Il castello Orsini di Bracciano: a pochi chilometri da Roma, la più imponente dimora rinascimentale d'Europa.

Il Castello Orsini Odescalchi di Bracciano, costruzione di grande rilievo architettonico e artistico, offre uno splendido esempio di palazzo fortezza del Rinascimento. 

Il castrum di Bracciano viene menzionato per la prima volta in un documento datato 10 gennaio 1234, all’interno del quale esso risulta appartenere alla famiglia dei Prefetti di Vico che, con ogni probabilità, si erano occupati della sua edificazione. 

In questo documento vengono determinati con esattezza i confini dei Castelli di Bracciano e di Santa Pupa così da evitare qualsiasi tipo di discordia futura sul loro possedimento. 

Secondo alcune genealogie l’importante casato dei Vico discendeva dai re longobardi, mentre secondo altri studiosi era di origine germanica e discendente dai duchi di Spoleto. I Vico detenevano l’ufficio della prefettura papale che si occupava di rivestire differenti ruoli, tra i quali anche quello di controllo delle strade.

La potenza dei Prefetti di Vico era contrastata dagli Orsini che, non solo possedevano una parte della Sabina ma dominavano, anche nella stessa Tuscia, Castiglione in Teverina, Soriano, Vallerano, Corchiano e Vignanello. 

Presto tra le due potenti famiglie nacquero cruente discordie che portarono a rivalità e guerre, sino al graduale passaggio del Castello di Bracciano alla famiglia degli Orsini.

Nei primi anni del XV secolo Francesco Orsini, allora prefetto di Roma, volle indirizzare la politica espansionistica della città verso nord; egli faceva affidamento sull’appoggio dell’antipapa Giovanni XXIII, il quale, intorno al 1415, gli cedette Bracciano in vicariato. 

Con il vicariato era possibile svolgere le funzioni pubbliche in nome del papa; tale privilegio venne protratto nel tempo sotto diversi pontefici. Giungiamo così ad un periodo compreso tra il 1427 e il 1438 quando Carlo Orsini fu designato quale unico signore di Bracciano, venendo in possesso delle varie parti del Castello e ottenendo il diritto su terre e acque di quel territorio.

Il primitivo edificio era di forma quadrangolare, con torri poste agli angoli e un cortile in cui era ospitato il mastio, poi andato perduto in seguito ad un terremoto avvenuto nel Seicento. 

Spetta a Napoleone Orsini, figlio di Carlo e di Paola di Giacomo Orsini, conte di Tagliacozzo, il merito di aver eretto il Castello che ad oggi possiamo ammirare, forse su progetto di Francesco di Giorgio Martini; egli aggiunse al nucleo originario un ulteriore corpo quadrangolare, collocato ad ovest.

Alla morte dell’Orsini, avvenuta nel 1480, il compito di portare a termine i lavori passò al figlio Gentil Virginio. Non si conosce con esattezza la data iniziale di avvio dei lavori, infatti su questo punto le proposte dei diversi studiosi sono discordanti. 

Secondo quanto scritto da Vincenzo Celletti la data 1476 offre un sicuro riferimento d’archivio, in quanto è in quell’anno che il pontefice Sisto IV della Rovere venne accolto da Napoleone Orsini in quella che era definita la “rocca di San Giacomo”, in riferimento al santo protettore della famiglia.

Non è dato sapere se il luogo fosse, ancora, l’antica rocca o il nuovo Castello in costruzione; nel settembre 1481, come tramandato dal Volaterrano, ci fu una nuova visita di Sisto IV, quando ormai era Gentil Virginio ad essere a capo dell’impresa. 

Sappiamo con sicurezza che l’illustre ospite soggiornò nell’edificio da poco edificato da Napoleone. Secondo quanto riportato dalle fonti il pontefice venne ospitato nella sala XV, collocata nella torre a nord est, ribattezzata Camera Papalina. 

Il termine dell’impresa architettonica avvenne nel 1490, anno nel quale presero avvio i lavori di decorazione ad opera del pittore Antonio Aquili, conosciuto come Antoniazzo Romano.

