L’area indagata si sviluppa nel territorio posto a sud-est del Casalone di Norchia, che parte dalla località Piano del Terminaccio fino alla chiesetta dell’Ave Maria, posizionata lungo l’antica strada Ceretana (Fig.1) che si estende per circa tre chilometri fra il fosso Acqua Alta e la strada Casalone. Percorrendo quest’ultima da Vetralla fino al bivio di strada Carrozza, a poche decine di metri più avanti e sul lato sinistro, si dirama una stradina che conduce presso il diruto casale di Valle Falsetta che si affaccia su una valletta dove scorre il fosso Valle Caiana a circa un chilometro a ovest della chiesa dell’Ave Maria (Fig.1 n.1). Il ruscello che percorre da est a ovest la valle, è stato infossato in antico in un cunicolo artificiale, scavato in modo da costeggiare l’altura sinistra della valle del fosso Caiana (Fig.1 n.2), lungo la quale si possono ancora osservare numerosi putei, di cui alcuni completamente crollati e trasformati in grandi e suggestive aperture, dove sul fondo si ode lo scorrere del fosso (Figg.2-3).
Dopo un percorso sotterraneo di oltre 600 m (1), il fosso di Valle Caiana si getta nella valle del fosso Acqua Alta (Fig.1 n.3), del tutto priva di campi adatti all’agricoltura, per cui si può presumere che la funzionalità del cunicolo artificiale fu quella di bonificare la valletta antistante il Casale Falsetta, in antico resa paludosa dal fosso Valle Caiana. L’imbocco del cunicolo interamente percorso dallo Speleo Club di Roma, si immerge a circa 182 m s.l.m., per emergere poi, dopo detto percorso, a 170 m s.l.m. Il rudere del casale (Fig.1 n.4) sorge sopra le fondamenta di una villa rustica romana i cui resti emergenti erano visibili fino a qualche decennio fa (2) e che poi sono stati progressivamente distrutti dall’attività dei lavori agricoli. Durante il recente sopralluogo effettuato da chi scrive, si è rilevato presso il cancello d’ingresso un consistente mucchio di grandi pietre tra le quali si notano grossi spezzoni di muri in opus caementicium di epoca romana, probabilmente appartenenti alle strutture distrutte sopra mensionate (Figg.4-5)
Dal materiale osservato nel sito, si può datare il relativo insediamento umano a partire dal III sec. a.C. e prolungatosi almeno fino al II-III sec. d.C. (3) . Nel lato sud dei resti della villa che si affaccia sul gradone tufaceo della valle, si evidenziano le strutture delle sue fondamenta e la sezione posteriore di una camera funeraria, dove sulle tre pareti rimaste si conservano almeno otto sepolture di tipo ad “arcosolio” (Fig.6). Sempre sullo stesso gradone tufaceo, alcuni crolli della rupe hanno portato alla luce una serie di cunicoli (Fig.7) pertinenti ad una condotta d’acqua (4).
Si può presumere quindi che il fosso Valle Caiana fu deviato nei pressi della chiesa dell’Ave Maria, realizzando un altro cunicolo sul lato destro della stessa valle, del quale ne rimane un tratto visibile presso la villa rustica (Fig.8). L’acquedotto pertinente all’insediamento di Casale Falsetta, può essere messo in relazione alle cisterne romane (Fig.1 n.9) riportate in luce nel 2007 (5) in località Piano del Terminaccio, attraversato da una strada romana in cui si conservano i resti del ponte di Valle Falsetta sul fosso Acqua Alta (Fig.1 n.10) e un cippo di confine (terminus) tra i comuni di Viterbo e Vetralla (Fig.1 n.8), da cui il toponimo “Terminaccio”(Figg. 9-10-11). Le cisterne del Terminaccio erano sicuramente alimentate dall’unico fosso compatibile con questa altitudine, cioè con il c.d. “fossetto” di Valle Caiana le cui altimetrie dei luoghi interessati al possibile tracciato della condotta vanno a favore di questa ipotesi. L’opera idraulica di destra si originava probabilmente tra Casale Falsetta e la chiesa dell’Ave Maria, a circa 185 m s.l.m. per poi proseguire tra la strada Casalone e le valli Caiana e dell’Acqua Alta, fino alle cisterne del Piano del Terminaccio a circa 165 m s.l.m. (vedasi Fig.1). Lungo il costone tufaceo, posto ad est delle cisterne del Terminaccio, si aprono alcuni ipogei adibiti a stalle, meglio conosciuti col nome di “Grotte dei Cavallari”, probabilmente ricavati da antiche tombe a camera etrusche, tra le quali una conserva ancora l’aspetto di monumento rupestre (Fig.1 n.7). La tomba databile intorno al IV sec. a.C., si presenta come una sorta di vano incassato nella roccia, dove nella parete di fondo è scolpita una finta porta, caratterizzata da un architrave con proiecturae a becco di civetta (Fig.12). Sulla parete destra e a livello pavimentale, è stata risparmiata una piccola sepoltura a fossa e stranamente, la parte che resta del vano è priva di pavimento, dato che al suo posto si apre un pozzo che conduce alla camera funeraria.
