Vetulonia e il Museo “Isidoro Falchi”

Vetulonia è un delizioso borgo che sorge, come un silente guardiano, nella pianura grossetana; in epoca etrusca questo territorio era occupato dal lago Prile, una laguna in collegamento con il mare di cui oggi abbiamo testimonianza nella Riserva della Diaccia Botrona, su cui affacciava anche l’importante centro di Roselle. 

Vetulonia è un delizioso borgo che sorge, come un silente guardiano, nella pianura grossetana; in epoca etrusca questo territorio era occupato dal lago Prile, una laguna in collegamento con il mare di cui oggi abbiamo testimonianza nella Riserva della Diaccia Botrona, su cui affacciava anche l’importante centro di Roselle. 

Molto scarse le notizie che gli scrittori greci e latini ci hanno tramandato su Vetulonia. Il nome etrusco Vetluna o Vatluna rimane conservato in qualche rara moneta di bronzo. Un passo scritto da Dionigi di Alicarnasso, in cui vengono citate alcune città etrusche che avrebbero inviato aiuti ai Latini nella guerra contro Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, ci fa ben comprendere l’importanza rivestita da Vetulonia tra VII e VI secolo a.C. anche se si tratta, naturalmente, di eventi avvolti nella leggenda.

Dopo le poche notizie che ci sono giunte attraverso gli scrittori antichi si dovranno attendere ancora 1000 anni prima che questa antica città etrusca trovi nuovamente menzione. Nel Medioevo, all’interno di due contratti di permuta, l’uno datato 1181 e l’altro 1204, si scrive di Vetulonia ma tale appellativo, in seguito, scompare, sostituito da quello di Colonna. 

Nel Rinascimento l’interesse per Vetulonia riprende vigore anche se nessuno conosce esattamente il luogo dove si trovasse una città ormai divenuta mitica; numerose le ipotesi avanzate sull’esatta ubicazione ma l’onore della definitiva scoperta spetta ad Isidoro Falchi, medico a Campiglia Marittima e esperto delle italiche antichità, che intorno al 1880 ritrova a Poggio Colonna, vicino Grosseto, l’antichissima Vetulonia.

Non bisogna farsi ingannare dalla sua posizione in collina in quanto l’odierno borgo era, in realtà, una grande città di mare, un fondamentale porto minerario e metallurgico posto sulle sponde della vasta laguna del Prile; deteneva il monopolio di tutte le risorse minerarie dell’Alta Maremma, controllando i territori compresi tra le Colline Metallifere e il lago dell’Accesa. 

Tra IX e VII secolo a.C. visse periodi di florida vitalità: commerciava, infatti, i suoi metalli con la Sardegna, il Vicino Oriente, le comunità dell’Europa centrale e la Grecia. Era un centro di botteghe artigiane, soprattutto di orafi e bronzisti. Dall’Oriente maestri orafi si erano trasferiti a Vetulonia tramandando alla comunità locale i segreti della loro arte, dallo sbalzo, allo stampo e alla granulazione.

La città etrusca era padrona di un un’area che andava dalle Colline Metallifere al golfo di Follonica; tale predominio era possibile grazie agli insediamenti diffusi che si trovavano negli approdi marini, vicino le miniere o accanto ai grandi poderi coltivati. Populonia e Roselle, vicini potenti, se ne contendevano il primato ma Vetulonia riuscì a sopravvivere al declino economico del V e IV secolo e all’espansione di Roma.

 Nel 294 a.C. Roselle fu conquistata dall’esercito romano ma Vetulonia venne risparmiata probabilmente perché, poco prima della Prima Guerra Punica, si aveva bisogno di avere un alleato in Etruria; la città cercò dei compromessi con l’invasore e quindi si arrivò ad una sorta di romanizzazione. Le tradizioni e le peculiarità del territorio furono comunque mantenute.

