Continua la nostra avventura alla scoperta dei musei inclusi nel SIMULABO
Inutile nasconderlo, il territorio che circonda il Lago di Bolsena continua a sorprendere perchè ricco di sorprese. Oggi la pagina è dedicata al Museo Civico e Diocesano di Acquapendente. Il museo è attualmente gestito dalla cooperativa “L’Ape Regina” che si occupa anche di organizzare didattica per scuole, visite culturali ed escursioni intorno le aree di interesse storico naturalistico.
Acquapendente sorge lungo la via Francigena situata all’interno di una caldera ed è chiamata anche la “Gerusalemme Verde” dai suoi abitanti; la piccola città conserva gelosamente all’interno del suo Duomo, una cripta all’interno della quale c’è il Sacello del Santo Sepolcro.
Il nome deriva dal fatto che riproduce perfettamente il Santo Sepolcro di Gerusalemme. L’aggettivo “verde” sta ad indicare la ricchezza dei boschi che circonda Acquapendente. Non mi soffermerò molto sulla descrizione del luogo e della città perchè sarà fatto successivamente in un suo spazio.
Come anticipato , il museo è gestito dal 2005 (anno della delibera comunale) dalla coop L’Ape Regina; è dislocato in tre sedi lungo l’asse viario corrispondente alla via Francigena fino ad Acquapendente.
Le tre sedi sono:
Il palazzo vescovile
Pinacoteca
Torre Jiulia de Iacopo sede del museo delle ceramiche Medievali e Rinascimentali
LA PRIMA TAPPA è il palazzo Vescovile che fu ricavata dall’antico Palazzo Oliva e che oggi si divide in due collezioni: Civica e Diocesana. Edificio su tre livelli è costituito da un ampia “ Stanza Araldica” dedicato ovviamente ai reperti di interesse storico e artistico per lo più legati agli stemmi; uno di questi è il Blasone di Gregorio XIII in travertino con al centro un Drago Rampante. Il blasone ricavato dal lato est del Ponte Gregoriano, fu poi staccato per effettuare lavori di manutenzione ma dopo che fu abbandonato per molto tempo, con la rivalutazione del museo, lo stemma fu trasportato ed esposto all’interno della prima sala, recuperando il suo valore.
Attraversando il giardino interno, si giunge alle Carceri Vescovili che raccontano la vita dei detenuti ed il loro trascorrere il tempo rinchiusi in stanza prive di luce; è infatti interessante notare una serie di graffiti (per lo più volatili) incisi da loro, e con essi una serie di disegni raffiguranti ciò che potevano vedere fuori dalla piccola finestra della loro cella. I detenuti misuravano il trascorrere del tempo con ore interminabile, segnando sul muro delle barre, indicando così giorni e ore.
Il terzo livello corrisponde all’ampia abitazione; si accede tramite anticamera per arrivare alla Sala Udienze o del Trono.
La stanza è dedicata allo sfarzo e al potere di vescovi e pontefici, attraverso l’esposizione delle loro raffigurazioni su tela. I numerosi dipinti fanno da cornice al pezzo migliore “il Busto marmoreo di papa Innocenzo X Pamphili
Fu proprio il pontefice a commissionare il busto ad Alessandro Algarti, intorno al 1652. Il busto doveva inizialmente essere collocato all’interno del Duomo, ma sembra che abbia avuto diverse collocazioni. Durante la seconda guerra mondiale, i vari bombardamenti sulla chiesa provocarono anche diverse scheggiature al busto. Così si decise di sostituirlo con una copia; nel 2015 l’originale ad oggi è esposta appunto nella sala delle Udienze.
La visita continua con la SALA DA PRANZO che inizialmente fino al XIX sec fu camera da letto del vescovo. Anche in questo ambiente possiamo ammirare molti stemmi quali: la Pianeta dello Stemma del vescovo Leti e la Pianeta con angeli e puttini. Al centro della stanza trionfa il Piviale con gli stemmi del vescovo Giovan Battista Febei.
Come ogni palazzo nobile che si rispetti, non può mancare la Libreria. La terza sala fu adibita nel XIX sec a libreria, dove i libri furono recuperati ed inseriti nel corso dei secoli.
Oltre numerosi libri, all’interno della sala troviamo esposti alcuni oggetti in ceramica del periodo rinascimentale; tutti i pezzi sono stati recuperati durante lo scavo in Piazza Guarnieri. Non a caso non molto lontano dall’edificio sono stati individuati resti di una fornace del “500”.
La quarta sala è conosciuta come Cappella Vescovile ed è simbolo del palazzo; all’interno di essa infatti c’è il dipinto su tavola di Girolamo di Benvenuto. Si tratta di un dipinto su di una lunetta.
La quinta sala oggi è dedicata all’esposizione di reperti archeologici provenienti dagli scavi effettuati nel 1996. Gli scavi hanno permesso di recuperare sotto Palazzo Morelli, opere con lo stemma della famiglia che dà il nome al palazzo e diversi oggetti in ceramica quali piatti, brocche, tutte decorate con volti di donna (caratteristica dell’iconografia acquesiana del 500).
Il palazzo continua con una serie di altre stanze che si ripetono nello stile e nell’esposizione degli oggetti, dai vari stemmi ad altrettante ceramiche che vanno dal XIII al XV sec.
Vorrei aggiungere qualche parola invece per la Sezione della via Francigena. Il plastico corre lungo la sala mettendo in evidenza le tappe principali attraverso pannelli didattico-informativi e schermi Led. Insomma ancora l’innovazione aiuta le strutture museali a dare un particolare risalto.
LA SECONDA TAPPA è la Pinacoteca. Inaugurata per ultimo dopo il museo nel 2011, conserva una parte delle opere provenienti dal convento dei Frati minori di San Francesco. Sono opere che vanno dal quattrocento all’ottocento e che rispecchiano un circuito storico importante del settore della Quadraria nel viterbese. Tra le opere più importanti c’è la Madonna di Marradi.
TERZA E ULTIMA TAPPA è la Torre Jiulia de Jacopo.
Istituita nel 2000 è la sede più antica; essa è dislocata in due livelli ed è adibita all’esposizione di collezioni di ceramiche preziose. Anch’esse sono state tutte recuperate da interventi di scavo nel 1995, supportato da Volontari dell’Archeoclub d’Italia, oltre che dalla Soprintendenza di zona. Tutti i reperti coprono un periodo storico che va dal XIII al XV secolo, c’è una forte prevalenza di ceramica medievale le cui caratteristiche decorative sono di motivi vegetali rispetto a motivi zoomorfi e religiosi.
La ceramica del XIV secolo se bene in minoranza non è meno interessante; i motivi decorativi sono caratterizzati dalla presenza di volti femminili e di scene rappresentate “l’amor cortese”, motivi che come già accennato, rappresentano l’iconografia del luogo e del periodo del “400”.


