Il Palazzo apostolico e i giardini pontifici a Castel Gandolfo. Passeggiando tra arredi, pitture e giardini

Castel Gandolfo, antica città  latina, sorge nel cuore del Parco Regionale dei Castelli Romani, e custodisce al suo interno bellezze  paesaggistiche ed artistiche che ogni anno attraggono migliaia di visitatori. 


Nel passato la sua bellezza ne ha fatto polo di attrazione per imperatori romani, principi, famiglie nobili che, in ogni epoca, vi hanno costruito splendide dimore. 

Alcuni studiosi affermano che in questo luogo, prima della nascita di Roma, si trovava la città di Alba Longa, sede del popolo italico dei Latini, appartenente al ceppo linguistico indoeuropeo; l’importante centro era a capo di 47 città e 17 federate.

 Secondo la tradizione dall’unione tra il dio Marte e Rea Silvia, figlia di Numitore, uno dei re di Alba Longa, sarebbero nati i gemelli Remo e Romolo: quest’ultimo avrebbe fondato  Roma il 21 Aprile del 753 a.C. La città latina, sottomessa successivamente al dominio romano, fu distrutta nel 650 a.C.

La serenità di questo luogo che si affaccia sul versante sud occidentale del lago di Albano, chiamato anticamente Ager Albanus, la bellezza della natura circostante, la vicinanza a Roma lo resero la meta prescelta per l’edificazione di numerose ville residenziali, terme, ippodromi, lussureggianti giardini, stadi, destinati agli ozi delle più importanti famiglie patrizie e degli imperatori romani. 

Nell’area sorsero, infatti, le eleganti ville di Pompeo e di Clodio, così ambite da essere presto incluse nel demanio imperiale, ma fu, soprattutto, Domiziano ad aprire una stagione di fasti e di lusso, che avrebbe caratterizzato questa zona per secoli; venne scelta dall’imperatore un’area di 14 chilometri quadrati da destinare agli svaghi e al culto di Minerva. 

Qui si svolgevano grandi battute di caccia e di pesca, passeggiate in riva al lago e, secondo quanto ci è stato tramandato da Stazio e da Marziale, gare annuali di poesia; a queste attività ludiche si alternavano operazioni politiche, come convocazioni di magistrati e riunioni del senato. 

Le Ville Pontificie sorgono proprio sui resti della grandiosa Albanum Domitiani, residenza di campagna circondata da un grande parco, voluta dall’imperatore Domiziano, che vi stabilì la propria dimora.

Nei secoli che seguirono solo Marco Aurelio soggiornò nell’Albanum per dei periodi lunghi, e a partire da Costantino grandi parti del territorio vennero cedute alla Chiesa e molti dei preziosi materiali e marmi rinvenuti nelle imponenti costruzioni, furono reimpiegati per realizzare edifici religiosi e le ville di famiglie nobili, quali i Savelli e i Barberini.

Iniziò a formarsi, nel corso del tempo, una piccola comunità, composta, probabilmente, dai discendenti del personale di servizio delle ville e dai congiunti dei milites della Legio II Parthica, stanziata nei vicini Castra Albana, che diedero vita al piccolo borgo. Notizie certe di un centro abitato, con una Via maior e una Via minor, si hanno a partire dal 1037; nel 1217 il possedimento risulta appartenere alla famiglia dei marchesi Gandolfi di Genova, che vi fanno costruire un castello, e che donano  un nuovo nome alla località, e cioè Villa Gandulphi. 

La famiglia dei Savelli entra in possesso della rocca nel 1279,  detenendone la proprietà, con alterne vicende e a più riprese, per tutto il Cinquecento.  

Il sito della rocca medioevale, appartenuta prima ai Gandolfi e poi incorporata nel palazzo baronale dei Savelli, si trovava inscritto entro una cinta muraria che comprendeva ad ovest il più antico nucleo abitativo del castrum, e a nord la chiesa di San Michele. 

