Il barocco siciliano di Val di Noto: visita al Duomo di San Giorgio a Modica.

Nella parte sud orientale della Sicilia, vi è un’ area denominata Vallo di Noto, conosciuta in tutto il mondo per le bellezze artistiche e paesaggistiche che racchiude al suo interno. 

La zona, in un lontano passato, fu distretto amministrativo  responsabile della gestione giudiziaria dell’intero feudo;  in particolare, durante la dominazione araba,  la città di Noto, in quanto sede del governatore,  ebbe la funzione di “capovallo”, cioè di centro amministrativo di riferimento, denominato in lingua araba waal o wail, da cui proviene la denominazione Vallo declinata al maschile. Le città che rientrano nel Val di Noto sono: Caltagirone, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa, Ispica, Scicli, Catania e Militello in Val di Catania. 

Ognuno di questi centri racchiude siti artistici di rara maestosità e bellezza, inseriti, dal 2002, nella lista del patrimonio mondiale UNESCO. Il paesaggio che caratterizza questa parte di Sicilia è un alternarsi di terreni ora pianeggianti ora dolcemente modellati, puntellato da monumentali carrubi e attraversato da una ricca trama di muri a secco che ancora oggi, come in antichità, servono a delimitare le proprietà rurali. Nel IX secolo la Sicilia venne tolta alla dominazione bizantina dagli Arabi, i quali, per amministrare quella che era la più vasta isola del Mediterraneo, decisero di dividerla in tre grandi province, dette Valli:  Val Demone, Val di Mazara e Val di Noto.

Questo tipo di ripartizione venne mantenuta anche dalla dinastia Normanno- Sveva (XI – XIII secolo) e da quella Aragonese – Spagnola (XIII – XVIII secolo); fu solo a partire dal 1817 che le cose cambiarono per volontà dei Borbone (1734 – 1860), i quali decisero di modernizzare il sistema, dividendo il territorio in  sette nuovi e più piccoli distretti. Fu in seguito a tali cambiamenti che Noto perse il suo ruolo egemone di capoluogo del Vallo e iniziò a dipendere dalla vicina Siracusa. 

Un catastrofico terremoto colpì, nel 1693, l’intera Sicilia sud-orientale, causando devastazioni e distruzioni urbanistiche davvero immani; 93000 persone persero la vita e 60 centri urbani ubicati nel Val di Noto e nel Val Demone (Sicilia nord-orientale) furono distrutti. Per ottemperare nel miglior modo possibile al compito di aiutare la popolazione colpita e, di ricostruire l’impianto urbanistico delle città quasi completamente distrutte, il referente politico della corona spagnola in Sicilia, Francisco Pacheco duca d’Uzeda, conferì grandi poteri a Giuseppe Lanza, duca di Camastra, il quale divenne vicario del Val Demone e del Val di Noto, con l’arduo incarico della ricostruzione. 

Grazie al lavoro e alle idee di Giuseppe Lanza e degli uomini che lo affiancarono nacquero le superbe architetture in stile tardo barocco che contraddistinguono il Val di Noto e che lo rendono unico nel panorama internazionale; protagonista di questa ricostruzione fu la pietra calcarea, ricavata nelle cave locali che venne modellata dalle mani di sapienti capimastri. 
Un’altra felice soluzione  adottata fu la creazione di una pianificazione urbana antisismica necessaria in una terra spesso minacciata da tali calamità. La Sicilia visse in quel periodo storico qualcosa di paragonabile, sotto il profilo artistico, alle splendide stagioni dell’età greca (VIII – III secolo a.C.) e di quella arabo- normanna (IX – XII secolo). In questo articolo prenderò in esame nello specifico la storia di Modica, una delle città che con la sua bellezza costella il Val di Noto, una città che è bellissimo scoprire passeggiando tra le sue piccole vie, vicoli, gradinate, dove si può ammirare lo spettacolo delle sue case arrampicate sulla roccia, quasi a formare una sorta di città presepe.  

Nello specifico, mi occuperò di analizzare la storia e l’architettura di uno dei suoi magnifici monumenti e, cioè il Duomo di San Giorgio, collocato in cima ad una pittoresca scalinata di 254  gradini, l’edificio più imponente della città e di tutta la Sicilia sud-orientale, ad oggi parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Modica si adagia su di un altopiano triangolare, delimitato dalle valli fluviali dei torrenti Janni Mauru e Pozzo dei Pruni, i quali nell’Ottocento vennero coperti per permettere la costruzione di via Giarratana e di Corso Umberto, gli assi viari principali; questo luogo, tra XI e XII secolo, divenne una importante città demaniale e, in seguito, una città feudale. 

Nel XIV secolo il suo prestigio aumentò in quanto fu eletta capitale della Contea di Modica, uno stato indipendente all’interno del Regno di Sicilia,  governato da illustri famiglie aristocratiche, i Chiaramonte e i Chiabrera. Nel XVI secolo la popolazione raggiunse un numero di persone ragguardevole, 18000 abitanti, e quindi l’abitato iniziò ad insediarsi anche nel fondovalle, con la creazione della parte bassa  della città. 

Modica, come altri centri in Val di Noto, nel 1693 subì pesanti danni causati dal terremoto e venne ricostruita in loco, fatto che, però, non avvenne in tutte le città colpite dal sisma; in effetti, ad esempio, Noto, ridotta in macerie venne riedificata in un altro luogo, soprattutto per esigenze commerciali che imposero il trasferimento in un’area più facilmente accessibile e meno arroccata. 
A Modica, Scicli e Ragusa, invece, l’aristocrazia locale decise di ricostruire le proprie abitazioni nel sito originario. 

