Palazzo Spada: la collezione e la Galleria prospettica di Francesco Borromini

Palazzo Spada, capolavoro dell’architettura rinascimentale e barocca, è uno splendido edificio che sorge nel cuore di Roma, in Piazza Capo di Ferro, alle spalle di Campo de’ Fiori, una delle piazze più frequentate della città.  

Da oltre cento anni ospita, al piano nobile, la sede del Consiglio di Stato ma, soprattutto, un’interessante quadreria barocca, composta da quattro sale, in cui è possibile respirare l’atmosfera delle dimore patrizie del Seicento romano. 

Il Palazzo è giustamente noto per la presenza della celebre “Colonnata Prospettica”, realizzata dal grande architetto Francesco Borromini (1599 – 1667) alla metà del Seicento su commissione del Cardinale Bernardino Spada (1594 – 1661). 

La storia del Palazzo ebbe inizio nel 1540 per volontà del Cardinale Girolamo Capodiferro (1502 – 1559) il quale assegnò l’impresa architettonica a Bartolomeo Baronino di Casale Monferrato, coadiuvato per quanto concerne le decorazioni della facciata da Giulio Mazzoni.

 L’architetto, già attivo nel vicino cantiere di Palazzo Farnese, realizzò l’edificio inglobando palazzi preesistenti e portò quasi completamente a termine il lavoro nel 1550, anno giubilare. Come accennato sopra l’esecuzione degli stucchi che andarono ad arricchire la facciata furono affidati a due botteghe, una capeggiata da Giulio Mazzoni e l’altra da Tommaso del Bosco.

La facciata presenta al pianterreno un bugnato rustico a conci alterni e un ricco apparato iconografico in stucco costituito da statue di personaggi illustri dell’antica Roma (Traiano, Gneo Pompeo, Fabio Massimo, Romolo, Numa Pompilio,  Marco Claudio Marcello, Cesare e Augusto), da festoni di frutta e fiori, da ghirlande sorrette da putti alati, arpie ed efebi, da statue delle divinità olimpiche, da fregi con scene mitologiche e dallo stemma familiare.  

Quest’ultimo venne sostituito un secolo dopo da quello del nuovo proprietario, il Cardinale Bernardino Spada; in esso vennero rappresentate tre spade poste in banda una sopra l’altra, col capo azzurro caricato da tre gigli d’oro. 

Al periodo Capodiferro risalgono, nel registro mediano, una serie di tondi in cui fu narrata l’impresa del Cardinale Girolamo costituita da un cane collocato ai piedi di una colonna in fiamme, avvolta da un cartiglio con questa iscrizione: Utroque Tempore (in qualsiasi tempo). Essa è  simbolo di estrema fedeltà alla religione.

Bernardino Spada, che divenne cardinale per volere di Urbano VIII, entrò in possesso di Palazzo Capodiferro  nel 1632; egli merita senz’altro un posto importante tra i committenti che permisero agli artisti  dell’ambiente romano, operanti nei decenni centrali del Seicento, di dare vita alla trasformazione di alcuni nuclei del tessuto urbano all’interno della città papale.

I lavori di ampliamento e di sistemazione interna del Palazzo presero avvio quasi immediatamente grazie al progetto di Paolo Maruscelli,  coinvolto nell’impresa sino al 1649. 

Per diverse consulenze furono interpellati, in modo alterno, anche Carlo Rainaldi, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Quest’ultimo stabilì rapporti con la famiglia Spada diversi anni dopo l’acquisizione del Palazzo, nel momento in cui aveva già portato avanti gran parte dei lavori intrapresi per l’Oratorio dei Filippini (1637 – 1667).

I rapporti tra il Cardinale Bernardino e Borromini iniziarono a partire dal 1650 con la creazione della fontana posta sul fianco di Palazzo Ossoli, immaginata come sfondo del portone di Palazzo Spada; mediatore di questo fortunato incontro fu il fratello del Cardinale, padre Virgilio, appartenente alla congregazione fondata da San Filippo Neri.  

A lui, uomo di fiducia di Innocenzo X e di Alessandro VII, si deve in particolar modo la fortuna professionale di Francesco Borromini a cui lo legava una grande ammirazione per lo straordinario talento; Virgilio Spada, che proprio nel 1650 era riuscito a portare a termine il restauro di San Giovanni in Laterano, aveva, infatti, potuto ammirare il genio di Borromini durante la costruzione della chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane.

Il grande artista creò, inizialmente, tre progetti per il Cardinale relativi alla facciata interna verso il giardino, alle scuderie e ai locali della servitù su via del Polverone, ma anche riguardanti la sistemazione del largo posto davanti la facciata principale del Palazzo. Borromini tra il 1652 e il 1655 progettò, sempre su commissione di Bernardino Spada, la celebre Galleria Prospettica realizzata nel periodo della maturità e non della giovinezza come si credeva inizialmente. 

La zona in cui si intervenne era un residuo tra le proprietà degli Spada, vicolo dell’Arcaccio e le proprietà acquisite dai Massari alla famiglia Capodiferro

Tra il 1635 e il 1636, quindi negli anni a ridosso dell’acquisto del Palazzo, il Cardinale Spada riuscì ad entrare in possesso del vicolo che venne chiuso e riconvertito, in parte a rimessa e in parte quale ampliamento del cortile minore dell’edificio.  

