Il complesso abbaziale di Fossanova, oggetto di questo articolo, rappresenta una delle più importanti fondazioni cistercensi dell’Italia centrale e un significativo esempio di diffusione del primo gotico francese.
I ricercatori affermano che fu ad opera dei cistercensi l’introduzione di una versione semplificata dell’architettura gotica, nata in Borgogna e poi diffusasi in Europa. San Bernardo rappresentò una figura chiave nell’elaborazione di questo programma architettonico che si dimostrava perfettamente consono al rigore di vita dell’ordine cistercense.
In conformità con tale stile di vita, basato sulla povertà e sul lavoro, San Bernardo propose, rispetto alla ricchezza dell’architettura cluniacense, maggiore solennità nelle chiese che dovettero spogliarsi di qualsiasi orpello decorativo che potesse distrarre il fedele.
Il complesso monastico cominciò ad essere elaborato in modo funzionale alle nuove esigenze; negli edifici religiosi fu adottata una pianta a tre navate, conclusa da un transetto e da un coro con cappelle a terminazione rettilinea e in cui le influenze del gotico potevano essere ricondotte all’uso dei pilastri a fascio e dei pilastri a sesto acuto.
L’abbazia di Fossanova, fondata nel 1135, incarna uno tra i più interessanti esempi di diffusione del primo gotico francese; essa è giunta sino a noi nelle sue forme primitive ad eccezione del tiburio, rifatto nel Seicento per sostituire l’originale distrutto da un fulmine.
Lavori di ricostruzione ebbero inizio nel 1187 e terminarono nel 1208 con la consacrazione di Innocenzo III; l’edificio propone, sia nella struttura architettonica sia nella pianta, i modelli cistercensi della Borgogna tanto da far pensare ad un possibile intervento di maestranze francesi.
Gli artisti del posto, all’opera nell’edificazione del complesso, ebbero in questo modo l’occasione di entrare in contatto con le soluzioni formali e con i progetti cistercensi. Da questa originale fusione nacque un nuovo linguaggio architettonico, francese e regionale insieme, di cui i centri del basso Lazio forniscono tuttora pregevoli esempi: basti citare, a tal proposito, le cattedrali di Priverno e di Sezze, come l’abbazia di Valvisciolo e la chiesa di Santa Maria ad Amaseno.
L’abbazia di Fossanova ricalca, nella sua struttura planimetrica, il modello offerto in Europa dalle più importanti costruzioni dell’ordine cistercense: l’edificio principale è rappresentato dalla chiesa con l’abside orientata ad est, mentre a sud sorge il monastero.
Centro nevralgico del monastero è lo splendido chiostro intorno al quale sono disposti, ad est, quindi in connessione con il presbiterio della chiesa, l’ala riservata ai monaci, sul lato opposto il refettorio e ad ovest la parte occupata dai conversi.
Diversi edifici erano disposti intorno al nucleo principale rappresentato da chiesa e monastero; un primo gruppo era collegato alle attività produttive e comprendeva il mulino e un insieme di strutture situate dove oggi è posto l’ingresso, mentre il secondo gruppo, relativo alle attività medico – assistenziali, ancora oggi in perfetto stato di conservazione, comprendeva l’infermeria dei monaci e quella dei conversi.
Di questo ultimo gruppo faceva parte anche la foresteria riservata ai viandanti e ai pellegrini che attualmente ospita il Museo; l’antica cinta muraria è conservata solo parzialmente.
L’intero complesso monastico era un tempo attraversato, da est a ovest, da un canale artificiale derivato dall’Amaseno il quale alimentava una zona dedicata all’itticoltura; iniziamo ora ad analizzare la struttura architettonica partendo dalla suggestiva facciata.
Essa mostra i segni evidenti delle trasformazioni vissute dalla chiesa nel corso del tempo; è costituita da blocchi di calcare bianchi e risulta suddivisa in tre ordini principali grazie ad una cornice di tipo borgognone.
Il timpano in cui è presente un oculo ottagonale è sormontato da una cornice a beccatelli; nel piano intermedio si trova un grande rosone dalla cui parte centrale partono ventiquattro piccole colonne binate, coronate da capitelli a crochets sui quali si impostano archi intrecciati.
Nella parte inferiore della facciata, un tempo preceduta da un portico, si apre un grande portale leggermente archiacuto sovrastato da un timpano classicheggiante. Anche nell’abbazia di Casamari si conservano gli elementi dovuti alla ricostruzione duecentesca operata dai monaci cistercensi che, nella prima metà del XIII secolo, erano entrati in possesso del monastero benedettino.
