Il Palazzo di Oriolo Romano: un gioiello tutto da scoprire.

Oriolo  Romano, grazioso borgo che sorge nella Tuscia viterbese, a 400 metri di altitudine sui Monti Sabatini, si trova in un territorio ricco di boschi, poco lontano dal lago di Bracciano.


 L ‘antico insediamento, stanziatosi lungo la Via Clodia, rappresentò nel passato un luogo di passaggio e un’ area strategica per il popolo etrusco e per quello romano. 

Caratteristica di questo piccolo comune è che il suo impianto urbanistico, realizzato tra il 1570 e il 1580  per volontà di Giorgio III Santacroce il Giovane, continua a rimanere intatto; fu a partire dal 1560 che il nobile romano, in seguito alla cessione del feudo, avvenuta nel 1493 da parte di Virginio Orsini a Giorgio I Santacroce, avviò un progetto di bonifica nella selva Manziana, unitamente alla creazione di una piccola comunità di esuli umbri e toscani, soprattutto agricoltori e boscaioli, che si andò ad insediare, in modo organizzato ed efficiente, in quel territorio. 

Nel tempo venne realizzata una sorta di città ideale, un luogo che ancora oggi è connesso in perfetta armonia con la splendida natura che lo circonda, rappresentata dalle “Olmate”, una serie di viali alberati che costituiscono i giardini di Palazzo Altieri, fulcro dell’abitato, e dall’antichissima faggeta di Monte Raschio, patrimonio Unesco dal 2017, meraviglioso ecosistema costituito da pini, castagni e faggi. 

Oriolo, uno dei primi borghi medioevali con impianto urbanistico moderno, doveva, secondo un progetto mai realizzato, essere cinto da mura; un tempo, come oggi, lungo il fianco orientale della Via Clodia, su una sorta di area sopraelevata, quattro file di abitazioni si dispongono lungo le tre vie principali le quali sono intersecate da due traverse di collegamento.

A nord il centro abitato è chiuso dal palazzo gentilizio, palazzo Altieri, il quale abbraccia tutto il borgo, lo ripara dal vento, e fa da fondale al principale sistema viario; l’accesso alla piazza, attraverso due rampe a tenaglia, venne realizzato grazie ad un progetto dell’architetto Carlo Fontana, il quale nella seconda metà del 600 si occupò su commissione di Gaspare Altieri, nipote di Clemente X, di realizzare anche la chiesa, i condotti d’acqua e il carcere; la chiesa sorge fuori dalle mura, sul lato opposto della via Clodia. 

Il nucleo centrale del Palazzo, oggetto di questo articolo, fu realizzato tra il 1578 e il 1585 per volontà di Giorgio III Santacroce, appartenente ad una famiglia che vide accrescere il proprio prestigio nel cinquecento, grazie all’acquisizione del feudo di Oriolo e a una attenta politica matrimoniale con alcune tra le più importanti famiglie romane del tempo, come i Massimo, i Cesi e i Savelli. Giorgio III aveva come obiettivo concreto quello di mettere in atto il “ buon governo” del principe illuminato  descritto dal Machiavelli, progetto che realizzerà proprio a Oriolo, occupandosi  di salubrità e di igiene, di amministrazione della giustizia,  andando cosi a creare una sorta di piccola città stato, indipendente da Viano, la cui Rocca era stata scelta da Giorgio I Santacroce come centro del nuovo feudo. 

Il clima venutosi a creare in seguito alla controriforma porta, in modo particolare nel Lazio, ad un ritorno agli investimenti agricoli, soprattutto in campagna, creando una sorta di neo feudalesimo.  

Molti tra gli esponenti di spicco del tempo, tra cui nobili ed illustri appartenenti al clero rinunciano alla città andando ad ampliare il proprio borgo in cui fanno realizzare una propria residenza dove possono autonomamente amministrare un governo saggio ed equilibrato. 

Tra gli esempi più celebri si annoverano il borgo di Bomarzo con la villa di Virginio Orsini, il borgo di Caprarola, con il celebre palazzo Farnese, Bagnaia con la villa del cardinale Gambara e, appunto, Oriolo Romano con il palazzo Santacroce, poi divenuto Altieri. Nel 1562 comincia la creazione del nuovo borgo di Oriolo in seguito alla redazione di un contratto stipulato tra i coloni, che l’avrebbero abitato in cambio dello svolgimento di diversi lavori legati all’agricoltura, e Giorgio III. Inizialmente, per questioni di praticità, furono realizzati gli edifici di pubblica utilità, legati più strettamente alla quotidianità, come il forno, l’osteria, la chiesa, posti al di fuori dell’abitato, per poi essere messo in opera il palazzo.