L’area della Galleria fu realizzata utilizzando il giardino confinante; l’idea di dare vita ad una “prospettiva” per divertire e ingannare gli ospiti sulle reali dimensioni di un giardino segreto venne  immaginata dal Cardinale già negli anni Quaranta del Seicento, nel momento in cui commissionò  a Giovanni Battista Magni, detto il Modenino (1592 – 1674), una rappresentazione illusoria sul muro di fondo del cortile minore del suo Palazzo.

Questa rappresentazione, inquadrata architettonicamente da Paolo Maruscelli, presentava come punto di osservazione il centro del cortile maggiore; ciò che venne realizzato non convinse però il Cardinale Spada al punto che, nel 1652, decise di affidare a Borromini un nuovo insieme illusorio, sfruttando a tal proposito la piccola parte di terreno confinante. 

Si ritiene che l’artista fu coadiuvato in tale impresa da Fra’ Giovanni Maria detto il Bitonti, matematico esperto di prospettiva, anche se su questo non esistono riscontri effettivi.


Con ogni probabilità il matematico  svolse semplicemente il ruolo di tecnico di fiducia, una sorta  di consulente attento alla corretta esecuzione dell’opera, alle spese e al rispetto dei tempi pattuiti.

 Attraverso l’analisi dei documenti è stato evidenziato che il lavoro venne eseguito esclusivamente dal Borromini e che l’idea nacque grazie ad un suggerimento del committente, il quale, con grande fervore e attenzione, seguì il processo, tanto da giungere a proporre una replica nell’abside di una chiesa di Roma. 

L’architetto progettò una galleria fiancheggiata da colonne e coperta da una volta a botte, lunga 8,82 metri ma che se viene osservata dall’ingresso appare profonda oltre trenta metri; il pavimento fu realizzato in leggera salita, le pareti e i piani del colonnato posti in modo non parallelo ma confluenti verso  un unico punto di fuga. 

Le colonne, infatti, non presentavano lo stesso sviluppo in altezza,  misurando all’entrata 5,8 metri e al termine  solo 2,45 metri. Il risultato fu uno straordinario gioco illusionistico, uno stupefacente artificio dell’arte barocca.

Originariamente il muro di fondo venne dipinto con una vegetazione in trompe l’oeil, ma, nel 1861, il principe Clemente Spada fece sostituire gli affreschi con una piccola statua di guerriero romano  che si tramutò nel punto di fuga dell’intera opera.  Appena si giunge in fondo alla Galleria Prospettica si comprende che la statua misura solo 60 centimetri, mentre osservandola in lontananza si ha l’impressione di una figura a grandezza naturale.

Attraverso la soluzione della Colonnata Prospettica  una zona piccola e “introversa”  del palazzo si tramuta in uno spettacolo per gli occhi, consentendo al progettista di poter sperimentare nuovi modi nel creare architettonico e a Bernardino Spada di ammonire sull’illusoria grandezza delle cose terrene, che altro non sono che mera apparenza. 

Per quanto concerne la Quadreria barocca, ospitata al primo piano  di palazzo Spada, è utile ricordare che essa venne creata principalmente per volontà di Bernardino Spada il quale ampliò l’edificio soprattutto per accogliere le sue raccolte artistiche.  

A questo primo nucleo fece seguito il secondo, accumulato grazie al pronipote di Bernardino, il Cardinale Fabrizio Spada (1643 – 1717). Nei decenni seguenti la raccolta si arricchì grazie ad un’accorta politica matrimoniale, a partire dalle tele portate in dote dalla sposa di Orazio Spada, Maria Veralli e dai quadri portati da Maria Pulcheria Rocci, consorte del principe Clemente. L’intera collezione venne tutelata dal fidecommesso voluto nell’Ottocento dai Principi Spada che impedì la dispersione dei beni artistici. 

I quadri sono disposti, nella sistemazione odierna,  sulle pareti in file sovrapposte o trovano spazio su arredi e consoles del Seicento. La collezione comprende anche opere archeologiche sistemate su grandi sgabelli o su splendide consoles, intagliate e dorate. La SALA I espone capolavori della pittura barocca e un tempo era utilizzata da Bernardino Spada come dimora invernale;  nel 1653 fu denominata “Stanzone dei papi” a causa di una serie di iscrizioni, attualmente scomparse, relative alle vite dei pontefici. 

Questa sala è caratterizzata da una serie di ritratti realizzati da grandi artisti, a partire dal Ritratto del cardinale Bernardino Spada, opera eseguita da Guido Reni nel 1631 per il cardinale e donatagli per il legame di amicizia che li univa. 

In effetti lo Spada fu sempre un grande appassionato di arte e scienza e a Bologna ebbe modo, durante la sua attività di legato pontificio, di conoscere importanti personalità artistiche,  tra le quali  il Guercino. Proprio lui fu artefice di un altro Ritratto del cardinale Spada custodito nella Sala I. 

