Il Museo di Palazzo Davanzati a Firenze

Palazzo Davanzati rappresenta un raro e splendido esempio di dimora del Trecento a Firenze  e simboleggia, perfettamente, il passaggio tra la casa – torre medievale e il palazzo rinascimentale. 

Palazzo Davanzati rappresenta un raro e splendido esempio di dimora del Trecento a Firenze  e simboleggia, perfettamente, il passaggio tra la casa – torre medievale e il palazzo rinascimentale. 

Il Palazzo venne eretto durante la metà del XIV secolo su commissione della potente famiglia dei Davizzi, appartenente al ceto mercantile di parte guelfa e le cui fortune furono strettamente connesse alle  attività  di banchieri e di finanziatori delle casse pontificie nel periodo avignonese.

L’edificio  fu costruito nel Borgo di Sesto, in via Porta Rossa, dove si trovavano le dimore di ricche famiglie fiorentine come i Monaldi, i Bartolini, i Foresi e i Davanzati che nel corso del tempo ne divennero i proprietari.

I Davizzi raggiunsero il loro stato di massima prosperità a metà del XIV secolo, grazie ad un’accorta politica matrimoniale e al finanziamento della corte pontificia ad Avignone.

Questa loro potenza andò affievolendosi nel Quattrocento sino a giungere alla vendita del Palazzo nel Cinquecento. L’immobile venne acquistato nel 1516 dal protonotaro apostolico Onofrio, figlio di Leonardo di Zanobi Bartolini; in questo periodo venne eliminata la merlatura medievale e  Baccio d’Agnolo, architetto di famiglia, ebbe l’incarico di realizzare l’altana.

Nel 1578 il prestigioso edificio fu acquisito da Bernardo di Anton Francesco Davanzati che si occupò di affiggere uno stemma cinquecentesco, con l’arme della sua famiglia,  sulla monumentale facciata del Palazzo che da allora è conosciuto con il nome di Palazzo Davanzati.

La famiglia rimase in questo luogo per oltre due secoli e mezzo; tra il 1772 e gli inizi dell’Ottocento il Palazzo  divenne sede degli Accademici Armonici,  ospitando artisti illustri come il violinista Pietro Nardini e il compositore Luigi Cherubini. 

Dopo la tragica scomparsa di Carlo Davanzati, morto suicida nel 1838  gettandosi dalla loggia dell’edificio di famiglia,  iniziarono numerose difficoltà per il Palazzo che vide persino occupato il primo piano da botteghe e il cortile trasformato in deposito.

 Con la nomina di Firenze a capitale d’Italia (1865 – 1870) corse anche il rischio di essere demolito a causa del riordinamento urbanistico con il quale era stata realizzata Piazza Davanzati, un tempo costellata da piccole vie e da antiche case – torri. 

Palazzo Davanzati venne salvato dall’Associazione per la Difesa di Firenze Antica, nata grazie all’interesse di intellettuali fiorentini e coadiuvata da grandi personalità e dalla comunità anglosassone residente a Firenze; nel corso del Novecento, dunque, il Palazzo visse una nuova e splendida stagione. 

Nel 1904  Elia Volpi, pittore, antiquario e restauratore, acquistò l’edificio restaurandolo e arredandolo; con lui ebbe inizio la musealizzazione del Palazzo  che venne inaugurato il 24 aprile 1910, quale perfetto esempio di antica casa fiorentina.

Ben presto il nuovo Museo divenne punto di interesse privilegiato per collezionisti, antiquari, miliardari e studiosi; nonostante questo le difficoltà economiche riscontrate dal Volpi lo indussero a vendere l’intero arredo di Palazzo Davanzati alle aste di New York del 1916 e del  1917.  

Il nuovo arredo, voluto dal Volpi nel 1920,  venne acquisito nel 1924 dagli antiquari Leopoldo e Vitale Bengujat, originari di Alessandria d’Egitto ma presenti a Parigi, Londra e New York che divennero i nuovi proprietari dell’edificio nel 1927.

Palazzo Davanzati venne inaugurato come museo pubblico nel 1956, arredato grazie ad oggetti appartenenti, per la maggior parte, ai depositi della Soprintendenza fiorentina ma, anche, a  mobili, maioliche e arredi provenienti da antiquari e collezionisti. 

L’imponente facciata si sviluppa su tre piani sormontati dall’altana superiore; il piano terra, bugnato, è caratterizzato da tre grandi aperture ad arco che un tempo erano provviste, lateralmente, di arpioni ad anello impiegati per legare i cavalli, e al di sopra di  portatorce.

Ogni piano è connotato da cinque finestre monofore  corredate da particolari arpioni da stanghe, detti “erri” per la forma ad R,  posti a sostegno di pertiche a cui erano appese gabbie per uccelli, scimmie e cani tenuti al guinzaglio così come tramandano le pitture del tempo. 