Si costruì allora la grande cinta muraria che collegava le acropoli dell’Arce e di Costa Murata; nel III secolo a.C. il numero dei suoi abitanti crebbe notevolmente e sorse il quartiere etrusco – romano, riportato alla luce durante le campagne di scavo intraprese, a fine Ottocento, da Isidoro Falchi.

 La pace non durò a lungo in quanto Vetulonia rimase coinvolta nella guerra civile romana, che vide contrapposti Lucio Cornelio Silla e Gaio Mario: la città come altri centri etruschi tra i quali Volterra, Fiesole e Arezzo, si alleò con il console Mario il quale, dopo sei anni di duri scontri, venne sconfitto. La vendetta di Silla si abbattè sulle città nemiche in modo terribile: tutto il territorio dell’antica Etruria fu messo a ferro e fuoco e Vetulonia venne distrutta. 

Nonostante tutto riuscì, nel tempo, a risorgere: durante i regni di Tiberio e di Claudio nacque un rinnovato interesse per il mondo etrusco e personaggi importanti di Roma scelsero le colline della Maremma quale luogo ideale per costruire ville e fattorie. 

Vetulonia era ancora citata tra i “populi dell’Etruria”.
 A causa, però, dell’impaludamento progressivo del lago Prile, dei detriti depositati dal torrente Bruna e dal fiume Ombrone che provocarono l’insabbiamento dello sbocco al mare ed epidemie di malaria, l’antica Vetulonia si tramutò in un piccolo villaggio e a nulla valsero le politiche di aiuto offerte al territorio dagli imperatori del III secolo d.C.

Con la caduta dell’impero romano la grande metropoli del passato venne dimenticata persino dalla geografia; in età medioevale si chiamò prima Colonna e successivamente Colonna di Buriano. Nel tempo se ne contesero il predominio abati, città limitrofe e feudatari; con il XVI secolo divenne territorio dei granduchi di Toscana.

E’ grazie alle competenze e alla caparbietà di Isidoro Falchi, medico – archeologo, che a fine ‘800 Vetulonia fece la sua ricomparsa; grande l’invidia destata nel mondo accademico di allora da questa eccezionale scoperta. 

Basti pensare che Luigi Adriano Milani, filologo e numismatico, direttore degli scavi di antichità della Toscana e del Museo di Firenze dal 1882, mal digerì il fatto di essere stato battuto da un archeologo definito “dilettante” e molti rifiutarono quella scoperta. Isidoro Falchi, al contrario, con grande metodo e precisione dimostrò ampiamente le sue tesi, scavando sulla collina di Colonna dove rinvenne straordinari tesori.

Bisognò attendere il verdetto di una apposita commissione reale, composta da sette esperti, per decretare la fine delle discussioni: fu così che il 22 luglio 1887 un decreto di Umberto I decise che Colonna di Buriano avrebbe riacquistato il legittimo nome di Vetulonia. Isidoro Falchi ottenne il titolo di ispettore, la croce di cavaliere e una ricompensa di 1800 franchi, ma, soprattutto, potè continuare a scavare con grande tranquillità. Con ragione gli è intitolato il Museo Archeologico di Vetulonia.

Per ristrutturare la palazzina che attualmente ospita il Museo ci sono voluti vent’anni, dal 1981 al 2001. Molti degli oggetti ospitati nei magazzini della Soprintendenza toscana, tra i quali gioelli, bassorilievi e stele sono finalmente esposti nelle sette sale che compongono questa realtà museale, orgoglio di Vetulonia. 

Le collezioni sono state create grazie al paziente lavoro di scavo degli archeologi ma anche con la generosità degli abitanti del luogo: molti oggetti, infatti, sono stati rinvenuti durante le arature, il taglio dei boschi o lungo semplici passeggiate, e poi donati con passione al museo.