Seguono poi opere qui presenti grazie al Cardinale Fabrizio Spada, appassionato ed intelligente prosecutore della collezione; oltre  ad un suo Ritratto, realizzato postumo nel 1754 dal pittore Sebastiano Ceccarini, sono esposte due grandi tele che hanno per tema Nature morte e genietti, datate 1714 e opera di Onofrio Loth, una serie delle Metamorfosi di Ovidio riferibili a Giuseppe Bartolomeo Chiari, quattro interessanti Vedute del fiammingo Hendrick Van Lint e quattro Battaglie realizzate da Jacques Courtois, conosciuto come il Borgognone.

La SALA II, insieme alla successiva, venne fatta edificare dal Cardinale Bernardino tra il 1636 e il 1637 come aggiunta verso Via Giulia; inizialmente la sala accolse un piccolo studio riservato al cardinale con capitelli e decorazioni opera di Gian Lorenzo Bernini ma il tutto venne, purtroppo, rimosso entro il 1759.

  Questo ambiente conserva i dipinti più antichi tra cui l’Andata al Calvario, tela dipinta agli inizi del Cinquecento da Marco Palmezzano in cui vi sono motivi melozzeschi e belliniani. Seguono tre dipinti di Bartolomeo Passerotti datati 1570:  Ritratto di Botanico, Ritratto di notabile e il Re David con l’arpa; opera molto importante è il Ritratto di violinista capolavoro giovanile di Tiziano, realizzato intorno al 1515. 

Vi sono poi una serie di piccole tavole di Madonne col Bambino di ambito umbro del XVI secolo, una Visitazione di Andrea del Sarto, il Ritratto di papa Giulio III opera di Girolamo Siciolante da Sermoneta e un San Cristoforo e San Luca, dipinti a tempera su tavola nel 1510 da Amico Aspertini.

La SALA  III, anch’essa frutto dell’ampliamento deciso dal Cardinale Spada nel 1636, fu progettata dall’architetto Paolo Maruscelli e denominata “Galleria del Cardinale”; alla fine del Seicento Fabrizio Spada la rinnovò affidando il compito all’architetto Tommaso Mattei. Michelangelo Ricciolini si occupò della decorazione dell’ambiente che si arricchì, sul soffitto, delle Allegorie dei Quattro Continenti, degli Elementi e delle Stagioni e di finti bassorilievi a monocromo. 

La sala custodisce opere di grande valore artistico, risultato della passione collezionistica dei cardinali; splendida è La morte di Didone,  tela del Guercino datata 1631 e facente parte della collezione di Bernardino Spada. 

A seguire il Festino di Marcantonio e Cleopatra dipinto commissionato a Francesco Trevisani nel 1702  dal Cardinale Fabrizio ; sono poi esposti due capolavori di Pietro Testa che rappresentano la Strage degli Innocenti e il Sacrificio di Ifigenia (1640). 

Segue una tavola di Jan Brughel raffigurante un Paesaggio con mulini a vento datato 1607; l’esposizione continua con  il noto dipinto di Nicolò Tornioli dal titolo Gli astronomi che trae spunto dalle diatribe sui sistemi astronomici. Molto interessante e prezioso è il Trionfo del nome di Gesù,  capolavoro appartenuto a Fabrizio Spada e modello per l’affresco della chiesa del Gesù a Roma.

La SALA IV assunse l’aspetto che possiede ancora oggi nel 1653.  La sua funzione originaria, nel 1630, era quella di terrazza;  successivamente, per volontà di Bernardino Spada,  l’ambiente venne trasformato in Studiolo grande. Sono qui esposte una serie di opere del caravaggismo italiano e internazionale. 

Cattura immediatamente lo sguardo il David con la testa di Golia realizzato da Orazio Gentileschi e due opere di sua figlia Artemisia: la Madonna che allatta il Bambino e la Santa Cecilia. Entrambe entrarono in collezione quale dote della marchesa Maria Veralli nel 1636; segue un capolavoro di Michelangelo Cerquozzi, artista romano, e cioè La Rivolta di Masaniello. Il pittore aderì alla corrente dell’olandese Pieter Van Laer, conosciuto come il Bamboccio da cui nacque il filone della Bambocciata.

A quest’ultimo sono attribuite piccole tele di forma ottagonale esposte in questa sala; si tratta di un mondo descritto in modo minuzioso, popolato da personaggi che spesso assumono toni caricaturali, contraddistinto da povertà e abusi. 

Sono presenti poi artisti francesi che ben testimoniano l’arte di Caravaggio: Valentin De Boulogne con la Sacra Famiglia con San Giovannino, Nicolas Régner con il David con la testa di Golia e Nicolas Tournier con il San Giovanni Evangelista. Chiudono l’esposizione opere di Mattia Preti, Orazio Borgianni e Bartolomeo Cavarozzi.

 

Qui sotto qualche proposta di visita guidata del palazzo e della splendida galleria Spada.

 

  Galleria Spada: Biglietto d'ingresso
Arte e uno sguardo sulla vita romana nel XVI e XVII secolo
Aperto oggi: 08:30 - 19:30

 

 

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