La fabbrica del palazzo attualmente presenta una forma ad U con un importante sviluppo orizzontale che si articola attraverso quattro piani; l’opera venne avviata nel 1578, al tempo del Santacroce, a cui si deve unicamente il corpo centrale. Per la fase iniziale della costruzione si è pensato all’urbanista rinascimentale Ludovico Agostini; secondo questo antico progetto il palazzo doveva possedere le forme di una fortezza con quattro baluardi angolari, andando a creare un edificio dai caratteri ambigui, a metà strada tra l’architettura tipica della villa e quella di una fortificazione.

Il giardino che ancora oggi si trova sul lato occidentale del palazzo ed è indipendente da esso, un tempo era in piena osmosi con ciò che lo circondava, venendo ad essere un luogo deputato allo svolgimento di attività agricole e, contemporaneamente spazio di svago destinato al signore del feudo. Il palazzo ebbe diversi proprietari ai quali corrisposero diverse fasi costruttive: la famiglia Santacroce che lo abitò dal 1578 al 1604, anno in cui, a causa della condanna a morte per matricidio di Onofrio Santacroce, passò nelle mani della famiglia Orsini, sino al 1671, quando subentrarono gli Altieri sino al 1971. Il principe Gaspare Altieri, nipote di Clemente X promosse importanti lavori messi in atto da Carlo Fontana, come l’ampliamento del palazzo ottenuto attraverso la costruzione  delle ali  simmetriche orientate verso nord. La loggia, presente sulla facciata, venne chiusa e furono aggiunti la torretta con l’orologio e il ponte d’ingresso. 

Nel 1780 il principe Emilio Altieri commissionò all’architetto romano Giuseppe Barberi nuovi importanti interventi sia a livello architettonico sia a livello urbanistico. Fu in effetti ripristinata la fontana al centro della piazza e fu realizzato il palazzo comunale. Lo stato italiano acquisì nel 1970 l’intero complesso mettendo all’asta diversi arredi e la biblioteca. Il palazzo presenta al suo interno una ricca decorazione ad affresco la quale testimonia l’evoluzione architettonica dell’intera costruzione; il corpo principale di tali opere è collocabile al periodo in cui il complesso fu proprietà degli Altieri.

 Il palazzo non verrà invece valorizzato durante la proprietà degli Orsini a causa di un lungo contenzioso con gli eredi Santacroce; solo la cappella presente nel palazzo testimonia la loro presenza attraverso la rosa dello stemma Orsini. L’area museale oggi si sviluppa sul piano nobile al quale si accede tramite un grande atrio che presenta un portale sormontato dallo stemma di papa Clemente X Altieri; si entra dunque in un grande salone denominato “Sala degli Avi”, il quale ha in pratica la funzione di presentare la famiglia Altieri. 

Al suo interno, in effetti, si trovano una serie di quadri in cui vengono rappresentati uomini illustri appartenenti alla casata, attribuibili ad artisti di scuola romana operanti tra XVI e XVII secolo; una serie di decorazioni a carattere illusionistico servono ad inquadrare la raffigurazione centrale della volta con l’Aurora circondata da figure alate. Seguono poi una serie di stanze con rappresentazioni vetero testamentarie, che costituiscono l’appartamento un tempo abitato da Onofrio III Santacroce; tali affreschi furono attribuiti al pittore tardo manierista Giovanni Baglione.

.La prima  sala con raffigurazioni tratte dall’Antico Testamento che si incontra è quella di Giuseppe; nella ricchissima decorazione della volta a cofano, tra grottesche che presentano suggestioni tratte dalle favole di Fedro ed Esopo, sono raffigurati entro sei riquadri fatti della vita di Giuseppe. La sala è nota anche come ”delle belle” in quanto presenta una commistione con un altro momento decorativo successivo e risalente al XVIII secolo, epoca degli Altieri; nella sala sono infatti presenti anche ritratti di diverse gentildonne posti alle pareti. Segue poi la stanza del sogno di Giacobbe dedicata a Giorgio III , fondatore del borgo e del palazzo, capostipite dei Santacroce proprio come Giacobbe lo fu del popolo d’Israele; nota particolare è rappresentata dalla raffigurazione del pellicano, presente in alcuni riquadri laterali, il quale si sacrifica per i suoi piccoli, così rappresentando la redenzione attraverso la carità cristiana.

