Il Museo delle Civiltà di Roma è un museo nazionale istituito nel 2016 come istituto dotato di autonomia speciale che dipende funzionalmente dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura.
Il Museo delle Civiltà conserva, studia e promuove le collezioni di diverse istituzioni, riunite a partire dalla seconda metà del XX secolo presso l’attuale sede, composta dal Palazzo delle Scienze e dal Palazzo delle Tradizioni Popolari, edificata per la mai inaugurata Esposizione Universale di Roma (E.U.R.) del 1942. Le collezioni originali afferivano ai seguenti musei: Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Museo dell’Alto Medioevo, Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, nonché le collezioni dell’ex Museo Coloniale, in corso di catalogazione, e a partire dalla fine del 2022 le collezioni dell’ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, erede del Real Servizio Geologico d’Italia.
Con oltre 2.000.000 di opere e documenti, distribuiti su circa 80.000 metri quadri di sale espositive e depositi, il Museo delle Civiltà è quindi non solo un museo di musei e sui musei, ma una vera e propria macchina del tempo – in cui sono conservati i più antichi reperti della museologia italiana – e il punto di partenza per un viaggio intorno al mondo, in cui celebrare la creatività degli esseri umani in tutte le loro molteplici forme di espressione e connessioni con le sfere animale, minerale e vegetale.
Dal 26 ottobre 2022, con la Direzione di Andrea Viliani, il Museo delle Civiltà di Roma avvia nuovi percorsi di ricerca, archiviazione, catalogazione, digitalizzazione, comunicazione e disseminazione, per condividere con il pubblico e gli altri musei nazionali italiani nuove conoscenze, esperienze e narrazioni.
Nel contesto del nuovo allestimento delle collezioni preistoriche, Preistoria? Storie dall’Antropocene delinea un itinerario che si interroga sulla definizione stessa di “preistoria”, una “storia” composta da testimonianze materiali che ci restituiscono, nel loro insieme, molteplici sistemi di pensiero, invenzioni culturali, organizzazioni economiche, politiche e sociali.
La selezione di oggetti esposti – tra cui il cranio neandertaliano Guattari 1 del Circeo, le tre “Veneri” dei siti di Savignano, Lago Trasimeno e La Marmotta, e le piroghe recuperate dal fondo del lago di Bracciano insieme a centinaia di reperti provenienti dal villaggio neolitico de La Marmotta e la Fibula
– co-abitano per millenni la Terra con tutte le altre specie viventi. La sezione si conclude con il primo capitolo di una ominazione immaginifica, disegnata dall’artista e graphic designer Goda Budvytytė e dalla studiosa di nanotecnologie Laura Tripaldi per immaginare possibili sviluppi dell’evoluzione e renderci creatori consapevoli e responsabili delle sue nuove storie. Nella sezione saranno inoltre presenti gli interventi di due artisti contemporanei: l’artista libanese Ali Cherri, recente vincitore del Leone d’Argento alla Biennale di Venezia di cui il Museo delle Civiltà introduce in collezione il film The Digger, e l’artista e antropologa Elizabeth A. Povinelli, membro del collettivo indigeno australiano Karrabing Film & Art Collective, la quale interviene sulle pareti del percorso espositivo riflettendo sul concetto di “preistoria”, re-interpretato come “sedimentazione” continua.
Inaugurano, inoltre, i due nuovi ingressi simmetrici del Museo delle Civiltà: quello già operativo nel Palazzo delle Scienze e quello del Palazzo delle Tradizioni Popolari, riaperto dopo un restauro complessivo dell’area al piano terra dell’edificio. Entrambi gli ingressi sono riconfigurati come un’introduzione storica e critica al museo, un racconto dell’istituzione nel corso del tempo, attraverso le sue differenti incarnazioni, per rispondere a domande come: “che museo sto per visitare?”, “può un museo antropologico essere un museo contemporaneo?”.
Gli ingressi permettono di approfondire tipologie e strumenti di ricerca adottati nei vari dipartimenti e sezioni del museo, oltre ad esplorare il rapporto fra il museo e la storia del quartiere dell’EUR, e a rivedere criticamente le metodologie attraverso l’intervento di artisti contemporanei quali Gianfranco Baruchello, Rossella Biscotti, Peter Friedl, Pino Musi e Moira Ricci.