Castel Gandolfo nel 1596 venne definitivamente ceduto alla Camera Apostolica e, a partire dal 1604, incorporato nel dominio temporale della Santa Sede.

Il principe Maffeo Barberini, eletto al soglio pontificio nel 1623 con il nome di Urbano VIII (1623 – 1644), diede grande impulso alla rinascita del centro; egli, ancora cardinale, tra il 1616 e il 1618, aveva qui stabilito una piccola residenza, costruita in prossimità del torrione di Porta Romana, ma appena divenuto papa aveva deciso di tramutare quello che era un palazzo baronale in un Palazzo Pontificio. 

Nel 1624, in autunno, Urbano VIII si era recato in villeggiatura a Frascati, ma prima di raggiungere la villa che il cardinale Scipione Borghese gli aveva messo a disposizione, si era diretto verso  Castel Gandolfo dove avevano da poco preso l’avvio i lavori per realizzare la nuova residenza pontificia, sotto la direzione dell’architetto Carlo Maderno, coadiuvato da Bartolomeo Breccioli e Domenico Castelli.

Finalmente il 10 maggio del 1626, a lavori praticamente ultimati, il pontefice potè recarsi a Castel Gandolfo per godere del suo periodo di riposo estivo; la sua carrozza, trainata da 6 cavalli bianchi, uscì dal Quirinale, seguita da una corte costituita da 150 persone.

La nuova residenza, destinata alle vacanze, era composta dalla rocca  appartenuta ai Savelli, con mura merlate e al centro un cortile quadrato, e da un nuovo edificio di cui  facevano parte  un’ ala prospiciente il crinale verso il lago e un’altra ala, più piccola, collocata sul lato breve, a nord della piazza del borgo, dove si apriva il portale d’ingresso con lo scalone che dava accesso ai piani superiori. L’arredo della rocca nel periodo Barberini era improntato alla semplicità e alla sobrietà; alle pareti, secondo il gusto del tempo, erano presenti paramenti in cuoio decorati con motivi araldici dorati; nel tempo sopravvissero quelli ornati dalle api Barberini. Le decorazioni pittoriche, realizzate ad affresco, sopravvissute fino ad oggi, riguardano i tre ambienti della Cappella Comune, del minuscolo Oratorio e della Sacrestia, eseguiti dal toscano Simone Lagi.

Il nipote di Urbano VIII, Taddeo Barberini, prefetto di Roma, tra il 1628 e il 1631, si era reso protagonista, in quel territorio, di una serie di acquisti di terreni, la cui superficie era compresa  tra la Galleria di Sopra e la Galleria di Sotto, nuove strade fatte aprire  dal papa in direzione di Albano, e caratterizzata dai resti più importanti della Villa di Domiziano, con la Terrazza dei Ninfei, l’ippodromo e il criptoportico, sul cui terrazzamento venne creato il complesso destinato a Taddeo. I terreni acquistati appartenevano, precedentemente, ai Gesuiti e, una parte, a monsignor Scipione Visconti, il cui casino rappresentava il nucleo originario della nuova villa.

Urbano VIII fu il primo pontefice a soggiornare nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, tornandovi per undici anni, fino a quando la malattia gli impedì di spostarsi; un altro frequentatore assiduo del Palazzo, che lasciò traccia del suo passaggio, fu Alessandro VII (Chigi 1655 – 1667). Il nuovo pontefice, eletto dopo Innocenzo X Pamphili,  incaricò Gian Lorenzo Bernini di progettare e realizzare la chiesa dedicata a San Tommaso di Villanova, Santo spagnolo del XV secolo, fatto canonizzare dal papa nel 1658; il grande artista si occupò, anche, di costruire per il Palazzo Apostolico una nuova facciata rivolta alla piazza, e di aggiungere un’ala che comprendeva la grande galleria che prese il suo nome.

