Finalmente dopo due anni di pandemia e di chiusura totale, la BMTA ritorna alla grande a farsi risentire e propone una serie di iniziative interessanti che lasciano spazio anche ai giovani imprenditori che lavorano nel settore turistico Culturale.
Molti di essi sono delle Start up che, se pur con difficoltà, provano a far vivere quello che è il nostro immenso tesoro, il Turismo legato fondamentalmente alla cultura e all’archeologia in particolare.
In realtà anche lo scorso anno Leader srl (società organizzatrice del famoso evento BMTA) è riuscita alla grande ad organizzare e portare avanti l’evento, tra l’altro dedicato ad un grande archeologo siriano Kaled al-Asaad scomparso (torturato e ucciso dal regime islamico perché voleva proteggere il suo patrimonio culturale in Siria, il sito archeologico di Palmira e diverse altre opere siriane dalle mani dei nemici).
L’organizzazione da parte di Leader srl ha visto realizzarsi incontri, presentazioni nuovi progetti, conferenze di interesse turistico ed archeologico, tantissimi saloni espositivi;
Non sono mancati inoltre visite guidate.
Quest’anno la Borsa non si smentirà e, come letto anche dal titolo, si susseguiranno ben 16 eventi che vedono partecipi personaggi professionisti del settore, organizzatori e inventori della Archeo Virtual, che sta prendendo sempre più piede, specialmente nel sistema nuovo dei musei, tantissimi start up, tutti selezionati attentamente dall’ENIT, Ente Nazionale Italiano Turismo.
Già dallo scorso anno 2021 durante la XXIII edizione la location è stata cambiata. Al posto dello storico sito archeologico di PAESTUM, è stato scelto uno dei più interessanti e innovativi musei di Archeologia industriale, il vecchio Tabacchificio Cafasso.
Alcuni di voi sanno che mi sto occupando da qualche mese di archeologia industriale e a ciò che può mostrare e raccontare.
Vecchie fabbriche, aziende sono state totalmente trasformate in musei o ambienti espositivi al fine di far conoscere una realtà storica più vicina ai nostri tempi e mettere in risalto quello che era il grande fenomeno storico dell’industrializzazione.
Probabilmente tra questi vi è anche il Tabacchificio Cafasso.
Nascita dell’Archeologia Industriale
A circa 1000 mt dall’area archeologica nel Borgo Cafasso, il Tabacchificio in attività durante il secolo scorso è stato acquisito nel 2021 per volere del sindaco Franco Alfieri con lo scopo di rendere ormai lo scheletro di una grande fabbrica in luogo aperto alla collettività al fine di dare uno spazio legato alla storia e alla cultura di questi luoghi.
C’è stato un accordo per prendere la struttura in locazione, ma si spera (non appena si avranno risorse economiche), di acquistarlo e renderlo Ufficialmente pubblico.
L’ex Tabacchificio Cafasso, è il simbolo della città di Capaccio Paestum e, con l’avvento della edizione XXIII della Borsa, sta acquisendo ancora più prestigio.
Grazie la lettura di un testo di Francesco Bignardi e Paolo Calderaro mi sono imbattuta alla ricerca di materiali che potessero raccontare cosa effettivamente ha portato una struttura così grande a diventare un luogo dove creare esposizioni e simbolo dell’archeologia industriale.
Ed ecco che il titolo parla chiaramente: Un’archeologia industriale da tutelare prospettive di riuso dell’ex tabacchificio SAIM di Paestum.
Ovviamente lo ripropongo integrale perché penso che sia molto significativo, oltre che esplicativo.
Salerno mostra ad oggi, tante fasi di industrializzazione legate allo scorso secolo e lo fa attraverso i numerosi edifici, strutture ed industrie che i trovano in gran parte lungo la valle del Sele.
Le numerose testimonianze dell’industrializzazione del territorio sono fortemente impresse negli spettri di tali edifici che oggi, ahimè, sono dismessi e concentrati in agglomerati urbani che rischiano di danneggiarsi ulteriormente.
