Uova di struzzo decorate in Sardegna: vie del commercio e scambi stilistici tra la Fenicia, la Sardegna e l’Etruria

Verso la fine dell’VIII sec. A.c le coste tirreniche diventano uno spettacolare palco attraverso il quale una grande quantità di beni di lusso circolano

Nel corso dei secoli VII e VI i principali contatti avvengono poi con i greci; dapprima eubeici, corinzi e molti mercanti provenienti dall’Asia Minore, come quelli di Focea sulla costa settentrionale dell’Asia Minore.

Gli oggetti commerciabili erano tutti di produzione orientale quali ceramiche dipinte, vasi preziosi (come quelli in alabastro)e uova di struzzo decorate ed incise.
Foto dell’antica Fenicia

Tutti questi erano oggetti che venivano raccolti e distribuiti negli scali etruschi. I mercanti etruschi svolgevano anch’essi attività commerciale marittima smerciando sopratutto prodotti delle attività agricole e metallurgiche (di cui ne erano ricchissimi).

Si è riscontrato un notevole scambio di merce preziosa e di uova soprattutto tra Etruria e Sardegna, in particolare tra la fine del VII sec e la fine del VI sec.a.C.

Mentre in Corsica (ad oggi) la presenza di materiale di scambio è ancora scarsa, in Sardegna è più consistente, in particolare nelle colonie fenicio-puniche delle coste settentrionali e occidentali della Sardegna.

Vorrei soffermarmi su questo rapporto commerciale tra Fenicia e Sardegna e successivamente Etruria.

Nel corso degli ultimi 20 anni, si è pensato ad uno scambio di oggetti esotici tra fenici ed etruschi, il cui percorso sarebbe stato il seguente: Africa del Nord, Sardegna, Spagna;ma i prodotti come la ceramica, le conchiglie, le uova di struzzo, sono state introdotte dagli Etruschi nell’entrare in Sardegna durante l’ingresso nel VI e V sec.

Questo secondo vecchi studi da parte dell’archeologo Alberto Moravetti. Ma ad oggi l’argomento è alquanto discutibile, grazie anche gli ultimi studi e ritrovamenti. Probabilmente il percorso di tali oggetti è stato il contrario: dal mare raggiunsero la Sardegna e successivamente le coste etrusche.

Vecchi studi parlano di uova di struzzo giunte probabilmente tramite commercianti etruschi, dato la diffusione in Etruria di questo genere di prodotti e visto l’ordine cronologico con il quale si diffusero (seconda metà del VI sec. A.C.)

I rapporti commerciali con i fenici sono evidenti nella colonia di Cartagine che era ben collegata con la Sardegna da rotte molto frequentate. Ma quale certezza abbiamo che siano glie etruschi i primi ad aver trasportato certi prodotti, e non siano stati i fenici?

La più antica documentazione consiste in frammenti tagliati e adattati in finalità di produrre piccole maschere pitturate. (Tipico dello stile fenicio-punico).

Sono gusci d’uovo di struzzo, dati estremamente significativi, poichè determinano (anche non del tutto chiaramente), loop scambio commerciale via mare.

Nel 1971, durante un intervento di pulitura dell’area sepolcrale dell’antico Caralis (Karalis), fu scoperta una roba ipotetica a camera; all’interno di essa furono recuperate frammenti di uovo di struzzo decorate con colori rossastri e bruni. I frammenti appartenevano a quattro sezioni diverse di guscio. Il recupero cagliaritano ha dato una datazione che va dalla fine del VI sec agli inizi del V sec. a. C. E quindi post cedente alle date delle uova trovate nelle località etrusche (VII sec. A.c )

Molto curiosa la cronologia che accerta che il commercio sarebbe avvenuto dall’Etruria alla Sardegna, e non il contrario. I gusci tagliati a calotta con sezione orizzontale, conservano decorazioni in ocra, azzurro, e nero con, anche in questo caso come per i ritrovamenti fatti in Etruria, figurazioni geometriche, palmette e fiori di loto. (Di stile e natura orientale). È possibile che il commercio dei gusci d’uovo di struzzo fossero giunti prima nell’Etruria marittima dal medio oriente per soddisfare la domanda da parte dei ceti elevati.

