Il Forte Sangallo a Civita Castellana. Monumento e Museo

Lo splendido Forte Sangallo, gioiello dell’architettura militare del primo Rinascimento, fu costruito per volontà di Alessandro VI Borgia alla fine del XVI secolo da Antonio da Sangallo il Vecchio.

Lo splendido Forte Sangallo, gioiello dell’architettura militare del primo Rinascimento, fu costruito per volontà di Alessandro VI Borgia alla fine del XVI secolo da Antonio da Sangallo il Vecchio.

 L’imponente rocca fortificata, che si erge sullo sperone occidentale del pianoro di Civita Castellana, può essere considerata tra le più importanti e meglio conservate opere militari realizzate dallo Stato Pontificio tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500.

Esso venne edificato sui resti di una preesistente fortificazione medioevale, posta strategicamente in questo luogo a difesa dell’abitato di Civita Castellana, dalla sua parte più vulnerabile; il borgo sorge sull’altura tufacea occupata dall’antica Falerii, centro falisco sviluppatosi intorno al VI secolo a.C.

Ci troviamo nella bassa Tuscia viterbese, in una posizione centrale rispetto al territorio denominato anticamente ager faliscus, costituito prevalentemente da un tavolato di rocce nel quale il fiume Treia, tributario del Tevere, e altri affluenti minori hanno inciso, con un lavorio incessante, dirupi e vallate. Questo è il suggestivo paesaggio delle forre dove la terra si apre con fenditure a picco. 

Falerii Veteres, che in antichità occupava l’area dell’odierna Civita Castellana, aderente alla confederazione etrusca conquistata da Furio Camillo nel 369 a.C., venne distrutta nel 241 a.C. dai romani, durante la prima Guerra Punica. 

Il territorio falisco era delimitato ad est dalla grande arteria del fiume Tevere e si sviluppava tra il massiccio cimino ad ovest e il lago di Bracciano a nord; il popolo falisco era etnicamente e linguisticamente distinto dalle genti etrusche, che, comunque, lo influenzarono culturalmente. I Falisci parlavano una lingua affine al latino della quale ci sono pervenuti numerosi documenti epigrafici.

I due principali centri del popolo falisco, Falerii Veteres a nord e Narce (odierna Calcata) a sud, erano dislocati lungo il percorso del Treia e caratterizzati da insediamenti collocati su alti piani tufacei i cui pendii erano lambiti da corsi d’acqua che, da un lato, rappresentavano un valido elemento di difesa, dall’altro un limite alla viabilità terrestre, almeno sino alla creazione della Via Flaminia nel 220 a.C. e della Via Amerina nella seconda metà del III secolo a.C. 

Falerii Veteres e i suoi abitanti raggiunsero un notevole livello di civiltà: la loro prosperità economica era basata principalmente sull’allevamento del bestiame, la coltivazione della vite e del lino. Fiorenti furono, anche, le attività artigianali, soprattutto l’arte ceramica.

Giungiamo al 241 a.C. quando avvenne la totale distruzione di Falerii Veteres  e il trasferimento dei suoi abitanti in una zona pianeggiante e naturalmente meno fortificata e cioè Falerii Novi. Dieci secoli dopo, quelli che un tempo erano stati i Falisci, iniziarono a tornare nella città abbandonata in seguito alle guerre gotiche e alle invasioni longobarde. 

Siamo tra VIII e IX secolo quando Falerii Novi viene abbandonata e sull’area dell’originario insediamento falisco nasce Civita Castellana che entra, nel corso del tempo, a far parte del patrimonio di San Pietro per ricevere, infine, il titolo di città nel 998 grazie a Gregorio V.  

E’ Innocenzo III ad assegnare la città a Rodrigo Borgia il quale, salito al soglio pontificio nel 1492 con il nome di Alessandro VI, diviene uno dei papi più controversi nella storia della chiesa, bollato da Girolamo Savonarola per la sua vita licenziosa.  Proprio il Savonarola, frate domenicano, invoca un Concilio per deporre un papa da lui definito “simoniaco, eretico ed infedele”. Noi vogliamo ricordarlo, però, come grande mecenate di umanisti ed artisti: fu grazie alla sua committenza, infatti, che si diede l’avvio alla costruzione della rocca Sangallo.

