Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, uno dei più antichi in Italia, attualmente collocato nel Palazzo della Crocetta, ospita al suo interno il Museo Egizio;
questo spazio espositivo, secondo per importanza in Italia solo a quello di Torino, venne allestito inizialmente nel 1855 all’interno del Cenacolo del Fuligno, presso il monastero di Sant’Onofrio in via Faenza.
Il Cenacolo, fondato agli inizi del Trecento e ristrutturato nel 1430 era il refettorio monumentale del convento delle terziarie francescane della Beata Angelina da Foligno; dal 1870 questa stessa sede ospitò anche il Museo Archeologico Nazionale.
Il Museo Egizio annoverava nella sua collezione alcune antichità egizie già presenti dal XVIII secolo nelle raccolte medicee, oltre a nuove acquisizioni dovute a Leopoldo II di Lorena. Il Granduca di Toscana nel 1824 acquistò la collezione di Giuseppe Nizzoli, cancelliere del consolato d’Austria in Egitto.
L’oggetto più significativo della collezione Nizzoli è il celebre Calice in fayence azzurra con la bocca quadrata del quale esistono al mondo soltanto due esemplari, uno conservato a Firenze e l’altro al Louvre di Parigi.
Tra il 1828 e il 1829 Leopoldo II fu promotore, con Carlo X re di Francia, di una spedizione scientifica in Egitto con a capo Jean Francois Champollion (1790 – 1832), riconosciuto padre dell’Egittologia, a cui si deve la decifrazione della scrittura geroglifica.
Egli fu accompagnato nell’impresa dal pisano Ippolito Rosellini (1800 – 1843), che divenne suo amico e discepolo, seguendolo a Parigi dopo aver chiesto un anno di congedo all’Università dove insegnava lingue orientali.
La spedizione franco – toscana ebbe inizio il 31 luglio 1828 e terminò il 27 novembre 1829. Insieme a Champollion e Rosellini partirono Giuseppe Raddi, botanico di Firenze che aveva l’incarico di raccogliere reperti botanici antichi e contemporanei e Alessandro Ricci, medico e architetto senese, il quale, a causa della puntura di uno scorpione al calcagno, morì poco dopo essere rientrato in Italia.
Tutti i numerosi reperti raccolti, sia grazie alle campagne di scavo sia attraverso la compravendita da mercanti locali, furono suddivisi in maniera equa tra Firenze e il Louvre di Parigi.
Tra gli oggetti giunti a Firenze spiccano, un rarissimo esemplare d Carro da caccia e da parata (1400 a. C.), rinvenuto in una tomba tebana e appartenuto a Kenamun, fratello di latte del faraone Amenofi II della XVIII dinastia, il Ritratto di donna del Fayum, il Frammento con gli scribi dalla tomba di Horemheb, il Corredo della tomba intatta di Tjesraperet, nutrice della figlia del faraone Taharqa della XXV dinastia e il Pilastro e il Frammento parietale con la dea Maat, trasportati dalla tomba di Sethy I nella Valle dei Re
Dopo essere rientrati in patria Champollion e Rosellini iniziarono a dedicarsi alla pubblicazione di tutto quello che era stato raccolto durante la spedizione; l’egittologo francese morì poco dopo, in maniera prematura, a soli 42 anni, lasciando l’immensa mole di lavoro, ancora da eseguire, a Rosellini.
Quest’ultimo si dedicò con grande fervore ed energia, per 11 anni, alla colossale impresa che culminò nella stampa dei nove volumi dedicati ai “Monumenti dell’Egitto e della Nubia”.
Il grande sforzo al quale il Rosellini si era dedicato senza sosta e i numerosi problemi affrontati, sia di ordine economico sia provocati dall’invidia, lo portarono alla morte, avvenuta il 4 giugno 1843 a Pisa dove era titolare della prima cattedra di Egittologia in Italia.
A partire dal 1883 il Museo Egizio, che ormai da tre anni veniva diretto dall’egittologo piemontese Ernesto Schiaparelli, fu trasferito nel Palazzo della Crocetta, divenuto da qualche anno anche sede del Museo Archeologico.
L’inaugurazione avvenne alla presenza di Umberto e Margherita di Savoia, così come ricordato nelle iscrizioni in geroglifico ancora presenti nella sala III. Grazie a Schiaparelli la collezione fu ulteriormente incrementata attraverso scavi ed acquisti realizzati in Egitto ancora prima che lo stesso si trasferisse a Torino; durante la sua direzione il Museo si arricchì, infatti, di uno splendido lascito.
Nel 1891 era stato rinvenuto a Tebe Ovest il secondo ripostiglio di Dehir El Bahri, dove erano nascosti numerosi sarcofagi appartenuti ai grandi sacerdoti di Amon della XXI e della XXII dinastia.
