Siamo proprio al di sotto dello sperone roccioso sul quale poggia la città di Narni e vicino alle limpide acque del fiume Nera, che, dopo aver attraversato la pianura ternana creando numerose anse, entra nella gola scavata dal suo fluire nel corso di milioni di anni, aumentando la sua velocità subito a valle del ponte.
Il paesaggio circostante è davvero suggestivo, caratterizzato da un lato dai pinnacoli calcarei del Monte S. Croce e dall’altro dallo sperone di roccia su cui poggia Narni; il monte divenne sede di antichi insediamenti umani dal Neolitico all’età del Bronzo, con la presenza di grotte utilizzate a scopo cultuale.
Alcune tra queste ultime furono recuperate dai primi monaci eremiti, come l’eremo di San Jago e quello di San Giacomo.
Secondo la tradizione questa straordinaria opera di ingegneria stradale, rappresentata dal ponte, venne fatta costruire dall’imperatore Augusto intorno al 27 a.C. in concomitanza agli interventi di risistemazione e di potenziamento della via Flaminia, ancora oggi una delle maggiori arterie di percorrenza dell’Italia centrale, creata nel 220 a.C. dal console Caio Flaminio per poter giungere sino a Rimini.
Molti tratti di questa antica strada ricalcano ancora oggi il tracciato originario anche se non è possibile ricostruire, con esattezza, quello in cui sorge il ponte in quanto, in un periodo compreso tra il finire dell’Ottocento e la Seconda Guerra Mondiale, quest’area fu protagonista di importanti modifiche causate dalla costruzione di centrali idroelettriche e di assi viari alternativi.
Con l'occasione proponiamo anche un fantastico tour alla scoperta di Narni Sotterranea. Ancora oggi mantiene la sua magia ed il suo mistero.
Itinerario
NARNI SOTTERRANEA
Ci troveremo all'orario indicato in via S. Bernardo e, una volta riuniti, ci prepareremo a dare il via al nostro tour della Narni sotterranea. Siete pronti? E allora andiamo!
Inaugureremo la nostra visita guidata addentrandoci nell'ex convento domenicano di Santa Maria Maggiore di Narni, situato nel cuore del centro storico della città. Qui, oltre a contemplare le strutture originarie del convento, esploreremo i sotterranei, utilizzati nel corso dei secoli come rifugi in tempo di guerra e prigioni dell'Inquisizione.
Raggiungeremo quindi la cripta della chiesa superiore, la prima cattedrale di Narni, dove avremo modo di continuare a conoscere i segreti che si celano nel sottosuolo di Narni.
Dopo un'ora di esperienza, daremo per concluso il tour.
L’erezione del ponte venne realizzata, anche, per attraversare la valle del Nera, divenendo un collegamento tra i rilievi del Monte Sant’Angelo, situato a nord verso la piana ternana e del Monte Maggiore posto a sud, proprio sotto le fortificazioni dell’antica città di Narnia.
L’area costituiva in passato un punto strategico in quanto consentiva l’attraversamento del fiume e, dunque, il collegamento tra le due sponde; originariamente il passaggio sul Nera avveniva utilizzando un’impalcatura in legno.
L’imponente costruzione costituiva, inoltre, una sorta di filtro tra il paesaggio collinare e la valle ternana.
L’interesse verso il ponte iniziò sin dall’antichità come testimoniato da diversi autori classici quali Procopio e Marziale.
La forma originaria era costituita da quattro grandi archi di luce di cui attualmente è superstite soltanto il più grande, ancora integro sulla riva sinistra del fiume, oltre ad alcuni frammenti della struttura posti sulla riva destra.
La sede stradale correva a quel tempo oltre trenta metri al di sopra del letto del Nera, con una lunghezza di 130 metri ed una larghezza di 8.
Il ponte venne edificato attraverso l’uso di grandi blocchi di travertino bugnati e squadrati, collocati di testa o di taglio; il suo compito principale fu quello di fungere da raccordo tra le due sponde del fiume attraverso i quattro grandi archi di diverse dimensioni, posizionati in modo che la strada salisse sulla sponda destra verso la città di Narni.
A partire dal VI secolo il ponte ebbe alcuni crolli parziali a cui seguirono svariate ricostruzioni ma è dall’XI secolo che nei documenti esso è denominato “ponte rotto”, proprio per indicare il suo precario stato di conservazione.
La prima notevole trasformazione è riferibile ad un grave danneggiamento causato da un violento terremoto avvenuto nell’847, a cui fece seguito una ricostruzione ottenuta attraverso l’utilizzo di materiali di recupero.
Una catastrofica alluvione, verificatasi nel febbraio del 1053, causò il crollo della parte superiore della struttura che non fu mai recuperata; in quell’occasione vennero completamente distrutte la seconda e la terza arcata.
Da quel momento venne realizzata un’impalcatura in legno, di cui sono testimonianza i fori di alloggiamento, così da consentire maggiore sicurezza nell’attraversamento. Si trattò di una soluzione temporanea infatti, nel 1217, si preferì costruire un secondo ponte a poca distanza.
L’ultimo grave cedimento che colpì il ponte di Augusto avvenne il 17 luglio 1885, quando si verificò il crollo del secondo pilone.
Questo accadimento fu causato da una serie di fattori come, in primo luogo, la posizione del pilone collocato al centro del letto del fiume, la forza dell’acqua durante la piena e la totale assenza di frangiflutti. Esso si divise in tre sezioni costituite da macro blocchi che così persero ogni riferimento rispetto alla posizione d’origine.
Il terzo pilone è ad oggi perfettamente conservato e collocato nell’esatta posizione in cui era stato concepito, anche se privato della cornice superiore.
La fama di questa straordinaria opera d’ingegneria si diffuse, con forza, nel XVII secolo grazie al Grand Tour, ovvero ai viaggi intrapresi nel nostro Paese da artisti provenienti da tutta Europa attirati dalla bellezza delle antichità classiche.
Ricordo a tal proposito che tra ‘700 e ‘800 giovani inglesi, tedeschi e francesi giunsero in Italia al fine di completare la loro educazione e formazione artistica attraverso la visione diretta delle rovine dell’antica Roma e delle opere dei grandi maestri del passato.
Arrivati nel nostro paese e affascinati dalla fusione straordinaria tra nobili vestigia del passato e una rigogliosa natura essi uscirono dai loro atelier e iniziarono a dipingere dal vero, en plain air.
Davvero grande è il numero di artisti passati nel luogo dove si trovano gli imponenti resti del ponte di Augusto, basti citare tra tutti Turner e Corot, attratti anche dalla natura circostante e dalle bellezze delle prospettive panoramiche.
Ancora oggi è possibile passeggiare intorno ai monumentali resti di questo straordinario ponte che funge da ingresso ad una delle ciclo pedonabili più interessanti della nostra Penisola, quella delle Gole del Nera, percorso di sei chilometri che si dipana sul tracciato dell’antica ferrovia che accompagna lo scorrere del fiume Nera verso il Tevere.
In questo tratto l’acqua assume colori meravigliosi fino a giungere alle Mole di Narni, piscina naturale che offre ai visitatori scorci fiabeschi. Siamo nell’antico porto della romana Narnia, a poche centinaia di metri dal paese di Stifone, dove un tempo partivano le derrate, i laterizi e il legname destinati a Roma. Questo luogo nacque su numerose sorgenti carsiche che muovevano i mulini, risorsa importante sia in epoca classica che medioevale.