Con l’occasione vengono presentate e prendono avvio le prime Research Fellowship del Museo delle Civiltà, affidate a sei artisti internazionali – Maria Thereza Alves, Sammy Baloji, DAAR- Sandi Hilal & Alessandro Petti, Bruna Esposito, Karrabing Film & Art Collective, Gala Porras-Kim – che daranno avvio a un programma di lungo termine in cui sviluppare autonomi progetti di ricerca che verteranno sugli archivi e le collezioni del museo e le molteplici tematiche che esse pongono in materia di contestualizzazione, catalogazione e metodologia di ricerca, in funzione di una riflessione comune volta all’adozione di pratiche condivise nei processi di prestito, esposizione e restituzione.
Al primo piano del Palazzo delle Scienze inaugura la mostra di Georges Senga Comment un petit chasseur païen devient Prêtre Catholique, a cura di Lucrezia Cippitelli, che per la prima volta presenta in un allestimento unitario le opere fotografiche e filmiche e i materiali d’archivio ricercati, prodotti e post-prodotti nel processo di investigazione dell’artista congolese sulla figura di Bonaventure Salumu, “cacciatore pagano” che tra gli anni ‘40 e ‘60 del XX secolo riceve un’educazione cristiana da alcuni missionari, viene ordinato al sacerdozio come Gesuita, si trasferisce in Europa e infine torna nel suo villaggio natale, dove diventa marito e padre.
Attraverso la narrazione di una storia intima e personale (il viaggio di Salumu in Europa, la sua permanenza, i suoi viaggi, il ritorno nello Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo), il progetto esplora le relazioni precoloniali e postcoloniali tra Europa e Africa, a partire dal XVI secolo e fino alla modernità. In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo monografico.
Infine, il progetto Metodologia contemporanea: cambiare linguaggio e riscrivere storie con cui si avvia la collezione di arte contemporanea del Museo delle Civiltà è vincitore del PAC2021 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Dal 26 ottobre 2022 il Museo delle Civiltà presenta un nuovo allestimento delle collezioni preistoriche, intitolato Preistoria? Storie dall’Antropocene.
Il Museo delle Civiltà conserva la più ampia e articolata collezione preistorica italiana, composta da oltre 150.000 reperti provenienti da siti archeologici italiani e internazionali, lungo un arco cronologico che si estende dalle più antiche fasi dell’età della pietra fino alle prime forme di scrittura. Nel nuovo percorso saranno esposti i reperti delle collezioni del Museo più conosciuti dal pubblico, insieme a reperti raramente o mai espositi: l’originale del cranio neandertaliano Guattari 1 dalla Grotta Guattari Circeo; le tre “Veneri” dai siti Savignano, Lago Trasimeno e La Marmotta; le piroghe recuperate dal fondo del lago di Bracciano, insieme a centinaia di reperti dal villaggio neolitico de La Marmotta; la necropoli e l’abitato eneolitico di Gricignano d’Aversa; la cosiddetta Tomba della Vedova, i materiali del sito di Polada e il “ripostiglio” di Coste del Marano; un “bronzetto” di guerriero e le spade rituali della cultura nuragica. Conclude il percorso espositivo la Fibula Prenestina in oro, su cui possiamo leggere uno dei più antichi esempi di scrittura latina.
La collezione si è formata attraverso donazioni, acquisti, scambi e ricerche sul campo a partire dalla fondazione nel 1875 presso il Collegio Romano del Regio Museo Preistorico Etnografico. Il primo nucleo di oggetti proviene dalle attività di studio e ricerca di Luigi Pigorini, fondatore e direttore del museo con la finalità di fornire un’impostazione scientifica unitaria alle ricerche paletnologiche italiane, raccogliendole in una struttura “centrale” nella nuova capitale del Regno d’Italia. La documentazione delle culture preistoriche assume in quel contesto anche il fine di creare e promuovere l’identità nazionale italiana durante la formazione del nuovo stato unitario, rispondendo quindi a un preciso intento politico.
