Cave di Cusa; dalla inesauribile miniera di calcarenite di Selinunte a sito fantasma.

Quando si parla di arte e storia greco-romana siamo erroneamente spinti a pensare a grandi strutture architettoniche, che con i loro caratteristici decori trionfanti, ci fanno pensare ed immaginare alla fastosità di quei lontani tempi.

Ma in realtà, se ci giriamo intorno e andiamo a perlustrare altrettanti luoghi da scenari meno magnificenti e più reali, ci rendiamo conto che la storia è fatta anche di sconfitte e di terribili necessarie fughe; anche il luoghi meravigliosi, ricchi di sfarzo e di architetture colossali, diventano una specie di relitto che fa ricordare qualche leggenda sulla presenza di fantasmi.

Gli stessi fantasmi del luogo potrebbero raccontarci di cosa si faceva, cosa si diceva e cosa ha indotto a fuggire.

Stiamo parlano di un luogo magico ed enigmatico, situato in Sicilia, in provincia di Trapani, esattamente nel territorio di Campobello, tra Castelvetrano e le splendide rovine di Selinunte; sono conosciute come Cave di Cusa o più localmente Rocche di Cusa.

Si trovano lungo la SP88, tenendo alle spalle la Contrada Erbe Bianche. Vedi mappa
Fu l’archeologo siciliano Vincenzo Tusa a scoprire questo frammento di territorio e, probabilmente aiutato anche dalla Loggia Massonica  P2 di cui faceva parte, riuscì a finanziare gli scavi e recuperare ciò che oggi sono frammenti di colonne in calcarenite.

Vincenzo Tusa promosse anche la campagna di scavo della vicina Selinunte, divenendo anche responsabile.
L’archeologo fu anche lo scopritore delle famose Segeste e isola di Mozia, che oggi rappresentano il fiore all’occhiello del turismo culturale della Sicilia.

Tornado alle cave di Cusa, il suo territorio si estende per circa 2 km e le cave (in antichità) erano il luogo da dove si estraevano il materiale di calcarenite (la stessa che compone i Sassi di Matera per intenderci), e dove poi si realizzavano basi, tamburi e colonne da trasportare e vendere proprio alla vicina Selinunte.

Le cave furono utilizzate a partire dal 600 a.C  fino al 409 a.C. anno in cui tutto ebbe una brusca sospensione e di lì il necessario abbandono. 

In quell’anno infatti, giunse l’esercito cartaginese che schierato con gli Elimi di Segeste ed Erice, distrusse Selinunte costringendo gli abitanti ad abbandonare la loro città. La stessa situazione si propose all’interno delle cave, dove tutti gli operai abbandonarono di fretta la loro attività, lasciandola n sospeso, e con essa il luogo di lavoro.

Oggi le Cave di Cusa si mostrano nel più completo abbandono, nascoste tra la folta vegetazione e qualche grande masso di calcarenite che sembra voler invitare il semplice passante a perlustrare, a conoscere una realtà storica ed archeologica ancora poco nota e divulgata.

Questo è successo a noi. Ci si avvicina con la macchina, si legge a malapena un cartello di legno con scritto: Cave di Cusa, e poi ci si addentra.

Ovviamente il percorso non è organizzato  da cartellonistica e segnaletiche ma siamo andati comunque a dare un’occhiata e abbiamo potuto ammirare, oltre i resti di colonne ancora in costruzione, il fascino dell’abbandono.

Passeggiando tra una fessura e l’altra si ha l’impressione che il cantiere sia ancora in funzione e che possano spuntare personaggi antichi da un momento all’altro. Magari bisognosi di raccontarci ciò che facevano, la loro paura nei confronti del nemico che stava per ucciderli, e la loro fuga verso l’ignoto con la consapevolezza che avrebbero lasciato tutto.

