Geografia a confronto: il fegato di Piacenza ed il fegato Babilonese

Uno dei simboli della cultura etrusca, che viene esposta in maniera quasi pubblicitaria è il famoso Fegato di Piacenza

Si tratta di un oggetto bronzeo che raffigura un fegato di pecora con delle divisioni e sezioni. L’oggetto risale al II sec. a.C. e rappresenta una delle consuetudini e tradizioni legati alla figura del Sacerdote ARUSPICE. Il Sacerdote infatti, al fine di acquisire previsioni e quindi conoscere il futuro, si serviva del fegato ovino o suino. Le protuberanze e le anomalie del fegato avrebbero fornito dati fondamentali per comprendere ciò che sarebbe accaduto in futuro o comunque potevano essere avvisi da parte delle divinità e degli astri. Scoperto per caso (come quasi sempre avviene) da un contadino durante l’aratura nel 1877 a Settimo in provincia di Piacenza, oggi è esposto al museo Civico di Piacenza, presso palazzo Farnese. Rappresenta ancora oggi uno degli oggetti più influenzati dalla cultura orientale poichè la pratica del fegato divinatorio ha origini mesopotamiche. Molti ritrovamenti sono stati fatti ad Hattusa in Turchia, a Rodi, e tra la valle del Tigri ed Eufrate con datazioni più antiche (intorno al 1700 a.C.)

E’ una data che afferma tale cultura ed un periodo antecedente agli Etruschi. Questi ultimi hanno acquisito durante il periodo orientalizzante, la pratica divinatoria e lettura epatica, ritenendola una metodologia ottima per l’interpretazione degli eventi futuri.

Secondo lo studioso Walter Burkert studioso e storico di Storia delle religioni , la diffusione dell’ Epatoscopia era il segno plausibile di un sincretismo culturale avvenuto tra Occidente ed Oriente.

Il fegato bronzeo di Piacenza presenta una divisione complessa che a detta degli studiosi ed etruscologi rappresenta le 16 regioni lungo la parte meridionale, che a sua volta rappresentano la Volta Celeste o Templum Celeste, all’interno 24 regioni ciascuno delle quali rappresenta una divinità; Interessante rapportarsi ad una serie di teorie ed opinioni da parte di appassionati e studiosi che danno una propria interpretazione su cosa possa realmente significare la divisione presente sul fegato bronzeo. L’architetto Franco Purini diceva che somigliava alla mappa delle mura di Roma. Ovvio non dimostrabile e a mio modesto parere al quanto assurdo. Analizzando bene ciascun settore del fegato e rileggendo i nomi etruschi, si nota che non sono divinità etrusche, o meglio le parole non sono così esplicite da confermare i nomi.

Gli ultimi studi fatti, precisano che si tratta di luoghi geografici con tanto di nomi di monti e fiumi. Sovrapponendo la Mappa geografica della valle del Po, sul fegato bronzeo noteremo un perfetto incastro con le protuberanze.

Per esempio il lato sinistro dell’oggetto mostra alcune parole: CRA e CT inseriti all’interno di questi rilievi e sono rispettivamente Alpi Graie e Alpi Cozie; a destra di queste parole c’è uno spesso rilievo che corrisponde a Monviso. Stessa storia si propone sul lato opposto; la parola pado in lingua latina sul fianco destro, sta a significare probabilmente il fiume Po. Quindi il fegato di Piacenza non è una mappatura stellare con sopra indicate le divinità, bensì una vera mappa indicante l’area settentrionale etrusca?

Verificando dall’alto infatti alcuni particolari come la piramide, protuberanza a mezza luna, il rilievo allungato ed il solco centrale noteremo, che la mappa orientata con il nord verso l’alto indica il fiume Po, l’affluente Eridano, il monte Monviso e Cervino-Monterosi.

Il fegato di Piacenza presenta da destra a sinistra la parola USILS = divinità solare. La parte meridionale presenta (sempre da destra a sinistra) la parola TIFR= divinità lunare nonchè di origine Mesopotamica.

Se poniamo il quesito di come sia possibile che il fegato di Piacenza possa avere lontanamente un collegamento con il vicino oriente, avremo come risposta il Fegato Babilonese.

Il fegato babilonese di materiale creta è sorprendentemente uguale al fegato piacentino sia nella forma che nei contenuti. Molto più dettagliata ha le divisioni geografiche molto più delineatee come nel caso piacentino; rappresenta L’Italia, ossia la stessa area geografica del fegato di Piacenza. Curiosa la cosa, non trovate?

Il fegato babilonese si divide sempre settentrionale in Pars Familiaris (regione buona o amica)e meridionale in Pars Hostilis (regione cattiva e nemica). Vi è in maniera più dettagliata il fiume Po e a seguito il monte Monviso- cervino. Questi ultimi sono all’interno del solco a forma di Clave centrale che dovrebbe mostrare e sottolineare la zona piemontese con la Valle D’Aosta. Il solco il cui nome assiro è Kakku, è anche un indicatore la cui punta indica qualcosa.

Per lo studioso Jean Nougayrol sembrerebbe una mappa riferita ad una battaglia (a quale non è chiaro, pertanto non mi pronuncerò), battaglia che si è svolta lungo la valle del Po. Per qualcuno ci sono collegamenti anche con episodi biblici ma dovremmo verificare se tali collegamenti si rivolgono proprio alle battaglie.

In conclusione potremmo dire la parentela tra i due fegati a confronto e la e la zona geografica dell’ Alta -Italia è determinata dai nomi delle parti del fegato che furono estrapolate proprio dal fegato di creta . Ad oggi in anatomia si usano nomi della geografia dell’Antica Europa per indicare alcune parti del fegato. Il che ci fa riflettere

BIBLIOGRAFIA: Walter Burkert, Da Omero ai Magi. La tradizione orientale nella cultura greca , 2ª ed., Padova, Marsilio, 1999 [1984].

ANTONIO GOTTARELLI Cosmogonica. Il fegato di Tiāmat e la soglia misterica del Tempo. Dai miti cosmologici del Vicino Oriente antico ad una nuova interpretazione del fegato etrusco di Piacenza.

(A. Maggiani e E. Simon, op. cit.) in Divinità Infernali