La storia di palazzo Nuzzi a Orte

Antico centro di origine etrusca e sede, in epoca romana, di municipium, Orte si erge, circondata da verdi campagne, su di un’altura tufacea, lambita a nord dal fiume Tevere e a sud dal rio Paranza, un suo affluente.

Il comune è quello collocato più a nord nell’Agro Falisco, area geografica posta nella bassa Tuscia, compresa tra i confini naturali del  Tevere, dei Monti Cimini e Sabatini e del Monte Soratte, caratterizzata da una natura selvaggia di grande bellezza e abitata anticamente dai Falisci, popolazione italica, influenzata quasi completamente da quella etrusca seppur distinta da essa; la cultura falisca fu connotata da alcune particolari caratteristiche e si distinse, soprattutto, nella decorazione vascolare, con una scuola di ceramografi attiva a partire dalla fine del V secolo a.C. Falerii Veteres, città principale di questo popolo, corrispondente al territorio dell’attuale Civita Castellana, (una chicca da poter conoscere) venne distrutta nel 241 a.C., al termine della prima guerra punica, dai Romani che deportarono i superstiti nella vicinanze della vecchia città, dove, ricostruirono un nuovo centro chiamato Falerii Novi. 

Orte conobbe un periodo di grande splendore durante la dominazione romana; fu infatti Roma a elevarla al rango di urbe, in quanto fu in questo territorio che sconfisse definitivamente il popolo etrusco. In età augustea divenne uno strategico snodo viario con la costruzione sul Tevere, nel 240-241 a.C., di un ponte in muratura, distrutto nel 1524, attraverso il quale passava l’asse stradale  della Via Amerina. 

L’antica Via Amerina si distaccava dalla Cassia nella Valle del Baccano e attraverso l’Ager Faliscus, metteva in comunicazione Roma con l’Umbria, derivando il suo nome dalla città di Ameria, l’odierna Amelia; il tracciato, ancora oggi esistente, costituisce una delle strade meglio conservate dell’Etruria meridionale. Questo affascinante percorso costeggia i borghi simbolo dell’Agro Falisco e da esso si dipartono numerosi sentieri che si addentrano nel verde e che conducono a siti di grande suggestione.

Tornando alla città di Orte essa venne successivamente conquistata da Bizantini e Longobardi, fino a che, nell’VIII secolo, fu inglobata nel patrimonio di San Pietro in Tuscia. Nel corso del XV secolo, dopo essere stata, tra XII e XIII,  prima a sostegno della Chiesa contro i Colonna e poi di parte antipontificia, venne occupata per breve tempo da Ladislao di Napoli per tornare definitivamente nel patrimonio petriano. L’abitato ortano, caratterizzato davvero da una storia millenaria, nasconde sotto terra un tesoro inestimabile, che è possibile visitare; si tratta di una serie di cunicoli, un tempo utilizzati come sistema idrico, che si snodano formando un  itinerario molto suggestivo. All’interno di tali gallerie si possono ammirare un ninfeo, una fontana ipogea, diversi pozzi. 

La struttura urbana, di forma ellissoidale, conserva ancora oggi tratti tipicamente medioevali; vi sono sette vie che vanno a sezionare altrettante contrade e che culminano in Piazza della Libertà, la principale piazza cittadina.

 E’ proprio in questo luogo che sorgono gli edifici più importanti di Orte, cioè la Cattedrale, il Palazzo Vescovile e la parte posteriore di Palazzo Nuzzi, divenuto dopo l’Unità d’Italia sede del Comune. Il Palazzo venne edificato su committenza della nobile famiglia ortana dei Nuzzi, nello specifico per volontà del cardinale Ferdinando  Nuzzi,  a partire dalla prima metà del XVIII secolo; l’artista che si occupò di realizzare il progetto, elaborandone il disegno entro il 1717, fu Carlo Francesco Bizzaccheri (1656-1721), architetto romano giunto a Orte in quel periodo per occuparsi della ricostruzione della Cattedrale di Santa Maria Assunta. 

