Gli Arabi di Caltabellotta in Sicilia

Gli Arabi di Sicilia erano in maggioranza Aghlabidi, la prima dinastia musulmana autonoma all'interno del Califfato Abbaside, che costituì un tentativo di dominazione araba sulle popolazioni berbere dell'Ifrīqiya (Africa). 

Arrivarono in questa zona intorno all'837-839 approdando alla foce dell'attuale Fiume Verdura (fino al 1877 Fiume Caltabellotta), dove c'era ancora il porticciolo romano. Avanzando per la pianura si accamparono nella contrada chiamata oggi Cassaro.

Nelle vicinanze, sulla riva sinistra del Fiume Makàudo dove c'è l'attuale frazione di S. Anna, c'era quello che rimaneva dell'antica città greco-romana di Triòkala (τα τρία καλά - Tre Cose Belle: - Fortezza inaccessibile; - Abbondanza di acque; - Territorio fertilissimo, coltivato specialmente a viti e ulivi). 

Si insediarono però definitivamente più in alto, sulla cresta montagnosa dove c'erano ancora le rovine di Càmico, l'antica Roccaforte dei Sicàni. Siccome il territorio era rigoglioso di querce (roverelle, lecci, sughere) chiamarono la nuova citta Qal'at al-Ballūt (Fortezza delle Querce), oggi Caltabellotta.

Con l'arrivo degli Arabi questo territorio subì un processo rivoluzionario mai visto, che investì in particolare i settori produttivi dell'agricoltura, dell’allevamento e del commercio. 

Infatti tutto il territorio circostante era solcato da fiumi e valloni, alimentati da copiose e ricche sorgenti con intorno terre fertilissime, adatte a ogni tipo di coltura. 

Oltre alla religione, agli usi, ai costumi e alla lingua, un dialetto arabo-magrebino della loro zona di provenienza, introdussero e diffusero la coltivazione di nuove piante: aranci (partugalli), sesamo (giugiulèna), gelsi, riso, canna da zucchero, carciofi (ghannirrìa in dialetto magrebino), cotone, che vennero piantumati e coltivati con sistemi fino ad allora mai visti. 

Scavarono senie, canali e invasi (gebbie) per l'irrigazione e la distribuzione dell'acqua. 

Diedero inoltre nuovo impulso al commercio marittimo con la costruzione di un porticciolo nella costa dove c'è l'attuale città di Sciacca (al-Shaqq - divisione, fessura). Incentivarono anche l'allevamento di ovini (pecore e capre) per la produzione di pelli e lana che commerciavano in tutto il bacino del Mediterraneo.

 La toponomastica ci ricorda ancora questo periodo. I quartieri Balati, Jenca, Cozzu (colle), Canali, Rabatu, Casali, Casaleddu; le contrade Favara e Favarella (fawarah, sorgente), Cuba, Callisi, Cozzu Mamau (Colle della Mamma), Babà (Portella), Cuttunaru (cotoneto), Cassaro (fortilizio), Bagliu di Lu Mezzaru con torretta (Rahl al-Basal ~ Casale delle Cipolle con annessa moschea e minareto), Casale di Maimone, oggi Scunda, (Rahl al-Maymun), Gibbinnìsi (Monte Carino), Giùbbu (Monte), Ghannirrìa (carciofeto), Giraffi (zarafe), Marsala. 

Così come ce lo ricordano moltissimi vocaboli del dialetto: arrassari, azzizzari, babbaluci (lumache), balata, bizzeffi, bunaca, caliari, cannata, cantaru, coffa, cozzu, dammusu, fodali, funnacu (funduq), garifu (kharif), gebbia (giebiah), giarra, giummu, hafa, harara, maidda (grande piatto in legno), margiu, murriti, quartara, saimi, sciarra, stasciuni (istazyūn - estate), zagara, zabbina per citarne solo alcuni. 


E poi anche alcuni cognomi e soprannomi (ncurii): Alfano, Benfari, Bilello, Caruana, Cattano, Cottone, Cuffaro, Dimino, Genuardi, La Genca, Li Bassi, Marsala, Mulè, Raia, Saladino, Sciacca, Salemi. 

Come testimonianza archeologica ci rimangono: i resti della Fortezza arabo-normanna, la prima cappella a destra della Cattedrale che ci ricorda la struttura di una moschea con un pozzo per le abluzioni, l'attuale campanile della stessa che doveva esserne il minareto, ''Lu Sfumaturi ", un abitacolo con un arco in pietra a tutto sesto, usato per disinfettare i viaggiatori che, provenendo dalla direzione di Palermo, attraversavano la vallata malarica del Fiume Favara e accedevano nel centro abitato; i ruderi di  molti mulini ad acqua, alcuni in attività fino agli anni '50 del secolo scorso: Mulino di La Favara, Mulino di Troccoli, Mulino di Cifota, Mulino della Pista. Inoltre: Mulino della Gulfa, Mulino Magazzolo, Mulino di Poggio Diana col Fortilizio di Misilcassim, oggi territorio di Ribera, e il Mulino di San Carlo, oggi territorio di Chiusa Sclafani. 

Senza dimenticare tutto il paese stesso, fatto di stradine tortuose, vicoli, cortili, ballatoi (ballatura) e sottopassaggi (annati) che ci ricordano le casbah delle città magrebine. 

Verso la fine dell'XI secolo, gli Arabi furono soppiantati al potere dai Normanni; molti di loro migrarono nel Nordafrica, altri rimasero fino a che non furono deportati a Lucera (Puglia) da Federico II di Svevia nel 1239, altri ancora si convertirono al Cristianesimo facendo sì che la cultura, le tradizioni, gli usi, i costumi e i nomi si sono perpetuati in questo paese sino ai nostri giorni.