Al Palazzo si accede tramite un grande spazio a tre campate con volte a crociera, aperto sulla strada da tre arcate, anticamente prive di portoni. Le logge presentavano panche in pietra e in legno, un tempo   spazio di ritrovo per la consorteria che vi teneva matrimoni, feste ed esequie.

Tale ambiente, utilizzato per lo svolgimento di  pubbliche cerimonie,  era dotato di sistemi di difesa come i piombatoi, posizionati in alto e da cui potevano essere gettati, sul nemico, olio bollente e piombo fuso. 

Un’ampia porta immette nel museo vero e proprio dove ad  accogliere il visitatore vi è un elegante cortile trecentesco, circondato su due lati da pilastri ottagonali a sostegno delle volte di un loggiato.  Gli antichi proprietari, i Davizzi, sono raffigurati con i loro volti su uno dei capitelli d’angolo. 

Al primo piano si accede tramite una scala in pietra e la visita ha inizio nella SALA MADORNALE. Questo stanza è così denominata per le sue vaste dimensioni ed è caratterizzata, inoltre, da grande luminosità. 

La sala, un tempo, era riservata allo svolgimento di eventi importanti quali banchetti, feste e riunioni; durante queste occasioni alle pareti erano appesi i “capiletto”, stoffe di valore, sovente foderate di vaio,  che servivano ad arricchire l’ambiente ma, anche, a riscaldare. Il soffitto è originale e si presenta costituito da travi in legno con ornamenti pittorici nei toni del rosso, del bianco e del blu insieme alle armi dei Davizzi e della corte pontificia.

L’arredamento di questa sala presenta un tavolo, delle credenze, poltrone, dipinti ed arazzi; in questo ambiente viene presentata al pubblico la collezione di sculture del Museo, Seguono le SALE DEI MERLETTI E RICAMI

La prima sala è dedicata a Giorgio Calligaris, munifico donatore e ultimo erede della celebre ditta di ricami Navone, di cui il Museo conserva l’intero archivio e trentamila disegni per ricami. 

Sono qui esposti strumenti come Aspo, Rocchettiera a pedale, Arcolaio prodotti tra XVII,  XVIII e XIX secolo;  sulla parete destra sono esposte, all’interno di un ampio contenitore in ferro, preziosi merletti francesi e fiamminghi, databili ai secoli XVIII, XIX E XX,  donati dallo stesso Calligaris all’istituzione museale.

La seconda piccola sala contiene la porzione più interessante di questa collezione, costituita da merletti che spaziano in un arco cronologico compreso tra XVI e XX secolo e disposti sulla base della tecnica e dell’area geografica di produzione. 

Sulle cassettiere della parete destra  è presentata al pubblico una importante collezione di fazzoletti, donati da Franca Grazzano Visconti di Mondrone e di lato alcuno esempi di “imparaticci” (pezzi di tela che un tempo erano usati come metodo di annotazione dei punti a ricamo) italiani, europei e americani.

L‘esposizione al primo piano prosegue nella SALA DEI PAPPAGALLI. E’ questo uno degli ambienti più conosciuti del Palazzo e deriva il suon nome dalla presenza di deliziosi pappagalli nelle losanghe delle decorazioni dipinte sulle pareti. Questa sala di Palazzo Davanzati costituisce un raro esempio superstite delle decorazioni pittoriche murali che adornavano, a Firenze,  le case signorili sin dal XIII secolo. 

Queste decorazioni simulavano una tenda sollevata dal pavimento e agganciata in alto tramite degli anelli; sopra la finta tenda si trova una piccola loggia a colonnine che si apre su soggetti naturali dai fondi rossi e azzurri, con vasi di fiori esposti su davanzali e uccellini sugli alberi...

Nell’allestimento questo ambiente rievoca una sala da pranzo, con un Tavolo del XVI secolo, e Panchetti ottocenteschi; in essa viene esposta la parte più antica della collezione di maioliche del Museo, partendo da quelle arcaiche risalenti al XIV, XV e XVI secolo fino a giungere agli esemplari del Seicento di Montelupo. 

Il percorso continua con lo STUDIOLO,  piccolo ambiente allestito attualmente come luogo nel quale il padrone di casa studiava, leggeva e conservava le proprie collezioni; la sala è collocata sul retro del Palazzo ed è stata scelta per contenere la collezione di bronzetti del Museo.

Segue la CAMERA DEI PAVONI così chiamata per la presenza di pavoni posti a sostegno di stemmi a forma di scudo nella fascia superiore della decorazione murale. Gli stemmi che si alternano lungo il fregio recano le armi di alcuni papi avignonesi, insegne araldiche, armi di famiglie regnanti o di famiglie fiorentine che avevano legami, sia di parentela che di lavoro, con la casata dei Davizzi.  