Ferdinando Nuzzi (1645-1717), nacque a Orte ma ben presto si recò a Roma divenendo uno dei più importanti giureconsulti della sua epoca;  fu nominato prefetto dell’Annona, carica molto prestigiosa che comportava il delicato compito di occuparsi dell’approvvigionamento alimentare, e ottenne grande stima da parte della Chiesa tanto da rivestire, per intercessione di Clemente XI, la porpora cardinalizia e, contemporaneamente  divenire Vescovo di Orvieto. (invitiamo a visitare)

Egli lasciò testimonianza del suo  profondo legame con la propria città natale, Orte, facendovi  edificare diverse opere architettoniche tra le quali  Villa a “Le Grazie” con un circostante, grande, bosco dove amava trascorrere le vacanze e, appunto, Palazzo Nuzzi, affidandone, come già accennato, la costruzione all’architetto  Carlo Bizzaccheri, già allievo, a Roma, di Carlo Fontana. Il Palazzo ortano presenta numerose analogie con il prospetto principale del Palazzo romano di San Luigi dei Francesi, realizzato dallo stesso artista e posto accanto all’omonima chiesa; simile è la tipologia decorativa del fastigio sommitale delle finestre collocate al piano nobile.

La facciata principale dell’edificio è tripartita e si sviluppa secondo un andamento concavo; al centro vi è un corpo rettilineo affiancato da due ali laterali arretrate e il portale d’ingresso è collocato in asse con il sovrastante balcone; all’interno di due ambienti posti al piano nobile, la Sala di Rappresentanza e la camera da letto del cardinale si sviluppa un interessante ciclo decorativo, coevo alla costruzione del Palazzo. 

Le scene affrescate sono tratte dalla storia romana e dalla mitologia classica e mostrano, chiaramente, punti in comune con la pittura quadraturista di Andrea Pozzo; i motivi pittorici realizzati nella stanza privata del cardinale e nella Sala che nel tempo divenne sede del Consiglio Comunale, come l’utilizzo dell’impianto a colonne tortili, traggono ispirazione dalle decorazioni del Salone di Rappresentanza di Palazzo Contucci a Montepulciano, luogo in cui Andrea Pozzo lavorò nel 1704 affiancato da Antonio Colli. Padre Andrea Pozzo fu un importante rappresentante del quadraturismo, genere pittorico in cui lo spazio veniva dilatato illusionisticamente attraverso la realizzazione di prospettive affrescate su pareti e soffitti; elementi quali colonnati, trabeazioni e volte dipinte si pongono in continuità con lo spazio circostante. 

Le affinità che legano, non solo da un punto di vista stilistico ma anche nella modalità esecutiva, la produzione artistica del Pozzo e della sua scuola e le opere decorative presenti a Palazzo Nuzzi, sono emerse con ancor più chiarezza durante il restauro che ha interessato soprattutto il ciclo pittorico presente nella camera del cardinale Ferdinando Nuzzi; la campagna di restauro si è protratta dal 2019 al 2021 e si è resa necessaria per il deterioramento naturale a cui sono state sottoposti i dipinti e, anche, a causa dei continui cambi d’uso degli ambienti susseguitisi nel corso del tempo. 

Il testo pittorico, fortemente frammentario e ormai poco leggibile, è stato riportato alla fulgida cromia originaria e ad un nuovo e soddisfacente grado di leggibilità; durante l’attività di restauro è stato possibile, attraverso un’attenta analisi e ricerca, evidenziare contatti soprattutto con la pittura di Antonio Colli (1660-1723), stretto collaboratore del padre gesuita Andrea Pozzo. Il Colli fu attivo in varie imprese decorative a Montepulciano, Siena e Roma; per i Gesuiti lavorò nella chiesa romana del Gesù e a Frascati si occupò di realizzare la finta cupola della chiesa del Gesù. Fu, poi, responsabile di tutti i lavori che interessarono il Duomo di Vetralla realizzandovi delle finte prospettive d’altare, oggi 
perdute; tali lavori testimoniano perfettamente la grande padronanza acquisita da questo artista nella realizzazione di pitture illusionistiche tipiche dello stile quadraturista; tale modus operandi si esprime con forza all’interno dell’impresa  decorativa attuata ad Orte, che seppur maturata in un contesto provinciale ben si allinea con il gusto del tempo.

Grazie all’occasione offerta da questo restauro che ha permesso una rinnovata e proficua fruizione di questo magnifico bene architettonico presente ad Orte, il Comune si è prefisso di realizzare, grazie all’unione di diverse professionalità quali archeologi, storici dell’arte, amministrativi, una sorta di Museo della città, che avrebbe come suo fulcro proprio Palazzo Nuzzi; il ricco patrimonio del luogo, rappresentato da monumenti, strade, terme e tanta meravigliosa natura circostante verrebbe ad essere finalmente valorizzato nella giusta maniera.

Vogliamo invitarvi con questo articolo e con le varie proposte a visitare questo borgo che nasconde tanta bellezza e tanta storia. Stiamo parlando