All’interno la chiesa presenta una navata centrale molto più ampia e alta di quelle laterali; essa si innesta su un ampio transetto concluso da un’abside rettangolare.
Il grande slancio dell’intera struttura è enfatizzato dalle semicolonne che si agganciano alle pareti in corrispondenza dei pilastri e fungono da sostegno agli archi acuti trasversali. Tali elementi contribuiscono alla definizione dei puri volumi architettonici dell’edificio sacro che appare nell’essenzialità delle sue linee e nel rifiuto di ogni tipo di decorazione.
Fulcro dell’intera abbazia è il Chiostro, punto di snodo tra la chiesa e gli spazi di servizio posti lungo i lati; nell’ambito cistercense consentiva di realizzare una funzionale separazione tra monaci e conversi.
Questo luogo era deputato allo svolgimento delle attività materiali e spirituali, che andavano dalla meditazione alla pratica della tonsura. A Fossanova il chiostro presenta una pianta irregolare, sia a causa della sovrapposizione al peristilio di una villa tardorepubblicana, risalente al II – I secolo a.C., sia per la ricostruzione del braccio meridionale avvenuta tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV secolo.
Le gallerie poste a nord, a est e a ovest testimoniano perfettamente lo stile del primo chiostro cistercense che si fa risalire al XII secolo. Colonnine doppie sostengono arcate a tutto sesto, mentre i capitelli sono a stampella semicircolare e a piramide rovesciata; questa semplicità ricalca il clima austero suggerito da Bernardo di Clairvaux.
I laterizi utilizzati per la costruzione di questo ambiente vennero recuperati dalle terme del II secolo d.C. collocate di fronte la facciata; la pratica di utilizzare materiale di spoglio per l’erezione di edifici religiosi fu intrapresa anche nel chiostro di San Lorenzo fuori le mura a Roma, sotto il pontificato di Clemente III.
I rapporti intercorsi tra il pontefice e l’abate Giordano da Ceccano fanno pensare ad un coinvolgimento di maestranze romane all’interno del cantiere di Fossanova.
La galleria posta a sud, ormai lontana dal rigore cistercense è, forse, la parte più interessante dell’intero Chiostro in quanto decorata con straordinario estro. La galleria si presenta coperta da volte a crociera appena accennate, divisa in sette campate scandite da archi diaframma; a causa della posizione decentrata del refettorio e del lavabo il corridoio risulta connotato da due quadrifore a ovest e da due trifore ad est.
Colonnine binate corrono sul muretto - davanzale sul quale si impostano archi ogivali a lancetta. Al di sopra la modanatura è arricchita da teste – mensola, sia in forma umana che animale e termina lateralmente su peducci piramidali a goccia. Esternamente gli archi riportano una modanatura a forma di freccia, poi riprodotta nello spazio occupato dal lavabo; in questo padiglione, che si apre sempre sul lato meridionale del chiostro, è collocata una fontana utilizzata un tempo dai monaci per lavarsi le mani prima di entrare nel refettorio.
Qui avveniva, anche, la tonsura dei capelli e il taglio della barba; la fontana attuale andò a sostituire, nel Duecento, l’originario lavabo rinvenuto durante gli scavi effettuati nel refettorio.
Continuando la descrizione del lato sud del Chiostro ricordo le trifore della metà orientale, caratterizzate da fusti lisci e tortili, coronati da capitelli a crochets, cioè ad uncini, certamente molto più semplici delle quadrifore che è possibile ammirare a ovest, le quali presentano capitelli e colonne elaborati in modo straordinario.
Per citarne alcuni possiamo annoverare la colonnina incisa a punta di diamante, quella a lacunari ottagonali, mentre le basi e i capitelli sono lavorati a fiori di narciso e a foglie d’acanto mossi dal vento, influenzati certamente dal gotico avanzato. Di grande bellezza la coppia di colonnine con il capitello a teste fiorite.
Tale estrosità e le affinità riscontrate con il pulpito della chiesa di Santa Maria ad Amaseno, realizzato dagli scultori Gullimari di Priverno intorno al 1291, sono testimonianza del coinvolgimento di mano d’opera locale nel cantiere cistercense di fine secolo. Spazio molto importane per l’abbazia, in quanto cuore amministrativo e politico del complesso, era la Sala Capitolare, collocata al centro dell’ala dei monaci; all’interno avveniva giornalmente una riunione della comunità, presieduta dall’abate.
Qui si leggeva un capitolo tratto dalla Regola di San Benedetto, si assegnavano le mansioni quotidiane e si discuteva di problemi relativi alla gestione del monastero. In questo luogo potevano entrare solo i monaci, mentre ai conversi era concesso di assistere ad eventuali questioni che li riguardassero attraverso le bifore aperte sulla galleria del Chiostro.