Le camere da letto erano il luogo dove le donne trascorrevano gran parte del loro tempo, impegnate ad accudire i figli, a pregare e ad accogliere le amiche. Il letto occupava grande spazio ed era a “cassoni”, all’interno dei quali veniva riposta la biancheria, gli abiti e gli oggetti preziosi.

La culla era molto semplice e, spesso, costituita da una specie di amaca, sospesa con corde sopra il letto. I mobili che oggi si possono ammirare in questa stanza sono databili tra Cinquecento e Seicento. Il percorso espositivo continua al secondo piano e si apre con un’altra SALA MADORNALE identica a quella che il visitatore trova al primo piano, sempre destinata a riunioni e feste. La sala è arredata grazie ad un grande tavolo posto al centro, e grazie a dipinti, sculture, cassapanche, cassoni e, soprattutto,  ad una serie di arazzi fiamminghi risalenti agli inizi del XVI secolo e appartenenti alle collezioni medicee, promosse da  Cosimo I.

Sono poi esposte interessanti maioliche provenienti,  in gran parte, dal centro Italia, con esemplari di Deruta, Faenza e Urbino. La visita prosegue nella SALA DA GIORNO che corrisponde, esattamente, alla sottostante Sala dei Pappagalli. 

Un tempo questo ambiente era, con ogni probabilità, decorato e oggi presenta sulle pareti iscrizioni e disegni appartenenti a varie epoche che fanno mostra di loro anche in altre sale non decorate del Palazzo. Questo fatto è stato collegato all’affitto, nel 1427,  di alcuni spazi all’Ufficio del Catasto e, successivamente, al Magistrato delle Decime Granducali. Nell’attesa del proprio turno i cittadini avrebbero apposto delle testimonianze scritte per ingannare il tempo.

Sono qui accolte  le collezioni di maioliche di Palazzo Davanzati,  con opere prodotte tra Seicento e Settecento, da Orvieto a Castelli, ad Ariano Irpino, a Cerreto Sannita fino alla Sicilia. Si entra, continuando, nello STUDIOLO del secondo piano, che mostra una pianta identica a quello del primo piano con la variante del camino posto ad angolo. Questo spazio è stato arredato con  gusto rinascimentale; i mobili, i dipinti e i cassoni sono tutti risalenti al Quattrocento o ai primi anni del Cinquecento. 

All’interno della sala sono raccolte le opere del fratello di Masaccio, e cioè Giovanni di Ser Giovanni, soprannominato Lo Scheggia; questo artista,  meno geniale del fratello,  appare ancora legato agli stilemi gotici come si nota nella resa dei particolari e nella raffinatezza dei colori. Sue sono le Storie di Susanna, dipinte sul fronte del cassone presente in sala, la tavola con Eroi prescelti dalla Fama e gli enigamtici Trionfi; queste opere hanno, comunque,  il merito di offrire un interessante spaccato della vita quotidiana della Firenze di quel tempo. 

L’ultimo ambiente del secondo piano è la CAMERA DELLA CASTELLANA DI VERGY; questa sala è l’unica dipinta del Palazzo. Il fregio superiore è decorato attraverso un ciclo figurato tratto dalla Chastelaine de Vergy, racconto scritto nel XIII secolo da un autore originario del Nord della Francia. 

Il ciclo presente a Palazzo Davanzati è l’espressione figurativa più completa di questo racconto, che viene descritto solo sporadicamente su alcuni cofanetti in avorio. 

La storia è tratta da un cantare toscano recitato sulle piazze e nelle vie;  la Castellana di Vergy, in questa volgarizzazione, diviene la Dama del Verziere citata anche dal Boccaccio nel Decamerone.

Vi è in questa narrazione  una sorta di ammonimento sulla caducità del piacere terreno rivolto agli sposi, Paolo Davizzi e Lisa degli Alberti, così come attestato dagli stemmi con le armi della famiglia presenti nel soffitto in legno  e sul camino. Era questa, dunque, la loro camera nuziale, la cui decorazione fu realizzata tra il 1350 e il 1359, periodo nel quale i Davizzi ottennero grande prestigio e potere.

Salendo al terzo piano è possibile visitare solo la CUCINA  e la CAMERA DELLE IMPANNATE in quanto la Sala Madornale ospita la biblioteca e l’archivio,  mentre lo Studiolo è sede della direzione del Museo. 

La cucina che si trova a Palazzo Davanzati, come accadeva con tutte le cucine dei palazzi medievali, è collocata all’ultimo piano, intanto per porre rimedio ai rischi collegati al divampare di incendi e poi per la necessità di disperdere gli odori e i fumi prodotti.

