L’0belisco Lateranense

Roma è conosciuta come la “città degli obelischi”, proprio perché nessun  altro luogo al mondo ne possiede un numero tanto elevato. 

Attualmente sono presenti tredici Obelischi Egizi autentici, ma, in età imperiale, ve ne erano sicuramente di più;  fu Augusto il primo ad innalzarli, facendone venire due dall’Egitto. 

Caligola ne fece elevare uno nel Circo Vaticano e cinque nell’area del Tempio di Iside al Campo Marzio. Costanzo II  (imperatore  dal 337 al 361 d.C.) , figlio di Costantino il Grande (imperatore dal 306 al 337 d.C.),  nel 357 d.C. fece trasportare a Roma un obelisco, oggetto di questo articolo, proveniente dal Tempio di Ammone  a Tebe (Karnak), in Egitto, e lo innalzò sulla spina del Circo Massimo. Esso è il più imponente in assoluto e oggi svetta al fianco della Basilica di San Giovanni in Laterano.

Grande parte di questi obelischi vennero trasportati dall’altra sponda del Mediterraneo, dove avevano già trascorso una storia ultrasecolare (lunga tredici o quattordici secoli), grazie alle navi romane e attraverso incredibili viaggi, densi di enormi difficoltà tecniche. 

Bisogna ricordare che per i Romani gli obelischi erano oggetti carichi di significato, ma il loro valore simbolico era strettamente connesso con la loro integrità, infatti se durante il trasporto venivano anche lievemente scalfiti erano immediatamente abbandonati.

Il primo storico a parlare di obelischi romani fu Plinio il Vecchio che nella sua Naturalis Historia ne descrisse tre;  i primi due furono portati dall’Egitto, nel 10 a.C.,  per volontà dell’imperatore Augusto che li fece posizionare, uno al centro del Circo Massimo e l’altro nel Campomarzio, come meridiana nel grande orologio solare. 

Il terzo fu eretto da Caligola nel suo circo che si trovava alle pendici del Colle Vaticano.
Le tecniche con cui gli obelischi vennero creati rimane ancora oggi un mistero; questo enigma   aveva affascinato da subito anche i Romani che avevano conquistato l’Egitto dal 30 a.C., dopo la morte di Cleopatra e ad opera di Ottaviano Augusto. 

I Romani si trovarono di fronte ad un società estremamente evoluta che aveva realizzato opere colossali ancora prima della nascita di Roma. Gli Obelischi Egizi, chiamati dai Romani agulia erano forgiati utilizzando una delle pietre più dure in natura, il granito; essi simboleggiavano il raggio solare che si irradia sulla terra (ricordiamo che  per gli Egiziani non vi era nulla di più importante del Dio del Sole, Horus).

La lavorazione, molto lunga e complessa, veniva svolta interamente a mano, grazie all’impiego di diorite, l’unico materiale in grado di intaccare il granito, e con cunei di legno di sicomoro bagnato.  

Il processo prevedeva scavi molto lunghi e distacchi estremamente delicati che venivano eseguiti con grande lentezza per evitare la formazione di crepe sulla superficie di questi enormi monoliti. 

A Roma gli obelischi furono destinati, principalmente, a decorare i circhi dove avvenivano i giochi, come il Circo Massimo e il Circo Vaticano, quest’ultimo nato come Circo delle Naumachie di Nerone e poi divenuto Circo di Caligola. 

Con il trascorrere del tempo vennero utilizzati per ornare i templi dedicati  alle divinità egizie, che andarono ad arricchire il pantheon degli dei romani. A tal proposito si ricorda il cosiddetto Serapeo Campense, il santuario posto esattamente dove oggi sorge la chiesa di Santa Maria Sopra Minerva e le cui rovine hanno restituito vari obelischi che ne costituivano ornamento durante l’impero di Domiziano.

L’Obelisco Lateranense, il più alto e antico di Roma, presenta un’altezza di 32 metri, che però con il basamento e la croce supera i 45 metri, e un peso di 455 tonnellate. 

 Il gigantesco monolite  è formato dal granito rosso che venne cavato dalle montagne di Assuan per volontà del faraone Tutmosis  III (1479 – 1426 a.C.); rimase poi a Tebe in attesa di essere innalzato. Di questo si occupò il faraone Tutmosis  IV, che vi fece scolpire il suo nome e quello del nonno. 

Trascorsi più di mille anni Augusto pensò di portarlo a Roma senza riuscirci e trecento anni dopo Costantino  ebbe l’idea di trasferirlo da Tebe a Costantinopoli, impresa interrotta per la sopraggiunta morte.

Fu il figlio di Costantino, Costanzo II,  a realizzare l’ardua operazione; egli,  giunto a Roma e rimasto profondamente colpito dalle imprese di Augusto legate agli obelischi, nel 357 d.C.  fece trasportare l’obelisco  nell’Urbe. 

La colossale operazione venne realizzata impiegando una nave fatta costruire per l’occasione che approdò al porto di Ostia, condotta da trecento rematori.

L’obelisco  fu, poi, trascinato lungo il Tevere grazie ad una zattera immensa; collocato su dei carri venne condotto fino al Circo Massimo ed eretto al fianco dell’Obelisco Flaminio, attualmente in Piazza del Popolo e portato da Augusto a Roma tre secoli prima. Nel 547 d.C.  le truppe dei Goti, guidate da Totila,  abbatterono quello che poi sarebbe divenuto l’Obelisco Lateranense. Matteo Bartolani di Città di Castello nel 1587 lo recuperò a quattro metri di profondità, trovandolo diviso in tre pezzi.

