Io, Fabrizio e altri personaggi siamo stati in qualche modo travolti da questa nuova esperienza archeologica legata fortemente e, inconsapevolmente all’astronomia e ci siamo in qualche modo dati da fare per portare avanti e rendere ancora vivo questo nuovo aspetto dell’archeologia.
Aldilà di questo ciascuno ha poi percorso la sua strada ma senza dimenticare l’origine delle cose, delle nostre esperienze.
Non è ovviamente il primo articolo che dedico all’Archeoastronomia e ne tanto meno la prima volta che presento ricercatori o studiosi del settore.
Il giorno 30 novembre ore 21 la SAF (Società Astronomica Fiorentina) ha organizzato una conferenza on line di Archeoastronomia dedicato all’uscita del libro “Il tempo degli Etruschi”, edito da Effigi ed. e scritto appunto da Fabrizio Volpi.
La SAF presenta periodicamente incontri legati all’ astronomia ed in particolari periodi, in occasione di presentazioni di progetti, ricerche elaborati e libri (come in questo caso), stabilisce date al fine di radunare appassionati, studiosi, professionisti del settore e dare la possibilità d potersi mettere in gioco e confrontarsi con altre realtà.
In questo ultimo decennio (e questo lo ho detto più volte) c’è stato un modo di rivedere e studiare la storia, di comprendere che essa non è fatta soltanto da grandi condottieri, vincitori di guerre, ed inseriti per altro in una società patriarcale, ma anche da personaggi meno noti, nascosti dal loro stesso ciclo di vita semplice legato alla natura e legato agli strumenti più umili e più scontati come quelli dell’agricoltura e dell’allevamento.
Le diverse scoperte di siti caratterizzati da megaliti, dolmen e altre strutture hanno portato archeologi, geologi e astronomi a recuperare tutte le informazioni che per anni sono state sottovalutate; molte delle strutture (avendo fatto calcoli matematici, studiato il materiale, avendo osservato i movimenti del sole e della luna) hanno fatto comprendere che ciò che avevano davanti non erano semplici massi, ma erano dei veri e propri orologi che permettevano di indicare il movimento solare e quindi comprendere anche il passaggio delle stagioni ed il movimento della terra.
Nonostante se ne parli pochissimo, anche gli etruschi erano tra i popoli più attenti agli astri, al movimento delle stelle, alle posizioni e orientamenti dei loro altari, templi e necropoli.
Ogni costruzione, ogni struttura doveva avere una posizione ben precisa e direzione consuetudinale; la loro posizione pertanto, non era casuale, come non erano casuali neppure i loro riti, le loro celebrazioni le loro liturgie; tutto avveniva in determinati luoghi e in determinati periodi dell’anno. Il tempo era un modo anche per collegarsi direttamente con ciò che faceva parte dell’ignoto, ma anche del cielo.
Ecco che Archeologia e Astronomia diventano un'unica realtà che permette, nella complessità dei dati e delle informazioni, di avere una panoramica diversa dell’archeologia rispetto a quella che conosciamo sui libri. Questo concetto a portato anche a pensare che l’archeoastronomia possa essere “eretica”, perché non corrispondenti alle tematiche accademiche. Ma si sa, l’archeologia è una scienza e come tale può manifestare delle sorprese.