Gonfienti prima realtà metropolitana etrusca

L’insediamento etrusco di Gonfienti, ce lo dicono i ritrovamenti archeologici e gli studi re - - Ilva matrix centi (cfr.“CuCo”, dal n.246 al n.261), fu un emporio metropolitano di primaria importanza, così come di là dall’Appennino lo fu l’etrusca Kainua (Misa), l’odierna Marzabotto.

Al riguardo occorre sottolineare una volta di più, alla luce di quanto sta emergendo dalle ultime ricerche, che i due centri, tra loro congiunti dalla via transappenninica, contrassegnavano il primato e l’eccellenza della potenza politica ed economica degli Etruschi pienamente acquisita in quei territori nel periodo arcaico. Per Gonfienti si trattò del consolidarsi di un ruolo ‘aggregante’ che la città bisentina svolgeva fin dal VIII-VII sac (C. Pofferi: Dai Principi alla città etrusca sul Bisenzio) specie in ordine alle grandi bonifiche idrauliche in atto nella Piana, all’incremento della produzione agraria e alla funzione mercantile svolta, per le merci provenienti dal Volterrano, dall’Arno (via fiume) e dalla Val di Chiana. Un ruolo, quest’ultimo, accresciuto a dismisura dopo il completamento della “strada dei due mari”, la ‘direttissima’ da Pisa a Spina. A quel primo emporio si sovrappose un progetto territoriale all’avanguardia e senza precedenti che, per certo, era stato elaborato sotto la regia non di un’unica pòlis (non poteva essere altrimenti!). Resta la suggestione che la nascente ‘metropoli’ realizzasse nel VI sac il disegno di un carismatico artefice (al momento incognito) che aveva trasmutato i dettami dell’Etrusca Disciplina in scienza del territorio e le risorse minerarie elbane in motore di ricchezza (Ilva matrix). Qui confluiranno i preziosi carichi grazie all’interscambio modale ‘mare-terra-fiume’ che utilizzava attracchi sicuri, come dimostra il ‘porto urbano’ ritrovato nel 1998 nell’area della Stazione di «Pisa-San Rossore» e, oltre il fiume, la grande strada glareata. L’Elba, olim Ilva, già da oltre un millennio riserva di fruttifere miniere di rame e di altri preziosi minerali, alimentava tutti gli empori tirrenici da Caere a Pupluna. Intorno al VII-VI sec. (a.C.), l’isola, ribattezzata dai naviganti greci - così riferisce Aristotele - con l’appellativo di Aithaléia allo stesso modo dell’isola di Lemno che fu anch’essa dominio dei Tirreni, era divenuta con l’evolversi della metallurgia il più importante polo estrattivo per il ciclo del ferro grazie ai giacimenti di ematite micacea ed altri ossidi. Alla luce di questo ruolo il significato di “fumosa” dato a quel toponimo (C. De Palma: Le origini degli Etruschi) assume un’accezione particolare, tanti erano i forni fusori attivi sulla costa per lo sfruttamento dei giacimenti minerari che gli abili metallurgi etruschi avevano imparato a ridurre per forgiare il prezioso metallo. Sul promontorio di Piombino, a N/E dell’Elba, la pelasgica Pupluna, alias Flufuns in onore della divinità etrusca, unica roccaforte marittima nel territorio vetuloniese, accrebbe anch’essa d’importanza perché l’ampia insenatura di Baratti, da Punta delle Tonnarelle al Poggio del Molino, costituiva un approdo ideale, riparo naturale sulla terraferma sia per le navi di tipo mercantile sia per le imbarcazioni ibride munite del caratteristico sperone di prua che ne facilitava lo spiaggiamento. Infatti, tutto l’arenile, nelle zone maggiormente esposte ai venti, si prestava magnificamente per allestire fornaci per un primo trattamento dei minerali appena sbarcati. L’osservazione remota dal mare dei fumi di questi rappresentava a ragione una pericolosa quanto indesiderata spia. E c’è da dire che le rotte commerciali marittime nel Mar di Sardegna e nell’Arcipelago toscano non erano così tanto sicure, specie dopo la conversione alla pirateria dei Focesi, un tempo alleati, divenuti assai bellicosi nella contesa delle ricchezze elbane. La grande battaglia navale di Alalìa, combattuta nel 540 a.C. sulle coste orientali della Corsica, fruttò per alcuni decenni la supremazia della flotta Cartaginese e Etrusca. Tuttavia, le ostilità non erano state del tutto debellate nel Mar Tirreno, per i blocchi navali di Cumani e Italioti. Inoltre, tutte le rotte da Populonia verso sud risultavano ancora contrastate tanto era stato forte il legame della città con la colonia corsa. Fu allora che, mutando i regimi politici, fu perseguito il progetto di una grande arteria terrestre che dalle sicure darsene pisane avrebbe portato il prezioso metallo a ridosso delle creste appenniniche in prossimità dei preesistenti empori fluviali sull’Arno, bypassando le rotte meridionali. La piana di Gonfienti offriva abbondanza di acque e la presenza di estese coperture arboree sui poggi ad uso di nuove officine metallurgiche. I minerali sarebbero stati trasportati ancora grezzi con robusti carri a quattro ruote (pilentum). Inoltre, con quella nuova via si andavano anche a ‘rinsaldare’ le catene dei flussi delle antiche sentieristiche usate per il trasporto delle merci verso il Po: dalle valli del Serchio e della Lima a N/O, dalle colline metallifere a S/O e dalla stessa Valtiberina a S/E. Fin dal villanoviano (XI/IX sac) esisteva un transito transappenninico dalle terre dei Tirreni, garantito da numerosi tratturi pastorali (‘vie sacre’) che servivano il commercio al di là dell’Appennino. Tra l’VIII e il VII sac questi percorsi saranno potenziati fino a raggiungere l’akmé tra il VI e il V sac. proprio con la nuova ‘via direttissima’. Gonfienti e la Val di Bisenzio si trovarono così ad essere nel mezzo dei territori prima occupati da Ligures e Umbros, relegati dagli Etruschi sulle alture oltre i valichi.

di Giuseppe Centauro

Da “Cultura Commestibile”   per Ilva Matrix comitato scientifico. N. 368.

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.