 La sala di Giosuè è riservata, invece, alla figura di Costanza, madre di Onofrio. Presente l’Arca dell’Alleanza, grazie alla quale Giosuè potè conquistare nella Terra Promessa; questi poteri passarono poi a Maria madre di Cristo. Nella sala di David, che fu la stanza di Onofrio Santacroce, venne creato una sorta di parallelismo tra la figura di David, il più grande re di Israele, nonché prefigurazione del Salvatore nella sua funzione messianica, e l’erede del casato Santacroce.

A conclusione di questa serie di stanze si trova la sala di Eliseo destinata alla moglie di Onofrio III, Erminia Mattei; fu prescelto il profeta Eliseo protettore delle vedove dalle calamità e dalle malattie quale allusione alla protezione offerta da Onofrio nei riguardi della moglie. In queste sale risulta evidente la volontà del committente degli affreschi, Onofrio Santacroce, di creare una relazione esplicita tra i più importanti protagonisti dell’Antico Testamento e i personaggi più significativi della sua famiglia. Questo programma viene svolto attraverso una narrazione leggera dal pittore tardo manierista Baglione il quale si distacca dalla bilanciata misura dello spazio di ascendenza rinascimentale attraverso una rappresentazione che disgrega la lettura d’insieme. Gli episodi biblici sono contornati da grandi figure allungate e sinuose tipiche della corrente manierista.

Altre due sale, quella da pranzo e quella del trono furono realizzate su commissione degli Altieri; nella sala da pranzo lavorò alla fine del XVIII secolo Giuseppe Barberi, architetto di fiducia della famiglia Altieri, realizzando in stile neoclassico le decorazioni attraverso la tecnica del manuflage. Alla parete era, in pratica, fissata una tela sulla quale veniva dipinto ciò che più interessava; in questo caso vennero realizzati  sul soffitto motivi floreali, piccole figure mitologiche, grottesche. La sala del trono contiene il baldacchino, il trono e il ritratto di Emilio Bonaventura Altieri, salito al soglio pontificio con il nome di Clemente X. 

E’ sempre un esponente della famiglia Altieri, Paluzzo, a creare la collezione più originale dell’intero Palazzo e cioè la Galleria dei Papi che si sviluppa per una lunghezza di settanta metri occupando ben nove sale. Questa collezione è la più completa tra tutte quelle esistenti dello stesso genere, tra le quali ricordo quella della Basilica di Superga e quella del palazzo Colonna di Marino; la galleria presente a Oriolo contiene 268 ritratti di pontefici, da San Pietro a Papa Francesco, ed è proprio da queste immagini che furono ricavate le copie da porre all’interno della Basilica di San Paolo fuori le mura dopo il disastroso incendio che la colpì nel 1823 , in seguito al quale andarono irrimediabilmente distrutti  i medaglioni con le effigi dei papi. 

Fu, come accennavo prima, Paluzzo Altieri, a far copiare le immagini proprio da San Paolo, prima dell’elezione al soglio pontificio di Clemente X  Altieri. Dopo essere entrato in possesso del feudo e del palazzo egli farà realizzare la lunga galleria che è possibile ammirare ancora oggi. La parte più copiosa dei ritratti, con precisione 242, fu realizzata prima della fine del seicento. 

Tutte le tele seguono la stessa impostazione: il ritratto di ogni pontefice è collocato a sinistra e il suo nome si trova all’interno di un’iscrizione latina e a destra è presente lo stemma araldico che per i primi cento papi è creato attraverso i simboli del martirio. Per i primi 165 pontefici entro un cartiglio sono trascritte in latino le imprese storiche compiute. A partire da Celestino II nel cartiglio sono presenti i motti concernenti i pontefici desunti dalla profezia di san Malachia di Armach. Molti artisti famosi influenzarono i ritratti di alcuni dei papi del cinquecento e del  seicento: Giulio II è copia da Tiziano, Paolo V da Caravaggio, Paolo III da Tiziano.

Si conclude così la descrizione di palazzo Altieri a Oriolo Romano che ancora oggi si mostra ai nostri occhi come il tipico esempio di villa fortezza, connotazione che caratterizza spesso le ville laziali tra cinquecento e seicento. E’ un luogo assolutamente da scoprire in quanto racchiude al suo interno tanti tesori, come spesso accade in molti dei piccoli borghi della nostra bella Italia.