Il percorso espositivo inizia in modo singolare al secondo piano nella Stanza A, LA SALA DEL GUERRIERO in cui si entra in contatto con l’epoca villanoviana. Siamo tra IX e VIII secolo a.C. età arcaica del periodo etrusco e nei pannelli sono ricostruite le attività di scavo intraprese nei grandi sepolcri da Isidoro Falchi a fine Ottocento; nelle vetrine è contenuto quanto trovato in queste tombe. 

Al centro la ricostruzione del tumulo della Pietrera. Particolare è l’urna a capanna rinvenuta all’interno di una piccola tomba dall’archeologo nello scavo di Poggio Belvedere; quest’urna, dove erano contenute le ceneri del defunto come consuetudine del mondo etrusco in età arcaica, era simbolo di alto lignaggio e di ricchezza. 

Continuando nella stanza si possono ammirare corredi funebri, vasi biconici, e la stele di Auvele Feluske, principe guerriero vissuto nel VII secolo, deciso a lottare anche contro la morte e alla cui vita ultraterrena la famiglia volle dedicare questa stele, a ricordo del suo coraggio. Il suo ritratto è inciso per l’eternità sulla pietra del suo monumento funerario.

Piccoli capolavori di arte orafa sono ospitati in alcune vetrine; abili artigiani orientali, provenienti dalla Siria e dalla Grecia, aree con cui i navigatori e i mercanti etruschi avevano continui contatti, trasmisero l’arte di sbalzare e battere l’oro, l’argento e il bronzo ai giovani Vetuloniesi, già esperti metallurgi. Presto impararono a tessere filigrane molto sottili, appresero le tecniche della granulazione e della godronatura, attraverso la quale si zigrinavano fili d’oro così da ottenere meravigliosi “rocchetti”.

La Sala B è intitolata a LA GUERRA, IL BANCHETTO, IL SIMPOSIO. Entriamo ora nell’epoca dei Principi etruschi in cui l’Etruria vive anni di grande potenza: siamo nel cosiddetto periodo Orientalizzante (VII – VI secolo a.C.). 

Di grande impatto è, in particolar modo, l’esposizione del corredo della Tomba del Circolo delle Pellicce, sepolcro familiare; in una delle fosse venne ritrovato un guerriero. All’interno di un lebete, calderone in bronzo ove bollire le carni, sono stati ritrovati, ben riposti, bronzi e ceramiche. I defunti di questa famiglia non dovevano, dunque, dimenticare, la vita terrena: la guerra, il banchetto e il simposio (la forza e la violenza, e il cibo e il piacere del conversare) facevano parte dell’aldilà etrusco. 

Vicino al letto funebre furono deposti un elmo in bronzo, una coppia di gambali e due lance in ferro.
Vi è, continuando, l’esposizione di vasellame in ceramica, costituito da calici, coppe, buccheri dai lucenti riflessi; tali oggetti provengono dalle necropoli di Val di Campo e di Costa delle Dupiane. 

Di particolare importanza per la storia del popolo di Vetulonia è una piccola vetrina che accoglie gli ori ritrovati dagli abitanti mentre coltivavano gli orti o facevano legna: nel 1906, ad esempio, Luigi Pineschi, rinvenne nel suo campo una splendida fibula d’oro a forma di drago. Nel 2006 i suoi eredi decisero che questo prezioso gioiello doveva divenire un bene pubblico.

La Sala C è la STANZA DELL’AQUILA. Vetulonia, in antichità, per controllare l’entroterra maremmano, inviava gruppi familiari da stanziare vicino i filoni metalliferi, gli approdi marini e le campagne; è così che nacquero rioni mercantili e fattorie. 

Una famiglia aristocratica si insediò nella piana a settentrione con il compito di sorvegliare i commerci tra Vetulonia e i vicini. Conosciamo questo gruppo familiare, ancora una volta, grazie ad una tomba, il tumulo di Poggio Pelliccia, dall’aspetto monumentale e in cui erano conservate importanti testimonianze della vita e della morte degli etruschi. Nelle vetrine sono esposte brocche da vino corinzie e balsamari in argilla e alabastro.

