L’occasione arriva con la tavola rotonda che si terrà ad Orvieto, loc. Corbara presso il Centro Culturale e Ricreativo di Corbara il giorno sabato 29 ottobre alle ore 17.30.
Un primo incontro ed un primo passo verso un progetto di studio, ricerca e valorizzazione che vede la collaborazione della Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto”, l’Ass. Il Giglio di Corbara e l’Ass. Vitis Sapientiae di Castiglione in Teverina. Un programma ambizioso ed una strada fino ad ora poco praticata, quella della cooperazione tra due territori, tra due regioni, Umbria e Lazio, che si trovano sulle rive opposte del fiume Tevere, al fine di realizzare un’indagine quanto più completa ed organica di un punto nodale di quello che era l’antica Velzna –Volsinii, chiamata “caput Etruriae” dagli autori latini.
E proprio questo luogo, come già evidenziato dai precedenti studi, doveva essere molto importante: siamo alla confluenza di Paglia e Tevere, dove quindi l’affluente che nasce dal Monte Amiata va a gettarsi nella cosiddetta “autostrada dell’antichità”, che metteva in comunicazione il centro Italia con Roma e, attraverso le valli scavate dai corsi d’acqua minori, dava vita ad una fitta rete di comunicazioni. In questo punto le presenze sono molte e per limitarci solo al periodo etrusco e romano si possono annoverare loc. Scoppieto, fornace di epoca romana, loc. Castellonchio, il grande pianoro che sovrasta Pagliano, sede di importanti tombe di epoca etrusco -ellenistica e di altre testimonianze con ampio arco temporale, loc. Pianello, sulla sponda sinistra del Tevere posto presso il guado, Sermugnano, probabilmente il maggiore dei centri minori intorno a Velzna. Un luogo di passaggio, di vivaci movimenti, che ha visto l’incontro tra persone e popoli, lo scambio di oggetti e di idee, lo sviluppo economico.
Il primo scavo di cui si ha notizia per quanto riguarda il porto romano di Pagliano è della fine dell’800 in seguito a lavori agricoli. Il primo direttore fu Riccardo Mancini, ingegnere già noto per gli scavi alle necropoli orvietane della Cannicella e del Crocefisso del Tufo, che a Pagliano lavorò tra 1889 e 1890, concludendo che si trattasse di un grande edificio termale. L’ipotesi del porto nacque nel 1913 con Annibale Ricci. Un’altra tappa fondamentale fu l’opera di Cesare Morelli, che attraverso ricognizioni e studi topografici affermò definitivamente che Pagliano fosse un porto fluviale. La costruzione dell’Autostrada del Sole negli anni ’60, purtroppo frenò le indagini e per decenni Pagliano cadde nell’oblio.
I riflettori tornarono sul sito archeologico nel 2001, quando ENEL, presente in zona per il vicino lago artificiale di Corbara, ripulì gli argini del Paglia e quindi il porto, che tornò in parte in luce. La Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria ritenne quindi necessario il consolidamento delle strutture e nuove campagne di scavo. Dal 2002 al 2006 le indagini furono realizzate in collaborazione con la Scuola di Etruscologia e Archeologia dell’Italia Antica, istituita d’intesa tra la Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto” e la Fondazione per il Museo “Claudio Faina”. Molti furono gli studenti che il questa occasione hanno potuto confrontarsi con la professione dell’archeologo “sul campo”. Da queste indagini si comprese che il porto fluviale nacque nel I secolo a.C. Il terminus post quem sono invece delle monete di Arcadio, databili al 408 d.C. Tra 2009 e 2010 furono realizzate anche delle indagini geomagnetiche, condotte dal Dipartimento Uomo e Territorio dell’Università degli Studi di Perugia, che hanno evidenziato interessanti anomalie, tutte da approfondire. Purtroppo anche questo progetto fu pian piano abbandonato e il colpo finale è stato inferto dalla piena del Paglia del 2012, che ha ricoperto Pagliano.
Riscoprire questo sito è una grande ambizione, sia per le condizioni attuali, sia per il rischio idrogeologico della zona. Quindi nel 2021, anche grazie allo sviluppo tecnologico degli ultimi dieci anni, si è pensato di ripartire dall’ingente quantità di materiali rinvenuti, che saranno oggetto di nuovi studi, occasione per un momento di ricerca e formazione importante per la comunità scientifica e per la città di Orvieto, che ospiterà i corsi.
Il punto di partenza (o meglio di ripartenza) sarà proprio la tavola rotonda “Pagliano: nuovi progetti di ricerca e valorizzazione di un sito archeologico alla confluenza tra Tevere e Paglia”, dove si ripercorrerà la storia del sito e si aprirà una nuova strada.
Ad aprire i lavori saranno Liliana Grasso, presidente della Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto”e Giancarlo Polleggioni, coordinatore delle attività del Centro Culturale e Ricreativo “Il Giglio” di Corbara. La tavola rotonda, moderata dall’archeologa Benedetta Cosimi, presidente dell’Ass. Vitis Sapientiae, vedrà dialogare: Paolo Bruschetti, già ispettore di zona dell’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Orvieto e responsabile scientifico delle campagne di scavo di Pagliano; Maurizio Conticelli, Dottore Forestale, già dirigente presso la locale Comunità Montana prima e l’Agenzia Forestale Regionale dell’Umbria poi; Francesco Cosimi, topografo che si occupò dello studio topografico durante le campagne di scavo 2002 -2006; Stefano Talamoni, coordinatore della Scuola di Etruscologia e Archeologia dell’Italia Antica; Alessandro Trapassi, archeologo e coordinatore tutor sul campo.
Un porto sepolto da salvare, non solo da fango e vegetazione, ma anche dall’oblio. Un lavoro di valorizzazione per restituirlo alla comunità scientifica, ma soprattutto alla comunità locale che si è sempre battuta per tenere vivo il suo porto. Una missione in cui speriamo di avere vicine quante più persone possibili.