 Il completamento del Palazzo Apostolico avvenne con l’aggiunta di un secondo piano e di una loggia; sulla facciata furono apposte delle lapidi, quella sopra il portale fatta eseguire dallo stesso Alessandro VII, con ai lati altre due lapidi. Una di queste a ricordo della trasformazione della rocca dei Savelli ad opera di Urbano VIII e l’altra posta a testimonianza dell’opera di bonifica operata da Paolo V; nella parte superiore fu collocato un grande orologio acquistato dalla comunità di Castel Gandolfo il 25 luglio del 1617.

Alcuni dei  papi che seguono il pontificato Chigi, sino a Clemente XI (1700 – 1721) il quale dedica al Palazzo una serie di lavori di arredo e restauro,  non soggiornano nel Palazzo Apostolico, ma Castel Gandolfo continua a rappresentare una meta ambita da alti prelati della curia romana; gli interventi apportati al Palazzo in quegli anni riguardano, prevalentemente, opere di manutenzione e, soltanto, con l’elezione al soglio pontificio di Benedetto XIV (1740 – 1758), uomo dal temperamento vivace, amante comunque della vita semplice, la residenza  viene rimessa in ordine e arricchita da decorazioni e dipinti eseguiti da Pier Leone Ghezzi nella galleria fatta realizzare da Alessandro VII, e nella Loggia delle Benedizioni.

 Benedetto XIV  soggiorna nelle residenza, per la prima volta, nel giugno 1741 e a quella data è presente l’arredo alla “cinese”, fatto realizzare da Ferdinando Fuga nella galleria di Alessandro VII, dove, a quel tempo, si trovano i grandi finestroni progettati dal Bernini. 

Gli studiosi hanno ricostruito questo stupefacente allestimento che contava 14 pannelli raffiguranti “Dame cinesi” a grandezza naturale, a cui si alternavano 8 pannelli con composizioni di uccelli e fiori. Dopo 6 anni tale disposizione venne scompaginata, infatti, Ferdinando Fuga nel 1747 procedette ad una  riorganizzazione muraria della galleria che modificò, parzialmente, l’assetto delle finestre e ciò permise  a Pier Leone Ghezzi di realizzare, a tempera, una serie di Paesaggi, in gran parte dei Colli Albani, dipinti sulle volte e sui muri. Della decorazione alla cinese oggi sopravvivono solo alcune pitture collocate in diversi ambienti del complesso.

Nel 1769 viene eletto papa Clemente XIV (1769 – 1774), il quale si reca molto volentieri, per trascorrere le vacanze estive, a Castel Gandolfo; durante i suoi soggiorni ama fare lunghe passeggiate a cavallo, spesso lanciandolo al galoppo. Nel borgo fa costruire un viadotto sulla porta sud e acquista Villa Cybo, appartenuta a Monsignor Camillo Cybo, che nel 1717 aveva comprato una casa e i terreni circostanti da Mauro Fontana, erede dell’architetto Francesco. Il giardino viene sistemato e arricchito da numerose sculture provenienti dalle ville di famiglia. Villa Cybo, passata nel 1772 a Livio Odescalchi, Duca di Bracciano, viene venduta da questi a Clemente XIV.

Dopo il 1870, con la fine dello Stato Pontificio, la residenza estiva dei papi viene gradualmente abbandonata; papa Pio IX (1846 – 1878) dopo il ritiro delle truppe francesi e l’occupazione di Roma decide di rinchiudersi, in un volontario isolamento, all’interno del Vaticano. Giungiamo così all’11 Febbraio del 1929, quando lo Stato Italiano e la Santa Sede firmano il Concordato, che prevede, all’articolo 14, la cessione alla Santa Sede di Villa Barberini che, insieme al Palazzo Apostolico e alla Villa Cybo, vanno a costituire il complesso delle Ville pontificie di Castel Gandolfo, esteso su di un’area di 55 ettari. 

