La Scala Santa di Valentano

di Giuseppina Colosi (storica dell’arte)

Valentano, borgo a cavallo dello spartiacque dei Monti Volsini, sorge su di un colle collocato a N.O. del lago di Bolsena, a 538 metri di altitudine; costituisce una sorta di terrazza tra lago e mare. Il suo territorio, che abbraccia una superficie di 43 kmq, si dipana tra pianure e piccole alture, all’interno di un variegato alternarsi di panorami ed immagini. Il paese rientra nella provincia di Viterbo, ossia il territorio della ex Legazione omonima, eretta a circondario amministrativo in tempi relativamente recenti, e cioè nel 1927; ci troviamo nella Tuscia che è detta Alto Lazio.

Tutto questo territorio si presenta sotto l’aspetto geomorfologico e geologico come una superficie in prevalenza a ripiani e collinare, orlata ad ovest dalla fascia piana della Maremma. Valentano presenta un aspetto del tutto simile ad altri centri dell’alta Tuscia viterbese, con edifici in tufo, materiale molto presente in quest’area; in effetti le stratificazioni tufacee, che si accumularono in potenti ed estese coltri, durante l’epoca preistorica, a seguito dell’intensa attività dei vulcani esplosi tra la Toscana e la Campania alla fine dell’era terziaria e nella quaternaria, formarono, tra il mare e il solco scavato dal Tevere, un allineamento mediano che raggiunge al centro, con il culmine dei Monti Cimini, la massima elevazione della provincia.

Ci troviamo in presenza di un territorio in genere scabro perchè aridi sono i terreni vulcanici poco permeabili alle acque piovane, territorio però che nell’area intorno al borgo di Valentano è ingentilito dalla presenza del lago di Bolsena.

Questi luoghi vedono protagonista non solo la natura, con paesaggi variegati e scorci pittoreschi, ma anche la storia in quanto vi confluirono importanti civiltà: quella etrusca, così misteriosa nonostante le sue numerose tracce; quella di Roma; quella del Medioevo e del Rinascimento che ha lasciato impronte importanti nelle torri, nei castelli, nelle chiese, nelle dimore signorili e nei borghi abbarbicato in alto, come appunto, quello di Valentano. L’abitato di questo borgo si formò nell’alto Medioevo, con la probabile fondazione da parte di papa Leone IX, nel 1053.

Tante furono le vicissitudini che dovettero affrontare nei secoli i suoi abitanti. Il borgo, infatti, tra XII e XIII sec, fu il fulcro di aspre dispute tra Viterbo e Orvieto, dispute che vennero placate da l’intervento di Urbano IV il quale acquistò il piccolo feudo divenuto, dunque, proprietà della Santa Sede. Valentano cadde in seguito nelle mani di Giovanni Vico, per entrare in possesso del papato nel 1357, grazie al cardinal Egidio Albornoz; fu questo il periodo nel quale venne ceduto alla potente famiglia Farnese sotto la cui autorità Valentano rimase fino al 1649 con la dissoluzione del potere ducale di Castro.

Il paese dovette affrontare momenti molto difficili durante il periodo dell’occupazione napoleonica.

Proprio sulla sommità del centro abitativo, circondato ancora a tratti da mura di cinta, fatte realizzare da papa Martino V, si erge nella sua maestosa bellezza la Rocca Farnese, realizzata su ciò che restava della fortezza medievale, di cui sopravvive una torre Ottagonale.

Questo luogo venne trasformato in palazzo da Pierluigi Seniore padre di Alessandro Farnese, il quale sarebbe salito al soglio pontificio, nel 1534, con il nome di Paolo III; ricordo che nel 1368 Valentano venne concessa da papa Urbano IV a Ranuccio e Puccio Farnese i cui discendenti edificarono la Rocca Farnese. Tutta la Tuscia è costellata da palazzi e castelli dovuti alla prodigalità dei Farnese; questi luoghi possono essere considerati la terra di origine di questo importante casato, dedito a partire da Paolo III, al mecenatismo.

Farnese furono in effetti protettori di artisti e letterati. Ancora oggi all’interno della Rocca è presente lo splendido cortile quattrocentesco, chiamato Cortile dell’Amore,

in quanto realizzato per le nozze celebrate nel 1488, tra Angelo Farnese e Lella Orsini. Il castello subì ulteriori modifiche nel 1519, grazie ai diversi interventi operati da Antonio da Sangallo il Giovane, architetto di fiducia dei Farnese, specializzati in architetture militari. Tali lavori furono realizzati in occasione di un altro importante matrimonio, quello cioè tra Pierluigi Farnese junior e Gerolama Orsini. Nel 1534 appena eletto al soglio pontificio, Paolo III fece costruire una grande loggia con 11 archi , affiancata verso ponente.