L’edificazione del Forte si può far risalire al 1495 e far rientrare in un ambizioso progetto di potenziamento e miglioramento delle rocche difensive che all’epoca circondavano lo Stato Pontificio, in grande espansione. Colui che progettò e avviò la costruzione di questa opera fu il celebre architetto ed ingegnere militare Antonio Giamberti da Sangallo, detto il Vecchio (1455 – 1535); la rocca rimarrà alla storia come uno dei suoi massimi capolavori. 

Tra i primi lavori autonomi dell’artista spiccano le trasformazioni delle fortezze dello Stato della Chiesa come ingegnere architetto di Alessandro VI (ricordo la trasformazione di Castel Sant’Angelo avvenuta nel 1493); fratello minore di Giuliano, con cui spesso collaborò, egli è considerato uno dei protagonisti delle innovazioni che caratterizzarono le fortificazioni alla moderna. 

Il Forte Sangallo ha pianta pentagonale: su quattro lati è circondato da un ampio fossato, meno che sul quinto, il lato nord, che affaccia su un orrido naturale (l’orrido è per definizione una profonda gola rocciosa).

Il fossato a ponente, in particolare, ricalca quello che era il tracciato della linea difensiva fortificata dell’antica città di Falerii Veteres; un tratto in blocchi, risalente al V secolo a.C., è inglobato nella base di una delle pareti del forte. 

Il lato est del fossato, che coincide con l’ingresso al Forte, è circondato da mura dotate di un camminamento difensivo, il marciaronda, ad archi e coperto, destinato ad ospitare la vigilanza armata. Un tempo cingeva tutto il perimetro del fossato, oggi ne resta in opera un tratto che congiunge l’ingresso del Forte e Via del Rivellino.

Nel 1503 i lavori vennero portati a compimento dal nipote di Antonio da Sangallo il Vecchio e cioè Antonio da Sangallo il Giovane, su committenza di Giulio II della Rovere, eletto papa il 5 ottobre 1503. Antonio il Giovane completò l’opera dello zio, realizzando lo splendido cortile maggiore, con il porticato a due ordini sovrapposti, il portale bugnato di accesso e il possente Mastio ottagonale. 

La parte superiore della fortezza ed il Mastio vennero dotati di eccezionali postazioni di tiro a coprire tutti i lati, così da rendere il complesso inespugnabile. Nella fortezza di Civita Castellana la tipologia della fortezza – palazzo raggiunse un nuovo culmine: all’esterno difensivo ed austero, corrisponde, internamente, un appartamento nobile con cortile d’onore all’antica, un rettangolo di 22 per 30 metri, circondato regolarmente da due piani di logge. Solo rari edifici, come il Castello Sforzesco di Pavia, prefigurarono tale sistema.

Antonio da Sangallo il Vecchio intraprese un’opera innovativa rispondente alla nuova tecnica difensiva basata sull’alternarsi di cortine e bastioni, secondo un tracciato poligonale con grossi muri a scarpa, molto alti, utili ad offrire linee di tiro incrociato e, soprattutto, defilato al nemico: svolge tale scopo la parte del fortilizio rivolta verso l’esterno. 

Venne inizialmente realizzato il perimetro difensivo pentagonale a cui angoli vennero inseriti bastioni di forma poligonale o arrotondata, efficaci da un punto di vista militare per la difesa dell’artiglieria. Sempre con funzione difensiva fu realizzato il fossato perimetrale, con esclusione del lato nord, protetto naturalmente; il portale bugnato, attraverso il quale si accede al forte e che immette nella torre nord- orientale, venne realizzato sotto il pontificato del successore di Alessandro VI, e cioè Giulio II, di cui reca lo stemma e l’iscrizione IULIUS PP.II.

Innanzitutto è opportuno segnalare la presenza di due torrioni, entrambi a pianta circolare: si tratta del Torrione di Santa Maria delle Rose contrapposto, nel perimetro complessivo, a quello di Santa Maria della Rotonda, che corrisponde all’ingresso principale della rocca. 

