Cartoline dal passato: Museo Egizio di Torino visitato attraverso le foto storiche di Archivio di Ernesto Schiaparelli

Stiamo giungendo alla conclusione  dell’anno 2024 e proprio in questo anno il Museo Egizio di Torino ha celebrato e sta celebrando i suoi 200 anni. 

Il suo bicentenario è ancora attraversato da una serie di importanti e significative trasformazioni, sia dal punto di vista architettonico sia dal punto  di vista stilistico degli allestimenti.

Ancora si accavallano tanti progetti che porteranno il Museo Torinese ad avere una buona fama mondiale; non che gli mancasse.

Infatti l’anno bicentenario ha dato l’opportunità alla collettività e al capoluogo Torinese di riflettere sul motivo e le varie situazioni che hanno portato quest’ultima a possedere una delle più grandi collezioni egizie al mondo dall’Egitto. 

Ovviamente questo è stato permesso grazie alle varie collaborazioni e attività pluridisciplinari.

Grazie ai finanziamenti dall’Unione Europea, (Next Generation EU), la struttura ha potuto rinnovare parte del palazzo Barocco che ospita il museo, dando così vita ad un nuovo cortile trasformato in piazza coperta con accesso guida. Sono state anche aggiunte sale per conferenze, eventi, fino ad ora mai realizzate.
Ma passiamo al nostro argomento, citato appunto dal titolo.

MUSEO EGIZIO DI TORINO 1824-2024
Il museo fu fondato nel 1824 permettendo di conservare ed esporre i primi reperti provenienti dall’Egitto, e con essi una serie di dipinti ed incisioni.

Furono proprio quest’ultimi,  insieme alla prima fotografia a diventare strumento per documentare gli spazi utilizzati ed i suoi ampliamenti del Museo Egizio; non mancarono ovviamente i tesori e tutti gli oggetti preziosi che rappresentavano l’antico popolo.

A partire dalla fine dell’ Ottocento  giunse alla direzione del Museo Egizio di Torino Ernesto Schiaparelli, Egittologo  e professore universitario di Egittologia.

A lui si deve la scoperta delle tombe di Kha e di Nefertari e una serie di pubblicazioni su campagne di scavo importanti quali:
Missione Egitto 1903- 1920, mostra fatta nel 2017 la cui raccolta è stata realizzata e pubblicata da Alessandro Avataneo.

Potete prenotare la vostra copia direttamente dal nostro sito cliccando sulla copertina in basso

 

E La tomba intatta dell'architetto Kha nella necropoli di Tebe.

 

Quest’ultimo è un testo molto interessate perché pubblica foto, disegni, mappe e relazioni dell’autore. Purtroppo un testo molto impegnativo anche dal punto di vista del costo, circa 152€ ma ne vale la pena, soprattutto se tra i nostri lettori c’è qualche appassionato e collezionista disposto a fare questa pazzia economica.
Schiaparelli oltre ad essere un grande Egittologo, era anche un appassionato di fotografia, non che grande fotografo.

I suoi antichi scatti, oggi di color seppia, hanno permesso di documentare con precisione e tecnica una fase storica molto importante e difficile da interpretare.

La sua intuizione ha portato le sue campagne di scavo ad essere tutte registrate.
Così abbiamo una serie di documenti fotografici che hanno dato la possibilità a ricostruire il contesto storico e rivivere le scoperte archeologiche condotte da una equipe, ancora una volta, italiana. 
Scusate qui c’è un po' di Nazionalismo.

Le foto che sono tra l’altro esposte all’interno dl Museo Egizio, raccontano la vita degli scavi condotti dal 1903 al 1920 presso alcune località egiziane, oggi mete di turismo culturale.

L’area Tebana (l’odierna Luxor, l’area delle grandi piramidi di Giza ( che Schiaparelli valuta anche dal punto di vista simbolico, tanto da dedicare un testo dal titolo Il Significato Simbolico Delle Piramidi Egiziane...

