Gli eremi di Celestino V: San Bartolomeo in Legio

L’Eremo di San Bartolomeo in Legio, scavato nella roccia viva, sorge all’interno del Parco Nazionale della Maiella ed è il risultato della forza caparbia e incessante del lavoro dell’uomo, che ha inciso il versante nord del Vallone di Santo Spirito. 

Ci troviamo nel selvaggio Appennino Abruzzese, sulla montagna della Maiella, un’estesa area protetta che si dispiega tra le province dell’Aquila, di Pescara e di Chieti; l’Eremo è posto a 700 metri sul livello del mare, nel comune di Roccamorice, sotto un ampio tetto roccioso ed è raggiungibile soltanto a piedi, attraverso due sentieri. 

Il primo ridiscende la Valle Giumentina e permette di vederlo sul versante opposto, mimetizzato tra le rocce, mentre il secondo, quello che ho percorso io, parte da Roccamorice e prosegue, a mezza costa, lungo una meravigliosa valle, verde e fiorita, che culmina in una profonda gola attraversata dal torrente Capo La Vena; il percorso termina con una breve e particolare galleria, incisa nella pietra, che conduce, attraverso una scalinata, ad una sorta di  camminamento scavato nella roccia, antistante il suggestivo oratorio.

L’Eremo, il cui restauro e definitivo aspetto è legato alla figura di Pietro da Morrone, Santo ed eremita che divenne papa il 29 agosto 1294, con il nome di Celestino V (carica a cui rinuncerà appena cinque mesi dopo la sua elezione), si erge a breve distanza da un altro importante luogo di culto, sempre di fondazione celestiniana, e cioè l’Eremo di Santo Spirito a Maiella, descritto in un mio precedente articolo. 

Chiunque visiti questi luoghi rimane affascinato, come è capitato a me, dalla natura rigogliosa e incontaminata, dalla pace e dal silenzio che circondano questa oasi di misticismo e spiritualità. Costruito nell’XI secolo, l’Eremo venne restaurato prima del 1274 da Pietro da Morrone e dai suoi seguaci; sono questi anni fervidi di attività per l’eremita, originario di Isernia, il quale dopo aver fondato Santo Spirito a Maiella, vede accrescere la sua comunità.

 Nasce, dunque, in lui la volontà di rinunciare, almeno per un certo periodo, all’ideale di solitudine iniziale al fine di creare una Congregazione con una regola fondata su quella di San Benedetto, più orientata verso l’obbedienza e la penitenza. 

Vengono realizzati, così, trentasei nuovi monasteri, disseminati tra Abruzzo, Molise e Puglia, dove si stabiliscono oltre seicento confratelli.

Nel 1264 Urbano IV riconosce la Congregazione di Pietro, e, l’Eremo di Santo Spirito a Maiella viene incorporato nell’Ordine Benedettino; arriviamo al 1274 quando a Lione si tiene un Concilio in cui sono soppressi gli ordini religiosi costituiti dopo il IV Concilio Lateranense del 1215 e quindi Pietro, intimorito dalla situazione, parte da Sulmona per chiedere la conferma papale della validità giuridica della sua Congregazione.

Il viaggio si conclude con esito positivo, infatti il 22 marzo 1275 Gregorio X concede un privilegio solenne che conferma la Congregazione e le sue proprietà e nomina il monaco eremita quale unico capo. Santo Spirito a Maiella diviene casa madre della Congregazione chiamata dei “monaci eremiti”; è qui che Pietro, dopo essere rientrato da Lione, tra il 1275 e il 1277, convoca il primo Capitolo Generale, in cui viene confermato priore e in cui sono approvate le Costituzioni, che donano alla Congregazione un’organizzazione stabile, indirizzandola verso l’assistenza ai poveri. 

Pietro comincia a muoversi di monastero in monastero, guidando le diverse comunità sia nelle pratiche spirituali, sia nelle attività economiche; il suo fervore e il suo grande carisma, che si attua con la sola forza dell’esempio, coinvolgono molti uomini di fede mossi dal desiderio di dedicarsi, come lui, alla meditazione e all’eremitaggio. 

Nel corso di questi anni, così decisivi nella vita del futuro papa Celestino V, intorno a Santo Spirito a Maiella sorgono alcuni piccoli romitori visitati e santificati dalla presenza frequente del monaco che torna nuovamente a sentire il bisogno di isolarsi e, infatti, si ritira per quasi due anni sul massiccio della Maiella, presso l’Eremo di San Bartolomeo in Legio.