Un altro celebre rappresentante della famiglia lasciò un impronta di se all’interno della Rocca: il cardinale Alessandro Farnese , nipote del papa nato proprio a Valentano nel 1520, ed eletto alla porpora cardinalizia a soli 14 anni. Ebbene, il cardinale, fece realizzare una grande scala affrescata per salire nei propri appartamenti situati all’ interno del castello abitato anche da sua madre, Gerolama Orsini. Le eccezionali fortune, sia economiche che politiche dei Farnese, cominciarono a tramontare a fine del “500” fino alle guerre di CASTRO, che comportano l’alienazione dei diritti di Signoria il Ducato.

Molti dei palazzi appartenenti alla famiglia furono abbandonati e decaderono in rovine. Questo destino toccò anche alla Rocca Farnese per fortuna recuperata negli anni 80 del 900 per venire adibita prima a biblioteca ed in seguito a museo. Dal 1996 all’interno dei 2 piani dell’edificio è ospitato il Museo della Tuscia e della Rocca Farnese.

Assume, per il mio scritto, particolare rilievo quanto accade nel 1731 alla Rocca che divenne , da quella data, sede di un convento di suore domenicane di clausura. Le suore, guidate da Suor Maria Gertrude Salandri, provenivano dal convento viterbese di Santa Caterina. Questo piccolo gruppo di monache, tra il 1730 e il 1748, modificò pesantemente l’interno della rocca, che avrebbe abitato fino al 1930: in particolare esse decisero di trasformare la scala cinquecentesca di Alessandro Farnese in una scala Santa, andando a nascondere gli originali affreschi a tema profano con scene della Passione di Cristo.

Un ruolo chiave in questa trasformazione fu assunto da padre Candido Maria Costanza , erudito confessore delle monache di Valentano . Egli divenne del corso del 700, fidato collaboratore di Paolo della Croce , fondatore dell’Ordine dei Passionisti, i quali avevano quale fulcro dei loro interessi e del loro studio la Passione ed il corpo Martirizzato di Cristo.

Uno dei luoghi simbolo dei passionisti di Paolo della Croce diventerà il Santuario Lateranense che dopo diverse controversie a partire dal 28 settembre 1854, verrà affidato in PERPETUUM proprio ai Passionisti.

Prima però di ottenere così importanti e incarico dall’ordine si occupò delle così dette missioni rurali, missioni cioè svolte tra le comunità cattoliche della periferia ai margini delle grandi città e tra le comunità rurali, come appunto quella di Valentano. La Scala Santa realizzata nella Rocca Farnese imita nelle pitture murali i temi della Passione del suo modello romano , quello della Sancta Sanctorum. la cappella privata.

La Scala Santa, e cioè i 28 gradini del Palazzo di Pilato a Gerusalemme, saliti da Gesù nel giorno della sua condanna a morte, erano una preziosa reliquia giunta a Roma nel 326 grazie a Santa Elena , madre dell’imperatore Costantino. La reliquia venne poi donata a papa Silvestro I, colui il quale aveva miracolosamente guarito dalla lebbra Costantino. Fu Silvestro a collocare i 28 gradini di fronte al patriarco lateranense, dove oggi si trova il Palazzo Laterano. Sul finire del 500 papa Sisto IV , durante il suo generale progetto di trasformazione urbanistica di Roma, assegnò al grande architetto Domenico Fontana l’incarico di donare un rilievo monumentale alla sacra reliquia, cioè ai 28 scalini. L’artista li trasportò con una solenne cerimonia al Sancta Sanctorum, la cappella privata dei papi , collocandoli a partire dall’alto in modo che non fossero calpestati dai piedi degli operai. L’opera fu completata anche da un punto di vista pittorico grazie a diversi artisti tra i quali Cesare Nebbia e Paul Brill, che realizzarono Scene della Passione. Papa Sisto IV il 24 maggio 1590 proclamò il termine dei lavori.

La Scala Santa di Valentano ricalca con precisione mimetica il suo illustre prototipo del Laterano; la differenza è nel Crocifisso che, mentre a Roma è affrescato su muro, nel borgo viterbese è scolpito anche, con ogni probabilità, per fungereda croce processionale. Sulle pareti sono dipinti, disposti su ogni lato entro riquadri, episodi della Passione di Cristo narrati nei Vangeli: Gesù davanti ad Anna, Gesù davanti Caifa, Gesù davanti a Pilato, Gesù davanti ad Erode.

Questi quattro episodi sono suddivisi attraverso l’inserimento di due riquadri in cui, simbolicamente, sono rappresentate scene relative al tradimento di Pietro e cioè: Pietro piangente pentito (sul lato sinistro) e il gallo sopra una colonna mentre sta per cantare la terza volta (sul lato destro). Al sommo della scalinata, a completare l’apparato decorativo, sono collocati altri quattro affreschi raffiguranti: Gesù nell’orto del Getsemani, Gesù cade sotto la croce, Gesù deriso e coronato di spine.