Anche questo potete acquistarlo dal nostro sito.
Lo stesso museo egizio, nell’arco di 20 anni, scava ben undici località situate lungo la valle del Nilo e mettendo in risalto il sito di Giza con le sue piramidi. Molti dei reperti trovati, furono puliti, studiati, catalogati ed infine, portati a Torino dove avrebbero fatto parte della collezione ottocentesca.

Tra il 1903 e il 1909 il Museo Egizio scava anche nella riva ovest del Nilo, lungo la valle Delle Regine poi, presso l’oramai famosa Luxor.
E’ proprio nella valle delle Regine che, il 12 marzo 1904, Schiaparelli con la sua equipe porta alla luce una delle tombe più belle e ricche di pitture, la Tomba della Regina Nefertari (su Galleria potete vedere una delle foto storiche scattate da E. Schiaparelli).

La tomba è stata chiamata QV66 e ancora questo nome in codice tecnico è usato per segnalare il sito ai visitatori
Quando l’equipe italiana del Museo torinese giunge alla tomba, purtroppo la trovano già saccheggiata di tutti i suoi corredi ma rimangono stupiti dalla presenza delle pareti dipinte che rimangono tutt’oggi tra le meglio conservate. Consideriamo che parliamo di una sepoltura del XIII sec a.C).

Gli scavi continuano e tra il 1905 e 1909 il Museo scopre anche il sito di Deir el-Medina, mettendo in luce (se pur parzialmente) un villaggio abitato probabilmente da operai. 

Assieme ad esso scoprono anche una grande necropoli che contiene la tomba intatta del capo degli architetti Kha e della moglie Merit.
Qui Schiapelli e la sua equipe ha più fortuna e riesce a trovare un ricco corredo funerario che oggi è esposto in una sala dedicata del Museo Egizio di Torino.
Nel 1914 l’equipe decide di spostarsi a sud, nell’area di Qubbet el-Hawa (cupola di vento). Si tratta di una collina rocciosa sulla riva opposta di Assuan e l’area e meno importante della precedente.

Stiamo parlando infatti di un sito che ha dato alla luce pochissimo materiale quali qualche sepoltura sotto la sabbia di manifattura semplice e di qualche scheletro con vicino pochi oggetti da corredo.
Molti dei vasi scoperti in queste sepolture sono state fotografate e portate a Torino presso il museo.

Tutti i reperti, il luoghi, le aree interessate elencate sono protagonisti degli scatti fatti da Ernesto Schiaparelli. Le vecchie foto hanno immortalato non soltanto i siti ed i reperti antichi ma anche attimi del lavoro di scavo e delle scoperte.

Le fotografie sono informazioni preziose per la collettività perché permettono di conoscere e vivere una parte della nostra storia, per i ricercatori perché possano continuare a studiare i reperti ed il contesto storico archeologico.
In occasione del bicentenario, tutto il materiale fotografico è stato digitalizzato e quindi rivestito di nuova luce per permettere di consultarlo. La consultazione è accessibile a tutti entrando sul sito web del Museo, dove potete accedere anche alla visita virtuale.

l risultato è quello di avere un archivio infinito; così definito dallo stesso direttore del Museo Egizio Cristian Greco dichiarando anche, che a duecento anni dalla sua fondazione la struttura deve fermarsi e riflettere per affrontare il futuro con più forza e vitalità. 

L’archivio è costituito da ben 45.000 immagini, tutte digitalizzate, riordinate e messe in analisi per poi metterle on line.
Grazie la collaborazione con TO Francorosso, l’impresa è stata possibile ed il progetto di immagini sono collocati alla sala 4 del secondo piano.
Vi è proprio un percorso espositivo di tutti i reperti ricontestualizzati che permettono di rivivere una delle fasi più emozionanti del museo, esponendo fotografie scattate in Egitto alle campagne di scavo che vanno dalla metà dell’Ottocento all’inizio del novecento.

Se siamo riusciti ad incuriosirvi e farvi venire la voglia di visitare il museo Egizio di Torino, potete cliccare in basso e prenotare la vostra visita, non escludendo neanche un giro per la città.

Prenota la tua visita:

Il nuovo Museo Egizio di Torino

 

 

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