Gli Ipogei di Caltabellotta presso Agrigento Sicilia

Da studioso di Archeoastronomia, frequentatore di grotte, rocciatore e amante delle montagne mi è sempre piaciuto esplorare i siti e i luoghi dal vero, l'unico modo per farsi un'idea personale e scoprire cose nuove

Le grotte e gli ipogei di Caltabellotta vanno assolutamente vissuti dal vero. Nulla può sostituite la realtà!

PREMESSA
La cresta montagnosa che sovrasta l'antichissimo borgo di Caltabellotta (AG) in Sicilia, posta tra i 650 e i 949 metri slm, porta questi toponimi: Argiùni, Vitadda, Guàguàla, Kràtas, Kòllega, Gulèa, Giùbbu, Kristarèdda, Nira. Tranne Giùbbu (arabo Jebel = monte) sono tutti toponimi di origine sanscrita, tradotti dal prof. Enrico Caltagirone, glottologo di sanscrito. Questa cresta è disseminata da decine di grotte naturali, ma adattati alle esigenze di chi le ha frequentate durante la Preistoria, e di ipogei più regolari nella forma: questi ultimi sono tutti opera dell'uomo della Preistoria. Alcuni di questi ipogei sono stati inglobati nelle case degli abitanti del paese; altri sono vuoti o utilizzati come depositi dai legittimi proprietari; uno è di proprietà del Comune e serve come deposito per gli attrezzi del villere della Villa Comunale; un altro è stato trasformato in chiesetta; due sono sotto l'Eremo di San Pellegrino; un altro è utilizzato come ovile e mungitoio per pecore e capre.

ANALISI degli IPOGEI

COMPLESSO RUPESTRE DELLA PIETÀ
Sono 13 ipogei: 10 disposti in gruppo a tre livelli e 3 esterni; hanno nella parte apicale, intagliate nella roccia, 2 vasche abluzionali anatomiche: 1 per adulti e 1 per bambini. 
Vi si accede attraverso Lu Pirtusu, una Porta Aurea (alta metri 5 - larga m. 3,5 - spessa m. 5), scavata nella parte ovest dello sperone del Pizzo Kràtas, lì dove la montagna è più sottile. È una porta di entrata e di uscita in/da un luogo sacro ai Sikàni a forma di un Triangolo Aureo, cioè un triangolo isoscele con angoli alla base di 72° (la base è la Sezione Aurea dei due lati uguali) e al vertice di 36°. Nella parte interna ci sono 6 stipiti, sia a destra che a sinistra, dimostrazione che mantenevano un portone per l'apertura e la chiusura. Entrando da questa porta, attraverso scalini intagliati nella roccia, si accede agli Ipogei del Complesso Rupestre della Pietà, all'Altare Solare "Semicerchio" e alla Necropoli "Ncapu li Rocchi" sul Monte Kòllega.
All'interno del primo ipogeo vi è una magnifica tomba regale, non ancora violata e non facile da aprire (dato il luogo dove si trova, andrebbe sondata) e sulla sinistra un ipogeo "in itinere".  
Esternamente, sulla destra, attraverso alcuni scalini, si sale su un altro ipogeo, confinante con la tomba. Percorrendo una decina di metri all'esterno, si arriva al resto del Complesso Rupestre, composto da dieci ipogei (disposti a tre livelli) uno dei quali è una perfetta "thòlos" che veniva utilizzata  per il Rito di Epifania Luminosa  (Epiphania = Felice di Mostrarsi Divino a Tutti). 
Chi ha costruito questa "tholos" possedeva nozioni di  architettura e di astronomia decisamente evolute e l'ambiente funzionava e funziona ancora come un orologio solare. Alle ore 12 solari degli Equinozi e del Solstizio d'Estate un raggio di luce entra dal foro superiore e colpisce perpendicolarmente l'incavo sul pavimento; accendendo in una ciotola dello zolfo, chi si frappone tra la luce che scende dall'alto del foro e il fumo, viene illuminato e "smaterializzato".
In uno stralcio dell'intervista, per TGR Mediterraneo RAI 3, di Roberto Alajmo del 25 marzo 2012, Carmelo Montagna, architetto, storico dell'arte e studioso della più grande "tholos" del Mediterraneo, la Gurfa di Alia (PA), così afferma:
"Gli ipogei a tholos sono ambienti artificiali, esempio di architettura in negativo scavata dall'uomo. La sua giusta classificazione è quella di manufatti 'per via di levare': in altre parole l’Arte del Levare consiste nel togliere le parti non essenziali dell’opera per farle nascere alla vita, proprio come l’arte della levatrice. Chi scavava questi ambienti aveva in testa come modello di riferimento la Tholos di Atreo di Micene, un codice culturale che va dal V millennio cipriota di Choirokoitia, dove ci sono case a tomba con il foro nella parte alta." 
(Choirokoitia è un sito archeologico che si trova sull'isola di Cipro, nel Mar Mediterraneo. Il sito, che risale al Neolitico, è uno dei più importanti del Mediterraneo Orientale ed è stato inserito nel 1998 nell'elenco dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO.)

