Man mano che si approfondisce il rapporto fra il popolo etrusco e le sue infrastrutture in Italia ci si accorge che diventa sempre più debole il concetto di città-stato per quanto riguarda l’organizzazione politica, se si attribuisce ad essa un potere esclusivo sul suo territorio rispetto a tutte le altre città etrusche. Ad esempio, chi ha deciso di fare una via marittima, fluviale e stradale per collegare il Tirreno all’Adriatico e in definitiva Populonia a Spina? Non esiste una singola città che dimostri una tale potenza economica e una strategia così complessa. La stessa comunità della valle dell’Arno nel VII sac composta da Gonfienti, Fiesole e centri minori, non ne aveva la forza economica; anzi essa stessa deve la sua nascita al maggior progetto. Se tutto Il territorio etrusco in Italia appare coordinato a macro-scala nei suoi aspetti logistici infrastrutturali, dobbiamo dedurre che ci siano state decisioni politiche federali - forse da individuare in quelle riunioni periodiche al Fanum Voltumnae che ci sono state tramandate. Ad esempio, la decisione della infrastrutturazione del valico appenninico, o l’accesso alla navigabilità dell’Arno o a quella del Tevere sono state certamente concordate da una serie di città, se non tutte. Quindi dobbiamo considerare che la comunità etrusca della valle dell’Arno non costituiva un elemento a sé stante, ma un tassello della civiltà etrusca che decideva obiettivi di livello generale (importanti per tutti o quasi tutti). Non c’era nemmeno differenza fra centri e periferie nei medesimi anni, come abbiamo recentemente dimostrato all’Isola d’Elba (M. Preti e M. Zecchini: Le Fortezze Etrusche dell’Elba alla luce della Matematica delle origini, Accademia Edu/43529824). Il sistema fiorentino-pratese si riconosce fra le comunità precoci, completamente matura già nel VIII-VII sac, attivo nei settori tipici delle civiltà evolute, cioè infrastrutture, bonifiche agrarie, architetture, produzione e commercio di beni, logistica terrestre, fluviale e marina. Le capacità progettuali - elemento fondamentale di una civiltà - con il loro sapere erano alla base di questi sistemi. La valle dell’Arno fra Gonfienti e Fiesole non aveva miniere ma godeva di due specifiche che l’hanno caratterizzata da allora: da una parte la feracità agricola generata dalle bonifiche idrauliche che permetteva insediamenti numerosi e esportazione di derrate alimentari come cereali, olio e vino, cioè un surplus; dall’altra tre infrastrutture logistiche fondamentali: la via d’acqua dell’Arno dal mare fino alla piana fiorentina, aperta tutto l’anno; la strada di scavalco degli Appennini attraverso la valle del Bisenzio fino alle città etrusche di Kainua-Marzabotto e Velzna-Bologna; la via d’acqua del Reno fino a Spina. Esse collegavano la città portuale etrusca di Populonia e le aree minerarie delle Colline Metallifere e dell’Elba con la città-mercato di Spina e la Val Padana e di qui con le vie marine adriatiche e le strade alpine. Il nodo logistico etrusco di Gonfienti si comparava per importanza con quello del passaggio del Tevere a Ruma e con quello che scavalcava il fiume Vulturnum aprendo l’accesso alla Campania: sicuramente erano infrastrutture pensate, decise e progettate dalla civiltà etrusca o da più città insieme. Questo dimostra che non possiamo definire le città etrusche propriamente Città-Stato, ma Città-Federate. Non entro nel tema della Dodecapoli che mi sembra un argomento squisitamente letterario e poco scientifico. La presenza etrusca nella piana fiorentina-pratese ha significato la prima trasformazione antropica del territorio e l’esecuzione di opere grandiose: le infrastrutture viarie come strade carraie; l’organizzazione della via fluviale dell’Arno che, oltre all’allestimento di approdi può avere necessitato, in particolari tratti come la stretta della Gonfolina, di strade sulle sponde per carri con buoi o cavalli per trainare le navi; la divisione spaziale agricola con i canali di bonifica della piana; l’urbanizzazione puntuale che ha visto in primis la costruzione del porto e dell’abitato di Gonfienti; la costruzione di postazioni militari di difesa per garantire la fruibilità delle infrastrutture; l’organizzazione politica e amministrativa; la costruzione di luoghi di culto e di necropoli. Dobbiamo notare che la medesima via fluviale dell’Arno ha proseguito la sua strategica importanza commerciale nei cruciali secoli dal Medio Evo in poi fino alla metà dell’Ottocento per Firenze e anche per Prato, sopravvivendo per 25 secoli alla fondazione etrusca. Così, anche la divisione spaziale della Piana è etrusca, e lo è anche la fondazione geometrica di Firenze, quella maggiormente visibile ancora nel centro, che corrisponde esattamente alle misure etrusche di tre Bur per complessivi 360x540 mt: Via Cerretani/via Porta Rossa - Via Tornabuoni/via del Proconsolo. In tal modo si è progettato e costruito il primo paesaggio progettato, non casuale (effetto opposto dei sinecismi), non automatico, ma moderno: un vero salto di civiltà. È straordinario che sia stato un Progetto, anzi un Progetto matematico, certamente uno dei più grandi della storia dell’uomo, che possiamo ancora rileggere sul territorio, e stupirsi.
Estrapolato da “Cultura Commestibile” n. 368 per Associazione Ilva Matrix gruppo scientifico.