Per non permettere ciò bisogno mettere in chiaro che tali edifici possono far rivivere la storia legata alla società moderna e alla sua origine, che sempre più spesso stiamo dimenticando. Così le vecchie fabbriche (inglobate nel sistema dell’Archeologia Industriale) possono riprendere a vivere e raccontare la vita di tutti gli uomini che lavoravano contribuendo al progresso e alla crescita economica, passando il mestiere di generazione in generazione.
Tutto questo deve rimanere nei ricordi di tutti noi e così facendo, essere inserito all’interno di un contesto culturale socio culturale e diventare patrimonio storico.
E’ il caso dell’antico Tabacchificio Calasso sito proprio lungo la piana di Sele e divenuto oggi Ex TABACCHIFICIO SAIM di Paestum.
L’arch. Fausto Martino diede vita ad un’indagine storico progettuale dell’edifico, per conto dell’Università Federico II facoltà di Architettura e confermata l’importanza dell’edificio sviluppò, insieme la collaborazione della Soprintendenza di zona ed il comune di Capaccio, un progetto per la valorizzazione e riqualificazione dell’ex tabacchificio.
L’intervento prevedeva ovviamente un intervento di recupero, di restauro dell’intero complesso industriale trasformandolo in Polo Fieristico – Espositivo. Con l’occasione poi si sarebbe riqualificato anche l’ambiente circostante con il suo borgo; questo permetterebbe oggi (e lo possiamo confermare grazie l’evento di BMTA) di ridare lancio alle strutture ricettive e alle attività produttive locali.
L’ex Tabacchificio di Cafasso ci racconta, attraverso il nuovo sistema di musealizzazione, l’introduzione nella zona della pianadel Sele, intorno gli anni “20” della produzione ortofrutticola prima, e del tabacco dopo. Si racconta di come l’area fu stimolata e avvantaggiata da questa fase di industrializzazione e di come alla fine, con la decadenza delle varie attività, questa area è stata abbandonata al suo destino, assorbendo al tempo stesso l’abuso edilizio e il danneggiamento ambientale.
Storia del Tabacchificio
Negli anni 20 un certo Guido Bovincini un’ufficiale della Marina Italiana, dovendo risolvere i problemi della azienda agro-alimentare paterna (all’epoca Massalombarda S.P.A.) decise di acquistare dai Marchesi Pinto l’intera struttura. Bovincini aveva capito benissimo che l’area avvantaggiata dal buon clima, dal terreno ricco, la vicinanza con la ferrovia e con la Strada Statale avrebbe potuto dare diverse risorse al fine di dar vita ad attività produttiva.
Così nel 1922 egli acquistò la tenuta e la trasformò in una grande nuova struttura.
Bovincini provvide a bonificare i terreni e poi ( sotto la direzione dell’ing. Muggia) realizzò il primo edificio in cemento armato; si trattava di un complesso la cui finzione era quella di conservare gli alimenti. Gli fu dato il nome “Casa Frutticola Bonvicini”
Il complesso in cemento armato era costituito da un magazzino per la frutta, una sala di lavorazione, ospitante ben 100 lavoratrici, le celle frigorifere, la fabbrica del ghiaccio, ed infine due torri con montacarico.
Non mancavano ovviamente gli altri ambienti più piccoli per i servizi del personale della struttura.
Ciò che rese innovativo l’edificio era soprattutto la struttura imponente basata su un’unica ossatura portante monolitica su dei plinti di fondazione, c’erano poi travi principali e travi secondari.
Ogni pilastro aveva un’armatura metallica longitudinale tenute da legature trasversali in filo di ferro da fasce metalliche. Si trattava di strutture resistenti con sezione a “T”, sviluppate spesso nei due sensi ortogonali del solaio: la loro armatura era costituita da una serie di barre tonde, alcune diritte, dislocate in prossimità della faccia inferiore della trave, altre, parallele alle prime, ripiegate alle due estremità verso l’alto, in modo da assicurare nelle zone di incastro la presenza di armature metalliche sia al lembo inferiore che a quello superiore.