Nel tempo la comunità araba di Caltabellotta, si arricchì con l'arrivo di Arabi Sefarditi di religione ebraica che vi rimasero fino al 1492, allorquando furono espulsi via con un crudele editto dei reali di Spagna.
Caltabellotta, 2023

 

Fonti Bibliografiche: 

Vocabolario del dialetto di CALTABELLOTTA, 2005

S. Giarrizzo, Dizionario Etimolgico Siciliano, Herbita Editrice, Palermo

V. Giustolisi Camico, Triocala, Caltabellotta, Palermo, 1981

G. Pitrè, Grammatic siciliana, Edizione La Via, Palermo

Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, Sellerio Editore, Palermo, 1981

M. Colletti, La leggenda del anto Pellegrino, Aulino Editore, 2004

 

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ENGLISH

The Arabs of Caltabellotta in Sicily

The Arabs of Sicily were mostly Aghlabids, the first autonomous Muslim dynasty within the Abbasid Caliphate, which constituted an attempt at Arab domination over the Berber populations of Ifrīqiya (Africa). They arrived in this area around 837-839, landing at the mouth of the current Verdura River (until 1877 Caltabellotta River), where the small Roman port was still there. 

Advancing across the plain they camped in the area now called Cassaro. Nearby, on the left bank of the Makàudo River where the current hamlet of S. Anna is located, there was what remained of the ancient Greco-Roman city of Triòkala (τα τρία καλά - Three Beautiful Things: - Inaccessible fortress; - Abundance of water; - Very fertile territory, especially cultivated with vines and olive trees). 

However, they definitively settled higher up, on the mountainous ridge where there were still the ruins of Càmico, the ancient Sicàni stronghold. 

Since the territory was lush with oaks (downy oaks, holm oaks, cork oaks) they called the new city Qal'at al-Ballūt (Fortress of the Oaks), today Caltabellotta. With the arrival of the Arabs, this territory underwent a revolutionary process never seen before, which particularly affected the productive sectors of agriculture, livestock and commerce. 

In fact, the entire surrounding territory was crossed by rivers and valleys, fed by copious and rich springs surrounded by very fertile lands, suitable for every type of cultivation. 

In addition to religion, habits, customs and language, an Arab-Maghrebi dialect of their area of ​​origin, they introduced and spread the cultivation of new plants: orange trees (partugalli), sesame (giugiulèna), mulberries, rice, sugar cane , artichokes (ghannirrìa in Maghreb dialect), cotton, which were planted and cultivated with systems never seen before. They dug senia, canals and reservoirs (gebbie) for irrigation and water distribution. 

They also gave new impetus to maritime trade with the construction of a small port on the coast where the current city of Sciacca is located (al-Shaqq - division, fissure). They also encouraged the breeding of sheep (sheep and goats) for the production of skins and wool which they traded throughout the Mediterranean basin. 

Toponymy still reminds us of this period. The neighborhoods Balati, Jenca, Cozzu (hill), Canali, Rabatu, Casali, Casaleddu; the districts of Favara and Favarella (fawarah, spring), Cuba, Callisi, Cozzu Mamau (Colle della Mamma), Babà (Portella), Cuttunaru (cotton grove), Cassaro (fort), Bagliu di Lu Mezzaru with turret (Rahl al-Basal ~ Casale delle Cipolle con annessa moschea e minareto), Casale di Maimone, oggi Scunda, (Rahl al-Maymun), Gibbinnìsi (Monte Carino), Giùbbu (Monte), Ghannirrìa (carciofeto), Giraffi (zarafe), Marsala. 

Così come ce lo ricordano moltissimi vocaboli del dialetto: arrassari, azzizzari, babbaluci (lumache), balata, bizzeffi, bunaca, caliari, cannata, cantaru, coffa, cozzu, dammusu, fodali, funnacu (funduq), garifu (kharif), gebbia (giebiah), giarra, giummu, hafa, harara, maidda (large wooden plate), margiu, murriti,quartara, saimi, sciarra, stasciuni (istazyūn - summer), zagara, zabbina to name just a few. And then also some surnames and nicknames (ncurii): Alfano, Benfari, Bilello, Caruana, Cattano, Cottone, Cuffaro, Dimino, Genuardi, La Genca, Li Bassi, Marsala, Mulè, Raia, Saladino, Sciacca, Salemi.

As archaeological evidence we still have: the remains of the Arab-Norman fortress, the first chapel to the right of the Cathedral which reminds us of the structure of a mosque with a well for ablutions, the current bell tower of the same which must have been the minaret, '' Lu Sfumaturi ", a cabin with a round stone arch, used to disinfect travelers who, coming from the direction of Palermo, crossed the malarial valley of the Favara River and entered the town centre; the ruins of many water mills, some in activity until the 1950s: La Favara Mill, Troccoli Mill, Cifota Mill, Track Mill. Furthermore: Gulfa Mill, Magazzolo Mill, Poggio Diana Mill with the Fortilizio of Misilcassim, today the territory of Ribera, and the San Carlo Mill, today the territory of Chiusa Sclafani. 

Without forgetting the whole town itself, made up of winding streets, alleys, courtyards, galleries (ballatura) and underpasses (annati) which remind us of the casbahs of the North African cities.
Towards the end of the 11th century, the Arabs were supplanted in power by the Normans; many of them migrated to North Africa, others remained until they were deported to Lucera (Puglia) by Frederick II of Swabia in 1239, still others converted to Christianity ensuring that the culture, traditions, habits, customs and names have continued in this country to this day.

Over time, the Arab community of Caltabellotta became enriched with the arrival of Sephardic Arabs of the Jewish religion who remained there until 1492, when they were expelled with a cruel edict of the Spanish royal family.

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