Segue la Sala D o MEZZANINO DEI VASI GRECI E DEI DONI GENEROSI. In questa stanza, con cui si conclude la visita al secondo piano del Museo, si trovano i reperti restituiti dagli scavi effettuati in una necropoli etrusca di epoca arcaica, negli anni 70 del ‘900, localizzata in Val Berretta, ad una ventina di chilometri da Vetulonia. I ritrovamenti consistono in corredi funebri risalenti al VI e V secolo a.C., contenuti in una tomba a fossa e in una sessantina di sepolcri a camera. 

Queste sepolture furono utilizzate da più generazioni e sono interessanti in quanto testimoniano come la società di Vetulonia si fosse stratificata nei secoli e, accanto ad una potente aristocrazia, si fosse formata una ricca classe media composta da abili commercianti ed artigiani. 

La nuova borghesia seppellisce i propri cari in piccoli tumuli e non in grandi tombe a tholos; in questi corredi funebri il ferro sostituisce il bronzo, prevalgono le ceramiche su altri costosi metalli e vi sono pochi gioielli: uno spaccato vero e proprio dell’evolversi di quella società.

La Sala E è chiamata LA STANZA DELLE TERRECOTTE ARCHITETTONICHE. Si tratta di un curioso spazio espositivo che accoglie le terrecotte architettoniche, elementi che proteggevano dalla pioggia le orditure delle travi in legno degli edifici antichi. 

Erano chiamate “antefisse” e venivano collocate al termine degli spioventi del tetto, alla fine delle tegole e dei piccoli canali di scolo. Spesso erano utilizzate quali elementi decorativi di domus eleganti e templi. Nelle vetrine della sala è esposta al pubblico una raccolta di terrecotte realizzate tra V e II secolo a.C. da artigiani esperti nel trattare con maestria le superfici; assumono le sembianze di volti femminili e maschili e di una Minerva, dea della guerra, che si accompagna ad Ercole.

Continuiamo con la Sala F o STANZA DI MEDEA. Questo ambiente è destinato ad un bassorilievo di Medea. Isidoro Falchi nel 1893, durante la prima campagna di scavi nei quartieri urbani di Vetulonia, in una bottega posta lungo la via lastricata, aveva scoperto due statuette di Lari intuendo che dovevano essere cadute da una casa localizzata più in alto. Risalì il pendio e trovò l’abitazione più fastosa dell’antica città. Vennero alla luce altre lastre di terracotta che dovevano far parte di un grande bassorilievo; i lavori furono, purtroppo, interrotti. Nel 1980 Mario Cygielman, direttore della Soprintendenza toscana, riprese gli scavi e si accorse di trovarsi di fronte un’opera importante che narrava, nell’atrio di una villa, il mito di Medea.

L’ultima Sala è la G o LA STANZA DELLA CLAVA, nella quale è narrata la storia legata agli scavi di Isidoro Falchi nel quartiere etrusco – romano di poggiarello Renzetti e del rione ellenistico di Costia dei Lippi. 

Sono esposti vasi, ceramica e vasellame da mensa. In questa stanza spicca, tra tutti gli oggetti, la clava di Ercole, pesante 24 chili e lunga un metro, ritrovata dal medico – archeologo durante i primi scavi lungo la strada lastricata. Il Falchi era sicuro che fosse impugnata, originariamente, da una colossale statua di Ercole; in questa sala è anche esposta la vera da pozzo, con il parapetto decorato, rinvenuta in una delle prime case del quartiere di poggiarello Renzetti: i bassorilievi presentano la danza ebbra di Menadi in balia degli effetti del vino.

English

Vetulonia and the Museum "Isidoro Falchi"

 

Vetulonia is a delightful village that rises, like a silent guardian, on the Grosseto plain; in Etruscan times this territory was occupied by Lake Prile, a lagoon in connection with the sea of which we now have evidence in the Diaccia Botrona Reserve, on which the important center of Roselle also overlooked.