Visitare la cucina è anche un modo per conoscere le abitudini legate al consumo di cibo in epoca medievale. L’alimentazione si basava su pochi, semplici, cibi  come pane, miglio, farinata di castagne, insieme a frutta e verdura; pesce e carne, anche se in dosi moderate, rientravano nelle abitudini alimentari di quel periodo. 

I cibi venivano resi più appetibili attraverso l’uso di sale e spezie che, comunque, erano beni di lusso. Il ceto più elevato poteva concedersi l’utilizzo di olio di oliva mentre i poveri consumavano il lardo.

Tutte le abitudini quotidiane, comprese quelle legate all’alimentazione, seguivano il ciclo solare; il desinare si svolgeva, quindi, tra le 10 e le 12,  dopo la colazione e prima della cena. Sulle pareti della Cucina di Palazzo Davanzati sono presenti schizzi a carboncino, così come in altre sale; due fra questi  contengono notizie molto interessanti. La prima si può leggere sulla parete adiacente alla Sala Madornale e reca la data della morte di Giuliano de’  Medici, avvenuta durante la Congiura dei Pazzi, il 26 aprile del 1478.

Sulla parete di fronte viene citato l’arrivo a Firenze del cardinale Francesco Soderini, in data 15 luglio 1503. Il percorso espositivo si chiude con la visita della Camera delle Impannate, così denominata per la presenza, appunto, delle impannate cioè di antichi infissi costituiti da telai di legno su cui erano posti dei panni o della carta con la funzione di oscurare le finestre.

 La sala è decorata grazie ad una finta tappezzeria; nel fregio superiore si osservano alberi, uccelli, fiori e fontane, così come accade nel fregio della Camera dei Pappagalli. 

Molti sono gli stemmi araldici presenti in questo ambiente che recano le armi di potenti famiglie legate ai Davizzi (Strozzi, Capponi e Albizi). L’arredamento riproduce, anche qui perfettamente, l’atmosfera di una camera da letto medievale tramite la presenza di cassapanche, di un letto e di una culla, tutti oggetti, però,  di epoca cinque – seicentesca.

 

Proponiamo qui alcune visite guidate e ingressi che permettono di ammirare dal vivo questa meraviglia architettonica e stilistica.

La casa fiorentina del 14 ° secolo: tour di 1 ora nella vita rinascimentale     La casa fiorentina del 14 ° secolo: tour di 1 ora nella vita rinascimentale

 

Immagine 2 della galleria (dal fornitore dell'esperienza)   Museo di Palazzo Davanzati

 

Per visite e prenotazioni da tenere a mente.:

Orari di apertura
Da martedì a giovedì, ore 08.15 – 13.50
Da venerdì e domenica, ore 13.15 – 18.50


Chiusura settimanale: lunedì
Altri giorni di chiusura: I, III e V domenica del mese,  25 Dicembre 2025, 1 Gennaio 2026

Prezzi
Biglietto intero: € 6,00
Biglietto ridotto: € 2,00 (cittadini italiani e UE con età compresa tra i 18 e i 25 anni)
Biglietto Cumulativo – 72 ore: € 25,00 (Bargello, Cappelle Medicee, Palazzo Davanzati, Orsanmichele e Casa Martelli)

UAM PASS. Un anno al museo: € 50,00 (tessera annuale che garantisce l’accesso illimitato a tutti i Musei del Bargello citati sopra)
Biglietto gratuito: cittadini italiani e UE con meno di 18 anni o più di 65; docenti e studenti delle facoltà di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione e dei corsi di laurea in lettere o materie letterarie con indirizzo archeologico o storico-artistico delle facoltà di lettere e filosofia; guide e interpreti turistici; cittadina italiani e UE diversamente abili e loro accompagnatori; personale del Ministero per i Beni e le Attività culturali; possessori della Firenze Card.

Ingresso gratuito
Questo l’elenco completo delle giornate a ingresso gratuito previste per Palazzo Davanzati nel 2025:

Prime domeniche del mese
25 aprile (Festa della Liberazione)
2 giugno (Festa della Repubblica)
4 novembre (Giorno dell’Unità Nazionale)

Biglietti
Puoi effettuarne l’acquisto online presso:

 B-ticket.com
Sito ufficiale per la vendita dei biglietti di Palazzo Davanzati e degli altri Musei Statali Fiorentini
Costo della prenotazione: € 3,00

Puoi anche effettuare una prenotazione telefonica chiamando:

 Firenze Musei
Telefono: +39 055 294 883
Costo della prenotazione: € 3,00

Consigliamo inoltre due testi/guida per informarsi prima della visita o approfondire ciò che si ha visitato.

 

clicca il link sotto di A&P sezione libri. 

2 testi per una guida del museo

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