Papa Pio XI (1922 – 1939), nel 1930 attua una serie di interventi volti al consolidamento delle strutture edilizie degli edifici, alla modernizzazione degli impianti, al restauro delle varie imprese artistiche, all’allestimento di una fattoria e alla sistemazione dei giardini. L’Osservatorio Astronomico del Vaticano viene, inoltre, trasferito a Castel Gandolfo, e vengono istituiti punti di osservazione dislocati nel Palazzo Apostolico e all’interno dei giardini di Villa Barberini. 

L’architetto Giuseppe Momo viene incaricato di collegare tra di loro le tre proprietà, che sono confinanti, ma divise dalla rete stradale pubblica; viene creata una loggia per  unire Villa Cybo al Palazzo Apostolico, e un cavalcavia che collega il giardino di Villa Barberini con quello di Villa Cybo.

Il Palazzo Apostolico, negli anni che seguono, è stato utilizzato costantemente dai papi per trascorrervi periodi di riposo; il 21 Ottobre 2016 papa Francesco, ha rinunciato a soggiornarvi, preferendo passare i pochi giorni di riposo estivi a Santa Marta. 

Da quel 21 Ottobre, tutti i luoghi più esclusivi della residenza pontificia sono divenuti un Museo, aprendosi per la prima volta davanti agli occhi dei visitatori; primo tra tutti la splendida Camera da Letto, con le finestre rivolte verso il mare, luogo speciale anche perché, durante la seconda guerra mondiale, fu destinato alle partorienti, e vi nacquero oltre quaranta bambini. 

La visita al Palazzo prende il suo avvio dallo scalone d’onore che conduce al piano nobile; la prima sala che si incontra è quella degli Svizzeri, un tempo riservata al corpo di guardia, segue la Sala dei Palafranieri che accoglie i Sediari pontifici e quella delle Guardie Nobili che conserva ricordi della presenza di Pio IX. Il percorso continua con la Sala dei Camerieri di Cappa e Spada, la Sala dei Bussolanti, la Sala del Trono, che risale all’epoca di Innocenzo X, e la Sala del Concistoro, che ha visto rare volte la presenza di laici, in quanto spesso utilizzata per riunire il collegio cardinalizio, alla presenza del Papa. Successivamente si incontra la Galleria di Benedetto XIV, ampliamento di quella costruita sotto il pontificato di Alessandro VII e decorata, nel Settecento, da Pier Leone Ghezzi; si accede, poi, ad una delle più antiche stanze della residenza, la Cappella papale di Urbano VIII, affrescata da Simone Lagi. Completano il percorso le camere dell’appartamento privato del Papa, dove all’interno della Camera della toilette si possono ammirare frammenti di affreschi medioevali appartenuti all’antico Castello dei Gandolfi e dei Savelli.

Una menzione a parte merita, certamente, la visita agli splendidi giardini pontifici. Questo luogo sorprendente abbraccia un’area di cinque ettari che comprende il Giardino seicentesco del Moro, adiacente al Palazzo Apostolico, i Giardini del Belvedere con le suggestive terrazze panoramiche, la  galleria di lecci secolari che conduce verso il Giardino della “Magnolia” cui si accede tramite due scalinate, decorate con tre fontane scolpite nella pietra. 

Questo giardino presenta un disegno all’italiana, con divisioni delle aiuole in bosso, ed è contraddistinto dalla presenza di una meravigliosa magnolia e di una fontana con una statua, copia romana del Marsia di Mirone.  Proseguendo il percorso si incontra il grandioso criptoportico, stupefacente struttura, risalente all’epoca di Domiziano che  originariamente doveva avere una lunghezza di 300 metri, mentre ad oggi, la parte in buono stato, misura 120 metri. Infine, degna di nota, è la piazza quadrata, con spalliere  di cipresso e piante di leccio, dove  campeggia, al centro, una statua equestre di Settimio Severo. 

Visitare le Ville Pontificie, dove hanno soggiornato oltre trenta papi lasciando testimonianze artistiche di grande valore, significa immergersi in un luogo ricco di storia, arte e natura che davvero vale la pena scoprire.

 

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