La Primavera al Museo delle Navi Antiche di Pisa porta con sé nuove aperture straordinarie

Quest’anno, per la prima volta, il museo aprirà le porte ai visitatori anche dal martedì al giovedì, dalle 10 alle 14. Il nuovo calendario sarà valido dal 21 marzo al 31 maggio 2023.

Quest’anno, per la prima volta, il museo aprirà le porte ai visitatori anche dal martedì al giovedì, dalle 10 alle 14. Il nuovo calendario sarà valido dal 21 marzo al 31 maggio 2023.

La notizia giunge alla mail della nostra redazione lunedì 20 marzo. Con l'arrivo della primavera, rinasce anche il Museo delle Navi Antiche di Pisa. 
Si il risveglio della natura coincide proprio con l'inaugurazione di un nuovo calendario straordinario di aperture al pubblico, che il museo osserverà dal 21 marzo al 31 maggio. 

In questo periodo, infatti, le sale degli Arsenali Medicei, custodi di reperti che attraversano oltre mille anni di storia della città di Pisa, resteranno aperti anche nei giorni infrasettimanali, dal martedì al giovedì dalle 10 alle 14, mentre dal venerdì alla domenica dalle 10,30 alle 18,30. La decisione è stata presa da Cooperativa Archeologia, che ha in concessione il museo, in accordo con la Direzione regionale musei della Toscana, a seguito delle numerose richieste pervenute e permetterà ai visitatori di ammirare, durante tutto l’arco della settimana, imbarcazioni di epoca romana, ritrovate con ancora il loro carico a bordo ed ottimamente conservate, oltre ad altre numerose testimonianze della vita di mare dei secoli passati, fatta di commerci, naufragi, uomini e viaggi. 

Il Museo delle Navi Antiche di Pisa è stato infatti concepito come un luogo di narrazione, dove il visitatore può ascoltare, partecipare e vivere le storie che ogni oggetto è in grado di raccontare. A rendere davvero unico questo luogo sono i quasi 5000 metri quadri di superficie espositiva, che raccolgono 800 reperti, esposti in 47 sezioni divise in 8 aree tematiche con sette imbarcazioni di epoca romana, databili tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C., di cui quattro sostanzialmente integre. 

Nel 2019, dopo più di vent’anni di ricerca e restauro, l’esposizione è stata inaugurata agli Arsenali Medicei, un luogo che rappresenta il lungo legame di Pisa con la navigazione, ma anche un simbolo della volontà del Granduca Cosimo I de’ Medici di far rinascere la Pisa dell’originaria Repubblica Marinara. Un luogo ricco di storia, che dal 21 marzo potrà essere vissuto con più giorni a disposizione per i visitatori. 

Info e contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.| +39 050 8057880

Da parte nostra non manca l'attenta descrizione del museo in questione; in questo caso importante perchè è nostro scopo farvi ammirare in anticipo la bellezza del Museo delle Navi Antiche di Pisa.

Quasi 5000 metri quadri di superficie espositiva e 47 sezioni divise in 8 aree tematiche nelle quali sono esposte sette imbarcazioni di epoca romana, databili tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C., di cui quattro sostanzialmente integre, e circa 800 reperti per un museo che racconta un millennio di commerci e marinai, rotte e naufragi, navigazioni, vita di bordo e della storia della città di Pisa.

Dal giugno 2019 l(data dell'inaugurazione)a concessione del museo è affidata a Cooperativa Archeologia, che ha seguito negli ultimi anni lo scavo archeologico e il restauro delle navi e dei reperti, sotto la direzione scientifica di Andrea Camilli, responsabile di progetto per la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Pisa e Livorno. Nacque così il grande cantiere di scavo e restauro realizzato grazie all’importante e costante impegno del MiBAC e di un ricco ed eterogeneo gruppo di professionisti archeologi e restauratori. 

Il Museo, allestito all’interno degli Arsenali Medicei sul lungarno pisano, espone le navi di età romana e i reperti a esse riferiti rinvenuti e restaurati presso il Cantiere delle Navi Antiche. L’adiacente complesso di San Vito ospita attualmente  il Centro di restauro del Legno Bagnato, struttura di rilievo internazionale nel restauro delle sostanze organiche.  Il centro, simbolicamente, fornisce il supporto alle onerose manutenzioni del museo e lo arricchirà costantemente con il suo lavoro.

