L‘incanto e la spiritualità del Santuario della SS. Trinità a Vallepietra

Il Santuario della SS. Trinità, luogo di straordinaria bellezza e misticismo, punto di convergenza di antiche vie di transumanza, è incastonato all’interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini e sorge proprio a ridosso di una parete che si affaccia sulla Valle in cui nasce il Simbrivio, affluente dell’Aniene.

Ci troviamo a soli due chilometri dal confine tra Lazio e Abruzzo, alle estreme propaggini della “valle santa”, ove sorgono i monasteri benedettini di Subiaco; il comune è quello di Vallepietra a 1337 metri s.l.m e il Santuario, il più alto del Lazio, si erge sul fianco meridionale del Colle della Tagliata che raggiunge i 1654 metri, contrafforte del monte Autore.

Il piccolo Santuario è collocato al centro di uno stretto piazzale, al di sotto di una strabiliante parete di roccia, a forma di conchiglia, alta ben 300 metri; quello che maggiormente colpisce del complesso architettonico sono gli affreschi che decorano l’antica Chiesetta – Santuario intitolata alla SS. Trinità, risalenti ad un periodo compreso tra XII e XIV secolo. 

Gli altri luoghi di devozione sono rappresentati dalla sottostante Cappella del Crocifisso, restaurata di recente, dalla Cappellina di Sant’Anna aperta al culto dei fedeli il 7 giugno 1886, scavata nella roccia e collocata a sinistra del Santuario, e da quella di San Giuseppe dedicata all’adorazione eucaristica e dotata di una bella facciata neoclassica.

 Il culto e la devozione verso Sant’Anna, protettrice delle partorienti e delle mamme in attesa, qui diffuso a partire dal XIX secolo, affonda le sue radici in tempi remoti ed è davvero molto radicato nella popolazione.

Il Santuario di Vallepietra, uno dei luoghi sacri più amati e frequentati del centro Italia è, con ogni probabilità, l’unico nel mondo occidentale ad essere dedicato alla SS. Trinità. 

Vi è in questo luogo un perfetto connubio tra arte e natura che lo ha reso meta prediletta di migliaia di pellegrini provenienti soprattutto da Lazio, Abruzzo e Campania. Le sue origini si basano su poche notizie storiche che fanno riferimento ad alcuni documenti conservati presso l’archivio capitolare di Anagni e datati al 1079 e al 1112. 

Due sono le principali tradizioni popolari che riguardano la nascita di questo mistico luogo, la prima delle quali, fortemente radicata nella popolazione locale, tramanda la storia di un contadino che mentre stava arando i campi si accorse, all’improvviso, che i buoi avevano iniziato a fuggire precipitando, poi, lungo la rupe del Colle della Tagliata. 

L’aratro rimase incastrato su di una roccia, a metà altezza, e il pastore, dopo aver invocato con grande fede la Trinità, ritrovò i buoi vivi e incolumi nel piccolo piano alla base della parete, intenti ad adorare un misterioso dipinto con l’immagine della Trinità comparso all’interno di una grotta.

La seconda tradizione sarebbe avvalorata da una pergamena rinvenuta da Salvatore Mercuri (+ 1925), abate del Santuario che tramanda di averne letto il contenuto prima che andasse bruciata e di averla successivamente trascritta. 

All’interno si leggeva che due uomini, originari di Ravenna ma stabilitisi a Roma, sarebbero giunti a Vallepietra per sfuggire alle persecuzioni di Nerone; qui avrebbero ricevuto la visita degli apostoli Giovanni e Pietro. 

Un angelo sarebbe poi apparso ai quattro recando del cibo dal cielo per sfamarli e facendo scaturire la sorgente per dissetarli. Il giorno seguente ecco giungere l’apparizione della Santa Trinità, che avrebbe benedetto il Monte Autore come il Sinai e i luoghi santi della Palestina.

Secondo gli studiosi altre sono le ipotesi sull’origine del Santuario: alcuni sostengono che potrebbe essere stato fondato da San Domenico di Sora o di Cocullo (+ 1031), così come accennato nella biografia del santo scritta da un suo discepolo, mentre altri che potrebbe essere sorto su di un piccolo tempio pagano ed essere stato fondato, vicino le sorgenti del Simbrivio, da eremiti o da monaci basiliani, quindi orientali. 

Essi sarebbero confluiti tra i monaci di San Benedetto, nella vicina Abbazia di Subiaco

Quest’ultima tesi trova conferma, intanto, nella toponomastica dei luoghi: il monte posto di fronte al Santuario era denominato, fino al secolo scorso, Monte Sion e, inoltre, il paese più vicino sul lato abruzzese si chiama Cappadocia, proprio come la regione della Turchia centrale. 