Il Governo Egiziano si trovò in gravi difficoltà nella gestione di questo ingente patrimonio e decise di fare dono di un lotto di sarcofagi a quelle nazioni che potevano vantare la presenza di un importante Museo Egizio. Schiaparelli riuscì ad ottenere un lotto e a farlo giungere a Firenze.
Un ultimo, importante, gruppo che andò ad arricchire le collezioni già presenti al Museo Egizio di Firenze è formato da donazioni di istituzioni scientifiche e di privati; tra queste risalta, per bellezza ed importanza, quella dell’Istituto Papirologico Fiorentino di reperti giunti dagli scavi effettuati in Medio Egitto, a El Hibeh e ad Antinoe, fra il1934 e il 1939.
E’compresa una splendida raccolta di stoffe di Epoca Copta (periodo caratterizzato dall’espansione del cristianesimo in Egitto che va dall’Editto di Costantino del 313 d.C. alla conquista araba nel 641 d.C.).
Le sale che oggi accolgono il Museo Egizio a Firenze sono quelle, come detto, nel Palazzo della Crocetta; esse si trovano al primo piano e sono 9.
Nello spazio espositivo si possono ammirare vasi, stele, ushabti (piccole statuette funerarie collocate nelle tombe), amuleti, sarcofagi, frammenti parietali e piccoli bronzi di diverse epoche.
Dopo l’atrio e lo scalone si accede nella SALA I destinata ai Reperti di Epoca Predinastica, dell’Antico Regno e del Medio Regno; bisogna ricordare che dopo una lunga Epoca Paleolitica, dove fanno la loro comparsa i primi strumenti di selce lavorata, l’uomo egiziano entra nell’Era Neolitica caratterizzata dalla fine del nomadismo e dalla comparsa dell’agricoltura, dell’allevamento, della tessitura e della ceramica.
Il metallo appare in Egitto intorno al 4000 a.C., e dà il via all’Epoca Eneolitica, caratterizzata dalla cultura di Naqada, località dell’Alto Egitto. In questo periodo sono presenti villaggi formati da capanne di fango e canne e si assiste a lavorazioni di grandissimo livello qualitativo della pietra (selci e vasi) e della ceramica.
Le tombe sono a fossa con il defunto che viene avvolto entro stoffe o stuoie ed è accompagnato da oggetti di corredo come statuette in terracotta, tavolozze per i belletti e oggetti in avorio lavorato.
All’interno di questa cultura la religione e l’organizzazione sociale e politica sono quasi inesistenti. Durante l’Antico Regno (2660 a.C.) compare la scrittura che si caratterizza in tre forme principali: geroglifico, ieratico cioè geroglifico corsivo e demotico, ulteriore corsivizzazione dello ieratico che fa la sua comparsa a partire dal 700 a.C.
E’ possibile leggere il geroglifico da destra a sinistra o viceversa e questo dipende dal verso in cui guardano i vari segni che sono rappresentati da animali, uomini o oggetti.
I segni geroglifici sono divisi in tre diversi tipi: ideogrammi quando una parola intera è rappresentata da un unico segno, segni fonetici monolitteri, bilitteri e trilitteri, determinativi, segni cioè che no devono essere letti ma che determinano una parola, come “femminile” o “astratto”.
Il percorso espositivo continua nella SALA II che contiene i Reperti del Medio Regno; sono qui presenti molte stele egiziane. Esse avevano tre significati principali; il primo era quello funerario, infatti venivano usualmente incastrate nelle pareti delle tombe per assicurare le preghiere destinate al defunto e le offerte funebri.
Solitamente sulla stele è raffigurato il defunto di fronte ad una tavola piena di offerte come ceste di frutta, pani, vari tagli di carne di manzo, cipolle, brocche di vino; sui testi incisi sulla stele vi è la cosiddetta “formula dell’offerta” insieme ad una serie di preghiere che avevano lo scopo di garantire tutto il necessario al defunto nel suo viaggio nell’aldilà. Il secondo significato è quello di essere ex – voto, collocati nei templi più famosi dai pellegrini in ringraziamento.
Il terzo significato è quello commemorativo riservato alle stele reali; esse avevano un fine propagandistico messo in atto dai faraoni per diffondere le notizie riguardanti una loro importante impresa che poteva essere, ad esempio, la vittoria di una battaglia.
La SALA III presenta al visitatore i Reperti del Secondo Periodo Intermedio e del Nuovo Regno, XVIII e XIX dinastia. Sono qui esposte statue di faraoni e il celebre carro della XVIII dinastia.
Segue la SALA IV con Reperti del Nuovo Regno. Il pantheon egizio era composto da molte divinità; il Re degli dei era Amon, che insieme alla sposa Mut e al figlio Khonsu, dio lunare, formava la triade venerata a Tebe.
