Il Pulpito del Battistero di Pisa

Siamo nella prima metà del XIII secolo quando,  nell’area dell’alta Toscana dove hanno un ruolo di grande importanza Pisa e Lucca, avviene un prodigioso sviluppo artistico iniziato in età romanica;

la svolta decisiva riguarda, soprattutto, la scultura  e segna come proprio momento d’inizio la data 1260 che appare nel Pulpito del Battistero di Pisa, capolavoro firmato da Nicola Pisano e commissionato dall’arcivescovo Filippo Visconti.

Nicola Pisano, citato nei documenti con l’appellativo di “Nicholas Petri de Apulia” e con quello di “Nicholas de Apulia”, cioè pugliese, si forma, quale scultore, nel Meridione d’Italia così come testimoniato da tutta la sua produzione di impronta classicheggiante, che molta della critica riconduce alla cultura figurativa presente alla corte di Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, re di Sicilia e di Gerusalemme, conosciuto con il nome di “stupor mundi”, meraviglia del mondo. 

Verso la metà del secolo la situazione si anima in occasione dell’apertura di cantieri, come quello del castello di Prato e dell’Abbazia di San Galgano, che dipendono direttamente delle commissioni imperiali della corte federiciana; questo fervido ambiente richiama in Toscana architetti – scultori legati alla più recente cultura figurativa del Meridione svevo. 

Non deve, dunque, destare nessuna meraviglia il fatto che i leoni ornamentali collocati sopra i capitelli posti ai lati del portale del castello di Prato siano identici a quelli che accolgono il visitatore a Castel del Monte in Puglia, una delle più importanti fondazioni volute da Federico II. 

Tutte le dissonanti tendenze che si manifestano in Toscana trovano la loro più alta sintesi nell’eccezionale personalità di Nicola Pisano, nato tra il 1215 e il 1220 e morto tra il 1278 e il 1284; artista estremamente colto e dotato di formidabili capacità tecniche, ha modo di formarsi nell’ambiente che ruota intorno a Federico II sviluppando, da un lato un’apertura verso il classicismo, come accennato prima, e dall’altro  verso la cultura transalpina. 

Questi stimoli uniti alle opportunità di lavoro offerte nelle città toscane , in quel periodo in grande sviluppo sociale ed economico, sono alla base del valore rivoluzionario dell’opera di Nicola Pisano, il quale, insieme ai suoi più importanti seguaci, il figlio Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio, segna l’affermarsi di un linguaggio artistico “nazionale”, ottenendo anche, nella seconda metà del Duecento, rilevanza a livello europeo. 

Nicola, noto in particolar modo per la sua geniale attività di scultore, è stato anche un valente architetto, autore di alcune delle più straordinarie architetture toscane realizzate tra il 1247 e il 1278, in cui vengono proposti modelli costruttivi di derivazione francese, cistercense e federiciana, innestate sulla tradizione romanica del luogo.

L’artista risulta essere a Pisa già dal 1250, come sembrerebbe testimoniare la realizzazione del campanile della chiesa di San Nicola; ma è a partire dal 1260 che egli diviene una figura di spicco all’interno dei cantieri riaperti sull’area della Cattedrale, grazie all’arcivescovo Filippo Visconti. 

Il Battistero, iniziato dall’architetto Deotisalvi, vede all’opera Nicola Pisano il quale si occupa, esternamente, del secondo ordine di sessanta piccoli archi inquadrati da cuspidi gotiche, che si dipana al disopra delle arcate a tutto sesto; i diversi ritmi contribuiscono a creare un dinamico effetto visivo. L’area monumentale sarà, in seguito, completata dal figlio Giovanni Pisano per ciò che concerne il Battistero e da Giovanni Di Simone per quanto riguarda il Camposanto.

Giungiamo, così, al capolavoro di Nicola Pisano, il Pulpito del Battistero, probabilmente iniziato nel 1257; da quest’opera scaturisce un profondissimo rinnovamento della scultura che, nel giro di un secolo, tocca diversi centri italiani come la Toscana, Roma il Meridione e l’Italia padana. Lo splendido Pulpito non è semplicemente un’opera di scultura, in quanto è scultura che viene applicata ad una funzione, svolta, in termini pratici dall’architettura, e della quale spiega, attraverso le immagini, i vari significati.

 Scultura e architettura da quel momento non possono, dunque, più esistere l’una senza l’altra essendo strettamente connesse; a iniziare dal Pulpito di Nicola Pisano questo connubio comincia a legare profondamente la grande architettura a microarchitetture quali i cibori, le fontane, i monumenti funebri insieme ad altri arredi urbani e sacri.

Nicola rifiuta la tradizionale forma quadrata e realizza un Pulpito esagonale la cui parte iconograficamente più rilevante è costituita dai cinque rilievi cristologici presenti sul parapetto, in quanto il sesto lato è aperto per permettere l’accesso del predicatore. I temi affrontati sono: la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Crocifissione e il Giudizio Universale. 

Nella zona sottostante sono presenti arcate trilobe che propongono, nei pennacchi, rilievi di Profeti e Apostoli , mentre agli angoli, al di sopra dei capitelli delle colonne, sono innalzate le statue delle quattro Virtù cardinali, di San Giovanni Battista, a cui è dedicato il Battistero e uomo virtuoso per eccellenza, e dell’Arcangelo Michele o Justitia Domini. Il perimetro è poggiante su sei colonne, tre delle quali sono sorrette da leoni stilofori; al centro vi è una settima colonna che termina su tre telamoni.

