Secondo la fede cristiana i tre Re e Maghi giunsero, dopo un lontano viaggio di 9 mesi, al cospetto del piccolo Gesù (colui che sarebbe stato Re dei Re), portando con se oro, incenso e mirra.
I re pagani giunsero da Gerusalemme a Betlemme, guidati da una stella cometa che non era semplicemente un indicatore ma anche la luce divina che illuminava il loro buio, così da convertirli alla nuova fede, ancor prima di nascere.
Chi erano i re Magi conosciuti con il nome di Melchiorre, Gaspare e Baldassarre? Da dove venivano, quale era il loro percorso, ci sono tracce archeologiche che confermano la loro esistenza, e quindi anche l’evento del 6 gennaio?
Per quanto riguarda le fonti storico-letterarie abbiamo soltanto il vangelo canonico di Matteo che racconta:
Davanti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, il re Erode s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia…
…allora Erode, chiamati segretamente i Magi si fece dire da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li invio a Betlemme esortandoli, andate, ed informatemi del bambino e quando lo avete trovato fatemelo sapere. E loro partirono.
Questa prima lettura parla di un incontro iniziale tra re Erode ed i tre Magi. Quest’ultimi selezionati tra tanti maghi, vengono spinti ad una missione importante, quella di cercare, trovare, e portare al re, il “vero” re dei Giudei ancora in fasce (almeno quanto sta alle previsioni dei Magi). Il tutto avviene in un luogo ben preciso, all’interno del grande palazzo a Gerusalemme di Erode il Grande.
Se il testo evangelico è una fonte scritta, questa potrebbe essere studiata e confermata da fonti archeologiche.
Una di queste è la Fortezza-Palazzo di Erode il Grande
Il palazzo era ubicato a pochi chilometri da Gerusalemme e neppure molto lontano da Betlemme e rappresentava in pieno la megalomania di un personaggio che sapeva di non aver molti valori e proprio in finalità di tale mancanza, fece costruire tra il 28 e 27 a.C. Una colossale fortezza -palazzo rappresentante la sua grandezza, la cui posizione era dominante sul deserto di Giuda.
I lavori terminarono intorno il 15 a.C. La struttura architettonica e le caratteristiche del palazzo raccontano di un Erode politico che visse a Roma per parecchio tempo; si fece amici molti senatori, e acquisì stima, status e molto denaro. La permanenza romana portò Erode ad ammirare lo stile ellenistico e l’architettura greco romana degli edifici, tanto da poterli ridistribuire al momento opportuno, su quello che sarebbe stato il suo grande palazzo.
Esso fu costruito sopra un colle la cui forma era stata adattata ad una sorta di vulcano; probabilmente non fu casuale la collocazione e neppure la forma della collina.
Gli archeologi scoprirono la struttura nel 1834 ma i lavori furono ripresi nel 2000 fino poi nel 2011 per portare alla luce altre strutture all’interno della fortezza.
I resti del grande palazzo sono posizionati proprio sopra questo cono dalle sembianze vulcaniche a circa 780 m. s.l.m. Tale posizione permetteva al re Erode di ammirare e controllare dall’alto Gerusalemme che dista ancora oggi 12 km.
I recenti scavi (essendo approfonditi) hanno evidenziato che la collina è in gran parte artificiale e che la sua realizzazione avvenne per far ricreare una sorta di vulcano che rappresentasse il POTERE del re Erode…come accennato sopra.
Nonostante la distruzione della Fortezza-Palazzo avvenuta nel 70 d.C. , le rovine sono ancora abbastanza evidenti e in ottimo stato e ancora oggi permette ai visitatori di avere l’idea di quella che era la complessa e ricca struttura.
Tra il 2010 e 2011 gli archeologi hanno portato alla luce stanze, bagni rituali, cisterne d’acqua e nell’ultimo anno, i resti di una sinagoga del I sec. A.c. I vari ambienti permettono di comprendere lo stile di vita ed i comportamenti sociali, cultuali verificatesi nella Bibbia.
I ritrovamenti poi sono stati confrontati con gli scritti di Flavio Giuseppe (scrittore, politico, di origini ebraiche del I sec), il quale descrisse dettagliatamente il palazzo e la sua posizione; effettivamente corrispondono.
In particolare la robustezza della fortezza descritta da Flavio Giuseppe è confermata dai ritrovamenti archeologici.
Continuiamo a cercare altre fonti archeologiche…che raccontano dei re Magi ed il loro percorso.
Sempre il vangelo di Matteo (Mt 2,1-12) dice.
Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino con Maria sua madre, e prostrati lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Tutto questo sta a raccontare un episodio che porterà a degli eventi che assumeranno ad oggi, più un valore religioso e simbolico che storico.
Ma in realtà gli episodi raccontati da Matteo descrivono quegli stessi elementi storici, antropologici e sociali dell’epoca che possono essere verificati e confermati attraverso le fonti archeologiche.
Fonti storiche da parte di Erodoto e Plinio il Vecchio raccontano di come nell’area siriana fossero presenti dei maghi, identificati come Sacerdoti dello Zoroastrismo.
La letteratura orientale ed in particolare quella siriana fa presente che l’esistenza di questi sacerdoti era fondamentale per la collettività perhè attraverso il loro studio dei cieli permettevano di tradurre messaggi divini in messaggi terreni e conoscere gli eventi futuri.