Non è difficile suggestionarsi, e tra il caldo tipico siciliano di 38 gradi e, il romantico canto delle cicale, riusciamo a sentire le voci in forma ovattata, quasi provenissero da un’altra dimensione, che urlano da una parte e l’altra delle cave per dare indicazioni sulla attività; si sentono gli scalpelli che definiscono le ultime forme delle colonne per poi essere trasportate alla vicina Selinunte.

Vi assicuriamo che l’atmosfera è unica.
Ma che cosa sono effettivamente le Cave di Cusa?

Qui potremmo far riferimento ad un importante viaggiatore diplomatico tedesco e amante dell’archeologia Johann Hermann von Riedesel che spiega in poche parole ciò che sono le rocche di Cusa (così chiamate dagli abitanti locali):
«A Campobello, si vedono le cave che hanno fornito questi massi giganteschi. Qui ci si può rendere conto di come gli antichi lavoravano: si vedono ancora capitelli e pezzi di colonne lavorate, metà fuori e metà dentro la roccia, così come si racconta di quelle egiziane da cui sono state ricavate le piramidi.»

Non potrebbe esserci migliore descrizione di questo paradiso archeologico. 
Le cave di Cusa sono ad oggi un sito importante perché ci racconta la quotidianità di un popolo la cui attività principale era proprio la realizzazione di colonne e capitelli da destinare alla ricca città di Selinunte.

 

E’ possibile vedere e studiare anche il metodo di realizzazione di essi in quanto, qua e là sono disposti delle bozze di tamburi destinati alla realizzazione di colonne.  Le diverse spaccature laterali che oggi diventano dei percorsi, ci permettono di avere un’ampia visione di come venivano staccate le colonne abbozzate dalla “parete madre”. 

E’ ben evidente dal plastico fatto in sughero e conservato all’interno del piccolo Antiquarium del Parco Archeologico di Selinunte (vedi foto).
Da qui si po' comprendere il duro e complesso lavoro dei vari operai che furono costantemente presi con la manualità e l’ingegno artistico architettonico, oltre le fasi di lavorazione: dalle prime incisioni circolari fino ai blocchi finiti che dovevano poi essere trasportati

Perciò parliamo di una grande cava dove vi erano diversi cavatori, scalpellini e operai addetti alla manutenzione e al trasporto. 

Spettacolare ed intrigante il fatto che oggi il sito (nel completo abbandono, oggi come allora) rappresenti quella fuga repentina degli operai e di tutti coloro che non avevano scelta se non abbandonare tutto per potersi salvare dall’attacco dei cartaginesi che nel frattempo avevano distrutto la splendida e florida città di Selinunte.

Il traumatico evento portò all’interruzione improvvisa del lavoro della cava lasciando alcuni pezzi di colonne e capitelli sbozzati collocati nel terreno, alcuni terminati in attesa di essere trasportati.

Molti di essi sono gli stessi che poi hanno decorato e arricchito i templi di Selinunte, tra cui il Tempio G.
Potete visitare il sito semplicemente raggiungendo il luogo, clicca mappa.
L’ingresso è libero poiché, come scritto sopra, è abbandonato e privo anche di interventi di manutenzione e pulizia.  

Pur essendo un vero peccato, l’ambiente è tranquillo e favorevole a chi vuole soffermarsi un po' di più per ammirare e analizzare i particolari di ciascun resto archeologico.

Riportiamo in basso la descrizione di Wikipedia di  come venivano realizzate le colonne, dallo stacco della materia alla prima bozzatura, fino allo spostamento e che potrete ammirare proprio dal vivo, visitando il sito archeologico di Cusa:

