Nell’ultimo decennio c’è stato un forte interesse nei confronti dell’Archeo astronomia da parte di storici, archeologi, astronomi rivalutando anche il periodo storico del Neolitico; un periodo che invece ha avuto una grande rilevanza dal punto di vista sociale, antropologico ed archeologico. Le popolazioni neolitiche sapevano bene come sfruttare le risorse della natura e lo facevano trasformandole in macchine astronomiche.
Da maestro di scuola elementare a ricercatore auto didatta di Archeoastronomia. Come è nato questo suo interessamento per questa nuova materia e come ha scoperto questi luoghi?
Prima di prendere l'Abilitazione Magistrale e iniziare la mia carriera nelle Scuole Elementari, durata 41 anni, mi ero diplomato al Liceo Scientifico, dove si studia Matematica, Disegno Architettonico e Geografica Astronomica, materie che mi appassionavano già allora, che non ho abbandonato mai e che mi sono servite molto per queste mie ricerche. Inoltre, essendo un amante della montagna e praticando da sempre roccia come sport, notavo le particolarità di certe pietre, spesso megaliti, di alcuni speroni, del loro posizionamento e dei fori praticati in alcuni di essi. Particolarmente mi impressionava una mia fotografia, scattatami da una mia cugina all'età di 11 anni, sotto uno sperone nella parte occidentale dell'attuale Pianoro della Cattedrale.
Allora no, ma oggi posso affermare che questa roccia, a forma geografica esatta della Sicilia, è un megalite antropico, incastrato artificialmente e in equilibrio su un enorme sperone naturale, a dimostrazione che i Sikàni, Popolo del Mare avevano una grande conoscenza, non solo astronomica e geometrica, ma anche geografica; inoltre è orientato perfettamente con la parte orientale rivolta alla Levata del Sole di tutto l'anno (60°-120°) verso Est e la punta occidentale
orientata al Tramonto del Solstizio d'Estate verso Ovest: infatti il 21 giugno di ogni anno il Sole tramonta esattamente in un piccolo incavo artificiale tra il monumento e il Poggio Li Meuli. Questo è uno dei tanti esempi che potrei raccontare.
Questa la potremmo definire una nuova realtà storica che potrebbe sconvolgere il mondo accademico e richiederebbe di rivedere tutti i libri e testi di storia. Non teme che possa accadere questo? Crede che riscrivere la storia sia possibile?
Un'altra mia grande passione è stata sempre la Storia e in particolare la ricerca delle vicende umane accadute in Sicilia e nel territorio di Caltabellotta, paese dove sono nato e, dopo aver girato tanto, sono ritornato a vivere.
Da semplice storiografico ho voluto sempre confrontarmi con altri studiosi di un certo spessore, partecipando a convegni e invitando "in loco" storici, geologi, archeologi, architetti, ... , per cercare di capire meglio ciò di cui ho sempre dubitato.
Si può accettare come vero che in Sicilia le antiche civiltà abbiano espresso solo Akragas, Selinunte, Siracusa, Gela, Segesta, ..., e solo nel V sec. a.C, che prima di allora non sia successo quasi niente e non ci siano state altre civiltà?
Si può essere così creduloni da pensare che Garibaldi, con poco più di Mille uomini mal equipaggiati, abbia "liberato" la Sicilia, sconfiggendo l'esercito borbonico, composto da più di ventimila soldati?
Certamente no!
E allora bisogna rivisitare la Storia e "guardarla" con altri occhi. Nessuna pagina di Storia può dirsi scritta una volta per sempre, perché la Storia è un cantiere perennemente aperto, fatto di nuove scoperte, nuovi documenti, nuove interpretazioni, nuovi strumenti che ci aiutano a scoprirla meglio e a capire anche il nostro presente.
Nell’ultimo decennio c’è stato un avvicinamento nei confronti dell’archeologia applicata all’astronomia. Dagli studiosi, agli archeologi, agli appassionati fino ai semplici curiosi. Nel centro Italia si organizzano addirittura escursioni, corsi visite culturali che richiama grande numero di partecipanti. Come si spiega questo fenomeno?
Sono stato sempre un escursionista nel territorio dove ho vissuto, sempre con amici e gente del luogo, ma nell'ultimo decennio c'è stato un vero e proprio boom, dovuto alla facilità di conoscere gente di ogni parte della Sicilia, di altre regioni italiane e anche dell'estero. Il merito va tutto ai nuovi Mass Media, in primis Facebook, che danno la possibilità di conoscere in tempo reale, di contattare e anche di incontrare chiunque. Personalmente è così che ho conosciuto e incontrato semplici studiosi, archeologi, geologi, storici, glottologi, ..., con i quali mi sono confrontato e arricchito le mie conoscenze.