Il Museo delle Navi Antiche risponde a una serie di caratteristiche: è il museo archeologico che mancava a Pisa, un museo duttile, in continua trasformazione con il proseguire delle ricerche e utilizza un linguaggio accessibile e diversificato, adatto a tutti.
Tra l'altro importante sottolineare che si tratta si tratta del più grande museo di imbarcazioni antiche esistente. L'esposizione, inoltre, è costruita con un tipo di linguaggio che avvicina il pubblico all'archeologia.
Eliminando il 'feticismo del reperto', rimuovendo il più possibile le barriere visibili che separano l’utente dall’oggetto, si è reso il percorso apparentemente a portata di mano del visitatore. 
Anche l'area dedicata alle alluvioni, dove una parete scaffalata rivela con le consuete cassette di deposito i materiali rinvenuti dopo un'alluvione catastrofica, introduce alla tematica della ricerca. 

Il bagaglio del marinaio della nave A: un piccolo gruzzolo e una manciata di oggetti personali.
E nel tempo libero? Giochi per bambini e da tavolo.

Lo scavo, ulteriori dettagli

Durante lo scavo, i relitti sono stati liberati dal terreno secondo il metodo proprio dello scavo archeologico, e dai pannelli in vetroresina, procedendo per piccole fasce di 50 centimetri/1 metro, rilevate tridimensionalmente, e quindi nuovamente protette con un tessuto in grado di trattenere l’umidità. Per garantire l’umidità necessaria, si è fissato sui reperti un impianto di nebulizzazione, progettato espressamente per ogni imbarcazione. A questo è stato sovrapposto un nuovo guscio di vetroresina per preservare l’imbarcazione durante il sollevamento, il trasporto e la messa a dimora. L’imbarcazione, così incapsulata, è stata fissata a un telaio metallico e quindi sollevata e spostata in laboratorio per il restauro.

 

Il linguaggio del museo non punta a stupire, ma utilizza un sistema di comunicazione plurilivello che non eccede nel multimediale e ricontestualizza la narrazione con accuratezza storica e scientifica".

Il progetto di scavo e restauro delle antiche navi di Pisa rappresenta uno dei più interessanti e ricchi cantieri di scavo e ricerca degli ultimi anni. 
La particolare condizione di conservazione dei reperti racchiusi in strati di argilla e sabbie ha richiesto un considerevole sforzo economico, organizzativo e tecnologico, mettendo a disposizione della ricerca laboratori, depositi, strumentazioni all’avanguardia e logistica devoluti al recupero degli oltre trenta relitti individuati e dei materiali ad essi associati. 
Il cantiere delle Navi Antiche ospita inoltre  laboratori, depositi e strumentazione che ha visto la collaborazione di decine di istituzioni universitarie e di ricerca italiane e straniere.

Le navi

(1) Alkedo (il Gabbiano), l’ammiraglia della flotta pisana, nave da 12 rematori da diporto ma dalle forme che ricordano una nave da guerra; ha ancora inciso su una tavoletta il suo nome (Alkedo = gabbiano), esposta nella vetrina di fronte. A fianco ricostruzione a grandezza naturale di una nave da guerra (liburna). 
(2) Nave “I” (V sec. d.C.), grande traghetto fluviale a fondo piatto interamente costruito in legno di quercia e rinforzato all’esterno da fasce di ferro; il barcone, manovrato tra le due rive attraverso un sistema di funi, era mosso da riva tramite un argano, il cui asse centrale è stato rinvenuto nel corso degli scavi (esposto nella vetrina accanto all’imbarcazione). 
(3) Barca “F”, appartiene alla tipologia delle lintres, imbarcazioni più piccole per il trasporto merci utilizzate per rapidi e più confortevoli spostamenti e per il trasporto di dettaglio delle merci. Simili alle piroghe, erano realizzate per consentire la remata da un solo lato, come le attuali console veneziane (esemplari esposti del II e III sec.d.C.)
(4) Nave “D”, con ancora ben visibili ponti e albero. Il grande barcone fluviale è stata rinvenuta rovesciata e il suo restauro ha richiesto un lavoro estremamente elaborato. Si tratta di un grande barcone fluviale adibito al trasporto della rena lungo il corso dell’Arno: un ampio boccaporto consentiva il carico della sabbia. L’imbarcazione era mossa da vela (conserva ancora l’albero originale) e trainata da riva da una coppia di cavalli o buoi. Lo scheletro di un cavallo ancora aggiogato è stato rinvenuto al di sotto di essa.Altre navi: Nave “E”, parziale, nave da carico di dimensioni medio-grandi; Barca “H” , barchino fluviale a fondo piatto; imbarcazione da carico di medio-grandi dimensioni che faceva la spola lungo le coste tra Campania e Spagna e trasportava un carico di anfore (tra cui spalle di maiale in salamoia) (II sec. a.C.). 