Si approvava la struttura con le formule empiriche dettate dal Sistema Hennebique, che approdò in Italia nel 1894 quando venne aperto a Torino lo “Studio Tecnico degli ingg. Ferrero e Porcheddu“.
Il sistema Hennebique ebbe massima diffusione nell’Italia Settentrionale tanto da essere in seguito applicata alla realizzazione dei Silos Granari del porto di Genova e il Ponte Risorgimento a Roma.
Divenuta ormai ditta Bonvicini e nata la Contrada Cafasso, la struttura si allargò con l’aggiunta di 3 ampie stalle e magazzini (inglobati in un centro zootecnico), 5 abitazioni, forni per la produzione del pane e addirittura un asilo nido dove le lavoratrici -madri potevano portare i loro figli durante le ore di lavoro.
Purtroppo però nel 1935 la ditta ebbe diversi problemi e fu costretta a vendere l’azienda alla SAIM Società Agricola Industriale Meridionale. Il titolare della SAIM Carmine de Martino vantava di una imponente carica politica; fu deputato alla Camera e più volte parlamentare nonché sottosegretario della vecchia DC.
Egli aveva un progetto di espansione industriale nel territorio del salernitano e in tutto il centro-sud, per questo non esitò ad acquistare l’azienda ortofrutticola del povero Bovincini.
Carmine de Martino sarà il primo ad avere a gestire il principale concessionario del Monopolio Tabacchi italiano.
La grande struttura subirà un notevole sconvolgimento strutturale e passerà da azienda agricola a tabacchificio, portando a riallargare nuovamente diversi ambienti e ad aggiungere un grande capannone con finestre per l’essiccazione delle foglie del tabacco. I nuovi ambienti vedevano il trionfo del legno piuttosto che il cemento armato che poteva facilmente deteriorarsi e creare delle muffe alle foglie stesse.
Alla nascita della SAIM veniva da se l’importanza di far costruire anche edifici adibiti alle abitazione di operai e addetti lavoro e con esse anche diverse scuole. Tutto ciò diede vita ad un vero e proprio borgo Calaffo. Che oggi è divenuta parte integrante di un frammento della nostra storia.
Oggi l’ex Tabacchificio Cafasso rappresenta un progetto unico con una veste del tutto nuova.
Con circa 8000 mq di area espositiva interna, 3000 mq di area espositiva esterna, la struttura è costituita da diversi ambienti, ciascuno con le sue funzioni speciali, al fine di far conoscere una realtà storica, sociale ed antropologica di una epoca che forse abbiamo messo nel dimenticatoio, e cioè l’epoca che ci ha portato a vivere di industria e che ha creato milioni di posti di lavoro.
Fonti: Un’archeologia industriale da tutelare prospettive di riuso dell’ex tabacchificio SAIM di Paestum, Francesco Bignardi e Paolo Calderaro
Non manca occasione di poter proporre e consigliare qualche lettura, legata soprattutto al nuovo fenomeno chiamato all'Archeologia Industriale, legato alla nostra storia più vicina.
Guida al turismo industriale Copertina flessibile – 12 novembre 2020
di Jacopo Ibello (Autore)
Di molo in molo. Mezzi attrezzature edifici. Un percorso di archeologia industriale nel porto di Genova
di Guido Rosat
I codici minerari nell'Europa preindustriale: archeologia e storia
di R. Farinelli e G. Santinucci | 1 gen. 2014
vArcheologia industriale. Metodologie di recupero e fruizione del bene industriale. Atti del Convegno (Prato, 16-17 giugno 2000) Copertina flessibile – 1 gennaio 2003
di L. Faustini (a cura di), E. Guidi (a cura di), M. Misiti (a cura di)
Nota bene: Stiamo proponendo i libri che hanno ricevuto buone recensioni, ma ciò non significa che poi possiate avere un opinione e valutazione differente.
Ad oggi non risulta nessuna pubblicazione relativa al sito del Tabacchificio Cafasso; sarà comunque nostro interesse informarvi qualora ce ne fosse.