 I leoni e gli esseri grotteschi che circondano lo zoccolo del sostegno centrale rappresentano il male che solo attraverso la pratica delle virtù può essere sconfitto: qui davvero l’esempio e l’ammonizione morale prevalgono su ogni altra cosa, così da creare un precedente iconografico che rimarrà sostanzialmente invariato anche nei tre pulpiti successivi creati dai Pisano. 

Questi concetti appena espressi insieme all’importanza assunta nella religione dalla predicazione, favorita dagli ordini mendicanti, spiegano il ruolo centrale assunto dal Pulpito nell’arredo del presbiterio: esso, in effetti, si stacca da tutto il resto, rimanendo, dal punto di vista funzionale, una struttura autonoma rispetto al contesto.

Nicola Pisano riesce a dare vita ad un plasticismo scabro, duro, di grande impatto ed espressività che trae origine dal meticoloso studio della scultura antica; i riferimenti sono riscontrabili in opere ancora esistenti, come un sarcofago con Storie di Ippolito, conservato nel Camposanto pisano, o un tipo di Ercole utilizzato come prototipo per il nudo virile della Fortezza, la cui posa è così ben calibrata che, due secoli e mezzo dopo, lo stesso Michelangelo la riproporrà nel suo David. 

Sono molteplici gli elementi che rimandano ai valori espressi nei sarcofagi tardo- antichi, come il realizzare figure imponenti quasi a tutta altezza, oppure il ricorso a panneggi ottenuti per tagli triangolari intorno ai personaggi massicci che popolano i rilievi del parapetto; qui l’aderenza ai modelli antichi rinuncia alla mediazione bizantina per dare vita ad un universo di drammi e caratteri ricchi di umanità, anche quando le raffigurazioni riguardano personaggi sacri o simbolici.

Alcuni degli stessi riquadri cristologici sono talmente pieni di dignità antica da poter essere messi in relazione con originali romani del II e III secolo d.C.; cito, a tal proposito, l’Adorazione dei Magi, colma di pacata serenità, la cui matronale Vergine assisa è una puntuale citazione di una Fedra scolpita su un sarcofago presente a Pisa. Il classicismo  convive, però,  con l’inquietudine gotica ravvisabile nelle barbe dei re, nelle mosse criniere dei cavalli, animate dall’abile lavorazione con il trapano.

Nella Presentazione al Tempio, pervasa da un intenso dinamismo,  sono realizzate acute descrizioni fisionomiche accanto a figure di solenne classicità, come il baldanzoso vegliardo che avanza a destra: esso costituisce un  rimando ad un Dioniso ebbro che si appoggia con il gomito ad un putto, conservato al Camposanto di Pisa

La Crocifissione rappresenta il culmine drammatico dell’intero apparato decorativo, anche se il tono tragico viene smorzato da un armonico ordine compositivo; il tema tradizionale viene meno in alto, grazie all’inserimento, negli angoli superiori, dell’Ecclesia introdotta da un angelo e della Sinagoga scacciata.

Sulla scena prevalgono tutta una serie di reazioni indotte dal sacrificio di Cristo e in cui spiccano inconsueti elementi iconografici introdotti da Nicola Pisano; osserviamo, ad esempio, lo svenimento di Maria per la prima volta introdotto nella rappresentazione del tema, preso a prestito da fonti letterarie francescane. 

Bisogna ricordare, a tal proposito, che gli episodi cristologici qui realizzati fanno riferimento alla predilezione francescana dei temi dell’Infanzia e della Passione di Gesù; questo rapporto può trovare conferma nella presenza a Pisa, nel 1257, di San Bonaventura da Bagnoregio, celebre teologo dell’Ordine.

Altra novità è l’espressione dolorosa di San Giovanni che apre a successive indagini del pathos nelle sue espressioni fisionomiche; inedite sono, anche, le espressioni di dubbio dimostrate da coloro che assistono alla scena, come il fariseo che si tocca con nervosismo la barba. 

E’ evidente la volontà di Nicola di realizzare una comunicazione diretta tra le immagini scolpite e lo spettatore, in modo da favorire una profonda riflessione sul tema della Passione; il Cristo è una figura dotata di grande bellezza che ne rimarca la duplice natura, umana e divina. La sua posa, desunta da prototipi francesi, è piuttosto complessa con le gambe sovrapposte e i piedi confitti da un unico chiodo

L’iconografia del Pulpito viene sicuramente ideata insieme ad un dotto teologo, probabilmente l’arcivescovo Visconti, il quale all’interno dei suoi Sermones definisce l’universo quale Domus Dei, secondo uno schema confrontabile con l’intera decorazione del complesso scultoreo.

 I telamoni ed i leoni dovrebbero, secondo questa lettura, corrispondere al mondo terreno, ciò che l’arcivescovo identifica come la Domus Dei inferior; le sette colonne, simbolo dei Sacramenti, rappresenterebbero  la Chiesa, cioè la Domus Dei exterior. Le Virtù, i Profeti e gli Evangelisti sono un’allusione alla Domus Dei interior ed, infine, tutta la vita di Cristo, rappresentata nei rilievi, sarebbe un’allusione alla Domus Dei superior, espressione della vita ultraterrena. 

 

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