Ricostruzione del cantiere della Nave “A”, nave da carico (oneraria) di grandi dimensioni (più di 40 metri di lunghezza; ne è stata recuperata circa la metà) (II sec.d.C.). Trasportava un carico di anfore a fondo piatto riutilizzate e contenenti conserve di frutta. Per le sue dimensioni è stata esposta ricostruendo una parte del cantiere di scavo, mostrandola in corso di recupero.

 

Le sezioni espositive in dettaglio

L’esposizione delle Navi Antiche di Pisa si svolge all’interno delle sale e delle campate degli Arsenali medicei di Pisa ed è articolata in otto sezioni.

I. La città tra i due fiumi
La prima sala del Museo è dedicata alla storia della città di Pisa tra archeologia e leggenda, il suo sviluppo fino alla fase etrusca prima e romana poi, l’arrivo dei Longobardi.

II. Terra e acque
Il rapporto della città con il territorio e l’acqua: le alluvioni, l’organizzazione del territorio tra canali e centuriazioni, il Porto di Pisa, le cave e le officine ceramiche, la pesca, l’agricoltura, il legname e come questa intensa attività produttiva abbia inciso sul territorio provocandone già in età antica il suo dissesto idrogeologico.

III. La furia delle acque
La piana di Pisa fu soggetto a disastrose alluvioni per secoli: furono disastrose per il territorio, ma grazie agli scavi archeologici hanno consentito di ricostruire nel dettaglio una storia secolare fatta di navi, reperti, storie di vita e di commerci. Approfondimento sul metodo di scavo archeologico in ambiente umido.
Il racconto di un naufragio e la storia di un’amicizia: il marinaio della nave B e il suo cane.

IV. Navalia
Non solo il luogo dove le navi venivano costruite, ricoverate e riparate (gli arsenali), ma le navi nel loro complesso: come si costruivano le navi nel mondo antico e come si costruiscono ora, le moderne tecniche di scavo e recupero e il restauro del legno archeologico.
Ricostruzione del cantiere di scavo della nave A.

V. Navi
L’esposizione delle navi e dei loro carichi e corredi, che occupa due campate degli arsenali, è suddivisa in due parti: la prima campata è dedicata alle navi da mare aperto, la seconda alle imbarcazioni da acque interne.
Esposizione dell’Alkedo e sua ricostruzione a grandezza naturale.
I barconi e i traghetti da fiume: nave D e nave I.
Una nave dalla Spagna

VI. Commerci
Si viaggia per mare anche e soprattutto per commercio: l’oggetto principe sono le anfore da trasporto, i contenitori di quasi tutti i prodotti che si vendevano nel mondo antico; diffusione, importazione ed esportazione di merci particolari: beni di lusso, marmi, ceramica fine da tavola.
Tutte le anfore conosciute a Pisa su un’unica parete: forme, contenuti e provenienze.

VII. La navigazione
Le navi romane, a remi e con vele quadre, navigavano regolate da un complesso sistema di manovre; il cantiere ha restituito notevoli parti di vela, che permettono di ricostruire con molta affidabilità il complesso sistema che era alla base della struttura delle vele.
L’ancora in legno della nave A, il pesce angelo portafortuna.
Orientarsi con le stelle.
Quanto duravano i viaggi per mare? Quali erano i porti e le rotte più frequentate? Consultate il nostro tabellone degli arrivi e delle partenze.