Vetulonia is a delightful village that rises, like a silent guardian, on the Grosseto plain; in Etruscan times this territory was occupied by Lake Prile, a lagoon in connection with the sea of which we now have evidence in the Diaccia Botrona Reserve, on which the important center of Roselle also overlooked. 

Very little information has been handed down to us by Greek and Latin writers about Vetulonia. The Etruscan name Vetluna or Vatluna remains preserved in a few rare bronze coins. A passage written by Dionysius of Halicarnassus, in which a number of Etruscan cities are mentioned that are said to have sent aid to the Latins in the war against Tarquinius Priscus, fifth king of Rome, gives us a good understanding of the importance Vetulonia held between the seventh and sixth centuries B.C. although these are, of course, events shrouded in legend.

After the few reports that have come down to us through ancient writers it will have to wait another 1,000 years before this ancient Etruscan city finds mention again. In the Middle Ages, within two exchange contracts, one dated 1181 and the other 1204, Vetulonia is written about but this appellation later disappears, replaced by that of Colonna. 

In the Renaissance, interest in Vetulonia resumed vigorously even though no one knows exactly where a city that had by then become mythical was located; numerous hypotheses were put forward about the exact location but the honor of the definitive discovery belongs to Isidoro Falchi, a physician in Campiglia Mari

One should not be fooled by its hilltop location as today's village was, in reality, a large seaside town, a fundamental mining and metallurgical port located on the shores of the vast Prile lagoon; it held a monopoly of all the mineral resources of the Upper Maremma, controlling the territories between the Colline Metallifere and Lake Accesa. 

Between the 9th and 7th centuries B.C. it experienced periods of flourishing vitality: it traded, in fact, its metals with Sardinia, the Near East, central European communities and Greece. It was a center of artisan workshops, especially of goldsmiths and bronze workers. From the East master goldsmiths had moved to Vetulonia, handing down to the local community the secrets of their art, from embossing to molding and granulation.

The Etruscan city was mistress of an area that stretched from the Colline Metallifere to the Gulf of Follonica; such dominance was possible thanks to the widespread settlements that were located in the sea landings, near the mines or next to the large cultivated farms. Populonia and Roselle, powerful neighbors, vied for supremacy, but Vetulonia managed to survive the economic decline of the fifth and fourth centuries and the expansion of Rome.

 In 294 BC. Roselle was conquered by the Roman army but Vetulonia was spared probably because, just before the First Punic War, there was a need to have an ally in Etruria; the city sought compromises with the invader and thus came to a sort

The exhibition route begins in a unique way on the second floor in Room A, THE WARRIOR'S ROOM in which we come into contact with the Villanovan period. We are between the ninth and eighth centuries B.C. Archaic age of the Etruscan period, and in the panels are reconstructed the excavation activities undertaken in the large tombs by Isidoro Falchi in the late nineteenth century; the showcases contain what was found in these tombs. 

In the center is a reconstruction of the Pietrera tumulus. Particular is the gabled urn found inside a small tomb by the archaeologist in the Poggio Belvedere excavation; this urn, where the ashes of the deceased were contained as was the custom in the Etruscan world in the Archaic period, was a symbol of high lineage and wealth. 

Continuing into the room one can admire grave goods, biconical vases, and the stele of Auvele Feluske, a warrior prince who lived in the seventh century, determined to fight even against death and to whose afterlife the family wished to dedicate this stele, in memory of his courage. His portrait is engraved for eternity on the stone of his funerary monument.

Small masterpieces of goldsmith's art are housed in some of the showcases; skilled oriental craftsmen from Syria and Greece, areas with which Etruscan navigators and merchants had continuous contact, passed on the art of embossing and striking gold, silver and bronze to the young Vetulonese, already expert metallurgists. They soon learned to weave very fine filigrees, learned the technicalities