Le divinità delle acque sotterranee e dei boschi o sacri: la dea Furrina e la dea Cavatha

Dopo essere mancata per un po', ho deciso di riprendere questa avventura e scrivere qualcosa su un luogo a me molto familiare

Ho deciso infatti di parlare di un’area non molto lontano da casa mia, dalla mia città, e di parlare delle divinità che occupavano questi luoghi. Sto parlando di una delle zone a mio modesto parere, più belle di Roma.

Cantata da poeti, luogo di battaglie, spazio per innamorati appartati, sto parlando del Gianicolo. Si perchè non tutti sanno che anche qui vi sono tracce di storia raccontate da pochi ma importanti resti archeologici.

No tranquilli TUTTI non mi soffermerò a parlare di Garibaldi, a fare l’elenco degli eventi del Risorgimento Italiano, ne tanto meno mi metterò a descrivere lo splendido panorama che ancora oggi possiamo ammirare dalle terrazze. Vi parlerò dell’antico luogo incantato che pochi conoscono , un luogo amato, rispettato e allo stesso tempo temuto dai romani e scelto dai popoli orientali giunti nel territorio italico per creare luogo di culto. Sto parlando del Bosco della antica FURRINA o Lutus Furrinae e della sua principale divinità “Furrina o Furina” che abitava questi luoghi perchè bui e nascosti.

In questo bosco vi erano molti corsi d’acqua sotterranei che uscivano all’esterno e una delle più importanti era appunto la sorgente Furrina. Oggi non e visibile ma da alcune descrizioni fatte dagli archeologi dei primi del “900”, doveva scorrere lungo il percorso che va da Villa Sciarra al sito archeologico del Tempio Siriaco (via Dandolo)
Fontana con sculture rappresentanti ninfe delle acque, Villa Sciarra

Dobbiamo considerare che la zona di Trastevere e Gianicolo fino al VI sec a.C era Etruria tanto da essere chiamata la “porta di Veio”, cioè l’ingresso dell’Etruria rispetto Roma. Fu anche luogo difeso fino alla fine dal re etrusco Porsenna. Quindi alcune usanze, culture e religioni potevano avere impronte etrusche e romane.

Secondo alcune iscrizioni trovate nel 1906 in loco, si parla di un luogo sacro chiamato Lucus Furrinae, la cui immagine è legata all’Oltretomba o comunque a tutti quei luoghi nascosti e sotterranei (comprese le acque). Varrone ci parla di una ninfa Furina legata alle acque sotterranee e ai pozzi venerata in età arcaica, il cui compito era anche quello di accompagnare le anime da una parte e l’altra del bosco sacro, il bosco della Furrina, situato all’epoca dove oggi vi è via Dandolo e tutta l’area di villa Sciarra. Varrone ci dice che era un bosco fitto, ricco di vegetazione che determinava una sorta di marcatore di confine tra il luogo terreno e quello ultra terreno.

La dea Furrina era un vero custode del Bosco che poteva provocare anche paura a coloro che non avrebbero rispettato il luogo Sacro. Motivo per cui i romani difficilmente oltre passavano il confine definendo il bosco, luogo maledetto e ignoto e da non attraversare.

Infatti nel bosco della Furrina si rifugiò Caio Gracco che per fuggire dai suoi nemici, approfittò della protezione della Dea e dell’immunità del luogo. Poi però per evitare di cadere nelle mani dei nemici, si fece uccidere dal suo servo Filocrate nel 121 a.C.

Il bosco della Furrina fu anche luogo segreto dove Giulio Cesare incontrava Cleopatra durante il soggiorno romano di quest-ultima, per evitare visite sgradite e sopratutto evitare di essere troppo nell’occhio del mirino. Vi era infatti una Domus rustica nella parte più bassa del bosco, quella che oggi chiamiamo “Orti di Cesare”, vicino la stazione Trastevere.
Immagine di Caio Gracco fuggito nel bosco della Furrina, pugnalato per suo volere dal servo Filocrate

Vi era un vero culto dedicato alla dea Furrina o Furina guidato dai Flamini romani (sacerdoti legati alle divinità delle acque e dei boschi), attraverso i quali si svolgeva un rito legato all’acqua. Dobbiamo ricordare che vi erano molte sorgenti sotterranee e che probabilmente la Sorgente Furrina (la principale) scorreva sotto il Tempio Siriaco. Quest’ultimo posto nelle vicinanze di Villa Sciarra, presenta ancora una struttura complessa datata II sec d.C. Ma parte delle fondamenta sono ancora più antiche.