Per quanto riguarda Modica, in particolare,  l’aristocrazia terriera e progressista scelse di abitare nella zona in basso, più adatta ai commerci, facendo realizzare gli edifici di rappresentanza lungo l’odierno Corso Umberto dove fu eretta, in stile barocco, la splendida chiesa di San Pietro, anch’essa tra i siti UNESCO, mentre l’altra parte di aristocrazia elesse  come proprio spazio abitativo, la porzione di città collocata più in alto e dominata dal Duomo di San Giorgio. 

La  facciata – torre del Duomo, con il suo senso di vertiginosa proiezione verso l’alto, spicca con scenografica maestosità davanti agli occhi del visitatore che può accedervi attraverso una suggestiva scalinata, realizzata da Francesco Di Marco nel 1818 e, formata, da quattro rampe di forma ovale simili ad un ostensorio. 

Auguste Renoir, uno dei più grandi pittori impressionisti francesi, osservandola dalla collina opposta, disse di trovarsi di fronte ad un miracolo dell’uomo. Questa architettura meravigliosa edificata una prima volta in epoca medioevale, tra il 1120 e il 1140, è intitolata a San Giorgio; egli, grazie alle sue virtù guerriere, (fu infatti un ufficiale dell’esercito romano vissuto tra III e IV secolo d.C.), divenne protettore dei Crociati che affrontarono gli Arabi in Terra Santa

I Normanni, anch’essi valorosi guerrieri, dedicarono molte chiese a questo santo nelle terre che conquistarono, compresa la Sicilia. La chiesa venne riedificata, una prima volta nel 1613, ed una seconda volta in seguito al sisma del 1693.

Dall’alto di Modica svetta la magnifica facciata-torre del Duomo, caratterizzata da un primo ordine imponente realizzato da Paolo Labis nel 1761, da cui si eleva il corpo centrale, portato a compimento tra il terzo e il quinto decennio dell’Ottocento da Carmelo Cultraro, un importante architetto ibleo di quei decenni.  

Il primo piano, sostenuto da dodici colonne corinzie, determina le cinque navate interne e le cinque porte esterne, e su di esso si eleva, con un miracolo di equilibrio, la guglia centrale, ricca di decorazioni barocche, fino alla cuspide, caratterizzata da una serie di collane binate che si sovrappongono e che termina con una sfera di pietra dove splende la Croce. 

L’ultimo tratto della guglia venne ultimato intorno al 1834 dal maestro modicano don Gaspare Cannata; la chiesa è introdotta, come già ricordato, da una grandiosa gradinata, dove, lungo le paratie si trovano podi di pietra privi di statue. 

Ai lati, negli angoli interni, vi sono giardini e deliziose aiuole, dove si trovano palme, frassini, cipressi, cosicchè, affacciandosi ai piedi della prima gradinata sembra di trovarsi di fronte ad un grande giardino pensile; la parte della scalinata sotto il Corso San Giorgio fu progettata nel 1874 e portata a termine nel 1880 dall’ingegnere Alessandro Judica, direttore dell’Ufficio Tecnico Comunale di Modica. 

L’intera ornamentazione esterna, il modo magistrale di trattare la pietra, che è pietra locale, roccia calcarea che viene trasformata da esperti intagliatori e scalpellini,  il superbo ricamo del grande ingresso centrale, sono elementi che rappresentano e annunciano quel tipico barocco siciliano, che troverà espressione nell’architettura chiesastica degli anni a seguire. 

L’interno dell’edificio religioso si presenta  a croce latina, con cinque navate sostenute da ventidue colonne con capitelli corinzi. Sono qui custodite numerose opere d’arte, alcune databili tra XVI e XVII, come lo splendido Polittico datato al 1573 e attribuito a Bernardino Niger, artista di origine greca e operante a Catania, Modica e Caltagirone.

Questo polittico, che occupa tutta la parete di fondo dell’abside, è  il più grande di tradizione rinascimentale presente in Sicilia e ha un’impostazione di origine spagnola e questo dato non deve stupire se presente a Modica, capitale della Contea. 

Nei nove  riquadri dell’opera, disposti su tre ordini, sono raffigurati San Giorgio e San Martino, santi guerrieri la cui devozione era particolarmente sentita in quel territorio, e i Misteri Gloriosi e Gaudiosi. Un’altra opera molto significativa all’interno del Duomo è rappresentata dall’Assunta di Filippo Paladini, datata 1610; questo artista operante a Palermo, Enna, Caltanissetta è un pittore che appartiene alla cultura manierista con echi caravaggeschi, potrebbe, infatti, aver conosciuto personalmente il Caravaggio durante un  breve soggiorno del grande artista  in Sicilia prima della partenza per Napoli.

Il dipinto presenta due registri: uno si svolge in orizzontale ed è posto in basso dove sono raffigurati gli apostoli che rivolgono lo sguardo al cielo, ed un altro in verticale, dove lo spazio è occupato dalla figura dell’Assunta, protagonista dell’opera, ritratta mentre sin innalza con un movimento a spirale.

Il Paladini utilizza colori tenui e lividi, seguendo una sua specifica cifra stilistica, e dà vita ad uno scenario di grande dinamismo ma allo stesso tempo di generale equilibrio formale. Queste sono solo alcuni dei capolavori che è possibile ammirare all’interno di tale prezioso scrigno d’arte che costituisce una tra le più importanti testimonianze del barocco Europeo, un’architettura  capace di dialogare con i centri culturali più attivi d’Europa. Molte le analogie che si sono evidenziate, ad esempio, tra la Chiesa di San Giorgio e la Chiesa Madre di Dresda e che stanno a testimoniare una cultura aperta, vivace e non  chiusa e provinciale.

 

 

Nota bene: All'interno delle note potrete trovare le offerte per visite guidate e viaggi tramite la nostra affiliazione con rispettive agenzie.

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.