Il nuovo allestimento mira a ripercorrere la storia delle collezioni fino alle più recenti scoperte e a contestualizzare e mettere in discussione, da vari punti di vista, la definizione stessa di “preistoria”. Essa coinciderebbe infatti con la “storia prima della storia”, ovvero con il periodo che dal divenire biologico dell’essere umano giunge al formarsi di civiltà caratterizzate dal fatto di non aver lasciato fonti scritte. Ma la storia inizia davvero con la scrittura, come ci hanno insegnato a scuola? Ed è corretto dividere in modo così netto il racconto dell’esperienza umana sul pianeta Terra, affidando a un ipotetico “prima della storia”, e quindi a prima della comparsa della scrittura, i milioni di anni che compongono la maggior parte di quest’esperienza?
Non chiamiamo più questa sezione "Preistoria" proprio perché ci racconta anch’essa una "storia": la quale è composta, se non da testimonianze scritte, dalle innumerevoli storie che emergono dallo studio e dall’interpretazione delle testimonianze materiali lasciate da chi è vissuto prima di noi e che ci restituiscono, nel loro insieme, molteplici sistemi di pensiero, invenzioni culturali, organizzazioni economiche, politiche e sociali in un intreccio che non ha seguito un’evoluzione lineare ma che ha conosciuto invece continui adattamenti e trasformazioni, migrazioni, contatti, competizioni, crisi e, persino, estinzioni.
Sviluppatosi gradualmente a partire dal XIII secolo, il concetto di “preistoria” fu inoltre usato strumentalmente nella seconda metà del XIX secolo anche per sostenere la formazione delle identità nazionali occidentali, identificando l’altro da sé come qualcosa di primitivo, ancora immerso in un tempo preistorico e, quindi, estraneo alla linearità evoluzionistica della modernità occidentale. Queste teorie hanno spesso coinciso con idee di superiorità razziale a cui può, almeno in parte, essere connessa anche l’associazione fra preistoria e civiltà extraeuropee. Mentre le ricerche più recenti, come quelle sul DNA o che riscrivono il rapporto natura/cultura come ecosistema unitario, stanno rivelando un’immagine delle origini dell’umanità di per sé policentrica e inter-specie, ovvero ripensata oltre la suddivisione fra le singole specie.
L’intera sezione si riconfigura così come il complesso e stratificato racconto dell’Antropocene, ovvero l'epoca degli esseri umani che hanno co-abitato per millenni con le altre specie la Terra, spesso pensando di controllarle, e che oggi appunto – di fronte a crescenti forme di disuguaglianza e rischi ambientali, climatici, pandemici, indotti in molti casi proprio da noi esseri umani – potrebbe giungere presto al suo termine.
Per riflettere su questi scenari che congiungono passato, presente e futuro, la sezione inizia con un’“ominazione scientifica” che traccia i processi che hanno condotto all’attuale specie umana e prosegue rappresentando le civiltà dal paleolitico fino all’epoca dei metalli. Sono inoltre presentati i materiali di lavoro e ricerca quotidiana degli archeologi e degli antropologi e riallestiti alcuni elementi storici del display museale attraverso i decenni. Ma poiché questa storia è ancora in corso, e sta continuando con noi, la sezione termina con un’“ominazione immaginifica” che, affidata a vari autori e in periodico aggiornamento, ci permette di immaginare insieme possibili sviluppi e renderci creatori consapevoli e responsabili di nuove storie, di cui siamo i protagonisti.
Nella sezione sono inoltre presenti alcuni interventi di artisti contemporanei che, conducendo verso nuove domande la narrazione museografica, interrogano e coinvolgono in questa narrazione anche le nostre sensibilità e le nostre percezioni. I primi artisti chiamati a questo compito sono l’artista Ali Cherri (1976, Beirut, Libano. Vive e lavora tra Beirut e Parigi, Francia; Leone d’argento alla Biennale d’Arte di Venezia 2022) – di cui il Museo delle Civiltà introdurrà in collezione il film The Digger, che mette in relazione l’operazione di scavo archeologico con quella di formazione di un’identità nazionale, negli Emirati Arabi – e l’artista e antropologa Elizabeth A. Povinelli (1962, Buffalo NY, Stati Uniti d’America, vive e lavora tra New York, Stati Uniti d’America e il Northern Territory, Australia), membro del collettivo indigeno australiano Karrabing Film & Art Collective, la quale è intervenuta sulle pareti del percorso espositivo con una serie di testi e immagini che problematizzano il concetto di “preistoria” reinterpretandolo come “sedimentazione”.