Trascinato, con immensa fatica e grande abilità tecnica, sino al Colle Lateranense, fu posizionato al lato della Basilica di San Giovanni in Laterano per essere in linea con il suo gemello Esquilino, eretto nel 1587 sul retro della Basilica di Santa Maria Maggiore. 

L’Obelisco Lateranense venne innalzato  dall’architetto Domenico Fontana (1543 – 1607), grazie a lavori che si protrassero dal 6 luglio al 10 agosto 1588, su commissione di Sisto V. Il monolite prese il posto della statua equestre di Marco Aurelio, poi collocata sulla piazza del Campidoglio.

Eletto papa il 24 aprile 1585 Felice Peretti (1521 – 1590) fu una figura fondamentale nella storia degli obelischi che oggi possiamo ammirare a Roma perché  capace di regalare loro una nuova vita. 

Sotto il suo pontificato avvenne l’elaborazione di uno specifico piano dedicato al recupero di questi preziosi manufatti dell’antichità. In pochi anni il pontefice cambiò radicalmente il volto di Roma mettendo in opera un sostanziale riassetto urbanistico, noto come piano sistino, attraverso il quale venne creata una nuova pianta della città.

L’obelisco  fu, poi, trascinato lungo il Tevere grazie ad una zattera immensa; collocato su dei carri venne condotto fino al Circo Massimo ed eretto al fianco dell’Obelisco Flaminio, attualmente in Piazza del Popolo e portato da Augusto a Roma tre secoli prima. Nel 547 d.C.  le truppe dei Goti, guidate da Totila,  abbatterono quello che poi sarebbe divenuto l’Obelisco Lateranense. Matteo Bartolani di Città di Castello nel 1587 lo recuperò a quattro metri di profondità, trovandolo diviso in tre pezzi.

Trascinato, con immensa fatica e grande abilità tecnica, sino al Colle Lateranense, fu posizionato al lato della Basilica di San Giovanni in Laterano per essere in linea con il suo gemello Esquilino, eretto nel 1587 sul retro della Basilica di Santa Maria Maggiore. 

L’Obelisco Lateranense venne innalzato  dall’architetto Domenico Fontana (1543 – 1607), grazie a lavori che si protrassero dal 6 luglio al 10 agosto 1588, su commissione di Sisto V. Il monolite prese il posto della statua equestre di Marco Aurelio, poi collocata sulla piazza del Campidoglio.

Eletto papa il 24 aprile 1585 Felice Peretti (1521 – 1590) fu una figura fondamentale nella storia degli obelischi che oggi possiamo ammirare a Roma perché  capace di regalare loro una nuova vita. 

Sotto il suo pontificato avvenne l’elaborazione di uno specifico piano dedicato al recupero di questi preziosi manufatti dell’antichità. In pochi anni il pontefice cambiò radicalmente il volto di Roma mettendo in opera un sostanziale riassetto urbanistico, noto come piano sistino, attraverso il quale venne creata una nuova pianta della città.

Tramite  un’inedita  e complessa rete di strade ed edifici si diede origine a un sintesi perfetta tra chiese, che avevano alle spalle secoli di storia,  e i simboli della grande civiltà egizia, gli obelischi. 

I maggiori obelischi, quelli di Augusto, di Caligola e di Costanzo da secoli giacevano in attesa di qualcuno che se ne prendesse cura. Questo qualcuno fu, appunto, Sisto V  il quale  si occupò di erigere i tre obelischi maggiori, l’Esquilino, il Lateranense e il Flaminio nei luoghi più rappresentativi della città eterna:  sul retro della Basilica di Santa Maria Maggiore, sul piazzale di San Giovanni in Laterano e in Piazza del Popolo.

Il pontefice iniziò, però, la sua impresa con l’Obelisco Vaticano, l’unico rimasto ancora in piedi, che bisognava spostare al centro di Piazza San Pietro. 

La colossale operazione venne portata avanti da  Domenico Fontana, il quale mise in moto una macchina organizzativa di grande complessità. 

Furono impiegati centinaia di uomini, carri, architetti, manovali e strumenti mai utilizzati fino ad allora, come lo scivolo,  grazie al quale il gigantesco monolite venne fatto avanzare senza provocare alcun danno.

Tornando all’Obelisco Lateranense esso fu restaurato da Domenico Fontana, il quale fece aggiungere la croce e il basamento in marmo con i simboli araldici della famiglia Peretti, circondati da quattro leoni, opera di Ludovico del Duca. L’obelisco, ornato da una bellissima fontana seicentesca, presenta una ricca decorazione sui lati; tra le varie iscrizioni della parte superiore spicca, all’interno di un riquadro, l’immagine del faraone intento a fare offerte alla divinità. 

Altre iscrizioni riportano il fatto che ci vollero ben 35 anni di lavoro per realizzare l’intero apparato decorativo.Tornando all’Obelisco Lateranense esso fu restaurato da Domenico Fontana, il quale fece aggiungere la croce e il basamento in marmo con i simboli araldici della famiglia Peretti, circondati da quattro leoni, opera di Ludovico del Duca. 

L’obelisco, ornato da una bellissima fontana seicentesca, presenta una ricca decorazione sui lati; tra le varie iscrizioni della parte superiore spicca, all’interno di un riquadro, l’immagine del faraone intento a fare offerte alla divinità. Altre iscrizioni riportano il fatto che ci vollero ben 35 anni di lavoro per realizzare l’intero apparato decorativo.

 

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   Roma: Tour privato di chiese, scalinate e basiliche