Un accesso invisibile al nemico in virtù della sua collocazione riparata, con funzione di vedetta e di segnalazione, difendibile anche mediante tiri radenti e celabile attraverso due ponti levatoi connessi ad un rivellino, primo sbarramento all’ingresso del forte.

 Il rivellino è un elemento fortificato che funge da ulteriore momento di protezione per coprire punti deboli o esposti, ancor prima del corpo di guardia. Attualmente il Torrione di Santa Maria della Rotonda è un suggestivo spazio espositivo; accoglie, al suo interno, una serie di sarcofagi provenienti da scavi archeologici effettuati nei territori limitrofi e risalenti ai secoli che vanno dal IX al III a.C.

Un camino di grandi dimensioni e di raffinata fattura si trova accanto alla porta di accesso al primo cortile che riporta inciso, nel fregio, il nome di Giulio II della Rovere. Il cortile minore, anche chiamato piazza d’armi, è uno spazio chiuso e bersagliabile dall’alto.

 Si trova a ridosso dell’entrata principale della struttura fortificata, dove era ancora possibile contenere l’urto di eventuali assalitori che fossero riusciti a forzare l’ingresso. Talvolta, per soddisfare tale necessità, prendeva la forma di galleria con caditoie nella volta e feritoie di fucileria sui fianchi. 

Bramante potrebbe aver contribuito all’ideazione della grande loggia collocata in fondo, anch’ essa decorata con lo stemma di Giulio II; la loggia appoggia la terrazza dalla quale un ponte levatoio conduce al Mastio ottagonale, attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane e completato, nella copertura, da Bramante nel 1506. Il Mastio svolgeva il compito di rinforzare il settore di ponente. 

Questo fronte creava dei timori dal punto di vista difensivo, così come testimoniato, anche, dalla fortificazione del “Puntone del Comune”, la cui rinnovata fattezza, rispetto al preesistente baluardo, è, ancora, perfettamente rilevabile. Un baluardo che Cesare Borgia, figlio di Alessandro VI, fece rinforzare a spese della comunità di Civita Castellana, ragione del nome Puntone del Comune. Quest’ultimo insieme al Puntone del papa difende il fronte della Rocca posto a tramontana.

Un grande portale con lo stemma dei Borgia immette nel magnifico Cortile Maggiore che può essere considerato uno dei più bei cortili del ‘400, un cortile d’onore all’antica, un rettangolo circondato da due piani di logge. Il cortile rappresenta il centro della fortezza, una cornice splendida per feste spettacolari e cerimonie che arricchivano in modo fondamentale il programma funzionale di una rocca. 

Queste innovazioni tipologiche rispondevano a nuove esigenze di carattere sociale e politico:  il committente richiedeva comodità ed eleganza analoghe a quelle di un palazzo urbano.

Tale impianto tipologico farà da modello ad edifici spettacolari come Palazzo Farnese a Caprarola e in tanti progetti del Vignola e di Sebastiano Serlio. L’area di rappresentanza del Cortile conferisce al Forte l’aspetto di un vero e proprio palazzo rinascimentale all’antica, un frammento di architettura impreziosito dalla presenza del cortile d’onore scandito da un doppio ordine di arcate (5 sul lato corto e 7 su quello lungo), inquadrate da paraste doriche e ioniche, complete di trabeazioni e poste in sequenza canonica.

 Siamo di fronte ad una delle più efficaci riproposizioni delle soluzioni suggerite dal Colosseo.

Una parte della critica, attraverso una attenta analisi di una fonte documentaria conservata presso l’Archivio di Stato di Modena (si tratta di un computo metrico), ha dedotto che, nel periodo compreso tra il 1 novembre 1500 e il 1501, fossero in avanzato stato di realizzazione sia le opere di fortificazione sia quest’area di rappresentanza e che, dunque, il Cortile Maggiore potrebbe essere stato progettato dallo stesso Antonio da Sangallo il Vecchio e poi completato dal nipote.

 Vediamo qui messo in atto  uno dei sistemi più moderni di tutto il ‘400 e cioè ordini sovrapposti gerarchicamente alla maniera dei teatri romani.

