti legati alle armonie celesti. Una sapienzialità esoterica forse perduta per sempre.

Proseguendo nell’analisi dei simboli presenti sul Portale di Palazzo Bavari, non si può non notare che sui due finti capitelli che sorreggono l’arco campeggiano le lettere G (a sinistra per chi guarda il portale) e B (a destra). Trattasi delle iniziali di Giovanni Bavari il primo proprietario del palazzo e, con tutta probabilità, il committente dello stupefacente Portale

I piedritti recano scolpita una “Croce Patente” inscritta in una circonferenza e sovrapposta a quello che sembra un fiore. Diversi ricercatori l’hanno definita “Croce Templare”, ignorando che l’Araldica pur distinguendo svariate tipologie di croci non ne annovera alcuna con tale denominazione. La prima croce utilizzata inizialmente dai Cavalieri Templari fu una “Croce greca”, ovvero con i bracci della medesima lunghezza.

La Croce sull’abito non viene menzionata nella “Regola” dell’Ordine, né nella versione in latino, né in quella in volgare d’Oil. Fu Papa Eugenio III, il 24 aprile 1147, in occasione della partenza della cosiddetta "Seconda Crociata" (1147-1149), a concedere ai Templari di portare in perpetuo una piccola croce greca rossa cucita sul mantello all’altezza della spalla sinistra. 

Successivamente venne utilizzata sia la “Croce semplice” o “piana”, ovvero quella i cui bracci toccano il bordo dello scudo, che la “Croce Patriarcale”, chiamata anche “di Lorena” o "Croce traversa", formata da due bracci orizzontali su uno verticale. Ma certamente quella che per antonomasia viene identificata anche iconograficamente con i Templari è la “Croce patente”, cioè quella con i bracci che si allargano all’estremità verso i bordi dello scudo.

Secondo altri ricercatori, però, non si tratterebbe di un simbolo legato ai Templari bensì quello dei famosi o famigerati “Rosacroce”. In realtà hanno preso una clamorosa svista. il Simbolo di questo misterioso ordine esoterico è completamente diverso. 
Secondo vecchi resoconti, sembra che pure all’interno del palazzo ci fossero simbologie massoniche o esoteriche di cui oggi non è rimasta la benché minima traccia. Ad esempio, un soffitto dipinto a guisa di cielo stellato. Proprio come le volte dei Tempi dei Liberi Muratori. 
Molti sono i misteri che avvolgono questo Portale. Innanzitutto chi ne fu il committente (infatti non è storicamente certo che sia stato davvero Giovanni Bavari) e l’artefice e quali furono i veri motivi che portarono alla sua realizzazione. 
La presenza nei vicoli della parte più antica di Supino di altri portali recanti altre simbologie esoteriche, come l’Arbor Vitae, la “N” Inversa della scritta INRI o la Clessidra (che scopriremo nei prossimi capitoli), fa pensare che sia esistito, per diverso tempo, nel borgo lepino un gruppo di iniziati ad una sapienzialità ermetica. 
Inoltre, ci si chiede come possa essere sopravvissuto all’interno del territorio dello Stato Pontificio un simile manufatto che recava in bella vista, su una delle piazze principali di Supino, simboli evidentemente massonici.

 

 Come nostra abitudine proponiamo e consigliamo alcuni testi che vi aiuteranno anche a comprendere e conoscere alcuni temi affrontati in questo articolo:

 

La Simbologia Massonica di di Jules Boucher e C. M. Aceti:

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Misteri ed enigmi nell'archeologia e nell'arte di Claudio Saporetti:

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