La cappella Palatina di Palermo

Palermo, il cui nome deriva dal greco pàn – ormos’, che significa “tutto porto”, proprio per la profonda insenatura che la caratterizzava e che consentiva un facile approdo. 

E' circondata da un anfiteatro naturale di monti che la cingono da sud est a nord ovest; la splendida città, una delle più importanti del sud Italia, si affaccia sul Mar Tirreno, ed ha sempre rappresentato una sede strategica per transiti commerciali e mercantili. 

La sua posizione privilegiata ne ha fatto un crocevia tra Oriente e Occidente, un luogo dove culture e lingue differenti si sono incontrate e hanno dato vita ad una storia artistica e architettonica originalissima, oltre a rafforzare l’identità di questo orgoglioso popolo.

La nascita della città viene fatta risalire all’VIII secolo a.C. e il primo popolo a colonizzarla fu quello Fenicio che le diede il nome di Zyz, cioè “fiore”; tale appellativo, con ogni probabilità, derivava dalla particolare conformazione del suo territorio, diviso da due fiumi, il Kemonia e il Papireto, oggi non più esistenti; nel 254 a.C. venne conquistata dai romani per difenderla dai continui attacchi cartaginesi, continuando a svolgere il suo ruolo di porto strategico. 

Successivamente,  le invasioni barbariche  devastarono Palermo almeno sino al 535, anno in cui venne occupata dai Bizantini; fu questo popolo ad introdurre la coltivazione degli agrumi, garantendo un ulteriore sviluppo economico alla città, che, ancora oggi, nella zona della Conca d’Oro, pianura molto ampia circostante l’abitato, produce rigogliose colture, soprattutto di limoni. 

Attualmente, la percentuale di terreni coltivati si è, purtroppo, ridotta drasticamente a causa della crisi del settore agrumicolo, ma, nonostante tutto, la Conca d’Oro conserva un immenso patrimonio dovuto alla creatività e al duro lavoro degli uomini che, per secoli, hanno reso questo territorio un piccolo paradiso.

Dopo il possesso Bizantino, perdurato un centinaio di anni, nella seconda metà del IX secolo subentrarono i Saraceni, popolazione proveniente dalla Penisola Araba che si rese protagonista della trasformazione della città in una delle più splendide del tempo. 

A testimoniare tale florido periodo sono, ancora oggi, “il Castello della Zisa” (dall’arabo aziz, che significa “splendida”) e il “Parco della Favorita”, polmone verde di Palermo. Nel 1072 i Normanni scelsero questo luogo come capitale del loro regno, e fu allora che la città rafforzò il suo ruolo di snodo commerciale tra Europa ed Asia, divenendo fulcro, non solo economico, ma anche culturale dell’isola.  

Sovrani quali Ruggero II e Federico II vi stabilirono le loro corti cosmopolite, tramutandola in un centro culturale fervidissimo, promuovendo la costruzione di grandiosi edifici, di meravigliose architetture immerse nel verde di lussureggianti parchi. Dopo il periodo Angioino, terminato in seguito alla cacciata di Carlo d’Angiò avvenuta nel 1282, Palermo tornò a brillare con  gli Aragonesi; fu sotto Ferdinando d’Aragona che la Sicilia venne annessa alla Spagna e Palermo divenne sede dei Vicerè.

La dominazione Normanna rappresenta per la città uno dei periodi di massimo splendore, sia artistico che culturale; nei nuovi edifici che sorgono, gli elementi strutturali della tradizione araba si combinano con gli impianti planimetrici e i rivestimenti musivi dei bizantini. 

Il normanno Ruggero II, figlio di Ruggero d’Altavilla  che insieme a Roberto il Guiscardo avevano sottratto l’isola  e Palermo al dominio arabo, giunto in Sicilia dalle regioni scandinave all’inizio del XII secolo, dopo aver unificato tutti i territori conquistati dai Normanni nell’Italia meridionale, fu incoronato  Rex  Siciliae, ducatus Apuliae et principatus Capuae,  il 25 dicembre del 1130. 

Egli scelse come propria dimora un palazzo – fortezza con una storia antichissima, trasformato grazie a costruzioni e ampliamenti attuati per sua volontà, in un “palazzo degno di un re”.

 Il Palazzo Reale o dei Normanni, rappresenta la più antica residenza reale d’Europa ed è incluso, dal 3 luglio 2015, nei nove siti UNESCO “Palermo Arabo – Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”, introdotto nella World Heritage List, Patrimonio Mondiale dell’Umanità; occupa l’area che nell’837 gli Arabi avevano scelto per costruire la loro roccaforte, El Qasr (da cui il “Cassaro”), ed è da sempre il monumento simbolo del potere politico, della cultura e della ricchezza del regno Normanno.

Il cuore di questo splendido Palazzo è rappresentato dalla Cappella Palatina, anch’essa dal 2015 sito UNESCO, nata come cappella privata della famiglia reale, definita da Guy de Maupassant: “la più bella che esiste al mondo, il più stupendo gioiello religioso vagheggiato dal pensiero umano ed eseguito da mani d’artista”. 