Stiamo parlando di sacerdoti , quindi è evidente che i re Magi non erano RE, non erano sovrani, non possedevano territori ne tantomeno sudditi; essi erano semplicemente maghi inseriti in una casta sacerdotale, le cui doti erano quelle di poter interagire con il cosmo al fine di avere delle risposte.
Non possiamo neanche avere certezze sul numero di tali maghi, poichè Matteo non fa cenno di un numero preciso; ci dice che provengono da Oriente e questo conferma che il luogo di provenienza possa essere l’Iran o l’ attuale Yemen la cui religione “madre” era proprio lo Zoroastrismo.
Alcuni archeologi collocano la provenienza di Melchiorre, Baldassarre e Gasparre a Kashan nel nord ovest dell’Iran ed è identificabile come la località più importante di questa religione antichissima. Da qui partivano il magush, cioè il sacerdote zoroastriano.
Quasi sicuramente, i re Magi provenivano da questa città dove studiavano astronomia e dove si unirono alla casta sacerdotale. Avevano età diverse: uno anziano, uno mezzano, ed uno giovane.
Sono stati fatti moltissimi ritrovamenti di interesse archeologico relativi ai Magush e quindi ai maghi dello Zoroastrismo.
Sono sopratutto bassorilievi che mostrano questi abili sacerdoti nell’atto di leggere le stelle e realizzare delle Mappe. Proprio come fecero i re Magi.
Molti di questi mostrano sacerdoti intenti nella lettura astrale, ma anche nello svolgere dei riti legati al fuoco sacro, come detta lo Zoroastrismo. Uno dei più interessanti si trova a Londra al Britsh Museum e si tratta di un rilievo raffigurante un mago/magush intento ad adorare il fuoco; allo stesso tempo egli è circondato da stelle e si vede la Luna.
Probabilmente il rito richiedeva l’adorazione al fuoco sacro così da permettere al sacerdote di poter prima purificare il luogo, poi leggere gli astri ed interpretarli.
Molti altri reperti archeologici dimostrano l’esistenza di maghi, come anche diversi altri bassorilievi del sito di Persepolis.
L’archeologia non solo ha dato la possibilità di confermare quanto scritto sui vangeli ma, ha permesso di evidenziare la figura dell’evangelista Matteo come un cronista che ha riportato usi, costumi e leggi di popoli che avevano rapporti con la Giudea, a distanza poi di 70 anni.
I re Magi, quindi provenienti dall’attuale Iran, cioè dall’Oriente (come scrive Matteo), giunsero prima a Gerusalemme per incontrare re Erode il Grande, poi a Betlemme. Giunsero per adorare un bambino che avrebbe sostituito di li il fuoco sacro dello Zoroastrismo e con esso tutte le forme pagane di loro conoscenza.
Il vangelo di Matteo racconta anche di come si presentava la località di Betlemme. Dio per nascere “bambino” scelse il luogo più povero ed umile del territorio, appunto una cittadina abitata principalmente da pastori. Nei dintorni dell’attuale Betlemme sono ancora presenti tracce di insediamenti risalenti al periodo erodiano e romano.
Gli insediamenti sono rappresentati dalla presenza di antichi resti di frantoi, vasche, grotte lavorate per renderle abitabili. Intorno a quella che è la Basilica della Natività sono distribuite grotte e case rupestri che confermano la presenza di abitazioni di pastori; come confermano anche l’attività agricola, i ritrovamenti di numerosi silos, cavità coniche all’interno dei quali venivano conservati gli alimenti.
Sono stati ritrovati negli ultimi decenni, attraverso recenti scavi, anche numerosi forni; all’interno di alcune grotte a più camere, sono stati ritrovati tracce di metallo che confermano la presenza di animali e quindi l’identità di una stalla. Tutti segnali che determinano l’autenticità della piccola Betlemme ai tempi di Erode.
La grotta della Natività che oggi da spazio alla Basilica della Natività ( eretta nel 330 per volere di Sant’ Elena, madre dell’imperatore Costantino), era sicuramente una delle tante abitazioni-stalle appartenenti a dei pastori. Probabilmente (come confermano ultime ricerche da parte dei frati Francescani -custodi di Terra Santa) quest’ultima poteva essere un possedimento di Giuseppe. E anche se non sappiamo con certezza se proprio li nacque il figlio di Dio, sappiamo attraverso scavi archeologici, confrontati con i testi, che Betlemme era effettivamente un villaggio di pastori.
Si potrebbe seguitare ad elencare tutti i siti e resti che attestano non tanto , la presenza dei re Magi e la nascita di Gesù Bambino quanto la dettagliata descrizione e racconto di un autore cronista che, espone l’evento inserendo i particolari geografici, storici, culturali, antropologici e sociali di quei tempi. Questo ha permesso agli studiosi di fare importanti scoperte.
Dobbiamo inoltre considerare che Matteo scrisse il Vangelo circa 70 anni dopo la morte e resurrezione di Gesù. Ciononostante ancora oggi il suo vangelo rimane la fonte letteraria-storica più attendibile…
La dove non abbiamo prove storiche e materiali…
…rispondo con una frase di San Paolo: la fede è un atto di umiltà con la quale si evita di ragionare.