Lei è un matematico e quindi ha una visione calcolatrice e razionale delle cose; è possibile che queste realtà e strutture dalle diverse interpretazioni come osservatori astronomici, aree sacre, luoghi di culto legate alla madre Terra abbiano scelto di rivelarsi soltanto in questi tempi? E perche?
La mia formazione da matematico mi porta sempre a indagare scientificamente i luoghi e i siti da me localizzati, per cui porto sempre con me gli attrezzi adatti: bussola militare, due puntatori laser ( rosso e verde) e la rollina metrica. Negli ultimi 5 anni nel territorio di Caltabellotta e dei paesi limitrofi, ho indagato circa 130 siti e testato regolarmente e ripetutamente, sia ai solstizi che agli equinozi, decine di grotte, 13 calendari astronomici (oculi), 8 globi litici, 6 altari rupestri, 2 grandi ipogei per il rito di epifania luminosa, il monumento a forma di Sicilia, che io chiamo Sikània. Sì, perché dei Sikàni si tratta, il popolo che ha portato in Sicilia l'agricoltura, che aveva una grande conoscenza dell'astronomia e la utilizzava principalmente per le esigenze agricole, pastorali, umane legate alla fertilità e anche di navigazione: semina, raccolto, ingravidamendo, nascite, spostamento. Catturavano il Sole e la Luna, e li offrivano alla Madre Terra, che dava loro sostentamento e vita. A questo punto posso con certezza affermare che i popoli dell'Antichità avevano conoscenze astronomiche straordinarie, per cui Archeologia e Astronomia, cioè l'Archeoastronomia è indispensabile per la ricostruzione della Preistoria.
Potrebbe fare una classifica dei siti che ha studiato e che sta studiando per ordine di importanza, spiegando perché?
Fare una classifica dei siti che ho studiato e testato sarebbe lunga, ma in ordine d'importanza posso mettere il Pianoro della Guàguàla dove i Sikàni avevano la roccaforte di Càmico. Qui, oltre alla già citata scultura Sikània, dedicata all'isola in cui vivevano, abbiamo 3 altari:
1- Altare della Fertilità
2- Altare della Purificazione
3- Altare dei Sacrifici
4- Il Tempio Solare, dove ora c'è la Cattedrale.
5- Il "pantheon" al semidio Pūṣhan (Pan per i Greci).
6- Il Cerchio Astronomico sul Pizzo Kràtas a 949 metri slm.
7- Inoltre i Santuario di Taja, una conca naturale di più di 30 ettari dall'altro lato della vallata a circa 12 km da Caltabellotta; testato una prima volta insieme all'archeologo Ferdinando Maurici e allo studioso Alberto Scuderi è stato definito dagli astronomi Vito Francesco Polcaro e Giulio Magli, uno dei più completi al Mondo. Da allora è stato indagato regolarmente da me assieme ad altri studiosi e vi abbiamo localizzato decine di altri ritrovamenti che confermano quanto detto.
Lei non è da solo in questo lavoro di ricerca, chi lo aiuta. Quali progetti futuri?
Sin da giovane ho avuto l'intuizione che a Caltabellotta e nel territorio circostante, nella Preistoria ha vissuto un popolo straordinario che ci ha lasciato tante testimonianze nelle rocce, ma mi è stato sempre difficile farlo capire ai più. La scintilla per un più approfondito studio è scoccata alcuni anni fa, quando con l'amico collaboratore Paolo Vetrano sono stato a San Cipirrello (PA) e ho visto il Campanaru (oculo) di Arcivocalotto. Capii che gli oculi di Caltabellotta erano opere di popoli antichi e non della Natura. Da allora, oltre ai già citati studiosi, ho coinvolto sempre più amici locali (Accursio Castrogiovanni, Pellegrino Farina, Giovanni Mulè, Paolo Vetrano, ...) e incominciai a collaborare con diversi archeologi e studiosi di ogni parte della Sicilia e d'Italia. Attualmente la mia più stretta collaborazione è con Roberto Giacalone, studioso di megalitismo, il prof. Francesco Torre, geologo e archeologo della Preistoria, e col prof. Enrico Caltagirone, glottologo di Sanscrito, al quale ho dato il mio contributo nella stesura del libro SIKÀNIA, e con il quale stiamo analizzando il dialetto di Caltabellotta e traducendo tutta la sua toponomastica.
Un grazie speciale ad Enzo per la sua pazienza e disponibilità. Un grazie va anche agli abitanti di Caltabellotta (incluso il vice sindaco Biagio Marciante incontrato durante i preparativi di un evento) che si sono mobilitati ed hanno partecipato anche a questa piccola spedizione con lo scopo di far conoscere all’Italia ed al mondo intero questa nuova realtà storica.
Altro ringraziamento speciale agli autori del libro: Sikani (Dai Miti alla Storia) di Enrico Caltagirone citato anche dal nostro protagonista Enzo Mulè.. Il libro in mio possesso è stato anche dedicato ed autografato.