E’ probabile che anche la popolazione siriana ed ebrea, abitante della zona Trastevere (aldilà del Tevere, riva destra), si dedicasse ai culti uniti ai boschi, alle acque sotterranee e alla rinascita. Ciò potrebbe far pensare che il culto della dea Furrina possa essere stato importato a Roma dal Mediterraneo ; ma allo stesso tempo potrebbe avere qualche collegamento con le divinità etrusche .

La divinità si sarebbe festeggiata il 25 luglio (come indicato da Palladio in Opus Agricolturae perchè periodo di raccolta; Furina essendo divinità delle acque sotterranee rappresentava proprio l’elemento fondamentale sfruttato per l’agricoltura, attraverso canali e pozzi. Stessa data veniva stabilita per la dea etrusca Cavatha.

Potrebbe la dea Furrina-Furina considerata come divinità’ dei pozzi, dei sotterranei e divinità’ lunare avere collegamento con la divinità ancor più antica di Cavatha- Catha? Anche quest’ultima, moglie del dio Suri , dio delle tenebre, è una divinità femminile e lunare, è legata altrettanto ai luoghi nascosti e alle acque sotterranee.

In entrambi i casi i riti vedono presenti luoghi o altari vicino le acque o canali artificiali; e sempre in entrambi i casi le due divinità favoriscono un dolce passaggio al defunto nell’oltretomba o Ade.

Non possiamo non vedere collegamenti tra questi due personaggi religiosi. La divinità Cavatha era già presente nel pieno VII sec a.C. Mentre la divinità Furrina comincia a far parte della religione romana più avanti con Numa Pompilio, per poi essere messa nel dimenticatoio. Sarà infatti Augusto (buon conservatore delle consuetudini religiose) a recuperare il culto della dea Furrina. Ma non durerà molto, come denuncia lo stesso Varrone.

Questo sta ad indicare l’ incontro religioso e cultuale tra etruschi e romani, questi ultimi faranno dei piccoli cambiamenti. Allo stesso tempo ci sono interventi orientalizzanti spinti dalla presenza di popoli stranieri provenienti dal vicino oriente come Siriani ed ebrei che includono i loro luoghi di culto.

Non si esclude che il tempio Siriaco di via Dandolo (Gianicolo) non fosse legato al culto della dea Furrina, perchè come confermato dagli scritti di Rodolfo Lanciani e dai Testi del Caorelli, sotto vi è ancora una sorgente che segue un percorso sotterraneo e che va a comunicare con una vasca situata proprio difronte il tempio.
Settore orientale del Tempio Siriaco presso via Dandolo

Stessa situazione è riscontrabile nel luogo sacro di Pyrgi (Cerveteri). Il tempio C di forma circolare è sicuramente legata alla figura della divinità Catha (divinità lunare ma di probabili origini fenice). All’interno vi è sempre una vasca le cui funzioni probabilmente erano legate ai corsi d’acqua. Ci sono inoltre delle cavità e diversi canali sotterranei e che alimentano la vasca. Ancora una volta un ambiente sacro unito a delle fonti di acqua.

Stiamo parlando di due rappresentanti del femminile, di due immagini che aldilà di identificarsi come donne e quindi come generatrici e procreatrici, sono anche coloro che, mantenendo sempre una immagine materna, accompagnano l’essere umano nell’Ade, aiutano così ad attraversare le tenebre dando così speranza.

La presenza poi di acqua ci mette in rapporto con l’elemento purificatore pre cristiana.

Tornando al nostro meraviglioso bosco della Furrina, dobbiamo ricordare che era situato sulla riva destra del Tevere e che per i romani equivaleva al non oltrepassare quel limite, quel confine dettato da un entità superiore come la dea Furrina, nonchè dalla disciplina religiosa dell’epoca. Lei era una dea rispettata ma anche tanto temuta, un timore legato al rispetto che oggi chiameremmo: il timor di Dio.

Se avete modo e occasione di fare una splendida passeggiata per via Dandolo e visitare l’interno di villa Sciarra, avrete occasione di respirare l’essenza di quel bosco sacro che ha lasciato il suo ESSERE. La villa ancora oggi mantiene le caratteristiche di un bosco e mostra qua e là qualche fontana arricchita da sculture rappresentanti ninfe e divinità dell’acqua, compresa la nostra amata Furrina.