Si possono poi citare Maat, dea della giustizia e altre divinità rappresentate con il corpo umano e la testa di animale; tra queste il dio vasaio Khnum con testa di ariete, il dio della regalità Horo con testa di falco, la dea leonessa Sekhmet, la dea gatta Bastet, il dio della scienza e della scrittura Thot e il dio imbalsamatore Anubi, con la testa di sciacallo.
Il mito di Osiride è collegato, come altri racconti mitologici, ad una di queste divinità. Egli, sovrano giusto, aveva sposato la sorella Iside ma era stato ucciso e fatto a pezzi dal fratello Seth. Iside aveva poi ritrovato il suo corpo smembrato e, dunque, Osiride era risorto, divenendo il dio dei morti. Prima di questo aveva generato un altro figlio con la sua sposa, Horo, il quale, nascosto dalla madre, dopo essere divenuto adulto aveva vendicato la morte del padre uccidendo Seth e ottenendo nuovamente il trono d’Egitto. Proprio per questo motivo il faraone, in vita, si identificava con Horo e diventava Osiride quando moriva.
Fu il faraone Amenofi IV (1350 - 1330 a.C.) a tentare di proclamare il monoteismo facendosi chiamare Akhenaton. Egli fece in modo di sostituire gli dei tradizionali con un unico dio, Aton, divinità solare rappresentata semplicemente come un disco da cui partono i raggi del sole.
Dopo la morte del faraone questa riforma venne totalmente cancellata. La SALA V espone Reperti del Nuovo Regno. La Piramide per gli antichi Egizi simboleggiava il sole; la sua forma, in effetti, ricordava un raggio di sole che sceso sulla tomba del faraone diveniva metafora della protezione del dio sole Ra.
Nel Nuovo Regno, che comprende un arco cronologico che va dal 1550 al 1070 a.C., i faraoni non fecero più realizzare la tomba con la piramide; furono allora i privati ad utilizzare questi simboli solari costruendo delle cappelle funebri sormontate da piccole piamidi in mattoni con la punta di pietra. La punta, denominata pyramidion veniva decorata con scene di adorazione a Ra.
In antico Egitto esistevano più di 270 esemplari di amuleti, spesso portati al collo oppure posti tra le bende in cui erano avvolte le mummie. La loro funzione era, quasi esclusivamente, protettiva e infatti avevano spesso forma di divinità, sia dalle sembianze umane sia animali. Si sviluppò la produzione di un grande numero di amuleti che garantivano al defunto, nell’aldilà, ogni funzione necessaria a vivere (amuleti a forma di cuore, di mano, di occhio).
Il percorso espositivo prosegue nella SALA VI dove sono presenti Reperti del Nuovo Regno e papiri funerari con testi tratti dal Libro dei Morti. Questo testo conteneva una serie di formule magico – rituali utili a garantire la sopravvivenza del defunto e il superamento di tutte le difficoltà incontrate nel regno dell’oltretomba. Queste formule sono contenute in 190 capitoli, spesso preceduti da una sorta di vignetta illustrativa. I papiri qui esposti sono scritti sia in geroglifico che in ieratico.
La Sala VI contiene anche una serie di sarcofagi; da sempre gli egiziani avevano nutrito una cura particolare nel seppellire e nel conservare i corpi dei defunti.
In epoca preistorica le salme erano deposte in fosse, in forma rannicchiata, avvolte da pelli o stuoie; con l’avvento dell’Antico Regno cominciano a fare la loro comparsa i primi sarcofagi in legno o in pietra e a forma di parallelepipedo, quasi a richiamare la casa del defunto. E’ con il Medio Regno che vengono realizzati i sarcofagi a forma antropoide, che mostrano, quindi, la testa e il corpo mummiforme del defunto, sempre in legno.
La SALA VII mostra al pubblico Reperti del Nuovo Regno provenienti per la maggior parte da Saqqara. Nel corso del Medio Regno (2065 - 1781 a.C.) appaiono in Egitto le Statue – cubo come tendenza del geometrismo dell’epoca. Si presentano come un unico blocco compatto di forma cubica, con il corpo appena sbozzato e avvolto da un mantello da cui esce solo la testa. La SALA VIII contiene Reperti del Terzo Periodo Intermedio e di Epoca Tarda.
Sono qui esposti canopi, vasi cioè con coperchio, utilizzati per conservare il fegato, i polmoni, lo stomaco e l’intestino, avvolti in bende e resine. Questa pratica avveniva durante il processo di mummificazione.
Durante il Medio Regno i quattro canopi iniziano ad essere decorati con iscrizioni e il coperchio assume la forma di una testa umana a simboleggiare i quattro figli del dio Horo. A protezione del fegato è posto Amset, con testa umana, a proteggere i polmoni c’è Hapi con testa di babbuino, Duamutef protegge lo stomaco e ha testa di sciacallo, e, infine, Kebehsenuf, con testa di falco, protegge l’intestino.
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