Alcune fonti riferiscono che questo Eremo già nel VI secolo fosse abitato da monaci fuggiti dalla Sicilia per sottrarsi all’invasione araba dell’isola; sempre durante quel periodo venne creata una cappella, poi ricostruita nel Cinquecento, dedicata a San Bartolomeo, il cui culto è, dunque, attribuibile a quei primi eremiti, esuli dai territori siciliani. 

Come già accennato, Pietro da Morrone, prima di divenire papa, decise di stabilirsi in questo luogo, occupandosi del suo restauro: la struttura dell’oratorio ricalca, ancora oggi, sia nelle dimensioni che nell’aspetto, quanto realizzato nel XIII secolo.

L’Eremo, interamente incastonato nella roccia, è diviso in tre ambienti ricavati al di sotto di una cengia, tutti posti allo stesso livello del piano d’ingresso; entrando, sopra la porta di accesso, si notano degli affreschi realizzati sul finire del Duecento che raffigurano un Cristo benedicente ed una Madonna con il Bambino. 

Il primo ambiente che si incontra è la Chiesa, all’interno della quale, sopra l’altare cinquecentesco, è presente una nicchia che contiene una statua lignea ottocentesca di San Bartolomeo. Il Santo è raffigurato con un coltello nella mano destra e la propria pelle a tracolla, secondo l’iconografia imposta da Michelangelo nel Giudizio Universale della Cappella Sistina.

Bartolomeo fu uno dei dodici apostoli di Cristo, quindi tra coloro che seguirono la sua vita pubblica; secondo la maggior parte degli studiosi, in realtà, il suo nome sarebbe Natanaele, che significa in ebraico “dono di Dio”, così come scritto nel Vangelo di Giovanni. 

Originario di Cana di Galilea, come Simone e Andrea era un pescatore, che faceva parte, con ogni probabilità, della cerchia del Battista.

 Inizialmente Bartolomeo potrebbe apparire come una figura secondaria nel racconto evangelico, ma in realtà nel Vangelo di Giovanni, egli diviene protagonista di un episodio denso di significati, che è la sua chiamata, avvenuta grazie all’amico Filippo, all’ombra di un fico; incontrandolo Gesù dirà di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”, dando prova di uno straordinario attestato di fiducia, senza eguali negli scritti dei Vangeli. 

Dopo la Pentecoste, secondo quanto riferito negli Atti degli Apostoli, è tra coloro che sono “assidui e concordi nella preghiera”; tutto quello che avviene successivamente è legato alla tradizione.  Alcune fonti riportano che l’apostolo sarebbe andato a predicare in India e poi in Armenia, riuscendo a convertire il re, così da attirare le ire dei sacerdoti pagani e, dunque, subendo un terribile martirio: la condanna ad essere scuoiato vivo e infine decapitato. 

Questo è il motivo per cui l’iconografia legata a San Bartolomeo è quella che lo ritrae con la sua stessa pelle tra le mani. A Roma, nella Cappella Sistina, vi è una delle sue raffigurazioni più celebri; nella maschera del volto, trasfigurato dalla sofferenza, Michelangelo pare abbia voluto realizzare il suo autoritratto. 

Il Santo viene festeggiato il 25 agosto, anche se il Calendario Romano ne fissa la celebrazione ogni 24 agosto, dagli abitanti di Roccamorice, i quali portano la piccola statua, collocata nell’Eremo, sino alla chiesa parrocchiale, dove rimane per quasi un mese. 

Continuando la visita degli ambienti all’interno dell’Eremo, sempre nella piccola chiesa, si trova, sotto una pietra squadrata, una risorgenza d’acqua, denominata acqua di San Bartolomeo, che, secondo le credenze popolari, avrebbe proprietà taumaturgiche; una porticina, sulla sinistra dell’altare, conduce infine alla parte abitativa del complesso. 

Pietro da Morrone dopo aver trascorso qualche tempo in questo luogo, a causa dell’accorrere di un numero sempre maggiore di fedeli, decise di trovare un rifugio maggiormente isolato e si ritirò nell’Eremo di San Giovanni all’Orfento; nel 1320 l’Eremo di San Bartolomeo in Legio era ancora abitato, ma nel corso del secolo venne progressivamente abbandonato. 

Ancora oggi la devozione popolare verso questo luogo mistico non si è spenta e chiunque sente la necessità di isolarsi, almeno per un attimo, dal clamore della società, vi si ritira in preghiera, circondato dal silenzio e dalla bellezza del creato.