Un’altra traccia del vento orientale che soffiava su questi luoghi è ravvisabile nell’affresco più importante che decora l’interno della chiesetta – santuario, quello della Trinità, circondato da una fascia di fiori e foglie.

Ci troviamo di fronte ad una raffigurazione molto particolare del dogma della Santissima Trinità, di chiara derivazione orientale; il dipinto murale, databile al XII secolo, presenta tre persone identiche, solennemente assise in trono. 

Lo spettatore non può riconoscere chi sia il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo data la perfetta somiglianza tra le tre ieratiche figure, di dimensioni notevoli (circa 1 m. e 50), ritratte con un libro aperto sorretto dalla mano sinistra e nell’atto di benedire con la mano destra, secondo l’iconografia tipica della tradizione greco – bizantina con il pollice unito all’anulare. 

Al di sotto dell’affresco, che misura 2,10 metri di altezza e 1,60 di lunghezza, si trova un’iscrizione relativa al mistero della Trinità che recita: “IN TRIBUS HIS DOMINUM PERSONIS CREDIMUS”, “In queste Tre Persone crediamo il Signore”. 

Diversi studi sono stati effettuati riguardo questa particolare iconografia della Trinità; all’interno delle catacombe, generalmente, le tre figure sono identificate nel Padre, che simboleggia l’onnipotenza, nel Figlio che rappresenta la redenzione e nello Spirito Santo che incarna la testimonianza. Figure simili alle Tre Persone sono riscontrabili in alcune decorazioni provenienti dalla Nubia e in un manoscritto databile al XII secolo dal titolo “Hortus Deliciarum”.

Nella campagna di restauro del ciclo affrescato a Vallepietra realizzata nel 1962 venne alla luce la figura di un uomo ritratto nell’atto di uccidere un maiale accompagnato dalla scritta “Ianuarius”, ovvero Gennaio, e, di seguito, la raffigurazione di due uomini e la parola “Febru(arius)”.

 Siamo quasi sicuramente di fronte ad una parte di quello che doveva essere un ciclo dell’anno con le diverse attività che si esercitavano nei vari mesi, dipinto nella parte inferiore delle pareti. Sulla destra rispetto alla rappresentazione della Trinità vi sono quattro riquadri ove si possono ammirare: l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Re Magi e la Presentazione al Tempio. 

Nella parete di fondo è dipinta, in alto a sinistra, l’immagine di un santo con aureola identificabile in San Bernardino da Siena o San Giovanni da Capistrano; nella parte orientale si trovano rappresentate due Madonne e tre santi. Sotto il piazzale ove sorge il Santuario, nel corso del tempo, sono stati ricavati diversi ambienti che ospitano un piccolo Museo inaugurato nel 2003 dove è possibile vedere oggetti di culto, ex voto, fotografie e documenti relativi alla storia del luogo. In occasione del quinto anniversario della visita del Santo Giovanni Paolo II, il 3 ottobre 2005, è stato aperto un “Rifugio” in Sua memoria.

Ogni anno folle di pellegrini si recano in questo luogo straordinario, così come testimoniato dal bosco di croci di ferro che le persone lasciano a memoria del proprio viaggio fisico e interiore. 

Le occasioni principali che richiamano i fedeli sono due: la festa della Santissima Trinità che cade la domenica dopo la Pentecoste e il 26 luglio, giorno nel quale si festeggia Sant’Anna, madre di Maria, a cui è intitolata la Cappella di cui ho scritto prima.

L’incontro con Dio è lo scopo principale del pellegrinaggio al Santuario di Vallepietra, tanto da aver fatto nascere un particolare rito paraliturgico che si ripete ormai da oltre due secoli, quello del “Pianto delle Zitelle”; si tratta di una rappresentazione sacra cantata dalle giovani donne del luogo, dotate dei simboli della passione di Cristo che celebrano con grande impeto. 

L’evento culmina con il canto della Maddalena e con il suggestivo lamento della Madonna, laude sacra scritta agli inizi del ‘700, per concludersi con l’esortazione al pentimento e alla riconciliazione con la Trinità; le donne sono tutte vestite di bianco ad eccezione di chi rappresenta la Madonna, abbigliata di nero.

Il Santuario della Santissima Trinità è aperto alle visite dei fedeli dal 1 maggio al 31 ottobre di ogni anno.

 

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