Malta preistorica: Il tempio di Hagar Qim

Chi mi conosce come archeologa sa benissimo che da diverso tempo mi sto occupando di Megaliti e di storia concentrata tra il periodo neolitico ed il periodo del bronzo.

Non nascondo il duro e lungo lavoro che c’è dietro (anche nel dover fare una pubblicazione). Anche perché il più delle volte mi ritrovo a dover combattere con la deformazione professionale che richiede attenta analisi delle informazioni e con esse, anche chiare conferme.

I miei studi al momento si stanno concentrando sul territorio italiano ma questo non significa che non debba fare un collegamento storico, antropologico e soprattutto territoriale con altri luoghi e paesi.

Anzi mi sento di dovere ammettere che la così detta Facies Calcolitica italica è in realtà legata ad una fase migratoria da parte di popoli del Mediterraneo e del vicino oriente, al fine di trovare (a mio avviso) un terreno più fertile o più semplicemente fuggire da questioni difficili presenti dal luogo di provenienza.

Insomma fatto sta che il mio attento confronto va a recuperare anche siti un po' lontani dalla semplice Media Valle del Fiora o nel territorio dell’Alto Lazio.
Non dimentichiamo poi anche le condizioni archeologiche riscontrabili in Sardegna che raccontano di una realtà ben più complessa quale quella del popolo degli Ozieri (3500-2800 a.C) e quindi confermano altrettanti spostamenti “via mare” che hanno permesso di improntare società e religione attraverso grandi Massi e Megaliti (cioè grandi strutture di interesse cultuale legati al culto della Dea Madre).

Proprio per questo, durante le varie analisi e giri di sopralluoghi eccomi qui a parlare di una delle isole più belle, a livello turistico ma anche storico ed archeologico.
 Malta.   In particolare voglio dedicare spazio a questa isola soprattutto considerando la sua storia più antica e con essa alcuni musei interessanti di cui parleremo nei prossimi articoli.


Ci troviamo a Qrendi o, italianizzato Crendi, un villaggio nella area, meridionale di Malta dove ancora oggi vivono un limitato numero di abitanti (poco più di 3000) e la cui posizione e tra altrettante interessanti località  Mqabba, Żurrieq e Siggiewi.
All’interno  dei suoi confini si trovano due templi neolitici datati 3500-3000 a.C. 


Quindi siamo in un periodo storico molto interessante dal punto di vista neo agricolo e che viene riconosciuto come fase Ġgantija (3600-3200 a.C).

E’ proprio intorno il 3600 a.C che vengono realizzati queste imponenti strutture architettoniche, di sicuro interesse cultuale, di Hagar Qim e Mnaidra, e con esse altre strutture caratterizzate dada dolmen.
E’ chiaro che non sono casi isolati quelli maltesi, ma che rappresentano un vero mosaico della antropologia dei popoli neolitici caratterizzati proprio da una serie indiscutibile di strutture megalitiche presenti un po' su tutto il territorio.

I primi a scoprire i due siti furono i così detti Cavalieri Ospedalieri, che giunti sul luogo si trovarono ad affrontar nuove realtà architettoniche.

Nel 1416 forse saranno i primi a parlare di Giganti, visto le dimensioni dei massi e la difficoltà nel poterli spostare da un luogo all’altro. 

Saranno i primi anche a documentare ciò che è sato trovato, così da lascarci primi documenti testuali a dare un certo rilievo alle strutture.

Ma da tempo anche le vecchie popolazioni fino al XVII sec erano a conoscenza di tali strutture, tanto da creare intorno ad esse una serie di leggende, tra cui quelle legate alla storia biblica di cui si parla della fuga dei giganti dopo il Diluvio Universale (Gen. 2).

Se vi ricordate ne abbiamo già parlato in merito al tema legato proprio al Popolo dei Giganti.

Nonostante l’interesse sempre avuto nei confronti di questi grandi massi da parte delle popolazioni locali, soltanto nel XIX secolo, ed in particolare intorno il 1839 finalmente vengono fatti degli studi approfonditi, e inizia una campagna di scavo condotta da JG Vance dei Royal Engineer. Il quale incaricato dal governatore, esprimerà il suo immenso stupore nel trovarsi una struttura così imponente e così perfetta nel suo manufatto intervento.

“Non posso confrontarlo con nessun altro resto che abbia mai visto o letto: lo considero del tutto unico e dissimile da qualsiasi scoperta di cui si è trattato finora". 

Queste furono le parole dette da Engineer, ad indicare proprio la forte emozione provata nella scoperta.
Oggi sono strutture di grande interesse, aiutato anche da un’archeologia ben più ampia e precisa, ma un tempo non era semplice capire di cosa si potesse trattare. L’unica cosa che si poteva fare ( e fu il primo intervento che fece Engineer) quello di fare dei confronti con altri tempi e strutture localizzate in altre aree.


I due siti di Hagar Qim e Mndraja distano circa 500 mt e anche questo particolare fa riflettere (come ho sempre sostenuto in altri casi per altri territori); ci sarebbero stati sicuramente possibili collegamenti anche di tipo territoriale.

In questo articolo, di preciso ci occuperemo del tempio di Hagar Qim.

Hagar Qim (nella sua natura di Dolmen) è costituito da una serie di strutture che unite compongono una struttura ben definita.
Vi è un edificio centrale fiancheggiato da altri due piccolini e poi un quarto edifico più grande. 

Osservando anche la struttura e le componenti dei vari edifici, si nota chiaramente che sono di interventi differenti e questo fa capire, che l’edificio è stato più volte ripreseo e maneggiato, inserendo di volta in volta elementi architettonici. 

