La Madonna di Donatello a Citerna

Citerna è uno splendido borgo che sorge al confine tra Umbria e Toscana e si affaccia, come una terrazza, sull’Alta Valle del Tevere; 

questo territorio è collocato nell’area posta a settentrione della regione Umbria e prende il suo nome dall’importante fiume che l’attraversa in tutta la sua lunghezza. 

Proprio grazie alla presenza del Tevere, ma anche per la sua particolare conformazione geologica, l’Alta Valle del Tevere divenne crocevia e punto di incontro fra diverse culture. 

Tra la fine dell’Età del Bronzo e gli inizi di quella del Ferro gli Etruschi presero possesso dei territori a destra del Tevere,  mentre gli Umbri si stanziarono a sinistra del fiume. 

L’Alta Valle del Tevere, nel corso del tempo, divenne un luogo ambito a partire dai vescovi di Arezzo, per continuare con i signori di Montefeltro, i Fiorentini, i Perugini, i pontefici di Roma che se ne contesero il possesso.

Il percorso del fiume Tevere nasce a 1268 metri, dalle sorgenti del monte Fumaiolo, nel territorio che un tempo apparteneva alla Toscana ma che, dopo il 1923,  per volontà di Mussolini nato nella provincia di Forlì  passò all’Emilia Romagna. Superata  Pieve Santo Stefano, in cui il Tevere presenta ancora un carattere torrentizio, il letto del fiume è stato fatto confluire nell’invaso della diga di Montedoglio. 

Nel tempo il percorso del grande corso d’acqua  è mutato; attualmente esso lambisce Sansepolcro e giunge a toccare il territorio di Anghiari prima di uscire dalla Toscana. Entra quindi  in Umbria, inizialmente con Città di Castello, poi con Umbertide e prosegue ancora oltre, arricchito da diversi immissari, verso Perugia, Orvieto sino a giungere a Roma e alla sua foce.

Un ambiente geologico e naturale così omogeneo ha permesso di creare insediamenti il cui risultato è stata la nascita di alcune tra le più interessanti cittadine del centro Italia, caratterizzate da un vasto patrimonio culturale  e dalla diffusione di antiche tecniche artigianali ed artistiche. 

L’Alta Valle del Tevere fu percorsa da santi, come San Francesco, attratti dall’intenso misticismo che pervadeva e pervade  ancora oggi questi luoghi, ma anche da artisti straordinari  quali  Raffaello, Signorelli, Pinturicchio.

Citerna, insieme a Città di Castello, San Giustino, Monte Santa Maria Tiberina, Pietralunga, Montone, Umbertide e Lisciano Niccone fa parte dei piccoli centri, ricchi di storia e arte, che costellano questo territorio. 

Secondo la tradizione la denominazione Citerna deriverebbe dalla presenza di sette cisterne che avevano il compito di raccogliere l’acqua piovana dai tetti, oppure da Citerea, appellativo di Venere, nome suggerito dalla particolare conformazione della collina su cui sorgeva l’abitato, che presentava due poggi simili a piccoli seni.

L’antica Citerna affonda le sue radici nel periodo etrusco – romano; fu una delle fortificazioni bizantine nate tra il VI  e il VII secolo a.C. nell’Alta Valle del Tevere. Durante l’occupazione romana assunse il nome di Civitas  sobariae e intorno al 550 d.C. venne  distrutta dai Goti; nel 600 d.C. entrò in possesso dei Longobardi provenienti da Arezzo, tramutandosi in un avamposto longobardo in territorio umbro.

Il piccolo borgo agli inizi del  Trecento fu infeudato dalla nobile famiglia  dei Tarlati di Pietramala, originaria di Arezzo. I Tarlati, successivamente, cedettero il governo della città ai Malatesta che ne rimasero signori fino al 1463, anno in cui Sigismondo cedette Citerna allo Stato Pontificio. Nel  Cinquecento fu assegnata dal pontefice ai Vitelli di Città di Castello; durante questa signoria, che si protrasse fino al termine del secolo successivo, il borgo visse il suo momento di massimo splendore che coincise con la costruzione di monumenti e palazzi gentilizi.

Citerna si sviluppa attraverso due nuclei sorti in tempi differenti: l’acropoli, che rappresenta la porzione originaria dell’abitato e il burnus, edificato sull’asse del corso principale che fu aggiunto tra il 1200 e il 1300. 

Uno dei complessi architettonici più interessanti di     Citerna è costituito dalla Chiesa Museo di San Francesco. 

Al suo interno, nella piccola sagrestia, si trova una preziosa terracotta policroma raffigurante la Madonna con il Bambino (oggetto di questo articolo), assegnata alla mano di Donatello (1386 – 1466) nel 2010, dopo un lungo e complesso intervento di restauro da parte dell’Opificio delle Pietre Dure, istituzione tra le più importanti al mondo nel campo del restauro. 

La chiesa di San Francesco risale al periodo compreso tra XV e XVI secolo, momento nel quale i Francescani presero la decisione  di realizzare l’edificio religioso proprio al centro del paese.

Il complesso venne più volte rimaneggiato, in particolar modo a causa  della presenza del vicino Palazzo Vitelli; al centro della facciata, a piccoli mattoni rossi, si trova un maestoso portone cinquecentesco, opera di Stefano Acquisti. 

L’interno della chiesa, da me personalmente visitata, con pianta a croce latina e volte a crociera, è divenuto un vero e proprio museo grazie alla presenza di pregevoli opere d’arte.

L’ambiente, ampio e luminoso, è scandito da  nove altari arricchiti da rilievi e fregi; tra le opere presenti spicca un affresco raffigurante la Madonna con Bambino e i santi Michele arcangelo e Bernardino da Siena (1515 - 1517). 