 Antonio da Sangallo il Vecchio potrebbe essersi riallacciato alla tipologia del cortile presente a Palazzo Venezia, realizzato dopo la morte di Paolo II avvenuta nel 1471 (anche lì venne adottato il sistema presente nel Colosseo, arcate su pilastri con ordini di semicolonne).

Nel cortile d’onore, sui quattro lati al di sotto del portico, 28 campate con volte a crociera divise in scomparti geometrici da finte cornici architettoniche accolgono un ciclo affrescato di straordinaria valenza figurativa.

 Molto interessante, soprattutto, la decorazione a fresco del portico occidentale dove appare un impianto iconografico che si avvale di un ricco repertorio figurativo di stampo antichista, composto da figure alate a sostegno di candelabre o di vasi antichi, grifi, tritoni e centauri marini, sirene bifide, sileni, fauni, ippocampi, putti, ibridi zooantropomorfi, il tutto orchestrato con intenti autocelebrativi. 

Attraverso questo armamentario antiquario vengono proiettati gli emblemi dei Borgia; non è mai presente, però, lo stemma di Papa Borgia, né vengono proposte le insegne del potere papale, al contrario di quanto accade negli Appartamenti Pontifici in Vaticano destinati alla proiezione dell’immagine pubblica del potere pontificio.

 A Civita Castellana, invece, su ogni campata, sui peducci degli archi, nelle lunette, sono ripetute continuamente le insegne personali di Alessandro VI e i simboli dell’ideologia politica borgiana come è proprio del gusto erudito dell’antiquaria di fine ‘400.

Una parte della critica è concorde nell’assegnare a Pier Matteo d’Amelia il raffinato programma iconografico della rocca, mentre altri studiosi sollevano dei dubbi riguardo tale attribuzione in quanto questo pittore risulta essere stato umanista estraneo a tematiche di tipo archeologico e letterario, più propenso a realizzare immagini di grande resa naturalistica e impostazione prospettica. 

E’ stato individuato, quale possibile esecutore del ciclo pittorico del Forte Sangallo, Jacopo Ripanda, maestro bolognese maturato tra Umbria e Roma accanto a personalità come il Perugino, il Pinturicchio, Antoniazzo Romano e Melozzo da Forlì.

Una parte della critica è concorde nell’assegnare a Pier Matteo d’Amelia il raffinato programma iconografico della rocca, mentre altri studiosi sollevano dei dubbi riguardo tale attribuzione in quanto questo pittore risulta essere stato umanista estraneo a tematiche di tipo archeologico e letterario, più propenso a realizzare immagini di grande resa naturalistica e impostazione prospettica. 

E’ stato individuato, quale possibile esecutore del ciclo pittorico del Forte Sangallo, Jacopo Ripanda, maestro bolognese maturato tra Umbria e Roma accanto a personalità come il Perugino, il Pinturicchio, Antoniazzo Romano e Melozzo da Forlì.

Il complesso restò dimora papale sino agli inizi del 1800, dopo di che grazie alle sue particolari caratteristiche costruttive che lo rendevano inespugnabile, a partire dal 1819 fu utilizzato come carcere di massima sicurezza dello Stato Pontificio ove detenere i condannati più pericolosi. Con l’amnistia del 1849, promulgata da Pio IX, molti prigionieri vennero liberati, ma il Forte continuò ad essere adibito a casa di detenzione fino al 1905. 

Durante la seconda Guerra Mondiale e per tutti gli anni 50 del ‘900 fu utilizzato quale rifugio per le famiglie di sfollati; proprio a causa di questa destinazione la fortificazione subì gravi alterazioni

Nel 1968 ebbero inizio, dunque, delicati lavori di restauro e, vista la straordinaria ricchezza di materiale archeologico rinvenuto nel territorio falisco durante le campagne di scavo di fine ‘800, si prese la decisione nel 1965 di conferire al grandioso complesso architettonico, ormai divenuto proprietà demaniale, destinazione museale; nacque, così, il Museo Archeologico dell’Agro Falisco inaugurato nel 1977 e, ancora oggi, ospitato in nove sale poste al piano superiore del loggiato del Cortile d’Onore. 

La collezione comprende le produzioni ceramiche realizzate a Falerii Veteres, dalle più antiche con decorazioni graffite e plastiche, a quelle del IV e del III secolo a.C. a vernice nera o argentata. 