1 Come si vede dalla figura con rispettivi numeri (Wikipedia), gli operai specializzati creavano una perfetta incisione dall’alto della cava, un’incisione circolare che avrebbe permesso dopo, di realizzare la forma dei tamburi.
2 Si allargava il solco verso l’esterno, così facendo si estraeva il residuo della roccia creando un taglio ricurvo.
3 Si procedeva con un approfondimento della forma cilindrica della materia. Si bozzava fino a quando non si raggiungeva l’altezza desiderata e non si aveva la forma ideale del tamburo.
4 A forma ottenuta e staccata dalla roccia, si procedeva all’estrazione definitiva. Per mezzo dei cunei gonfi di acqua, si facevano staccare dal fondo roccioso.
5 Terminato il lavoro si passava alla fase del trasporto. Il trasporto dei rocchi avveniva per rotolamento; quello dei blocchi squadrati, invece, per traino (sia su rulli che su carri tirati da buoi) forse dopo averli rivestiti con un'intelaiatura di legno (4), finalizzata ad agevolarne il trasporto, e nel contempo ad impedire che subissero danni o eccessive ammaccature in fase di spostamento.

Un capolavoro architettonico ed ingegneristico, se si pensa che veniva fatto da popoli antichi a partire dal VI sec. a.C.

Possiamo soltanto continuare ad ammirare questo luogo fatto di resti antichi e di anime provenienti da esso e cercare di coinvolgere chi di voi si troverà in Sicilia per vacanza.
Consigliamo di andare a fare una visita al sito e di non dimenticare che la Sicilia è ricchissima di storia e di cultura.

Pertanto vi consigliamo  qualche luogo, sito e parco da visitare nei pressi di Selinunte e di Trapani (veri gioielli siculi).

 

Escursione all'Acropoli di Selinunte
Cancellazione gratuita

 

 

 

Escursione a Selinunte
Cancellazione gratuita

 

Escursione a Marsala, Erice e Segesta
Cancellazione gratuita

 

Le visite e le escursioni sono proposte da noi in quanto 

Affiliati Civitatis

 

English

Cusa Caves; from the inexhaustible calcarenite mine of Selinunte to a ghost site.

 

When we talk about Greco-Roman art and history we are mistakenly pushed to think of large architectural structures, which with their characteristic triumphal decorations, make us think and imagine the splendor of those distant times.

But in reality, if we turn around and explore as many places from less magnificent and more real scenarios, we realize that history is also made up of defeats and terrible necessary escapes; even the wonderful places, full of splendor and colossal architecture, become a kind of wreck that brings to mind some legend about the presence of ghosts.
The ghosts of the place themselves could tell us what was done, what was said and what led to the escape.

Vincenzo Tusa also promoted the excavation campaign of nearby Selinunte, also becoming responsible.
The archaeologist was also the discoverer of the famous Segeste and the island of Mozia, which today represent the flagship of cultural tourism in Sicily.
Tornado to the Cusa quarries, its territory extends for about 2 km and the quarries (in ancient times) were the place from where the calcarenite material was extracted (the same one that makes up the Sassi of Matera so to speak), and where it was then they made bases, drums and columns to transport and sell in nearby Selinunte.
The quarries were used from 600 BC until 409 BC. year in which everything came to an abrupt halt and from there the necessary abandonment.

n fact, in that year, the Carthaginian army arrived and, aligned with the Elymians of Segeste and Erice, destroyed Selinunte, forcing the inhabitants to abandon their city. The same situation arose inside the quarries, where all the workers quickly abandoned their activity, leaving it suspended, and with it the workplace.
Today the Cusa Caves appear to be in the most complete abandonment, hidden among the thick vegetation and some large calcarenite boulders which seem to invite the simple passerby to explore, to learn about a historical and archaeological reality that is still little known and disclosed.
This happened to us. You approach it by car, you can barely read a wooden sign that says: Cave di Cusa, and then you go inside.

Obviously the route is not organized by posters and signs but we went to take a look anyway and were able to admire, beyond the remains of columns still under construction, the charm of abandonment.

Walking between one crack and another you get the impression that the construction site is still in operation and that ancient characters could appear at any moment. Maybe they needed to tell us what they were doing, their fear of the enemy who was about to kill them, and their flight into the unknown with the knowledge that they would leave everything behind.