Preistoria al Museo delle Civiltà: un nuovo percorso fra reale e virtuale, fisico e digitale e nuove visite guidate e laboratori didattici
Nell’ambito delle attività di ADITUM CULTURA RTI – concessionario per i Servizi Educativi del Museo delle Civiltà – la Società Cooperativa Matrix 96 ha ideato, progettato e realizzato sette ambienti virtuali che si integrano nel nuovo allestimento delle collezioni di Preistoria presso il Museo delle Civiltà: cinque ambienti rappresentano i periodi dal Paleolitico superiore all'Età dei metalli, mentre due costituiscono degli approfondimenti su tematiche differenti, la stratificazione sociale nelle comunità e il ruolo della rappresentazione simbolica.
Ricorrendo alla tecnica dei virtual tour e aggiornando precedenti versioni di ricostruzioni tridimensionali delle ambientazioni prestoriche delle collezioni, è stato creato un percorso virtuale fra grotte, villaggi e capanne di varie epoche preistoriche. Inoltre, i singoli percorsi saranno implementati con schede bilingui (italiano e inglese) attivabili attraverso appositi hotspot e object 360° che consentono l’interazione con alcuni oggetti identificativi delle varie epoche preistoriche presenti fisicamente all’interno del percorso museografico, fungendo da collegamento tra l’esperienza virtuale e quella reale, fisica e digitale.
L’esperienza virtuale delle ricostruzioni digitali non si sostituisce all’esperienza reale della visita fisica al museo, ma ne completa e incrementa le possibilità di conoscenza: questi ambienti approfondiscono infatti l'esperienza di visita che, diventando interattiva, permetterà ai visitatori di esplorare in modo dinamico molteplici aspetti della vita quotidiana nelle varie epoche preistoriche, testimoniate dai manufatti conservati nelle vetrine del Museo delle Civiltà. Le nuove tecnologie hanno del resto assunto un ruolo sempre più critico per la valorizzazione dei Beni Culturali, non solo per le capacità comunicative ma anche per le potenzialità nel campo dell’educazione, permettendo ai pubblici dei musei di accedere a nuove modalità di interazione con i Beni Culturali stessi attraverso i servizi interattivi in Realtà Aumentata (AR) e Realtà Virtuale (VR), che ampliano così la proposta pedagogica museale.
Nell’articolazione di tutte le sua attività per il Museo delle Civiltà ADITUM CULTURA RTI si propone di dare accesso al sapere conservato nel museo mediante la sua elaborazione e disseminazione attraverso attività educative, formative e di studio non solo delle collezioni ma anche degli spazi espositivi, laboratori e archivistici del Museo delle Civiltà.
Il gruppo di professionisti di ADITUM CULTURA RTI è costituito da esperti del settore culturale e scientifico – archeologi, antropologi, paleontologi, demoetnoantropologi, storici dell’arte – che operano da diversi anni nel settore della pedagogia museale e della divulgazione scientifica attraverso attività volte alla partecipazione attiva, alla valorizzazione della multidisciplinarietà e del confronto critico.