L’atto di fondazione della Cappella, voluta da Ruggero II all’interno del Palazzo Reale e intitolata ai Santi Pietro e Paolo, risale al 1131 e la sua consacrazione al 1140; vero miracolo di armonia spaziale e decorativa, in essa si combinano felicemente l’impianto centrale bizantino, attuato nel presbiterio  sormontato da una cupola affiancata da due volte a botte, e lo schema basilicale latino nelle tre navate, divise  da colonne sulle quali poggiano archi acuti di gusto islamico dagli altissimi piedritti.  

Il sistema fondato sul verticalismo orientale qui si fonde con le linee orizzontali di gusto occidentale, creando condizioni favorevoli sia al culto latino che a quello greco. L’edificio trova dei precedenti in costruzioni basiliane come il San Pietro di Itala, in provincia di Messina, databile al 1093, o in suoi omologhi calabresi, Santa Maria di Tridetti e Santa Maria di Tirreti, chiese in cui una navata basilicale, scandita da colonne o pilastri, si coniuga ad un presbiterio che vede una cupola affiancata da due volte a crociera (unione, dunque, dello schema longitudinale latino con quello centrale bizantino). 

Alla suggestione della Cappella Palatina e alla sua raffinatezza contribuiscono alcuni complementi decorativi e strutturali: la sopraelevazione del presbiterio, il soffitto ligneo dipinto, composto da poligoni a forma di stella di chiara matrice islamica, e lo scintillante tappeto musivo realizzato da maestranze bizantine affiancate da mosaicisti locali, ispirato nei temi da Ruggero II. Gli splendidi mosaici testimoniano  perfettamente l’influenza esercitata dalla teologia bizantina in Sicilia e convivono con imprese di purissimo gusto islamico, quali il soffitto a lacunari e muqarnas (successione di nicchie geometriche, stalattiti, campi a stella) che si caratterizza per la sua unicità, infatti è l’unico soffitto a muqarnas al mondo ad essere presente in un edificio cristiano. 

Nell’architettura musulmana del nord d’Africa si erano viste, già precedentemente, decorazioni a muqarnas, ma nella Cappella di Palermo, per la prima volta, la struttura è realizzata interamente da un incastro di elementi lignei, non scavati nella pietra e poi stuccati. 

Alcune delle nicchie presenti nel soffitto recano iscrizioni a carattere cufico, stile calligrafico della lingua araba, non facili da interpretare; le uniche decifrabili contengono parole di augurio come “felicità” e “ricchezza”.

Altre iscrizioni, sempre in cufico, a caratteri bianchi, si trovano nella parte piana del soffitto e sono in relazione a parole associate  alla potenza e alla ricchezza del sovrano, come “dignità”, “gloria” e “onore”. Soltanto a partire dalla prima metà del XIX secolo venne riconosciuta, scientificamente, la piena paternità musulmana del manufatto.

Sulle tavolette del soffitto si sviluppa un vivacissimo ed esteso ciclo pittorico, databile al quarto decennio del XII secolo, raffigurante i piaceri della vita di corte, ricca e cosmopolita, e gli svaghi del principe che non rinuncia ad un gusto edonistico dell’esistenza.

 Si possono scorgere, fra le nicchie, figure dai colori nitidi e brillanti, che ritraggono danzatrici, bevitori, musici, giocatori di scacchi, singolarmente accostati alle tematiche religiose realizzate nel ciclo musivo; è presente, dunque, un originale  e ardito paragone tra il principe laico, Ruggero II, e il Signore dei cristiani, simboleggiato, nei mosaici absidali, dalla maestosa immagine del Cristo Pantocratore.

Un attento lavoro di restauro, iniziato nel 2004 e terminato nel 2008, ha messo in luce la provenienza del legno utilizzato per creare la struttura, identificato con quello ricavato dall’abete dei Nebrodi, di cui oggi sopravvivono solo pochissimi esemplari in Sicilia; si è, inoltre, compreso che i pannelli vennero dipinti al suolo, per essere montati, successivamente, sul soffitto.

La decorazione musiva è stata condotta in due tempi. Nel presbiterio, prevale un modo di operare improntato ad una sobria compostezza, seppur il lavoro viene eseguito da diverse mani e risulta legato ai modi propri della piena età comnena (i Comneni furono una dinastia imperiale bizantina, originaria di Comnè presso Adrianopoli, che regnò a Costantinopoli dal 1057 al 1185), mentre nella navata, anche se la matrice culturale è la medesima, il tono della narrazione diviene più aspro, improntato ad una linearità più tormentata.

I mosaici della navata centrale (completati durante il regno del re Guglielmo I, tra il 1154 e il 1166) narrano episodi relativi all’Antico Testamento, il cui racconto si snoda su due registri sovrapposti: uno superiore, sotto il soffitto, ed uno inferiore, sopra le arcate. 