Le origini sono del IV millennio ma poi si parla di datazioni successive. Questo ci permette di capire che ci sono più fasi di frequentazioni.

Non manca poi l’argomento “archeo astronomico”; infatti ancora una volta la facciata monumentale principale, caratterizzata da due file megalitiche (che danno l’idea di una donna partoriente) sono dirette verso Sud-Est. 
L’interno del complesso è caratterizzato da due megaliti interrotti da un ingresso verso altre due camere principali e verso un piccolo altare in pietra.


Ancora una voltala visione dall’alto ci aiuta a comprendere quanto potesse essere importante la figura della donna, per realizzare un complesso cultuale; Un complesso che avrebbe dovuto avere le fattezze di un “ventre materno” e che abbiamo più volte riscontrato anche parlando della Sardegna Nuragica.

Non è un caso se proprio qui, durante i primi scavi, è stata trovata, proprio all’interno del piccolo altare sacro, una statuina in argilla raffigurante una donna dopo il parto. Oggi la conosciamo come “La Venere di Malta” ed è conservato al Museo Nazionale di Malta.

Di piccole dimensioni (circa 10 cm). La Venere di Malta, assieme altre piccole statuine, rappresenta il canone del modellismo statuario neolitico, e cioè forme rotonde con fianchi e seni pronunciati che evidenziano la funzione femminile nel generare la vita.

Ma tornando alla struttura del tempio, riepilogando abbiamo:
un Piazzale del tempio e cioè, una piazza pavimentata che funziona da anticamera e che rientra nel muro perimetrale. Vi è poi un ingresso che ha funzione di passaggio per entrare in collegamento con tutte le camere intorno.
Infondo il passaggio, sia da una parte che dall’altra, grandi massi di forma regolare e rettangolare, formano due absidi (a destra e a sinistra).
E’ ben chiaro che ci fossero più templi e che nel loro insieme avevano una funzione complessiva.

Un grande bastione fiancheggia il tempio, circondato da un muro di circa 20 metri. Il muro ha una forma curva e racchiude un santuario esposto all’aperto.

Il tempio più antico, verso il lato settentrionale contiene una stanza ovale con un’abside, che quasi sicuramente lasciava spazio ai vari riti.
Interessante il ritrovamento di sfere di pietra di diverse dimensioni che fanno dedurre che potessero essere dei rulli per trasportare le pietre. Molti di esse sono state trovate anche sotto i megaliti, contribuendo in qualche modo a funzionare da base solida per il sostegno del complesso.


La prima rientranza del Tempio settentrionale contiene un pilastro di pietra rotondo e una lastra rettangolare tenuta verticalmente davanti al pilastro.

 Sulla lastra poggiano incavi sferici che forse servivano da contenitori in cui collocare piccole giare da libagione
Le giare scavate nel sito sono caratterizzate da una base specificamente ovale, progettata per stare in piedi una volta posizionata nella lastra

Resti dei blocchi verticali che un tempo fiancheggiavano la rientranza sono ancora oggi osservabili. A destra di questa camera c'è un'altra rientranza, contenente un'apertura acustica chiamata "foro dell'oracolo". 

Il suono passava dalla camera principale alla nicchia e viceversa. Il buco è stato anche collegato agli allineamenti del solstizio d'estate . [37] Sul lato destro della camera si trova un blocco orizzontale che forse serviva da seduta.

Superando l’ingresso, e quindi il tempio, si giunge in un area particolare detta “Area Ovale” per via della sua struttura; lunga 15 mt e larga quasi 6 mt essa è contornata da pareti lastricate. Proprio qui nel 1839, gli archeologi scoprirono numerosi oggetti tra statuine e ceramiche usate per i riti di Libagione e , che oggi sono esposti al Museo Archeologico de La Valletta.

Andando sul sito, ci rendiamo conto che il materiale è ormai molto deteriorato e questo perché di natura calcarea. 

Gli agenti atmosferici hanno corroso buona parte dei megaliti e del complesso neolitico, fino a renderlo molto ingiallito.   

Non possiamo negre l’originalità del sito che si va ad aggiungere a gli altri siti di interesse Sacro, legato al culto della Dea Madre.
Molti dei templi sono infatti a ridosso di Doline, e cioè grotte sviluppate in profondità, all’interno delle quali sono stati ritrovati resti di ossa di uomini e di animali. 

Nel Pleistocene che va dai 2 milioni di anni fino a 11.000 anni fa, l’uomo aveva utilizzato queste grotte come ambienti abitativi ma più sicuro come sepolture.

In senso generale non possiamo negare che i templi megalitici di Malta sono le strutture portanti più antiche del mondo e che ad oggi costituiscono Siti UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità. (1980)
Alcuni di essi addirittura precedono le famose Piramidi d’Egitto e lo dimostra la distanza di tempo che va dal 3600 a.C. fino al 700 a.C.

La pietra calcarea, conosciuta anche come “Marmo MALTESE” è il materiale principale del territorio ed è sempre stato usato per edificare ogni tipo di costruzione: case, musei, strade, torrette d’avvistamento.

Si dice che questa pietra risplende sotto il sole e che da vita alle tonalità giallo oro che rendono una luminosità particolare al paesaggio e all’arcipelago maltese. 
L’oro che si confonde con le masse calcaree da il benvenuto al visitatore al fine di illuminare anche i suoi occhi.

ELENCO TEMPLI MEGALITICI:
Hagar Qim (tempio dell’articolo)
eMnajdra

Ggantija
Tarxien
Hal Saflieni


Se siete appassionati di archeologia e di megaliti non vi resta che partire per una avventura maltese che vi darà modo di visitare da vicino il tempio di Hagar Qim, ma anche gli altri tempi…

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