In un secondo momento, gli artigiani etruschi appresero l’arte acquisendo tecniche ed elaborazioni e aprirono le proprie botteghe in gran parte nelle località portuali dell’Etruria.

Una volta pronti i manufatti, venivano dedicati al commercio diretto in Sardegna.

Tratto del sito della necropoli di Tharros, dove furono trovati alcuni gusci di uovo di struzzo decorate.

Tornando ai frammenti recuperati dei 4 gusci, hanno delle caratteristiche pittoriche e stilistiche “proprie” da ben confrontare con lo stile tipico orientalizzante dei paesi del vicino mediterraneo.

Restaurati nel 1956 da Miriam Atruc, le uova provenivano dalle necropoli di Tuvixxeddu e Tharros. Rispetto gli interventi artigianali pittorici orientali ed etruschi, il cui guscio era decorato seguendo una sezione verticale (vedi fig. in basso), confrontabile anche con le tipiche decorazioni dei vasi, con figure e cornici geometriche floreali; quelle ritrovate in Sardegna avevano decorazioni diverse.

Le uova sono delle proprie e vere maschere, hanno un senso di sviluppo della decorazione di sezione orizzontale. Il volto si sviluppa tra due estremità dell’uovo.

L’iconografia rientra nel patrimonio figurativo fenicio-panico. Le caratteristiche iconografiche e stilistiche si mettono in uno strano rapporto con lo stile dei volti che ritroviamo in alcune statue trovate nel territorio giordano e siriano; sopratutto lo stile degli occhi e della bocca, riprendono quello delle uova dipinte.

E’ ancora più sorprendente sono le similitudini che troviamo con le uova decorate proveniente dall’Africa del nord (probabile Gouraya in Algeria). Qui la datazione risale al VII sec A.c. Il che fa dedurre che l’uovo di struzzo decorato non fu importato dal popolo etrusco, ma era già presente in Sardegna attraverso un mercato che nasceva dall’Algeria occidentale.

I volti rappresentati sulla superficie porosa delle uova, sia sarde che algerine, sia i volti delle statue di Ain Ghazal esposte al museo di Amman, conferma ,o stile e sopratutto una moda artistica ed artigianale di chi opera nelle botteghe distribuite in tutto il territorio mediterraneo faceva si che diverse culture

Il commercio mediterraneo faceva si che diverse culture potessero fondersi al fine di avere interesse per quel tipo di oggetto con quel tipo di caratteristiche.

Visto il percorso che abbiamo analizzato, è facilmente intuibile che l’uso dell’uovo era tipico dei paesi orientali; l’uovo trovato fondamentalmente all’interno delle tombe, nacque nel vicino oriente, prodotto da artigiani locali che poi si spostarono per venderlo nei paesi ospitanti divennero anche nuovi luoghi per dar vita a nuovo botteghe in loco; di qui anche gli antichi Sardi, e gli Etruschi appresero le tecniche e ne produssero altrettante uova con stili differenti.

Non dimentichiamo che quello dell’uovo era un simbolo usato in tempi molto più antichi rappresentanti la vita e la rinascita e che il popolo etrusco usava raffigurarlo nelle mani del defunto e dei commensali, partecipanti al banchetto funebre, sulle pareti delle più importanti e belle sepolture, in primo piano quelle della necropoli di Monterozzi a Tarquinia. proprio per questo avendolo trovato tra i vari prodotti commerciabili fenici, decisero di acquisire oltre la sacralità dell’oggetto, anche l’opportunità di scambio.

PER APPROFONDIRE:

Da visitare
Museo Archeologico Nazionale di Cagliari
Necropoli di Tuvixxeddu Cagliari (di cui tratterò prossimamente)

Da leggere
– GIGLIOLA SAVIO, Le uova di struzzo dipinte nella cultura Punica. 2004
– M. ATRUC, Maschera di Tuvixxeddu
– SABATINO MOSCATI, L’arte dei Fenici, 1990