Numerose le testimonianze dei santuari presenti nell’antico centro falisco, come terrecotte architettoniche e votive, oltre a statue di culto; a completare il percorso museale vi sono significativi reperti provenienti da altri importanti siti falisci quali Vignanello, Corchiano, Nepi e Narce.

 

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    Notizie istoriche e territoriali di Civita Castellana 
di Francesco Tarquini (Autore) Edizioni Art Graf, 2004

 

 Civita Castellana. Studi / 1 
Biblioteca comunale, 1995

 

 Civita Castellana e chiese medioevali del suo territorio Condividi
di Rossi (Autore) Rari Nantes

 

 Civita Castellana città trimillenaria. Vol. II 
di Giacomo Puccini (Autore) Ager Faliscus, 1993

 

     Iscrizioni trimillenarie di Civita Castellana Nei periodi: Falisco Falisco-Romano Medioevale-Rinascimentale-Moderno di Giacomo Puccini (Autore) Ager Faliscus, 1997

 

 

English 

The Sangallo Fort in Civita Castellana. Monument and Museum

 

The splendid Forte Sangallo, a jewel of early Renaissance military architecture, was built at the behest of Alexander VI Borgia in the late 16th century by Antonio da Sangallo the Elder. The imposing fortified fortress, which stands on the western spur of the plateau of Civita Castellana, can be considered among the most important and best-preserved military works built by the Papal State between the late 1400s and early 1500s.

It was built on the remains of a pre-existing medieval fortification, strategically placed in this place to defend the built-up area of Civita Castellana from its most vulnerable part; the village rises on the tuffaceous high ground occupied by ancient Falerii, a Falisco center developed around the 6th century BC.

 We are located in the lower Tuscia viterbese, in a central position with respect to the territory known in ancient times as ager faliscus, consisting mainly of a plateau of rocks in which the Treia River, a tributary of the Tiber, and other minor tributaries have carved, with incessant work, cliffs and valleys. This is the striking landscape of the ravines where the land opens up with sheer fissures. 
 Falerii Veteres, which in ancient times occupied the area of present-day Civita Castellana, adhered to the Etruscan confederation conquered by Furio Camillo in 369 B.C., was destroyed in 241 B.C. by the Romans during the First Punic War.

The Faliscan territory was bounded on the east by the great artery of the Tiber River and developed between the Cimino massif on the west and Lake Bracciano on the north; the Faliscan people were ethnically and linguistically distinct from the Etruscan peoples, who, however, influenced them culturally.

 The Falisci spoke a language akin to Latin of which we have numerous epigraphic documents.
The two main centers of the Faliscan people, Falerii Veteres to the north and Narce (today's Calcata) to the south, were located along the course of the Treia and characterized by settlements placed on high tuffaceous plains whose slopes were lapped by watercourses that, on the one hand, represented a valid element of defense and, on the other, a limitation to the overland road system, at least until the creation of the Via Flaminia in 220 B.C. and the Via Amerina in the second half of the third century B.C. 

Falerii Veteres and its inhabitants reached a remarkable level of civilization: their economic prosperity was based mainly on cattle breeding, the cultivation of vines and flax. Flourishing, too, were craft activities, especially the art of pottery.
We come to 241 B.C. when the total destruction of Falerii Veteres took place and the relocation of its inhabitants to a flat and naturally less fortified area, namely Falerii Novi. Ten centuries later, those who had once been Falisci began to return to the city abandoned as a result of the Gothic wars and to

We are between the 8th and 9th centuries when Falerii Novi was abandoned and on the area of the original Faliscan settlement Civita Castellana was born, which in the course of time became part of the patrimony of St. Peter's to finally receive the title of city in 998 thanks to Gregory V.  

It was Innocent III who assigned the town to Rodrigo Borgia who, having ascended to the papal throne in 1492 with the name of Alexander VI, became one of the most controversial popes in church history, branded by Girolamo Savonarola for his licentious life.  Savonarola himself, a Dominican friar, called for a Council to depose a pope he called "simoniacal, heretical and infidel." 