Nella Sala Capitolare, come testimoniato da una lapide, venivano deposte, inoltre, le spoglie dei monaci; intorno agli anni Venti del Duecento furono realizzate le eleganti coperture costituite da volte a crociera modanate, ricadenti sui sostegni centrali e sulle colonnine addossate alle pareti.
Una parte dei capitelli, tutti realizzati da maestranze del luogo, fanno riferimento al linguaggio gotico – borgognone della chiesa, mentre altri guardano alle soluzioni di matrice campana che si notano in facciata.
Nella parte centrale della Sala vi sono capitelli ad uncino presenti nel coro della chiesa, come nelle bifore e nei capitelli delle pareti nord ed est vi sono richiami alle novità formali adottate nel portale.
Elementi comuni appaiono le grandi foglie di palma e il motivo a piccole foglie lanceolate che orna la campana dei capitelli.
Altro spazio fondamentale nella vita monastica è rappresentato dal Refettorio che, come in ogni costruzione cistercense, si apre sul braccio meridionale del chiostro, di fronte alla zona del lavabo, dove i monaci compivano le abluzioni poco prima di consumare i pasti.
A Fossanova accade quello che era solito avvenire nelle abbazie cistercensi di tutta Europa in cui il Refettorio era costituito da un unico grande spazio di forma rettangolare, corredato da un pulpito in cui avveniva giornalmente la lettura dei testi sacri. L’apparato scultoreo di questo ambiente risulta essere molto ricco con i capitelli delle paraste dai caratteri tipicamente borgognoni: foglie accostate a calice o a terminazioni ad uncino (crochets).
La mensola a modanature concentriche presente nel pulpito segue modelli francesi riletti secondo lo stile delle maestranze locali come si vede nell’inserzione del motivo del tralcio vegetale. Papa Innocenzo III (1198 – 1215), nel giorno della consacrazione della chiesa, avvenuta nel 1208, cenò nel Refettorio con i monaci. Nel XIII secolo l’ambiente subì delle modifiche costituite dall’inserimento di archi diaframma, che ancora oggi appaiono sfalsati rispetto alle finestre e alla tribuna del pulpito.
Il cosiddetto “Passaggio ai campi” era costituito da un corridoio posto accanto alla scala di accesso al dormitorio dei monaci, (con un sottoscala che fungeva da deposito), che conduceva al chiostrino della foresteria o infermeria dei monaci. Questo era uno dei pochi luoghi dell’abbazia dove i confratelli potevano parlare, in quanto era qui che l’abate comunicava di buon mattino i lavori da svolgere durante la giornata: i monaci potevano così percorrere il chiostrino dell’infermeria e giungere alle zone destinate alle attività produttive interne o, in alternativa, uscire all’esterno tramite gli ingressi dell’abbazia. Attraverso tale passaggio, ricoperto da una semplice volta a botte, si giunge nel Blocco di San Tommaso posizionato a nord del complesso religioso.
Con questa denominazione viene indicato il gruppo di edifici che comprende la foresteria e la “casa dell’abate”, dove secondo la tradizione trovò la morte San Tommaso d’Aquino. Egli era un frate domenicano, il più grande filosofo e teologo del Medioevo, padre della Scolastica, l’uomo che fece dialogare fede e ragione in perfetta sintonia.
Ormai prossimo alla fine dei suoi giorni terreni il frate, già in fama di santità, nel 1274 si fece trasportare da Maenza all’abbazia cistercense di Fossanova; ad accoglierlo c’era l’abate dell’epoca che reggeva una comunità di oltre 100 monaci. Il monastero cistercense seguiva con rigidità la Regola di San Benedetto; qui il 7 marzo del 1274 San Tommaso disse le sue ultime parole ed esalò l’ultimo respiro meditando e parlando del Cantico dei Cantici.
La sua tomba fu, per oltre un secolo, meta di frequenti pellegrinaggi; nel Trecento avvenne la traslazione delle sue reliquie nella casa madre dei Domenicani a Toulouse. Nella Cattedrale di Priverno è conservato, attualmente, il suo cranio, oggetto di grande venerazione. A Fossanova rimane oggi memoria di questo straordinario accadimento e nella chiesa abbaziale si trova il sarcofago in cui il Santo era sepolto.
Il cardinale Francesco Barberini, agli inizi del Seicento, fece trasformare l’ambiente in cui San Tommaso era morto in cappella; nel corso del XVII secolo venne anche scolpito il pregevole rilievo in marmo, che possiamo ammirare ancora oggi, in cui è raffigurata la morte dell’Aquinate circondato da frati domenicani e da monaci cistercensi.
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