IPOGEO DELLA VILLA COMUNALE 
Anche questo è un ipogeo a "tholos" per il Rito di Epifania Solare. Si trova nel punto più alto di quella che doveva essere la più grande necropoli sicana del territorio di Caltabellotta. È alto 6 metri, con un foro al vertice del diametro 1 metro circa. Vi si accede da una porticina di 1x2 metri. La forma è regolarissima: il primo metro alla base ha forma di 1 cilindro, quindi seguono altri 3 metri a forma di tronco di cono, mentre la restante parte finale ha la forma di un tronco di cono bombato; il foro al vertice è stato ostruito da una soletta di cemento nel 1932, quando è stata adibita a casetta per il Villere della Villa Comunale, lasciandovi un foro più piccolo per l'areazione, ma anche da questo piccolo foro, alle 12 solari del Solstizio d'Estate, entra il Sole perpendicolarmente. All'esterno della zona apicale, impossibile da raggiungere, se non da un altro lato dello sperone, vi è un incavo squadrato lungo circa 8 metri che funge da "meridiano indicatore" quando il Sole agli Equinozi tramonta in una forcella naturale nella parte meridionale del Pizzo Kràtas.
I Sikàni già nel II Millennio a. C. praticavano la Catàbasi e l'Anàstasi. In questi 2 Ipogei si praticavano la Catàbasi e l'Anàstasi, rito iniziatico che cominciava con la calata in un angusto ipogeo scavato perpendicolarmente nella roccia (si trova al centro in dell'ipogeo ovale del Complesso Rupestre, è largo circa 1 metro e profondo 3).
Dopo un certo periodo  l'eventuale "resuscitato" era il Kòkalos. 
Il Kòkalos sicano non è stato uno solo come si crede: era un titolo come in seguito il Mìnos dei Cretesi o il Basilèus dei Greci. Indicava un sovrano di rango regale o "re dei re", che prima di diventare tale veniva "iniziato".
Il Rito Solare venne praticato in Egitto anche dal Faraone Akhenaton (Amenophis IV), dagli Antichi Greci e nell'antica Roma dall'imperatore  Augusto nel I sec. d.C. 
I Sikàni lo praticavano molti secoli prima. Con evidenza storica, sia i Greci che i Romani, che assorbivano continuamente il sapere e le tradizioni di altri popoli, hanno trovato in Sicilia (Alia (PA), Caltabellotta (AG), ... ) questo rito e l'hanno adottato.

MONTE KÒLLEGA
Il Monte Kòllega, comunemente chiamato San Pellegrino, è uno sperone di roccia di circa 200 metri in continuazione a ovest del Pizzo Kràtas. Nella parte più alta dello sperone vi sono 2 ipogei, orizzontalmente sovrapposti, di umana fattura: quello inferiore è lungo circa 36 metri; quello superiore 16 metri. Ambedue sono orientati astronomicamente verso il tramonto del Sole.
In epoca cristiana, III - IV secolo, vennero abitate da eremiti, mentre sopra gli ipogei, nel Medioevo, è stato edificato un caratteristico convento per eremiti, denominato Eremo di San Pellegrino che è stato allargato nel XVIII secolo.
Si racconta che, in epoca precristiana, dentro le grotte avvenivano sacrifici di bambini, ma secondo i miei studi, questi luoghi erano adibiti a "culti solari e lunari", e i cosiddetti sacrifici di bambini sono solamente credenze popolari per discreditare un culto precedente (Sincretismo Religioso). Infatti i popoli della Preistoria Siciliana, in primis i Sikàni, erano matriarcali e pacifici; adoravano il Sole e la Luna e li offrivano alla Madreterra che dava loro sostentamento e vita.