Nel loro complesso i percorsi proposti offrono l’opportunità di approfondire e ampliare al Museo, con educatori specializzati, quanto studiato a scuola e di fare esperienza di nuovi modi di interpretare reperti, manufatti e i loro contesti storici di produzione e provenienza. La visita al Museo fornisce, inoltre, un’immersione sensoriale ed emotiva che facilita un’empatia tra i diversi saperi, e tutte le attività proposte sono concepite per essere pienamente accessibili, includendo metodologie di comunicazione diverse e la stimolazione multisensoriale, prevedendo anche la fornitura di materiali di preparazione e approfondimenti alla visita in easy to read. L’offerta educativa di ADITUM CULTURA RTI, calibrata sull’età e i percorsi scolastici degli studenti, ma aperta anche al più vasto pubblico, risulta così articolata, e può coinvolgere una o più collezioni del Museo delle Civiltà:
● Visite guidate generali e tematiche alle collezioni del Museo delle Civiltà;
● Laboratori tematici: attività che permettono di approfondire un tema specifico in relazione alle collezioni, condividendo gli elementi per comprenderne funzioni e tecnologie impiegate nella realizzazione degli oggetti;
● Laboratori di archeologia sperimentale: attività manuali per comprendere i principi e i metodi di studio della ricerca archeologica attraverso la riproduzione di oggetti adottando le tecnologie originali e seguendo il metodo scientifico sperimentale;
● Laboratori di etno-archeologia: attività per comprendere le connessioni fra varie culture archeologiche attraverso l’analogia archeologica, l'analisi delle fonti, l'esercizio della riflessione e del
confronto, l'applicazione manuale e l'adozione del gioco intorno a oggetti e tematiche connesse alle collezioni del Museo;
● Laboratori di antropologia fisica, archeozoologia e paleontologia: esercitazioni pratiche basate sull’applicazione del metodo scientifico alle discipline e tematiche trattate nel corso dell’attività;
● Laboratori digitali: attività pratiche che prevedono l’uso di smartphone, tablet o pc portatili per condividere come l'applicazione delle nuove tecnologie riconfigura la nostra esperienza dei reperti e dei manufatti museali;
● Un giorno, più collezioni: visite guidate e laboratori tematici incentrati su specifici aspetti che coinvolgono più collezioni del Museo delle Civiltà;
● L’esperto a scuola: pacchetto scuola + museo. Tutte le visite guidate, generali o tematiche, e i laboratori possono essere preceduti da un incontro a scuola con educatori del Museo delle Civiltà.
I due nuovi ingressi metodologici del Museo delle Civiltà: Palazzo delle Scienze (Piazza Guglielmo Marconi 14)
Palazzo delle Tradizioni Popolari (Piazza Guglielmo Marconi 8)
Dal 26 ottobre 2022 il Museo delle Civiltà torna a dotarsi di due ingressi, fra loro simmetrici: quello già operativo nel Palazzo delle Scienze (Piazza Guglielmo Marconi 14) e quello del Palazzo delle Tradizioni Popolari (Piazza Guglielmo Marconi 8), riaperto dopo un restauro complessivo dell’area al piano terra dell’edificio. Entrambi gli ingressi ai due edifici – progettati e realizzati in occasione dell’Esposizione Universale di Roma (E.U.R.) del 1942 – sono dotati di biglietteria, display informativi multimediali e un nuovo progetto illuminotecnico.
Entrambi gli ingressi sono stati riconfigurati come un’introduzione storico-critica al museo, un racconto dell’istituzione nel corso del tempo, attraverso le sue differenti incarnazioni, per provare a rispondere alla domanda: “quale museo sto per visitare?”.
Gli ingressi – che saranno oggetto di riallestimento periodico, e diventeranno la base di nuove attività pedagogiche – daranno innanzitutto accesso e permetteranno di approfondire le metodologie di ricerca e gli strumenti di condivisione della ricerca (inventari, schedari, targhette e didascalie, piante allestitive, riviste e pubblicazioni, materiali didattici) adottati nei vari dipartimenti e sezioni del museo, documentando così anche alcune tipologie ricorrenti di catalogazione delle opere e dei manufatti.
In questo senso sarà analizzato, nello specifico, il rapporto fra unicità dell’opera e serialità del manufatto che caratterizza le collezioni e la loro interpretazione fino a oggi, documentando alcuni personaggi ed eventi da cui le collezioni stesse originarono, come la wunderkammer kircheriana, l’Esposizione Internazionale e la Mostra Etnografica e delle Regioni di Roma del 1911, l’attività collezionistica fra XIX e XX secolo di figure come Evan Gorga e l’attività di ricerca sul campo di antropologi di varie generazioni e formazioni di cui il Museo delle Civiltà custodisce estesi fondi archivistici quali Enrico H. Giglioli, Lamberto Loria, Luigi Pigorini, Annabella Rossi e Giuseppe Tucci.