I due angeli furono attribuiti a Luca Signorelli e la restante parte del dipinto alla sua bottega. Altre opere degne di nota sono un olio su tavola raffigurante Cristo in Gloria (prima metà del 1500) attribuito a Raffaellino del Colle e una tempera su tavola realizzata dal Pomarancio con la Deposizione di Cristo dalla Croce (1570).

Come accennato prima nella piccola sacrestia è custodita la splendida terracotta dipinta a freddo e  raffigurante la Madonna con il Bambino (1415 – 1420), opera giovanile di Donatello. La statua, foggiata a tuttotondo,  rappresenta la Vergine Maria in piedi, avvolta nelle pieghe della sua veste nell’atto di stringere a se il Figlio Gesù.  

Anche il Bambino, dall’aspetto saldo e nudo, cerca il contatto con sua Madre per ottenere protezione. La Madonna ha le sembianze di una giovane fanciulla dai tratti delicati, con la bocca piccola, le sopracciglia appena accennate e la fronte alta.

Il mantello che l’avvolge è bianco, arricchito da un prezioso disegno con doratura a missione; esso presenta un motivo a corona gigliata posto all’interno di un cerchio con otto ogive a temi floreali. La veste termina con una decorazione a frange ondulate da cui si può ammirare il piede che calza un semplice sandalo. 

Proprio la perfezione e la bellezza di questo piede come delle mani sono alcuni degli elementi che colpirono e destarono l’attenzione, nel 2001,  della dottoressa Laura Ciferri, a quel tempo giovane ricercatrice che stava lavorando alla catalogazione di alcuni beni presenti nella chiesa. 

La studiosa,  per prima, ebbe l’intuizione di trovarsi di fronte ad un’immagine scultorea realizzata da un grande artista, testimoniata dalla  bellezza e dalla perizia tecnica che ne erano i segni distintivi.

Il gruppo plastico venne sottoposto ad uno studio scientifico, nato nell’ambito di una ricerca dedicata ad istituire un corpus di manufatti in terracotta presenti in Umbria tra XV e XVI secolo. 

L’opera, alta 114 cm. e collocata su una base larga 34 cm. e profonda 38 cm., si presentava fortemente compromessa,  nella sua policromia originale,  a causa di numerosi interventi pittorici realizzati nel corso del tempo per adattarla al gusto dell’epoca. L’ultimo di questi interventi fu una grossolana ridipintura messa in atto nel 1839 da Amato del Citerna.

Durante il  lungo e accurato restauro, iniziato nel 2005 e terminato nel 2011, le restauratrici dell’Opificio delle Pietre Dure, Rosanna Moradei e Akiko Nishimura,  hanno dovuto rimuovere tre strati di diverse tipologie di vernici. Sono emerse da subito  le problematiche di conservazione della preziosa scultura dovute alla travagliata storia subita. 

Attraverso l’utilizzo di metodologie accurate di pulitura  si è evidenziato il grande valore storico e  artistico del gruppo scultoreo che è stato inserito, pienamente, tra i più raffinati esempi di scultura policroma connessa ancora al mondo tardo gotico del primo Quattrocento.

Sotto gli strati di grezza ridipintura sono riaffiorati i delicati incarnati della Vergine e del Bambino, il modellato delle figure e la  preziosa  cromia originaria realizzata con materiali quali oro, argento,  lapislazzuli e lacche. Si è messa in luce una sensibilità quasi miniaturistica nella stesura del colore e nella creazione delle decorazioni, ad esempio dei capelli realizzati con la foglia d’oro.

La terracotta, con il suo peso abbastanza esiguo di 58 kg., poteva essere spostata piuttosto agevolmente e, anche grazie a questo dato, si è potuto  dedurre che fu prodotta per ambienti di culto ecclesiastico o  destinata alla devozione religiosa nell’ambito di dimore patrizie. La perdita di cromia nella fascia inferiore ha evidenziato i segni della lavorazione della terracotta al di sotto della preparazione;  si è scoperta, dunque, l’intenzione dell’artista nel momento in cui ha inciso “a consistenza del cuoio” la decorazione inferiore della veste, che, come scritto prima, termina con una frangia.

L’attribuzione ad un giovane Donatello è stata confermata ed  avvalorata da importanti confronti e da teorie pubblicate  da Alfredo Bellanti, Corrado Fratini e Giancarlo Gentilini.  Gli studiosi hanno, in questo modo, affermato l’unicità del gruppo scultoreo: esiste, infatti, soltanto un’altra Madonna in terracotta di Donatello.

Dal mese di dicembre del 2012 questo capolavoro  è ritornato presso la Chiesa di San Francesco di Citerna; l’opera, datata tra il 1415 e il 1420, costituisce una delle più affascinanti scoperte nel campo della storia dell’arte di questi ultimi anni. 

Possiamo oggi ammirarne la bellezza, la qualità dei colori, ricchi e pregiati, oltre alla raffinatezza della decorazione e alla dolcezza dei volti dei protagonisti. Siamo di fronte a un capolavoro che contribuisce all’arricchimento della produzione artistica del grande Donatello. 

Dopo un attenta lettura e scoperta di una delle più belle e poco note delle opere di Donatello, no vi resta che andare di persona e vistare i bei borghi e luoghi che occupano l'Alta Valle del Tevere. 

Tra queste ricordiamo Arezzo, Orvieto, Perugia; tutte località citate nell'articolo.

 

  Tour privato di Perugia, per gruppo 210€

 

 

 Tour privato di Arezzo  per gruppo 270€  

 

Tour privato di Orvieto  per gruppo da 210€

 

  

 

 

 

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