It is not difficult to be influenced, and between the typical Sicilian heat of 38 degrees and the romantic song of the cicadas, we can hear the voices in a muffled form, almost as if they were coming from another dimension, screaming from one side of the quarries to the other to give information on the activity; you can hear the chisels defining the final shapes of the columns to then be transported to nearby Selinunte.

We assure you that the atmosphere is unique.
But what are the Caves of Cusa actually?

Here we could refer to an important German diplomatic traveler and lover of archeology Johann Hermann von Riedesel who explains in a few words what the fortresses of Cusa are (so called by the local inhabitants):
«In Campobello, you can see the quarries that provided these gigantic boulders. Here you can understand how the ancients worked: you can still see capitals and pieces of worked columns, half outside and half inside the rock, as is said of the Egyptian ones from which the pyramids were obtained.»

There couldn't be a better description of this archaeological paradise.
The Cusa quarries are today an important site because they tell us about the daily life of a people whose main activity was the creation of columns and capitals for the rich city of Selinunte.

It is also possible to see and study the method of making them as, here and there, there are draft drums intended for the making of columns. The various lateral cracks which today become paths allow us to have a broad vision of how the sketched columns were detached from the "mother wall".

It is clearly evident from the model made of cork and preserved inside the small Antiquarium of the Selinunte Archaeological Park (see photo).

From here we can understand the hard and complex work of the various workers who were constantly engaged with manual skill and architectural artistic ingenuity, beyond the manufacturing phases: from the first circular incisions up to the finished blocks which then had to be transported

Therefore we are talking about a large quarry where there were several quarrymen, stonemasons and workers responsible for maintenance and transport.
Spectacular and intriguing is the fact that today the site (in complete abandonment, today as then) represents that sudden escape of the workers and all those who had no choice but to abandon everything in order to save themselves from the attack of the Carthaginians who in the meantime had destroyed the splendid and thriving city of Selinunte.

The traumatic event led to the sudden interruption of the quarry work, leaving some pieces of rough-hewn columns and capitals placed in the ground, some finished waiting to be transported.
Many of them are the same ones who later decorated and enriched the temples of Selinunte, including Temple G.

You can visit the site simply by reaching the place, click on the map.
Entrance is free since, as written above, it is abandoned and also lacks maintenance and cleaning interventions. Despite being a real shame, the environment is peaceful and conducive to those who want to linger a little longer to admire and analyze the details of each archaeological remains.

Below is the Wikipedia description of how the columns were made, from the removal of the material to the first drafting, up to the movement:

1 As can be seen from the figure with respective numbers (Wikipedia), the specialized workers created a perfect incision from the top of the quarry, a circular incision which would later allow the shape of the drums to be created.
2 The groove was widened outwards, in doing so the residue of the rock was extracted, creating a curved cut.

3 We proceeded with an in-depth study of the cylindrical shape of the matter. It was drafted until the desired height was reached and the ideal shape of the drum was achieved.

4 Once the shape was obtained and detached from the rock, the definitive extraction was carried out. By means of wedges swollen with water, they were detached from the rocky bottom.
5 Once the work was completed we moved on to the transport phase. The transport of the reels occurred by rolling; that of the squared blocks, however, by towing (both on rollers and on carts pulled by oxen) perhaps after having covered them with a wooden frame (4), aimed at facilitating their transport, and at the same time preventing them from suffering damage or excessive dents during movement.

An architectural and engineering masterpiece, if you consider that it was made by ancient peoples starting from the 6th century. B.C.

We can only continue to admire this place made of ancient remains and souls coming from it and try to involve those of you who will be in Sicily on holiday.
We recommend going for a visit to the site and not forgetting that Sicily is very rich in history and culture.

Therefore we also recommend some places, sites and parks to visit near Selinunte and Trapani (true Sicilian jewels).

 

 

 

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