Nell’ingresso del Palazzo delle Scienze sarà inoltre esplorato il rapporto fra il museo e la storia del quartiere dell’EUR, anche attraverso l’esposizione di alcuni materiali appositamente selezionati e restaurati.
Nella sezione saranno presentati anche alcuni interventi di artisti contemporanei – fra cui Gianfranco Baruchello (1924, Livorno. Vive e lavora a Roma), Rossella Biscotti (1978, Molfetta. Vive e lavora tra Rotterdam e Bruxelles), Peter Friedl (1960, Oberneukirchen. Vive e lavora a Berlino), Moira Ricci (1977, Orbetello. Vive e lavora tra Orbetello e Rimini) – che andranno a costituire la collezione contemporanea del Museo delle Civiltà, intesa come strumento progressivo di indagine in divenire e a più voci su una molteplicità di tematiche connesse alle collezioni stesse, fra cui l’analisi dell’idea stessa di museo enciclopedico, la riscoperta delle storie in esso assenti, ignorate o negate, il recupero di quelle componenti non solo di cultura materiale ma anche di cultura immateriale (favole, proverbi, ricette, canti, musiche, rituali, miti e leggende) che caratterizzano le collezioni e gli archivi del Museo delle Civiltà.
Palazzo delle Scienze
Le collezioni esposte in questo edificio furono riunite in diversi momenti storici:
• Museo Nazionale Preistorico Etnografico, inaugurato dall'archeologo Luigi Pigorini nel 1876 in un'ala del Palazzo del Collegio Romano, in cui erano custodite anche le collezioni preistoriche e etnografiche del Museo Kircheriano, una delle più affascinanti wunderkammer ("camere delle meraviglie") premoderne;
• Museo Nazionale d'Arte Orientale, inaugurato nel 1957 a Palazzo Brancaccio, in cui erano esposti i reperti provenienti dalle spedizioni archeologiche dell'IsMEO-Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente co-fondato dall'esploratore, studioso delle religioni e tibetologo Giuseppe Tucci;
• le collezioni del disciolto Museo Africano – già Museo Coloniale (1914-35), Museo dell'Africa Italiana (1935-43) e Museo Africano (dal 1947 alla sua chiusura, nel 1971) – attualmente in corso di ri- catalogazione;
• le collezioni di geo-paleontologia e lito-mineralogia dell'ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, erede del Real Servizio Geologico d'Italia, qui trasferito nel 2022;
• il Museo Nazionale dell'Alto Medioevo, qui trasferito nel 1967.
Palazzo delle Tradizioni Popolari
Le collezioni riunite in questo edificio a partire dal 1956 - derivano dal:
• Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, il cui nucleo principale era stato radunato in occasione della Mostra di Etnografia Italiana, che si tenne a Roma nel 1911.
Introdotti dalla Piscoenciclopedia possibile dell'artista contemporaneo Gianfranco Baruchello – vademecum che permette di ricombinare l'articolata vastità di queste collezioni enciclopediche con l’intelligenza e sensibilità personale di ogni individuo – i visitatori sono accompagnati nel percorso di visita da tre figure emblematiche di questo museo e della sua storia: gli antropologi Lamberto Loria (Alessandria d'Egitto, 1855 – Roma, 1913) e Annabella Rossi (Roma, 1933 – Roma, 1984) e il collezionista Gennaro Evangelista (detto Evan) Gorga (Brocco, 1865 – Roma, 1957).
Le sei “Research Fellowship” del Museo delle Civiltà
Dal 26 ottobre 2022 prendono avvio le sei Research Fellowship del Museo delle Civiltà, la cui attivazione costituisce uno degli elementi distintivi di entrambi i nuovi ingressi metodologici del Palazzo delle Scienze e del Palazzo delle Tradizioni Popolari.
Coppie di vetrine appartenenti a varie epoche della storia del museo sono state affidate a sei artisti, invitati a partecipare a questo nuovo programma di lungo termine in cui sviluppare autonomi progetti di ricerca.