IPOGEO  INFERIORE
L'ipogeo inferiore trapezoidale in orizzontale e in leggera discesa, lungo 36 metri, è di Epoca Sicana. È perfettamente orientato a 270° Ovest, cioè al Tramonto degli Equinozi. Nella parte finale c'è una cava, interrotta in tempi remoti, e un cunicolo di circa 10 metri con ancora pietre da estrarre. Se l'ipogeo non fosse stato ostruito all'imbocco con la cripta, il sole lo illuminerebbe fino in fondo, dove lo "scavamento" era in itinere e, ancora una 30ina di metri, avrebbe sfondato il Monte Kòllega con un'apertura a Est all'Alba degli Equinozi.
( è popolarmente detto Grotta del Drago)

IPOGEO SUPERIORE 
Anche questo ipogeo di circa 16 metri, incavato orizzontalmente ed esattamente sopra quello inferiore, è perfettamente orientato a 270° Ovest. Se nel 1721 non avessero edificato di traverso la chiesa, il Sole lo illuminerebbe nella sua maestosità durante il Tramonto degli Equinozi. All'interno ci sono alcuni affreschi e un altarino di Epoca Cristiana, dove anch'io negli anni '60 ho assistito a qualche messa. (è popolarmente detto Grotta del Santo)

Oggi, come più 4000 anni fa, si può ancora assistere a questa magica "IEROFANIA", frutto di grandi conoscenze astronomiche e geometriche che il Popolo dei Sikàni, e forse coloro che li hanno preceduti, aveva e utilizzava in questo luogo per i loro riti legati alla Vita Quotidiana , alla Fertilità , all'Agricoltura, alla Pastorizia e anche alla Navigazione. È emozionante e avvincente, vivere queste esperienze legate al rapporto tra Cielo e Terra così come le vivevano i nostri avi. 

GROTTA DI PORTA PARENTI 
È una grotta (ipogeo) in parte naturale di sicura frequentazione sin della Preistorisa. Si trova in Contrada Portella (Purtedda), precisamente sul primo sperone di roccia della cresta di risalita nel lato ovest del Pizzo Kratas, adiacente alla Necropoli di Nira. Dall'incrocio tra la SP 37 e la Stradella di li Mancusi, si sale per alcune centinaia di metri e si arriva a un piccolo pianoro a corridoio tra due speroni: porta o portella tra il nord e il sud del versante della montagna (da qui forse il nome della grotta e della contrada). Si sale un informe gradone di circa 1 metro e vi si arriva davanti. L'ingresso in ingrottato per accedervi presenta segni di lavorazione artificiale ed è a semicerchio molto arrotondato, largo circa 8 metri; anche la volta è perfettamente arrotondata per circa 20 metri, con pareti a sinistra e destra molto levigate, e il pavimento abbastanza  pianeggiante per circa 10 metri; la base delle pareti è piene di cunicoli angusti, ma poco profondi e con segni di estrazione di pietra in itinere. Quindi attraverso un cunicolo molto stretto di alcuni metri, prima in discesa e poi in salita, si arriva a un piccolo slargo dove si intravede un foro apicale a quota 10 metri dal pavimento, accessibile anche dall'alto dello sperone, con segni della lavorazione a scivolo levigatissimo. Tutta la grotta presenta strati di fuliggine, anche spessa, solo negli angoli, nei cunicoli e nella parte alta più internata. La grotta è orientata a 270°, esattamente al tramonto equinoziale del Sole e dal davanti si vede il mare. Ho osservato che, nel periodo di fine giugno inizio di luglio, nelle primissime ore pomeridiane, fenomeni di luce penetrano dal foro e colpiscono il pavimento nella parte centrale. Tale fenomeno potrebbe costituire un indizio di "Ierofania di Luce" e quindi un uso sacrale dello spazio. La grotta è un continuo rifugio di capre, pecore e mucche. A poche centinaia di metri c'è una grande sorgente d'acqua.

 

Consigliamo vivamente di visitare questi luoghi e comunque tutto il territorio siciliano. L'isola ha molto da offrire a cominciare con i paesaggi ma anche con la sua storia, la sua arte

La storica Valle dei Templi

Il patrimonio arabo e normanno di Monreale

Le cristalline Saline di Trapani

L'Enogastronomia di Catania

 

Insomma la Sicilia (la nostra amata Sicilia) è come un cappello magico che fa uscire fuori tutte le meraviglie.