VIII. Vita di bordo
Viaggiare non era molto confortevole, sicuramente come marinaio ma anche come passeggero. Questa sezione descrive i vari aspetti di questa dura vita: l’abbigliamento, i bagagli, le tempeste, l’illuminazione di bordo, come si cucinava e si mangiava, culti e superstizioni, la vita quotidiana a bordo.
Come si vestiva un marinaio? Il giaccone di pelle dell’Alkedo.

Come era in antichità l’area e cosa ha prodotto il naufragio

Per capire l’area, bisogna immaginarsi il territorio, in epoca romana, appena alle spalle di un delta fluviale complesso, perché ramificato e in continuo movimento. Poco a monte dell’Arno, che allora scorreva poco distante, si trovava un bacino naturale del fiume Auser, l’antico Serchio. Non si trattava di un porto vero e proprio, ma di una zona portuale, dove si trovavano navi alla fonda. Non c’erano solo navi da mare, ma anche piroghe e navi di fiume, proprio per il carattere “ibrido” dell’area. Il percorso dell’Auser fu inciso da canali che coincidevano con le maglie della centuriazione. Questa strategica organizzazione del territorio causò però periodici disastri a causa della difficoltà dell’assorbimento delle piene fluviali: la portata d’acqua non veniva assorbita dal mare tornando indietro con estrema forza e causando, nelle navi in rada nel bacino dell’Auser, il loro naufragio. Questo avvenne ogni circa 80/100 anni da età augustea (0-15 d.C.) fino al V secolo d.C., a quanto ci testimoniano gli scavi. In questo cantiere, lo scavo è consistito, oltre che nello scavo delle navi e dei reperti, nell’individuazione dei resti delle alluvioni che hanno causato il naufragio delle imbarcazioni (sedimenti), ma anche nel riconoscimento dei diversi fondali che si sono formati nel corso del tempo e dalle turbolenze che, a più riprese, hanno sconvolto i depositi alluvionali. 

I materiali – ceramica, oggetti in legno, corda, cuoio, resti vegetali e di fauna, relitti – sono stati rinvenuti negli scafi o nelle porzioni dei relitti, nei carichi delle imbarcazioni o nei fondali, caduti presumibilmente duranti i trasbordi da un’imbarcazione all’altra, in seguito ad attività di pesca o al trasporto di legname. A complicare la situazione è naturalmente l’azione delle correnti, che hanno eroso gli strati più antichi, trascinando i materiali originariamente contenuti e rimescolandone i contesti. L’eccezionale stato di conservazione dei reperti ha condizionato l’attività di scavo, che ha dovuto evitare che le parti in legno fossero eccessivamente esposte agli agenti atmosferici e garantire allo stesso tempo una completa documentazione scientifica. È solo l’ambiente umido, infatti, che consente la conservazione dei reperti. l legno, conservatosi sottacqua in assenza di ossigeno, è riuscito a mantenere la sua struttura anatomica: la mancanza di ossigeno impedisce a funghi e batteri di proliferare e di intaccare la cellulosa e la lignina, componenti fondamentali del tessuto cellulare.

Il progetto architettonico

L’esposizione de Le Navi Antiche di Pisa si svolge all’interno delle sale e delle campate degli Arsenali medicei, sul lungarno pisano, in origine capannoni adibiti alla costruzione e alla manutenzione delle galee dei cavalieri di Santo Stefano, il corpo cavalleresco a difesa della minaccia saracena. Gli arsenali andarono presto in disuso e diventarono prima alloggi militari, poi stalle. Fino alla metà del secolo scorso ospitarono il centro di riproduzione ippica dell’Esercito italiano. La volontà di conservare la struttura degli Arsenali ha condizionato le scelte museali, soprattutto nelle sale I, II  e VIII, dove il mantenimento delle celle dei cavalli ha imposto una narrazione in microcapitoli, quasi a piccoli passi. I grandi ambienti delle campate sono invece lo spazio ideale per dispiegare le grandi navi restaurate.

Per ulteriori informazioni www.navidipisa.it . 

Info visita guidata a Pisa

Abbiamo pubblicato alcune foto relative al  Museo delle Navi Antiche di Pisa.