Oggetto della loro ricerca saranno gli archivi e le collezioni (sia quelle esposte che quelle, prevalenti, collocate in deposito e quindi ancora poco note al pubblico) del Museo delle Civiltà avviando molteplici riflessioni in materia di de-contestualizzazione, ri-catalogazione e riscrittura delle 'biografie' degli oggetti, con particolare attenzione agli studi sulla provenienza, anche in funzione di una riflessione comune volta all’adozione di pratiche condivise nei processi di prestito, esposizione e restituzione.
I sei artisti che compongono il programma pluriennale di Research Fellowship del Museo delle Civiltà e le collaborazioni istituzionali istituite in relazione ad esso sono:
• Maria Thereza Alves (San Paolo del Brasile, 1961. Vive e lavora tra Napoli Berlino);
• Sammy Baloji (Lubumbashi, 1978. Vive e lavora a tra Bruxelles e Lubumbashi), in collaborazione con The Recovery Plan, Firenze e Art Hub;
• DAAR-Decolonizing Architecture Art Research (istituito nel 2007) – Sandi Hilal & Alessandro Petti (Beit Sahour, 1973; Pescara, 1973. Vivono e lavorano a Stoccolma);
• Bruna Esposito (Roma, 1960. Vive e lavora a Roma);
• Karrabing Film & Art Collective (istituito nel 2013) – Elizabeth A. Povinelli (Buffalo, 1962. Vive e lavora tra New York City e il Northern Territory Australia), in collaborazione con Visible (Cittadellarte-Fondazione Pistoletto; Fondazione Zegna);
• Gala Porras-Kim (Bogotá, 1984. Vive e lavora a Los Angeles), in collaborazione con MAO- Museo Arte Orientale, Torino.
I risultati delle rispettive ricerche (mostre, opere, pubblicazioni, seminari, attività pedagogiche, o anche il semplice mantenimento di una relazione di lungo termine con il museo e i suoi studiosi) non sono predeterminati dall’istituzione, ma saranno definiti dagli artisti stessi, in base alle ricerche da loro condotte.
Il restauro delle tele del “Ciclo della Pesca” di Umberto Coromaldi
Nell’ambito del nuovo allestimento dell’ingresso del Palazzo delle Tradizioni Popolari viene presentata la tela, recentemente restaurata, La Sciabica: l’opera è un dipinto a olio su tela di grandi dimensioni (200 x 520 cm) che fa parte del Ciclo della Pesca eseguito nel 1911 dall’artista Umberto Coromaldi (1870, Roma – 1948, Roma) per decorare i prospetti principali del Padiglione della Pesca, architettura effimera edificata a Roma, sulla riva del Tevere, per la Mostra Etnografica e delle Regioni, organizzata in occasione delle celebrazioni per il primo Cinquantenario dell’Unità d’Italia.
Il Ciclo si componeva di sei scene di pesca – una delle quali poi dispersa – ambientate nei diversi mari d’Italia, intervallate da dieci riquadri con Nudi di Pescatori, che richiamano modelli dell’iconografia classica. Al termine della mostra del 1911 le tele hanno subito diversi spostamenti di sede e sono state immagazzinate in modo improprio, arrotolate e piegate, riportando danni significativi. Nel 2014 il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia agraria (CREA), ente proprietario, ha affidato all’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) i quindici dipinti conservatisi, che sono stati sottoposti a complessi interventi conservativi, eseguiti dall’ICR d’intesa con la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, su finanziamento del Ministero della Cultura.
A seguito dell’atto di comodato a lungo termine sottoscritto tra il CREA e il Museo delle Civiltà, le tele sono state trasferite al Museo delle Civiltà dove sono state allestite al piano terra del Museo in un nuovo ambiente a loro dedicato, che sarà visitabile su richiesta, con l’eccezione de La Sciabica, prima tela a essere esposta nel nuovo ingresso del Palazzo delle Tradizioni Popolari, dove anche il resto del Ciclo sarà esposto a rotazione fra 2022 e 2023.
Ringraziamo vivamente l'Ufficio Stampa di Museo delle Civiltà
www.museocivilta.cultura.gov.it