Fra gli archi si possono ammirare alcuni Santi raffigurati a figura intera, mentre nell’intradosso ne compaiono altri, a mezzo busto ed entro dei tondi. 

La figura di Dio viene rappresentata più volte con le sembianze di un uomo maturo con barba ed aureola, maggiormente somigliante all’immagine del Figlio che a quella di Dio Padre. Nelle navate laterali i mosaici sono dedicati alla narrazione di  episodi tratti dagli “Atti degli Apostoli”, che ruotano attorno agli avvenimenti della vita di San Pietro e di San Paolo; nella parete nord sono raffigurate le storie legate alla vita di  San Pietro e ai primi miracoli da lui compiuti come la guarigione dello storpio o la resurrezione di Tabita e Ioppa, nella parete meridionale, invece, vi è la vita di San Paolo, indicato prima con il nome di Saulo. 

Quest’ultimo, dopo essere stato un persecutore di cristiani, diverrà fervido seguace di Cristo grazie alla conversione avvenuta sulla via per Damasco. Nelle ultime scene vengono rappresentate la fuga di Paolo dalla città e la liberazione di Pietro dalla prigionia in Gerusalemme.

La cupola, insieme alle absidi, è concepita secondo i canoni bizantini, quindi orientata a levante; essa poggia su di un poderoso tamburo cilindrico, all’interno del quale si aprono quattro nicchie angolari contenenti la raffigurazione di un evangelista che si alterna alla rappresentazione di altrettanti personaggi biblici, e cioè: Davide, San Giovanni Battista, Salomone e Zaccaria. 

Tutto è dominato dalla figura del Cristo Pantocratore, elegantissima opera bizantina, che risplende in alto, al centro.  

E’ rappresentato a mezzo busto con le braccia semiaperte nell’atto di  tenere con la mano sinistra il Libro chiuso ad indicare che la rivelazione ancora non si è compiuta; la mano destra, benedicente, è ritratta seguendo i canoni bizantini, come testimoniato dalla disposizione della dita che manifestano la natura umana e divina di Cristo. Intorno vi è un cerchio con un’iscrizione che recita in greco: ”il cielo è il mio trono, la terra sgabello ai miei piedi”.

 Il Pantocratore è circondato da quattro angeli e quattro arcangeli, questi ultimi sfarzosamente abbigliati e facilmente riconoscibili grazie ai loro nomi espressi in greco : Raffaele e Gabriele, i quali vestono gli abiti dei principi militari, Michele ed Uriele che  indossano gli splendidi paludamenti da imperatori orientali. Sono accompagnati dagli attributi che ne chiariscono, ancor meglio, il ruolo:  il globo crucigeno, a simboleggiare il dominio di Dio sul  mondo, e il labaro, bastone porta vessillo, che ha origine dallo stendardo di Costantino.

Al di sotto della cupola, nel catino absidale, altri mosaici rappresentano un secondo Cristo Pantocratore, questa volta colto nell’atto di benedire secondo il rito latino; con la mano sinistra sostiene il Vangelo  aperto, in cui è presente un’iscrizione, in latino e greco, in cui è scritto: “io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà il lume della vita”. 

Sotto di lui vi è un’opera realizzata nel XVII secolo, che raffigura una Madonna in trono tra San Giovanni Battista e la Maddalena. Nell’intradosso dell’arco i simboli dell’etimasia, immagine che prevede il trono vuoto, impreziosito dalle insegne di Cristo, e cioè il mantello del giudice, il cuscino, il libro dei sette sigilli e gli strumenti della passione.

Degno di nota è lo splendido candelabro del cero pasquale, collocato a pochi centimetri dall’ambone, tribuna sorretta da colonne e costituita da due elementi  a forma di parallelepipedo, con un parapetto decorato da mosaici; come supporto per i libri delle Sacre Scritture vi sono due sculture che effigiano un leone, simbolo di San Marco, e un’aquila, simbolo di San Giovanni. Il candelabro è un’opera di grandissimo valore artistico; è diviso in tre sezioni formate da un basamento tipicamente romanico in cui sono raffigurate scene tratte dai bestiari medioevali e, da un coronamento, in cui compaiono figure di Telamoni che sorreggono l’appoggio per il cero. 

La parte più interessante è rappresentata dalla sezione centrale, dove, accanto ad elementi vegetali ed animali, viene scolpito un Cristo in trono inserito entro una mandorla, al cui cospetto si inginocchia un personaggio coronato molto elegante, probabilmente lo stesso Ruggero II.

Il Palazzo dei Normanni, e, soprattutto, la Cappella Palatina, testimoniano il dialogo, il rispetto, la tolleranza che esisteva tra diverse etnie durante il governo di Ruggero II, primo re normanno di Sicilia. Egli, appena salito al trono nel 1130, cinquant’anni dopo la fine della dominazione araba, commissionò la ristrutturazione del Palazzo Reale, edificato nel IX secolo, a maestranze musulmane e cristiane, che collaborarono a stretto contatto attraverso un reciproco scambio di idee e talenti, dando vita ad una creazione originale ed unica al mondo.

 

 

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