Il Castello rappresenta un singolare connubio tra palazzo e fortezza: questo tipo di costruzione doveva far conciliare le esigenze difensive a quelle di rappresentanza del proprietario. 

Un altro splendido esempio di fortezza palazzo è testimoniato dal Forte Sangallo a Civita Castellana, di cui mi sono occupata in un precedente articolo; anche in questo caso l’edificio, iniziato nel 1495 dal grande architetto militare Antonio da Sangallo il Vecchio, venne eretto su una preesistente rocca medievale. Divenne, per volontà di Alessandro VI Borgia, suo committente, una fortezza inespugnabile e, insieme, una solenne residenza papale destinata al pontefice e alla sua corte.

Il Castello di Bracciano, costruito in pietra basaltica grigia, è formato da due edifici: il primo di forma quadrangolare che ricalca, probabilmente, i resti della rocca medioevale e il secondo, a forma di triangolo mancante di uno spigolo, che rappresenta la parte rinascimentale. 

Questa forma irregolare, dovuta principalmente alla preesistenza medievale si deve anche alla particolare morfologia del terreno su cui poggia, che presenta banchi di pietra molto resistenti. 

La costruzione giunta sino ai nostri giorni incarna perfettamente il tipico palazzo rinascimentale, aggiornato sulla cultura più elegante del Quattrocento; centro nevralgico è costituito dal cortile, caratterizzato da logge e porticati dove si svolgevano cerimonie e feste. Questo ambiente era un tempo decorato con graffiti monocromi oggi andati perduti, ma di cui rimane memoria in alcune fonti ottocentesche.

Gentil Virginio Orsini, figlio di Napoleone Orsini, già nel 1491 entrò in contatto con Antoniazzo Romano al fine di realizzare la decorazione interna; all’artista venne commissionato un grande affresco in cui furono raffigurati episodi relativi alla vita del committente. 

L’opera si trovava in origine sulla parete di destra dell’androne d’ingresso; venne poi strappata e trasportata su tela per essere collocata nella Sala dei trofei di caccia. A destra del dipinto, progettato da Antoniazzo ma realizzato da suoi aiuti, venne raffigurata la visita a Bracciano di Piero de’ Medici (1487), mentre a sinistra la cavalcata di trionfo messa in atto dall’Orsini dopo aver ottenuto da Ferdinando d’Aragona la nomina a Capitano generale delle truppe aragonesi (1489).

Poco successivi all’intervento di Antoniazzo sono il Ciclo delle figure femminili, collocato in una sala al primo piano e le Fatiche di Ercole, poste in una sala al secondo piano. Tali lavori, fortemente ridipinti nell’Ottocento, fanno riferimento ad una cultura piuttosto attardata, di ambito tardo – gotico, al punto che il primo ambiente venne battezzato come Sala di Pisanello, in quanto le opere erano state attribuite a questo artista.

Gli affreschi della prima sala, che presentano il Ciclo delle figure femminili suddiviso in diciotto riquadri, con ogni probabilità derivano da codici miniati, come si evince dalle iscrizioni in minuta gotica poste in basso. Particolare, in esse, è l’accostamento di episodi tratti dalla mitologia come la Caccia di Diana, a scene di diversa intonazione come le Fanciulle che si bagnano nel ninfeo. L’elemento in comune risulta essere la presenza della figura femminile, da Proserpina sino alle Muse e alle Nereidi. 

Questi affreschi fanno riferimento alla tradizione dei cassoni nuziali degli inizi del Quattrocento; le Muse appaiono abbigliate in modo anacronistico, forse come richiesto dalla committenza che cercava di avvolgere lo splendore della corte in un alone mitico, segno della nostalgia verso un’epoca ormai trascorsa.

Il Ciclo di Ercole, anch’esso diviso in diciotto scene, è un’esaltazione della figura maschile, così come il primo Ciclo era un’esaltazione di quella femminile. 

E’ stato posto in evidenza che le scene qui rappresentate non seguono la canonica sequenza delle Fatiche di Ercole, quanto piuttosto fanno riferimento a tre importanti tele realizzate dal Pollaiolo per i Medici (oggi perdute), sicuramente conosciute dagli Orsini. Gli affreschi della prima e della seconda sala rivelano, da un punto di vista stilistico, la stessa cultura. 

