Gli Etruschi e il Mare. Populonia

Populonia alla sua fondazione era una fortezza-ammiragliato. La città  arrivava a Cartagine a sud e alle Alpi a nord. 

Dobbiamo finire di parlare delle comunicazioni fra Corsica, Elba e Populonia per capire quanto raffinato fosse il sistema di difesa marino etrusco già nell’VIII-VII sec.aC; ma prima occorre rendersi conto della loro conoscenze urbanistiche, territoriali infrastrutturali e architettoniche che si accompagnano a quelle marinare, agricole e metallurgiche. Gli etruschi non percorrevano solo vie marine lunghissime, ma costruivano anche strade, come i reticoli regionali fatti dai Micenei in Peloponneso nel XIII-XII sec.aC, con raffinate tecniche e opere di ingegneria, quali ponti, gallerie per il drenaggio di acque, dighe.

 I Tirreni-Etruschi avevano ereditato le conoscenze micenee, gli Elleni no. Già nell’VIII sac.aC. gli Etruschi bonificavano territori e vi tracciavano divisioni spaziali con strade e canali, che i Romani chiameranno centuriazioni; insegnarono a Romolo come si fonda una città e con quali regole di matematica si disegna. La Roma sul Palatino era un rettangolo di 720x864 cubiti (360x432 mt) composto da iugeri (36x72 mt). Populonia evidenzia un quadrato di 720x720 cubiti accoppiato a una diversa forma dell’acropoli. 

 La misura dello Iugerum la troviamo fin delle prime città come Vetulonia e anche qui a Populonia, che io giudico costruita appunto fra le prime. Sempre in  questo VIII secolo, ed esattamente nel 721 aC., veniva costruita la città di Khorsabad in Assiria con le stesse misure e figure geometriche mesopotamiche; e nello stesso periodo anche  Zernaki Tepe presso il lago Van in Anatolia. Era  ancora con un progetto matematico.  Anche Cuma è stata fondata negli stessi  anni, ed è anch’essa una città con un rigoroso progetto matematico assiro, che esclude un progetto greco. 

Essa mostra  le stesse tipiche misure di Cirene (che però è stata fondata un secolo dopo): cioè l’uso dei numeri delle figure geometriche assire-etrusche con la misura in piedi (5 piedi x 3 cubiti, come in Etruria) invece che in cubiti assiri; e con le stesse caratteristiche della città assira-etrusca, cioè un’acropoli decentrata e divisa dall’abitato, tre porte principali  e geometrie derivate dalle forme del Bur e dallo Shar assiri e etruschi. Tanto da pensare che i Cumani siano venuti dalla Cuma asiatica (città eolica, Kime) non dall’Eubea, più influenzata dai Fenici che dagli Assiri: tanto più che l’ipotesi euboica di letteratura è forzata  per sostenere la teoria della donazione dell’alfabeto ionico agli Etruschi; che ormai è inutile dopo la scoperta della nascita dell’alfabeto etrusco nel mondo egeo di Lemnos. Non è nemmeno detto che l'architetto di Cuma non fosse un etrusco di Vulturnum, la grande città che le sta vicinissima e con cui ha sicuramente fatto un patto per avere il sito che occupa: lo dice la geopolitica. Le tre planimetrie, di Populonia, Roma romulea e Cuma, hanno la stessa scala e si comprende bene che Cuma è una città, Roma un quartiere e Populonia solo una fortezza-santuario, un apparato militare-sacro o meglio un ammiragliato coi santi. A Populonia facevano capo tutte le segnalazioni che provenivano dall’Elba con fuochi e fumi, che poi arrivavano in Corsica e viceversa.

Solo qui poteva esserci il tempio (in forma di palazzo, perché i templi che conosciamo vengono costruiti dal VI sec. aC). La piccola Populonia era comunque disegnata come una città, come ho constatato anche nell’analisi divisionale di Marciana all’Elba. La scala urbana non mutava la regola del progetto, che prevedeva un’acropoli, un abitato e un foro, cioè uno spazio pubblico: quando non c’era spazio, ad esempio per terreni in pendenza, si creava con muraglioni a retta, come è successo a Fiesole (ancora oggi, da 2700 anni, sorretto da un muro pelasgico); a Populonia è stato sagomata la sella che unisce l’acropoli all’abitato, tipica dell’Etruria settentrionale.

Nella prima fase l’abitato era probabilmente la sede della guarnigione e il foro la Piazza d’armi (sempre presente davanti all’acropoli nelle città assire). La Populonia-città aveva due porti, come la maggior parte delle città marinare fenice-minoiche-micenee: uno a nord del promontorio, cioè nel golfo di Baratti che era più ampio di oggi, allungato a NW in forma lagunare; l’altro a sud, nella più vasta laguna formata dal fiume Cornia, molto capiente.