We want to remember him, however, as a great patron of humanists and artists: it was thanks to his patronage, in fact, that the construction of the Sangallo fortress was begun.
The building of the fort can be traced back to 1495 and made part of an ambitious project to strengthen and improve the defensive strongholds that surrounded the Papal State, which was in great expansion at the time. 

The one who designed and initiated the construction of this work was the celebrated architect and military engineer Antonio Giamberti da Sangallo, known as the Elder (1455 - 1535); the fortress will remain in history as one of his greatest masterpieces. 
Prominent among the artist's early independent works are the transformations of the fortresses of the Church State as engineer-architect of Alexander VI (I recall the transformation of Castel Sant'Angel

In 1503 the work was completed by Antonio da Sangallo the Elder's nephew, namely Antonio da Sangallo the Younger, at the behest of Julius II della Rovere, who was elected pope on October 5, 1503. Antonio the Younger completed his uncle's work, creating the splendid main courtyard, with the portico of two superimposed orders, the rusticated portal of access and the mighty octagonal keep. 

The upper part of the fortress and the Keep were equipped with exceptional gun emplacements to cover all sides, so as to make the complex impregnable. In the fortress of Civita Castellana the fortress-palace typology reached a new climax: to the defensive and austere exterior corresponds, internally, a noble apartment with an old-fashioned courtyard of honor, a rectangle of 22 by 30 meters, regularly surrounded by two floors of loggias. Only rare buildings, such as the Castello Sforzesco in Pavia, prefigured such a system.

Antonio da Sangallo the Elder undertook an innovative work responding to the new defensive technique based on the alternation of curtains and bastions, according to a polygonal layout with large scarp walls, very high, useful to offer lines of crossfire and, above all, defiladed to the enemy: performs this purpose the part of the fort facing outward. 

The pentagonal defensive perimeter was initially built, at the corners of which polygonal or rounded bastions were inserted, effective from a military point of view for artillery defense. Also with a defensive function, the perimeter moat was built, with the exception of the north side, which was naturally protected; the rusticated portal, through which the fort is entered and which leads into the northeastern tower, was built under the pontificate of Alexander VI's successor, namely Julius II, whose coat of arms and inscription IULIUS PP.II.

First of all, it is worth mentioning the presence of two towers, both circular in plan: this is the Torrione di Santa Maria delle Rose opposed, in the overall perimeter, to that of Santa Maria della Rotonda, which corresponds to the main entrance to the fortress. An access invisible to the enemy by virtue of its sheltered location, with a lookout and signaling function, also defensible by means of grazing shots and concealable through two drawbridges connected to a ravelin, the first barricade at the fort's entrance.

 The ravelin is a fortified element that serves as an additional moment of protection to cover weak or exposed points, even before the guardhouse. Currently, the Torrione di Santa Maria della Rotonda is an impressive exhibition space; it houses a series of sarcophagi from archaeological excavations in neighboring territories dating back to the centuries ranging from 9th to 3rd B.C.

A large and finely crafted fireplace is located next to the doorway to the first courtyard, which bears the name of Julius II della Rovere engraved in the frieze. The minor courtyard, also called the parade ground, is an enclosed space that can be targeted from above. 

It is located close to the main entrance of the fortified structure, where it was still possible to contain the impact of any assailants who managed to force their way in. Sometimes, to meet this need, it took the form of a gallery with machicolations in the vault and gun embrasures on the flanks. 

Bramante may have contributed to the design of the large loggia placed at the back, also 'decorated with the coat of arms of Julius II; the loggia supports the terrace from which a drawbridge leads to the octagonal Mastio, attributed to Antonio da Sangallo the Younger and completed, in the roof, by Bramante in 1506. The Keep performed the task of reinforcing the western sector. 

This front created fears from the defensive point of view, as evidenced, also, by the fortification of the "Puntone del Comune," whose renewed facet, compared to the pre-existing bulwark, is, still, perfectly detectable. A bulwark that Cesare Borgia, son of Alexander VI, had reinforced at the expense of the community of Civita Castellana, the reason for the name Puntone del Comune. The latter together with the Pope's Strut defends the front of the fortress located to the northwest.