Paolo Giordano Orsini, entrato nuovamente in possesso del castello nel 1560 dopo che Alessandro VI Borgia lo aveva sottratto alla sua casata nel 1501, commissionò a Taddeo Zuccari la decorazione di alcuni ambienti. 

Il Vasari asserisce che Taddeo, in questa impresa, si fece aiutate dal fratello Federico e attribuisce ad entrambi gli affreschi che descrivono le Storie di Alessandro Magno e le Storie di Amore e Psiche, posti nelle sale al piano terreno.

I temi affrontati in queste sale erano già stati trattati nell’appartamento di Paolo III a Castel Sant’Angelo; la storia di Alessandro Magno ben si adattava a celebrare le doti militari di Paolo Giordano Orsini, mentre il tema di Amore e Psiche fu realizzato nella camera da letto come riferimento al matrimonio, avvenuto nel 1558, tra l’Orsini e Isabella di Cosimo de’ Medici. Per questa importante occasione anche l’architetto e scultore Giacomo del Duca, allievo di Michelangelo, realizza una serie di interventi. 

Nello Studiolo della Camera Papalina la volta presenta al centro un’allegoria che, secondo la tradizione, rappresenterebbe La Pace e la Vittoria, anche se in realtà ricorda da vicino il tema di Eros e Anteros; nelle vele si trovano Mercurio, Minerva, Apollo, Venere e Diana. All’interno della contigua Camera Papalina viene raffigurato Apollo, circondato dai Segni dello Zodiaco tra ricchissime grottesche. 

La famiglia Odescalchi subentra agli Orsini nel 1696; questo antico casato di origini comasche vede accrescere il suo prestigio con l’elezione al soglio pontificio di uno dei suoi membri, Innocenzo XI (1676 – 1689). 

Livio, nipote del papa, grazie al valere dimostrato nella guerra contro i Turchi, per volontà dell’Imperatore Leopoldo I d’Asburgo viene nominato Principe del Sacro Romano Impero. Durante l’occupazione francese il Castello subisce il saccheggio dei suoi splendidi arredi e viene successivamente ceduto alla famiglia dei Torlonia; nel 1848 il Principe Livio III Odescalchi lo riscatta dal Duca Marino Torlonia. E’ grazie al figlio Baldassarre, importante protagonista della Roma Ottocentesca, che il maniero riacquista l’antico splendore tramite il recupero architettonico messo in atto dal restauratore e architetto Raffaello Ojetti.

 

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di Angela Carlino Bandinelli (Autore)

 

 

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ORARIO INVERNALE

 

L’Accesso per le visite è in Via Giulio Volpi n.12 – 00062 Bracciano

LUN/VEN 10:00 – 17:00 ( ultimo ingresso ore 16:00)
SAB/DOM e FESTIVI 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso ore: 17:00)

La Biglietteria chiude un’ora prima.

ORARIO ESTIVO

 

L’Accesso per le visite è in Via Giulio Volpi n.12 – 00062 Bracciano

LUN/VEN 10:00 – 18:00 ( ultimo ingresso ore 17:00)
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La Biglietteria chiude un’ora prima.

Aperto tutti i giorni dell’anno ad esclusione del giorno 25 dicembre.
Gli orari possono subire modifiche nei giorni in cui sono previsti eventi privati.


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INTERO: € 10.00
RIDOTTO BAMBINO: € 7,00 (BAMBINI DA 6 a 12 ANNI)
RIDOTTO: € 8,00

  • Residenti
  • studenti universitari con tesserino
  • militari e forze dell’ordine con tesserino
  • 65+ anni solo il martedì.

GRATUITO: Bambini da 0 a 5 anni

Si accettano pagamenti con carta VISA, MAESTRO e MASTERCARD
Domenica e festivi, visite guidate facoltative incluse nel biglietto

* sono ammessi cani di piccola taglia, tenuti in braccio o nel trasportino


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