UN IPOGEO ENIGMATICO
Sullo stesso costone tufaceo, a circa 100 m ad est della tomba appena descritta, un ipogeo articolato su più ambienti (Fig.1 n.6), pone un alone di mistero sulla reale funzione del manufatto e malgrado le varie consultazioni effettuate con archeologi vicini all’Associazione Archeotuscia Onlus, non è facile venire a capo della “matassa”. L’ambiente sotterraneo, visitato per la prima volta nell’estate del 2017 (6) è stato recentemente da noi oggetto di un rilievo, riportando le relative misure della camera principale e dei vari corridoi presenti nel complesso ipogeo (Fig.13). Dal costone tufaceo si apre un corridoio principale, privo di qualsiasi tipo di chiusura, che si introduce in asse per oltre 5 m. Sulla metà del lato sinistro si apre diagonalmente un altro corridoio per oltre 3 m che, deviando in fondo quasi ad angolo retto sulla destra, conduce ad una camera rettangolare di m 3,97 x 2,52 completamente priva di qualsiasi fonte di luce. Sempre dal corridoio principale in fondo a destra, si apre ortogonalmente un altro corridoio che, restringendosi di alcuni centimetri larghezza, inizia un tratto curvilineo di oltre 6 m al termine del quale curva decisamente a destra per altri 2 m per poi terminare bruscamente il suo percorso in maniera del tutto sorprendente. Infatti, un diaframma di roccia di circa 0,30 m separa la fine del tunnel con l’esterno del banco tufaceo. Attualmente, questa sottile parete di roccia presenta una demolizione nella sua parte superiore, rendendo parzialmente visibile l’esterno localizzato a circa 6 m ad est dall’entrata del complesso (Figg.14,15,16,17).
Forse nella parte demolita della sottile parete, esisteva in origine soltanto un foro con la probabile funzione di fungere da meridiana all’interno dell’ipogeo, dato che il suo ingresso è perfettamente orientato a sud. Un importante particolare dell’intero manufatto è l’eccezionale rifinitura degli ambienti, come nel caso dei corridoi che presentano un soffitto displuviato e pareti ben lisciate con angoli scantonati e rifilature degli spigoli; anche l’ambiente rettangolare, anch’esso con pareti lisciate e soffitto a doppio spiovente, è perfettamente squadrato con le diagonali di identica misura e con una superficie di 10,00 mq precisi!
La parete corta di sinistra per chi entra, è munita di una nicchia rettangolare scavata e disposta in alto centralmente, forse per alloggiare un’immagine scolpita o dipinta. In sostanza nell’essere all’interno di questo strano ipogeo, ci si pongono questi interrogativi: chi ha realizzato tutto ciò, per quale utilizzo lo ha fatto e soprattutto in quale epoca? Ebbene, nonostante diversi sopralluoghi effettuati, non abbiamo alcuna certezza sulla sua reale funzione, ma possiamo soltanto esprimere alcune considerazioni che scartano possibili utilizzi del complesso sotterraneo, come il fatto di non presentare caratteristiche di ambiente funerario, escludendo quindi una tomba; inoltre avendo delle rifiniture molto accurate e perfetto nei dettagli nella sua esecuzione, scarta a priori la possibilità di essere una stalla o un ricovero agricolo o anche un’abitazione rupestre, dato che le assenze di tracce di fumo e illuminazione naturale scarterebbero a priori quest’ultima possibilità. Pertanto l’unica nostra ipotesi resta quella di un luogo di culto, forse funerario, legato alla presenza della modesta necropoli etrusca nelle vicinanze, oppure un luogo dedicato a divinità pagane o cristiane.
Riguardo la data della sua realizzazione, si potrebbe inquadrare al periodo etrusco - romano per l’eccezionale cura impiegata nella creazione degli ambienti. Adiacente alla strada del Casalone, a poche centinaia di metri ad est dell’ipogeo enigmatico, si trova un grosso cippo in pietra (Fig.18), che inevitabilmente attira l’attenzione del passante (Fig.1 n.5). Sul lato frontale si riconosce un suino scolpito in bassorilievo, mentre sul lato opposto si legge l’iscrizione, forse incompleta “VETRAL..”, in cattivo stato di conservazione. Si tratta probabilmente di un cippo confinario di età recente, collocato agli angoli della proprietà di un’azienda agricola dove si effettuava l’allevamento di questo tipo di animali. Tali testimonianze meritano indubbiamente un approfondimento da parte degli esperti del settore, invitando gli archeologi della nostra Associazione ad occuparsi delle problematiche sopra esposte. A tal fine non escludiamo una futura ricognizione con i nostri soci durante una delle prossime escursioni di Archeotuscia.
Note:
1. G.Cappa-Speleo Club di Roma, Cavità artificiali lungo il fosso dell’Acqua Alta, in Informazioni,
Giu-Dic.1993 pp.34-42.
2. S.Quilici Gigli, Blera, Mainz am Rhein, 1976, pp.40-76.
3. S.Quilici Gigli, ibidem, 1976.
4. Anche quest’opera idraulica è stata oggetto di esplorazioni da parte di G.Cappa e T.Dobosz.
5. M.G. Scapaticci, Opere idrauliche in località Piano del Terminaccio presso Norchia, in
Fasti Online Documents Research, Roma, 2008.
L.Proietti-M.Sanna, Tra Caere e Volsinii, La via Ceretana e le testimonianze archeologiche lungo
il suo percorso, Viterbo 2013, pp. 196,197.
6. Al sopralluogo fummo accompagnati dal socio Archeotuscia Tullio Dobosz.