Nella città vecchia si è costruito il foro con i templi urbani. La città superiore è mutata soprattutto nel I secolo aC., quando Silla, vincitore dell’esercito di Mario (che purtroppo era già deceduto prima per malattia), ha fatto pagare alle città etrusche l’appoggio dato a lui: così furono prese, saccheggiate e date alle fiamme le città dell’Etruria settentrionale, come Populonia, Vetulonia, Fiesole. 

Con la ricostruzione iI foro di Populonia assunse l’aspetto attuale e alla sua estremità meridionale furono costruite grandi ville. In quel foro  ancora oggi si può passeggiare e osservare comodamente la costa orientale dell’isola d’Elba alla cui destra (per chi guarda da qui) veleggiavano le navi provenienti da Cartagine. Non credo che sia molto diverso dall’originario. Proprio la costruzione sillana del foro di Populonia ci racconta cose molto interessanti, specialmente se l’accostiamo ad altri due interventi di Silla nei fori di altre due città che ha ricostruito: Aleria in Corsica e Fiesole (che ho già trattato in Cu.Co. 428 del 18/12/21): i nuovi complessi urbani usano tutti  quanti le misure etrusche.

Se non si tratta di ricostruzioni pedisseque (non tutte) bisogna pensare o al ricorso a architetti etruschi o a romani che hanno studiato con gli etruschi. In ogni caso abbiamo la testimonianza che le misure romane derivano direttamente da quelle etrusche (non dalle greche) e che avranno una loro autonoma elaborazione da queste solo in età imperiale. Non mi sembra poco, a chiusura dei tentativi di molti studiosi di grecizzare anche questa materia. Infine, cerchiamo Dioniso, il dio ritenuto patrono di questa città.

L’etimo di Populonia per tradizione viene derivato da Fufluns, il nome etrusco del giovane semidio Dioniso nato da  Zeus e Semele, figlia del fenicio-tebano Cadmos: quindi un dio della mitologia-teologia cadmea (semita) che si integra in quella ionica in periodo miceneo (v. Erodoto i Fenici-Gefirei a Atene): infatti il suo nome “di-wo-ni-soo” si è trovato scritto in una tavoletta micenea in Lineare B. Era un dio tebano e dell’area dell’Egeo settentrionale, dove viene fotografato nel famoso Inno Omerico a lui dedicato, rapito dai pirati tirseni-tirreni-etruschi. 

Se non si tratta di ricostruzioni pedisseque (non tutte) bisogna pensare o al ricorso a architetti etruschi o a romani che hanno studiato con gli etruschi. In ogni caso abbiamo la testimonianza che le misure romane derivano direttamente da quelle etrusche (non dalle greche) e che avranno una loro autonoma elaborazione da queste solo in età imperiale. Non mi sembra poco, a chiusura dei tentativi di molti studiosi di grecizzare anche questa materia. Infine, cerchiamo Dioniso, il dio ritenuto patrono di questa città.

L’etimo di Populonia per tradizione viene derivato da Fufluns, il nome etrusco del giovane semidio Dioniso nato da  Zeus e Semele, figlia del fenicio-tebano Cadmos: quindi un dio della mitologia-teologia cadmea (semita) che si integra in quella ionica in periodo miceneo (v. Erodoto i Fenici-Gefirei a Atene): infatti il suo nome “di-wo-ni-soo” si è trovato scritto in una tavoletta micenea in Lineare B. Era un dio tebano e dell’area dell’Egeo settentrionale, dove viene fotografato nel famoso Inno Omerico a lui dedicato, rapito dai pirati tirseni-tirreni-etruschi. 

L’accostamento Dioniso-Tirseni non era casuale. A Tebe Dioniso si collegava ai culti orgiastici dei Kabiri e per questo era simile al dio lemnio Efesto, nominato addirittura nella la città di Efestia. È importante notare che i due Dei insieme vennero trasferiti a Atene nel V sec.aC. dopo le guerre persiane in posizioni che denotano il loro rango primario: Efesto nell’Agorà e Dioniso nel teatro dell’Acropoli. Ricordo che Tarquinio Prisco era indicato dai Romani come sacerdote dei Kabiri, che è un nesso importante fra Lemnos e Roma-Etruria. Le date tarde di importazione dei due dei in Attica significano che il Dioniso-Fufluns etrusco viene agli Etruschi direttamente dall’Egeo settentrionale, non da un contatto (tardo) coi Greci. Immaginiamolo proprio come il giovane dio che trasforma i pirati in delfini, dove ritornerò in conclusione di questo ciclo del mare. Dioniso e Efesto hanno una evoluzione deteriore del rito tutto orgiastico in età ellenistica, che non è quello originario legato tanto misteriosamente alla metallurgia e alle acque da domare. 

Per approfondimenti sull'argomento e sugli studi recenti, potete consultare gli scritti del prof. Mario Preti sul sito ufficiale www.mariopreti.it o http://www.culturacommestibile.com/