This front created fears from the defensive point of view, as evidenced, also, by the fortification of the "Puntone del Comune," whose renewed facet, compared to the pre-existing bulwark, is, still, perfectly detectable. A bulwark that Cesare Borgia, son of Alexander VI, had reinforced at the expense of the community of Civita Castellana, the reason for the name Puntone del Comune. The latter together with the Pope's Strut defends the front of the fortress located to the northwest.

A large portal with the Borgia coat of arms leads into the magnificent Cortile Maggiore, which can be considered one of the most beautiful courtyards of the 15th century, an old-fashioned courtyard of honor, a rectangle surrounded by two floors of loggias. The courtyard represents the center of the fortress, a splendid setting for spectacular feasts and ceremonies that fundamentally enriched the functional program of a fortress. These typological innovations responded to new social and political needs: the patron demanded comfort and elegance similar to those of an urban palace.

 Such typological layout would serve as a model for spectacular buildings such as the Palazzo Farnese in Caprarola and in many projects by Vignola and Sebastiano Serlio. The representative area of the Cortile gives the Fort the appearance of a true old-fashioned Renaissance palace, a fragment of architecture embellished by the presence of the courtyard of honor punctuated by a double order of arches (5 on the short side and 7 on the long

Part of the criticism, through a careful analysis of a documentary source preserved in the State Archives of Modena (it is a metric computation), has deduced that, in the period between November 1, 1500 and 1501, both the fortification works and this representative area were in an advanced state of completion and that, therefore, the Cortile Maggiore may have been designed by Antonio da Sangallo the Elder himself and then completed by his nephew. 

We see here enacted one of the most modern systems of the entire 15th century, namely hierarchically stacked orders in the manner of Roman theaters. Antonio da Sangallo the Elder may have linked back to the typology of the courtyard present in Palazzo Venezia, built after the death of Paul II in 1471 (there too the system present in the Colosseum was adopted, arches on pillars with orders of half-columns).

In the courtyard of honor, on the four sides below the portico, 28 bays with cross vaults divided into geometric compartments by faux architectural frames accommodate a fresco cycle of extraordinary figurative value. Most interesting, above all, is the fresco decoration of the western portico where an iconographic layout appears that makes use of a rich figurative repertoire of an antiquarian style, consisting of winged figures supporting candelabra or ancient vases, griffins, tritons and sea centaurs, sirens bifid, silenes, fauns, hippocampi, putti, zooanthropomorphic hybrids, all orchestrated with self-celebratory intent. 

Through this antiquarian paraphernalia the emblems of the Borgias are projected; however, the coat of arms of Pope Borgia is never present, nor are the insignia of papal power proposed, unlike in the Pontifical Apartments in the Vatican intended for the projection of the public image of papal power. 

In Civita Castellana, on the other hand, on every bay, on the corbels of the arches, in the lunettes, Alexander VI's personal insignia and the symbols of the Borgia political ideology are repeated continuously, as is characteristic of the erudite taste of late 15th-century antiquarianism.

Part of the criticism agrees in assigning the refined iconographic program of the rocca to Pier Matteo d'Amelia, while other scholars raise doubts about this attribution since this painter appears to have been a humanist estranged from themes of 

The complex remained a papal residence until the early 1800s, after which, thanks to its special construction features that made it impregnable, from 1819 it was used as the Papal State's maximum security prison where the most dangerous convicts were detained. With the amnesty of 1849, promulgated by Pius IX, many prisoners were freed, but the fort continued to be used as a prison house until 1905. During World War II and throughout the 1950s it was used as a refuge for displaced families; precisely because of this destination the fort underwent serious alterations.

 In 1968, therefore, delicate restoration work began and, given the extraordinary wealth of archaeological material found in the Falisco territory during excavation campaigns at the end of the 19th century, the decision was made in 1965 to give the grand architectural complex, which by then had become state property, a museum destination; thus was born the Archaeological Museum of the Agro Falisco inaugurated in 1977 and, still today, housed in nine rooms located on the upper floor of the loggia of the Cortile d'Onore. 

The collection includes ceramic productions made in Falerii Veteres, from the most ancient with graffito and plastic decorations, to those of the 4th and 3rd centuries B.C. with black or silver paint. There are numerous testimonies of the sanctuaries present in the ancient Faliscan center, such as architectural and votive terracottas, as well as statues