Palazzo Camuccini seconda parte: Storia del Palazzo.

Palazzo Camuccini: IL PALAZZO BARONALE

La nascita dei palazzi baronali che si trovano nelle città e castelli in
Italia, ha lo scopo di rendere autonoma la residenza del signore dal
nucleo militare rispetto al castello antecedente che appunto in
precedenza era una fortezza che ospitava le truppe militari e allo
stesso tempo dimora del principe signore del feudo.
Questo palazzo venne costruito più volte sulla precedente fortezza,
riedificato sul castello dei Sabelli e S. Eustachio.

La fortezza e il castello in passato furono costruiti sui resti romani,
infatti sulla cima del colle, su cui nasce Cantalupo in Sabina si trova una
costruzione di epoca romana (in effetti sono stati rinvenuti resti
nelle fondamenta del castello e anche nelle costruzioni limitrofe,
emersi in seguito ai bombardamenti dell' ultima guerra).

Come precedenti edificazioni del luogo abbiamo:
La rocca della corte Guidonesca, che dopo l' insediamento diede luogo a
Podium e al Costrum, in seguito ci fu la trasformazione da rocca a
castello dei conti di S. Eustachio e dei Sabelli (dopo).

Purtroppo non sono state fornite informazioni riguardo le
caratteristiche di questo castello in quanto avendo subìto più volte
modifiche rispetto all'odierno palazzo Baronale l'unica notizia è che
le due torri quadrate appartengono all'antecedente castello dei Sabelli.

I PALAZZO DEI CESI
Sono stati raccolti alcuni documenti che certificano la conclusione
dell'edificazione del palazzo da parte di Paolo Emilio Cesi,
costruzione che venne precedentemente iniziata dallo zio il Cardinale Pierdonato Cesi.


Non si è a conoscenza in quale periodo fu iniziata la fabbricazione e 
quanto tempo ci sia voluto per l'ultimazione. Si è a conoscenza, però, a chi venne attribuita la
progettazione dell' opera: ossia alla scuola del Vignola, riconoscenza
che condivisero tutti eccetto l'architetto di quella scuola che eseguì l'opera.
I lavori per la costruzione del palazzo furono assegnati alla scuola del
Vignola che aveva idealizzato il progetto, quest' ultima ebbe il merito
circa la rinnovazione dei vecchi castelli e delle dimore. 


Alle diverse costruzioni contemporaneamente all'opera il Vignola affidò come
soprintendenti i propri allievi i quali si spartirono i compiti per
molte fabbriche. Un allievo in particolare che operava molto era Guidetti. In molti
sostenerono che fosse quest'ultimo l'autore del palazzo di Cantalupo in Sabina,
pare che l'attribuzione sia attendibile in quanto esistenti validi
documenti.


Un altro allievo molto incisivo del periodo tra il1500 e il 1600 fu l'architetto ducale 
dei Duchi di Acquasparta Giovan Domenico Bianchi di Milano.

Alcuni documenti certificano che Bianchi fu autore di palazzo
Cesi di Acquasparta. Egli si occupò di rimodernare la casa Poiana in Rieti, progettazione iniziata nel 1596. Anche questo palazzo, esattamente
come quello di Cantalupo, venne attribuito alla scuola del Vignola.
Il Cardinale Cesi scrisse una lettera, ovvero un documento che certificò
il controllo dei lavori delle fabbriche.


Questo palazzo iniziato dal Cardinale Pierdonato Cesi, con la collaborazione
dei nipoti Marcantonio e Paolo Emilio Cesi, vide l'anno di inizio lavori nel 1570.
Da considerare il fatto che il Cardinale Pierdonato Cesi poté farcela
primogenitura questo voleva simboleggiare che egli era signore del
feudo. Per quanto riguarda l'architetto Bianchi gli furono attribuite anche
altre opere tra cui:
Palazzo Vescovile di Todi ed il palazzo di Cantalupo.

DESCRIZIONE DEL PALAZZO
La descrizione del palazzo la riscontriamo nel 1798, attraverso l'atto di
possesso di Vincenzo Lante della Rovere dai beni del patrimonio del feudo:
Questo palazzo è composto da:
Tre appartamenti con 38 stanze dentro la terra di Cantalupo in Sabina, con
cantine e altre otto stanze sotterranee al palazzo, confinante con la
chiesa parrocchiale, abitazioni e torri medievali.
La facciata del palazzo di Acquasparta diventa parte del palazzo di
Cantalupo in Sabina ebbero origini nel cinquecento, sono presenti delle immagini
pittoresche nella facciata del palazzo, ancora troviamo delle
ispirazioni sangalliane e le decorazione doriche, ioniche e infine la
caratteristica del chiaroscuro delle balaustre alternata da luci e
ombre.

FACCIATA PALAZZO

Preme accennare che lo stile architettonico del Palazzo Camuccini ha molta assonanza con quello di Acquasparta. Ma vediamo come.
La facciata del Palazzo di Acquasparta è composta:
la parte posteriore e le grandi fornici del portico e della loggia posteriore della costruzione ha trovato modifiche nella parte anteriore del Palazzo Cesi-Camuccini prendendo posto, alla mole dell'antica rocca, il gioco di pieni e vuoti con predominazione dei secondi sui primi, con significato ben esaustivo, ovvero il buon risultato ottenuto esprimendo lo spirito accogliente e indulgente del governo signorile. 
Nasce così un monumento architettonico ove l'autore non fu Jacopo Vignola (come si è sempre ipotizzato) e neanche Guidetto Guidetti, ma più precisamente un allievo e seguace del maestro emiliano.
Verso la fine del '500 quindi emersero e il Palazzo di Acquasparta e quello di  Cantalupo in Sabina, con esplicite forme pignolesche nella facciata del primo e nella nella parte posteriore del secondo, mantenendo una veduta di forza marziale nei due avancorpi che rimandano ad affievolire l'oggetto  dei bastioncelli del Palazzo Farnese di Caprarola, o dei torrioni della Castellina di Norcia.
Per quanto riguarda lo spirito dei classici modelli bramanteschi e sangalliani è ancora più evidente il doppio ordine di fornici del portico e del loggiato, nelle complesse decorazioni doriche e ioniche, nel contrasto tra chiaro e scuro delle balaustre, attenuato l'alternarsi di luci e ombre ben formatesi grazie alle arcate ed ai pilastri.

 

Riferimenti bibliografici:
1-    G. Moroni: Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia 1853;
2-    C. Falconieri: Vita di Vincenzo Camuccini, 1875;
3-    B. Piazza, 1702: Dell’antichissima Provincia e Diocesi della Sabina;
4-    A. Biagetti: L’architetto del Palazzo ducale di Acquasparta. Perugia, 1934;
A. Forcellino: Michelangelo Buonarroti-Storia di una passione eretica, Einaudi, 2002;

 

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 Vi aspettiamo per la prossima parte dove si parlerà degli interni del palazzo e della pittura.